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lunedì 7 dicembre 2015

E senza piangere di Pier Luigi Celli Recensione

Buon lunedì! La recensione di oggi è ancora una di quelle che dovevo recuperare e riguarda un romanzo pubblicato da TEA, che ringrazio per la copia, intitolato E senza piangere, scritto da Pier Luigi Celli. Un giallo molto particolare che inizia in sordina, apparendo molto semplice e sbrigativo per poi immetterti in un tessuto narrativo carico di misteri e di scoperte. Insomma una vera e propria sorpresa!




Titolo: E senza piangere
Autore: Pier Luigi Celli
Editore: TEA
Pagine: 253
Genere: Giallo
Prezzo: € 15,00
Uscita: 2015
TRAMA


"Scompaio qualche giorno" dice il professor Brandi alla moglie. "Devo fare qualcosa." Comincia così il nuovo romanzo di Pier Luigi Celli, con il professor Brandi, docente universitario amato dagli studenti e odiato dai colleghi, che si allontana misteriosamente da casa. Impegni, un po' di riposo, forse un progetto a lungo meditato, non si sa. Il senato accademico però si agita, vuole vederci chiaro, e mette sulle orme di Brandi due individui non proprio limpidi. Le cose si complicano quando uno di questi figuri scompare a sua volta. E quando, oltre agli scomparsi, si aggiunge anche un morto, l'arrivo del commissario Guglielmi è inevitabile... L'indagine che ne segue si abbatterà sull'università come una tempesta, destinata a mettere a nudo misteri, connivenze e complicità troppo a lungo celate.

Pier Luigi Celli (Verucchio, 8 luglio 1942) è un imprenditore, dirigente d'azienda, saggista e scrittore italiano. È stato direttore generale dell'università Luiss Guido Carli di Roma e della RAI, membro dei consigli di amministrazione di Illy e Unipol. È stato presidente dell'ENIT dal 4 maggio 2012 fino al commissariamento dell'ENIT stessa, avvenuto il 16 giugno 2014.




“Ci sono cose che emergono quando è il loro tempo.”


E senza piangere è un romanzo che non ti aspetti, una storia che può apparire banale e che almeno all’inizio immagini possa percorrere una determinata strada senza eccessivi scombussolamenti o ripercussioni che ti porterebbero inevitabilmente a rivalutare sia l’autore che il romanzo stesso. Ebbene contro ogni aspettativa è proprio questo ciò che avviene all’interno della storia. 

Pier Luigi Celli è un autore che ha scritto tanto, occupandosi dei più variegati argomenti e che in questo libro si cimenta in un giallo apparentemente educato e tranquillo, un giallo modesto che si rivela accattivante e ribelle tanto da spingere il lettore a formulare una serie di ipotesi continue, ogni volta smontate abilmente dal narratore.

La narrazione è onnisciente, esterna ed imperturbabile, seppur sia costantemente avvallata dalle intercapedini costituite da una serie di voci protagoniste che esprimono con parsimonia ed intelligenza il loro carattere e pensiero, fungendo da poli di attrazione per l’incastro tipicamente giallo e per la serie di segreti e misteri che all’inizio appaiono impensabili e che poi diventano via via sempre più lampanti e altresì necessari.

Il protagonista, grande assente della storia, è il professor Brandi, un docente universitario molto amato dai suoi studenti ma in combutta continua con rettore e colleghi per le sue idee alquanto diverse e per i suoi atteggiamenti considerati al di sopra dell’accettabilità. Brandi da un giorno all’altro scompare, ed ecco solo il primo di tanti misteri irrisolti e di difficile comprensione che si riveleranno estremamente fondamentali per la costruzione di un intreccio caparbio ed intessuto con dovizia di particolari e maestria. L’unico testimone di questa scomparsa immotivata ed impensabile è un biglietto che l’uomo lascia alla moglie dove gli comunica che starà via soltanto per qualche giorno, tacendo di proposito sui motivi e soprattutto sulle intenzioni di tale spaurita perdita.

“Meglio così, si disse. Meno testimoni nel caso a qualcuno venisse in mente di ricostruire i fatti partendo dall’inizio.”

Da questo momento in poi la trama si infittisce ed entrano in gioco una serie di personaggi facilmente identificabili tra buoni e cattivi, tra moralmente ineccepibili e oscuramente contorti che cercano in tutti i  modi di fare luce sull’accaduto laddove nessuno sembra essere davvero convinto che il professore sia scomparso di sua spontanea volontà. E' dunque un omicidio? 

I più alti esponenti dell’università vogliono vederci chiaro cercando di indagare a più riprese nella vita apparentemente innocua di Brandi attraverso il coinvolgimento di due loschi figuri che dopo la morte di uno di essi, anch’essa inspiegabile, non fanno altro che rendere ancora più intricato il mistero, spingendo le personalità che necessitano di una risposta chiara e pulita a chiamare un vero e proprio commissario, Guglielmi, per far luce sulla vicenda che non trova nessun intendimento per chiarirsi.

Brandi è un uomo all’apparenza serio e composto, che ama profondamente il suo lavoro, il suo mondo, quello universitario a tal punto che dopo la sua scomparsa, due dei suoi studenti, Matilde e Lorenzo, prendono estremamente a cuore la vicenda, spingendosi ad affrontare pericoli e situazioni sconclusionate al fine di trovare finalmente la verità sul loro professore.

“Era da qualche settimana che il professore li portava per mano su sentieri per nulla abituali a quel mondo così formattato, costringendoli a ragionare e a confrontarsi con quello di meno visibile che avevano dentro, le cose che sentivano o che respingevano, le voglie e le frustrazioni dell’età.”

Lo stile dell’autore è dettagliato e acuto. Nel leggere si ha continuamente la sensazione di essere ad un passo dalla scoperta finale per poi rendersi conto che è l’autore a voler giocare con il lettore in modo a volte diretto altre più soffuso, tentando di portarlo su strade che possono apparire semplici e facili da percorrere, ma assolutamente sbagliate.

Insomma, Celli lo sa che scrivere un giallo non è facile. Il suo è ambientato in un contesto accademico, formale, moralmente strutturato in un determinato modo e proprio per questo minato al suo interno da una serie di crepe che è difficile e rischioso far venire alla luce. Crepe che contengono segreti nascosti e verità inimmaginabili e che il lettore deve davvero desiderare fino in fondo di scoprire per avere tutto finalmente tra le mani.

Guglielmi è un tipo impacciato, introverso, un po’ orso per quanto riguarda le relazioni personali e la sua vita privata che stenta a mandare avanti, ma estremamente serio, puntiglioso e parecchio in gamba per tutto quello che riguarda le sue indagini ed in particolare quella centrale del libro che lo vede coinvolto in una storia che sembra essere molto più grave e più grande di quanto ci si potesse immaginare perché pur partendo da una innocua sparizione che poteva apparire quasi accettabile, diventa un vero e proprio caso di omicidi senza soluzione.

“C’è una specie di banalità rituale nei delitti che toglie interesse per il mistero che sembrano celare, così pensava il commissario. Basta abituarsi, come il mestiere aiuta a fare l’inevitabile. Perché allora darsi tanta pena?”

L’atmosfera che si respira è a tratti fluida in altri assolutamente irrespirabile, soprattutto quando il ritmo diventa serrato e tutto quello che sembrava vero diventa soltanto un cumulo di cenere dal quale è necessario partire daccapo. Lo stile dell’autore è coinvolgente, riesce ad inquietare e spinge il lettore a porsi tutta una serie di domande che non gli permettono di annoiarsi e che al contrario lo invitano a continuare la lettura.

E senza piangere, il cui titolo può apparire abbastanza triste come anche la copertina che in qualche modo ben si accorda con la vicenda di partenza della scomparsa del professore di cui restano soltanto gli occhiali come simbolo di una vita passata a studiare e ad insegnare con l’unico affetto familiare costituito dalla moglie, si propone come un romanzo di bella scoperta. Una storia che ti stravolge, scombussola i meccanismi con cui sei abituato a prevedere i risvolti degli accadimenti e le probabili soluzioni. 

Una narrazione che inizia in sordina, quasi come se fosse fragile, timida, taciturna, mentre si fa avanti con qualche passo incerto e lentamente cadenzato per poi rivelarsi in tutta la sua potenza. Indi, questo libro di Pier Luigi Celli non vi esalterà sicuramente per il titolo né vi farà innamorare per la copertina, ma attenzione alla trama, perché già in essa è possibile scorgere l’inventiva e la creatività di un autore che ha saputo creare una storia molto al di sopra di qualsiasi banalità, che ti coglie impreparato per certi versi e che serba la sua forza proprio nella sorpresa.


2 commenti:

  1. Non è proprio il mio genere anche se la recensione è come sempre accurata.

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