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venerdì 26 aprile 2024

Recensione: SCRITTO PER TE di Cristina Petit

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Solferino, oggi vi parlo di Scritto per te di Cristina Petit, un libro che racconta dei piccoli bambini a cui le più grandi storie sono state dedicate.

scritto per te

di Cristina Petit
Editore: Solferino
Pagine: 505
GENERE: Saggio
Prezzo: 13,99€ - 22,50
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2024
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Guardando con attenzione i più grandi libri per bambini, dall’Ottocento ai giorni nostri, si scoprirà un dettaglio in comune: sono stati scritti per bambini. Veri, in carne e ossa, con occhi scintillanti, orecchie attente e manine appiccicose. Sono a volte storie ispirate proprio da loro, da figli e figlie degli autori e delle autrici, avventure magari nate da racconti attorno al fuoco o accanto al letto, da pomeriggi in barca e vacanze di famiglia. Altre volte sono state create per la necessità più prosaica di mantenerli, quei figli, dando fondo al proprio ingegno per racimolare qualche soldo, per poi ritrovarsi con un capitale non solo economico, ma di immaginazione. Così le vicende personali e professionali degli scrittori più amati dai bambini – da James Barrie a Judith Kerr, da Beatrix Potter a Maurice Sendak – e quelle dei loro personaggi si intrecciano, si richiamano e si completano: Babar e Long John Silver, Tarzan e Spotty, Winnie the Pooh e Barbapapà, e mille altri si susseguono sulla pagina insieme ai loro ispiratori, per svelarci le avventure più varie, famigliari e storiche, dietro alla loro creazione e al loro successo. Il viaggio nel tempo che Cristina Petit intraprende in queste pagine è ricco, documentato, appassionante. Riscopre lettere, memorie, documenti, ricostruisce con empatia e vivacità narrative le trame di molte vite e di diverse epoche. E di pagina in pagina disegna una vera e propria dimensione alternativa della storia della letteratura per l’infanzia: quella che nasce dallo sguardo stesso dei bambini.

RECENSIONE

Cristina Petit in Scritto per te ci racconta in modo semplice e lineare come dietro un grande capolavoro della scrittura dedicata ai bambini si nasconda una storia estremamente reale. Ogni autore che sta dietro a un grande successo, di solito, ha scritto quella storia per un bambino reale. È molto più semplice scrivere per qualcuno che esiste nella realtà e a cui magari vogliamo bene, questo libera la nostra fantasia, la alimenta in modo genuino e spontaneo, anche perchè scrivere è una forma d’amore. Soprattutto scrivere per un bambino è un modo per prendersene cura, un modo di donare la propria voce e il proprio tempo. 

Il libro si divide in tre parti. La prima, “scritto per te” che racconta di quei bambini reali a cui le grandi storie sono state dedicate. La seconda, “scritto grazie alla mia infanzia, alla mia esperienza” dove conosceremo ciò che si cela dentro l’animo di chi scrive e che cosa lo ha spinto a diventare quello che era nel momento in cui ha deciso di raccontare quella storia. E infine, una terza parte, “scritto per mantenerti” dove sapremo chi e come ha deciso di scrivere per sostentare i propri figli. 

Sapete come è nata la storia di Alice nel paese delle meraviglie? Un giorno d’estate del 1862, le tre sorelline Liddell sono in gita sulla barca insieme ai propri genitori e a un giovane fotografo, allora ventiquattrenne che si chiama Lewis Carroll. È stato invitato per fotografare la famiglia e proprio durante quella piccola gita, in un caldo giorno d’estate, rimarrà folgorato dalla piccola Alice che pare sempre annoiata seppur eccentricamente incuriosita da un coniglio bianco. Alice è stramba, rocambolesca, un tipo altisonante che ravviva l’estro di Carroll a tal punto che dopo, lui confesserà di non aver dormito quella notte per mettere per iscritto quella giornata così particolare che lo ha divertito e turbato allo stesso tempo. La storia di Alice è una dedica reale per quella bambina che accoglierà quel regalo come qualcosa di speciale e di unico creato apposta per lei. 

E l’isola del tesoro? Prima del 1883 nessuno aveva mai nominato questo posto fantastico pieno di segreti e di misteri perchè in realtà non esisteva. Non era stato ancora inventato! Ci pensa Robert Louis Stevenson, un pomeriggio estivo, pieno di pioggia e di nebbia, mentre chiacchiera con il figliastro dodicenne. Il bambino sta dipingendo una mappa con un acquerello. Stevenson ne è colpito e i due cominciano a lavorarci insieme. Più ci pensa e più nella mente dello scrittore si fa strada una storia meravigliosa che comincia a prendere vita attraverso nomi che poi diventeranno leggenda. Pensate ai tanto famosi Pirati dei Caraibi, non sarebbero mai esistiti se Stevenson non avesse, un pomeriggio qualunque, lavorato con suo figlio e avesse avuto l’ispirazione poi di scrivere una vera storia. 

Ho notato come le grandi storie che hanno fatto felici milioni di bambini ma anche di adulti, siano nate in momenti quotidiani, in occasioni spesso normali, come un giorno di noia, e allora, all’improvviso, è scattata la scintilla del genio. Tra le storie scritte basandosi sulla propria esperienza è famosa quella di Oliver Twist che ripercorre la vita infantile di Charles Dickens, il modo terribile in cui all’età di dodici anni fu costretto a lasciare la scuola e ad andare a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe per dodici ore, sei volte alla settimana. Un’esperienza che lo segnerà a vita. 

Non sapevo invece che la storia de Il brutto anatroccolo si riferisse alla vita reale di Hans Christen Andersen, il creatore della Sirenetta. Era deriso dai bambini, non era bellissimo, aveva un grosso naso e piedi grandi come il brutto anatroccolo. Si vergognava della madre alcolizzata e della zia che gestiva un bordello. E c’è un parallelismo sofferto e brutale tra la vita dello scrittore e quella dell’animale. Per rinascere, l’anatroccolo deve superare un brutto e feroce inverno e Hans dovrà superare la depressione e gli abusi subiti da bambino per diventare il grande scrittore che conosciamo oggi. 

Una storia che mi ha colpito molto, riguarda la parte dedicata allo scrivere per mantenere i figli, e mi riferisco alla vita turbolenta della creatrice di Harry Potter: Joanne Rowling. Comincia a scrivere la storia che la renderà più ricca della regina Elisabetta, su un treno. Poco dopo conoscerà suo marito e si sposerà, avrà una bambina per la quale farà di tutto, soprattutto quando resterà da sola, povera e depressa. Come lei stessa ammette, la depressione e la povertà, la paura di non poter sostenere sua figlia, le hanno dato la forza e il coraggio di scrivere una storia potente che all’inizio molti editori hanno rifiutato. Nella stessa stesura dell’intreccio e nell’invenzione di molti personaggi, si riflettono i momenti più bui che lei ha vissuto, contro i quali ha combattuto e grazie ai quali ne è uscita. È una storia che fa venire davvero i brividi. La Rowling ha fatto di tutto per mantenere sua figlia, perchè aveva il terrore che non potesse darle da mangiare e che morisse. Sapevate che dietro il mondo di Harry Potter c’era tutto questo? Beh, è così. 

Leggere questo libro è stato un viaggio incredibile, dietro le storie più belle, sentite, commoventi, c’è una realtà che purtroppo in pochi conoscono ma che ha reso questi libri dei capolavori senza tempo. I padri e le madri di questi capolavori sono persone che hanno dato ascolto alla storia che sentivano nascere dentro loro stessi, hanno aspettato che si dipanasse, ci hanno creduto e non hanno mai smesso di dare voce alle loro potenzialità. 
Hanno creato magie eterne che si ripetono negli anni, senza mai perdere il loro fascino. Hanno dimostrato che ognuno di noi può essere custode di un tutto, può creare scenari che non esistono e che prendono vita solo se siamo noi a permetterlo. 
Non è un sogno. Non è solo questo. 
È realtà, basta alzare un po’ la voce e farsi sentire. 
C’è sempre qualcuno che ascolta.

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