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lunedì 31 marzo 2025

Recensione: MONTAGNE FATTE DI VETRO di Scarlett St. Clair

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Neon ed Edizioni E/O, oggi vi parlo di Montagne fatte di vetro di Scarlett St. Clair.

montagne fatte di vetro

di Scarlett St. Clair
Editore: Neon Libri
Pagine: 224
GENERE: Dark Fantasy
Prezzo: 9,99€ - 16,70
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2025
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Da che Gesela ne ha memoria il suo villaggio natio è sempre stato maledetto. Ogni maledizione deve essere spezzata da un cittadino diverso, e quando il pozzo secca improvvisamente è a Gesela che viene chiesto di uccidere il rospo che vive al suo interno. Peccato che l’animale in questione sia in realtà un principe elfico, vittima di un sortilegio. E i suoi fratelli, per punire Gesela, la spediscono a vivere con il loro settimo fratello, quello che chiamano “bestia”. Gesela si aspetta di ritrovarsi prigioniera di un orribile mostro, ma questa bestia si rivela estremamente avvenente e, anziché rinchiuderla in una cella, le offre un accordo. Se riuscirà a scoprire il suo vero nome entro sette giorni, sarà libera. La ragazza accetta, ma c’è qualcosa che il principe le ha effettivamente taciuto: affinché anche lui sia libero, Gesela dovrà pronunciare il suo nome con amore.

RECENSIONE

Montagne fatte di vetro di Scarlett St. Clair è una fiaba che spacca il cuore e lo restituisce a colpi di spine. Potreste urlare se lo leggeste, oppure rimanere con le parole bloccate in gola, o semplicemente sciogliervi sotto la carezza ruvida di qualcuno o qualcosa che si annida nell’ombra. Non stiamo parlando di una semplice rilettura in chiave dark di una fiaba, ma di un invito a sprofondare nella foresta nera dell’anima e uscirne – se si riesce – con un nome nuovo e con la consapevolezza che nessun lieto fine è mai privo di dolore. 

Gesela è ruvida, sarcastica, arrabbiata. Una donna cresciuta nell’odio, nutrita dalla solitudine, ma ancora capace di una forza silenziosa che grida vendetta e giustizia. Non è l’eroina dolce delle fiabe: è una donna bruciata, respinta da un villaggio che la condanna come portatrice di sventura. Ma ciò che colpisce di più è come l’autrice ne dipinge la psicologia: fragile e potente, indurita ma ancora viva, disillusa ma affamata d’amore. Gesela non è in cerca di un principe. Cerca se stessa. E quando incontra la Bestia, non è per essere salvata: è per specchiarsi in lui. —"Io non sono una fanciulla da salvare. Sono quella che brucia tutto, poi si siede a guardare le fiamme." 

Casamir, la Bestia, è una creatura affilata, ambigua. Un personaggio affascinante e pericoloso, sensuale e spaventoso, ironico e crudele. Ma sotto le sue parole taglienti, sotto gli artigli e la minaccia, c’è una sofferenza che ha un nome: Anguish. Un nome che è tutto un programma, un grido imprigionato in un corpo troppo bello per essere umano e troppo tormentato per essere elfico. La sua storia si intreccia a quella di Gesela in un crescendo di tensione erotica e psicologica che toglie il fiato: il loro rapporto è un gioco pericoloso, fatto di desiderio, rifiuto, sfida, bisogno. E quando il cuore cede, quando i nomi vengono pronunciati, quando la verità prende forma… allora è il dolore a diventare redenzione. Allora la Bestia non si addomestica: si rivela. E il mostro si trasforma in chi si amare solo chi osa guardarlo negli occhi. — "Io non ti appartengo. Ma potrei sceglierti." 

Scarlett St. Clair non costruisce un semplice scenario fantasy. Il mondo di Montagne fatte di vetro è un organismo vivo, che pulsa, osserva, condanna e protegge. La Foresta Incantata non è incantata affatto: è un’entità senziente, una matrigna capricciosa che inghiotte e restituisce solo chi è disposto a cambiare. Il castello della Bestia non ha mura: ha alberi, spine, vento, oscurità. È una trappola e una culla. È l’anima stessa di Casamir, e forse anche quella di Gesela. Il villaggio di Alce, al contrario, è un luogo “reale” che fa più paura della magia: un microcosmo bigotto e violento, dove le donne libere vengono sacrificate e il potere maschile (Roland su tutti) si traveste da legge. In questo senso, il fantasy qui è più reale della realtà: è uno specchio deformante che mostra verità profonde. 

La scrittura è corporea. Non c’è frase che non faccia sentire il peso delle cose: il freddo del pozzo, il graffio delle spine, il calore tra le cosce, la tensione sotto la pelle. I dialoghi tra Gesela e Casamir sono pura dinamite: erotismo e rabbia si fondono in un linguaggio tagliente, che non risparmia la carne ma sa anche accarezzare l’anima. Il lessico oscilla tra fiabesco e brutale, tra incanto e crudo realismo. Le scene hot non sono gratuite: sono tappe emotive di un’intimità che nasce dal riconoscersi mostri, dal desiderarsi nonostante. Ed è qui che la scrittura tocca il suo apice: quando smette di raccontare una storia e comincia a raccontare l’umanità. Un mix stellato tra carne, vetro e desiderio. 

Quanti temi su cui riflettere leggendo il romanzo. 
Il nome come verità. Solo chi sa dire il nome dell’altro con amore, può liberarlo. È una metafora meravigliosa della relazione: conoscere davvero qualcuno è un atto sacro. 
Il desiderio come potere e condanna. Qui il desiderio è pericoloso. Può salvarti o incatenarti. Può essere un’arma o una via di fuga. Ma è sempre reale, pulsante. 
La vendetta come catarsi. Gesela torna ad Alce per distruggere. E lo fa. Ma non è sadica: è giusta. È una giustizia che non chiede perdono, perché ha già pagato troppo. 
L’emarginazione femminile. Gesela è una “maledetta”, una reietta, una strega. Come lo sono state tante donne prima di lei, nella storia e nella letteratura. Ma lei riscrive il finale. 
L’amore come scelta consapevole. Non c’è salvezza senza scelta. Non c’è amore se non si decide di vedere l’altro nella sua interezza. Gesela sceglie Casamir dopo averlo conosciuto per ciò che è. E Casamir si lascia amare, solo quando smette di nascondersi dietro la maschera del mostro. 

Montagne fatte di vetro è un romanzo che taglia, seduce, inquieta. Una fiaba nera che ti obbliga a guardare il dolore negli occhi e a scoprire che dentro c’è anche amore, coraggio, verità. È per chi non cerca il lieto fine, ma una verità sincera. Per chi ha sempre amato le fiabe, ma sa che l’amore vero nasce non quando arriva il principe, ma quando si pronuncia il nome giusto. 
"Le fiabe mentono. Nessun lieto fine arriva senza sangue, spine o desiderio."
Mai parole furono più vere.

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