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lunedì 12 febbraio 2024

Recensione: SELVAGGIO OVEST di Daniele Pasquini

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice NNeditore, oggi vi parlo del nuovo romanzo di Daniele Pasquini, dal titolo Selvaggio Ovest.


selvaggio ovest

di Daniele Pasquini
Editore: NNEditore 
Pagine: 368
GENERE: Narrativa Western
Prezzo: 8,99€ - 18,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2024
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Alla fine dell’800 l’Italia è da poco un unico stato, ma nelle campagne non è cambiato nulla o quasi: i butteri della Maremma, i mandriani a cavallo, badano come sempre al bestiame e si guardano dai briganti che infestano la zona. Penna, un buttero capace e taciturno, insieme a suo figlio Donato ha appena fatto arrestare Occhionero, uno dei fuorilegge più spietati. Nel frattempo, la giovanissima Gilda, figlia di un carbonaio, medita vendetta contro i complici di Occhionero, colpevoli di averle usato violenza; quando il brigante prepara la fuga dalla caserma, presidiata dal vanesio Orsolini, arriva in Italia il Wild West Show, il grandioso spettacolo di Buffalo Bill, che insieme a pistoleri e capi indiani gira il mondo in cerca di guadagni e di fama. E mentre lo Show si sposta a Firenze, un furto di cavalli intreccia le vite dei protagonisti, innescando la catena di eventi che condurrà fino al drammatico scontro finale. "Selvaggio Ovest" è allo stesso tempo un romanzo d’avventura, un romanzo corale, un arazzo dove le piccole vite spiccano vivide e indimenticabili sul grande intreccio della Storia. Con passione e meraviglia, Daniele Pasquini trasporta il West americano in terra toscana, e lo trasforma in quotidiana leggenda, da tramandare a voce, da ascoltare con il cuore.

RECENSIONE

Selvaggio Ovest è un'opera completa che narra di due mondi diversi, quello americano e quello italiano, sulla fine dell’800, e che ripercorre la nostra storia insieme a quella di una miriade di personaggi realistici e ben caratterizzati che entrano nelle nostre vite e ci danno la sensazione di esserci sempre stati. 

La Maremma, con i suoi territori paludosi, colpita dalla malaria, dominata dai briganti, dai pastori e dai carbonai. Una terra dove non c’era quasi nulla se non i cavalli. Il protagonista è Giuseppe, un buttero che sposa una donna di nome Lidia e ha un bambino che si chiama Donato. Il suo destino sembra segnato, anche se s’impegna scuola, anche se potrebbe fare la differenza, ma d’altronde la Maremma è piena di gentaglia, e di gente poco raccomandabile come Occhionero pronto a usare le armi e a spargere ovunque la sua tanto rinomata cattiveria. 

L’evento che però tutti attendono e che arriva direttamente dall’America è il Wild West Show, e sarà proprio questo l’espediente che legherà le storie di diversi personaggi e che mostrerà la forza impressionista della scrittura dell’autore, tenace, intensa e quasi crudele nel rappresentare un mondo dove nessuno sembra avere scampo. Basti pensare a Gilda, che è costretta ad affrontare la violenza degli uomini e alla legge che spesso non viene rispettata anche da chi dovrebbe esserne il fautore. 

La suspense non manca, e sopratutto il rimo che toglie il fiato trasportandoti in un’epoca dove tutto diventa niente nel giro di un secondo, basta un furto, uno sparo, un inseguimento e la vita si contorce su se stessa regalandoti un finale che non ti aspetti. L’elemento naturale rappresentato dalla brutalità della terra, da quell’atmosfera selvaggia che non è solo esterna ma è anche insita nelle azioni e nei pensieri dei personaggi e che sfocia in temporali bellissimi e pericolosi che ti sconquassano l’anima. 

Mentre leggi ti sembra di sentire tra le labbra il sapore della polvere; nel vento il suono delle grida dei cavalli impazziti; addosso la sensazione che tutto andrà a finire molto male. È una lettura che ti fa sentire il fiato sul collo perchè è priva di regole così come il mondo che racconta. Sfugge a qualsiasi classificazione e ti lascia con l’acqua alla gola. È un racconto arcaico, che si trascina sulla pelle e nelle ossa quel tipo di sensazione che ha il sapore dell’irraggiungibile e della carne colpita a morte. Tutto ti sembra lontano, eppure lo percepisci vicino anche se non lo hai vissuto e non lo farai mai. 

Ciò che rende la lettura interessante, comunque, è anche lo stile che non è pesante, né narcisistico, ma è molto scorrevole, lineare, non si perde in grosse descrizioni che poi finiscono per annoiare, ma è sempre molto presente, aderente alla realtà, consentendo a chi legge di non perdere l’attenzione. 

La storia non è clemente con nessuno. Non c’è aria di redenzione, né di perdono. Tutti patiscono la violenza suprema che diventa espressione di stupri, compravendite di donne e cavalli, sparatorie, e i personaggi si dividono tra buoni e cattivi ma solo all’apparenza, solo dietro una flaccida maschera che si squaglia sotto il sole cocente. I cattivi sono privi di pietà mentre i buoni che si pensano eroi, si fanno fregare dalla paura e scompaiono sotto l’alito feroce del vento. 

Il mito americano è l’ennesima illusione di felicità. Non è una conquista possibile bensì un massacro che condurrà la gente a morire per quella gioia irraggiungibile che non è altro che un altro modo di chiamare il possesso, la supremazia, la ricchezza che non è mai uguale per tutti. 

Dobbiamo proprio credere a quello che viene raccontato? Ognuno di noi può decidere se pensare a questi personaggi come a degli autori un po’ troppo fantasiosi che raccontano fantasie irrecuperabili, oppure a bugiardi di professione che mentono sapendo di mentire e che vengono accusati di falsificare il reale, ma a essere onesti, nessuno ha promesso la verità. 
Giammai.

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