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lunedì 27 novembre 2023

Recensione: IL FABBRICANTE DI PORCELLANE di Sarah Freethy

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice La nave di Teseo, oggi vi parlo di un romanzo potente ed emozionante, dal titolo Il fabbricante di porcellane di Sarah Freethy.

Il fabbricante di porcellane

di Sarah Freethy
Editore: La nave di Teseo
Pagine: 316
GENERE: Romanzo storico
Prezzo: 11,99€ - 22,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2023
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Germania, 1929. Max, un architetto cresciuto alla scuola del Bauhaus, e Bettina, una bellissima e celebrata artista d’avanguardia allieva prediletta di Kandinskij, si incontrano a una festa. La loro attrazione è reciproca e immediata: innamorati l’uno dell’altro, e dell’arte che creano, approdano, grazie al loro talento, alle luci abbaglianti della Berlino degli anni trenta. Ma il paese è sulla soglia del baratro e l’inizio delle loro promettenti carriere viene presto offuscato dalla crescente forza del nazismo. Max è ebreo, Bettina tedesca, ma la sua arte viene considerata “degenerata” ora che anche i canoni estetici sono dettati dal partito. Quando Max viene arrestato, e rinchiuso nel campo di concentramento di Dachau, è solo il suo talento nel realizzare le squisite figure di porcellana, tanto amate dai nazisti, a frapporsi tra lui e la morte. Bettina non ha idea di dove sia stato portato, ma quando viene a conoscenza del suo destino, è determinata a salvarlo a qualunque costo. Nel 1993 la figlia di Bettina, Clara, poco dopo la scomparsa della madre, decide di intraprendere un lungo viaggio per scoprire la verità sulla propria identità e su chi veramente fosse suo padre, un segreto che Bettina le ha nascosto per tutta la vita. Sarah Freethy, con un esordio letterario folgorante, ci consegna una storia struggente e toccante, che mette il lettore di fronte alla disarmante crudeltà di cui è capace l’essere umano, ma anche alla bellezza e all’amore che possono nascere persino nelle situazioni più terribili.

RECENSIONE

Il fabbricante di porcellane è il romanzo d’esordio di Sarah Freethy, una storia di guerra e di amore dove si mescolano il bene e il male e le emozioni più devastanti. 

La seconda guerra mondiale è lo sfondo in cui è ambientata la storia di Bettina e Max, una coppia di giovani sposi che affrontano la loro vita insieme con molte difficoltà. La loro storia la conosciamo grazie a Clara, figlia di Bettina, che ormai diventata una madre anch’ella decide di conoscere molto di più sulle origini del proprio padre. Origini che le sono state celate da Bettina. Il motivo resta per lungo tempo nascosto e non protegge i due amanti da sotterfugi e segreti, tradimenti e bugie. 

Clara cerca, attraverso delle statute di porcellana, dei segnali o delle testimonianze che possano ricondurla all’identità del padre. Max, infatti, ebreo, era un architetto dell’epoca. Quando fu portato nel campo di concentramento di Dachau, dovette lasciare la sua amata Bettina, riuscì a sopravvivere perchè mise il proprio talento a servizio del governo tedesco creando statue di porcellana e seguendo le loro commissioni. 

La narrazione si svolge su due linee temporali differenti. Da un lato abbiamo il presente, il 1993, anno in cui Clara decide di mettersi alla ricerca del padre quando Bettina muore. Mentre la narrazione nel passato è datata 1929, anno in cui Bettina e Max, pittrice e architetto si conoscono. Iniziano la loro relazione. 

Non sono anni facili, sono anni di guerra e di sterminio. 
Eppure ciò che emerge sin da subito nella lettura, è lo stile poetico e delicato dell’autrice, che alla sua prima prova letteraria, si mostra perfettamente consapevole di cosa significhi creare empatia. Con il suo linguaggio parco e quasi accondiscendente, riesce a rendere vivo ogni aspetto che racconta, pur nella sua straziante crudeltà. Ma quel male che viene perpetrato e viene evocato dalla semplice parola scritta, è reso accettabile soltanto perchè c’è una controparte altrettanto potente e angustiata: l’amore. 

Un amore che sopravvive a qualsiasi ostacolo. Un amore terreno e disumano come quello di Bettina per il suo Max. Un amore che non vuole arrendersi, che combatte e che fa la guerra alla guerra. Ma c’è anche un altro tipo di amore, quello che Clara prova per questo padre sconosciuto, di cui non sa nulla, ma di cui percorre i passi proprio attraverso l’arte e la magia che riesce a creare. 

Ci avete mai pensato? 
L’arte unisce le epoche, fissa il tempo in un eterno presente e non fallisce mai. 
Ecco, l’arte non fallisce. 
Può fallire l’essere umano, ma non la bellezza di un’opera, soprattutto di quelle creazioni che Max realizza e attraverso cui grida la sua fame di sopravvivenza. La fame artistica è ciò di cui si ciba per non finire sterminato come tutti gli altri. 

E Bettina lo ama proprio per questo, per la sua tenacia, per la sua indole artistica, per il suo non arrendersi mai. Bettina, d’altro canto, è una donna così forte che è impossibile non guardarla con ammirazione. Tenta di tutto per salvare il suo amato, e anch’ella non si abbatte mai. 

La loro storia commuove, ma è anche dolorosamente reale. Brucia lo stomaco per la cattiveria che sono costretti a subire, ma è proprio quella sofferenza a renderli due personaggi unici che ti rimangono addosso. 
E non è perchè c’è la guerra. 
E nemmeno perché c’è l’amore. 
Ma perchè questo romanzo è un TUTTO unico nella forza che trasmette, quella forza che è ancora più accecante perchè ha attraversato abissi fatti di buio. 
E di malinconia.

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