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martedì 2 giugno 2020

Recensione: IL RUMORE DEI TUOI PASSI di Valentina D'Urbano.

Buongiorno cari lettori! Oggi vi parlo di un libro che volevo leggere da molto tempo. Il rumore dei tuoi passi di Valentina D'Urbano è una storia molto forte, che tocca davvero in profondità e che ti lascia con l'amaro in bocca.

il rumore dei tuoi passi
di Valentina D'Urbano

Editore: Longanesi
Pagine: 319
GENERE: Romanzo
Prezzo: 6,99 € - 10,00 
Formato: Ebook - Cartaceo
Data d'uscita: 2012
Link d'acquisto: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟

Trama:
In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato «la Fortezza», Beatrice e Alfredo sono per tutti «i gemelli». I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un'amicizia ruvida come l'intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un'amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi. Ma alle soglie dei vent'anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare. Un romanzo d'esordio intenso e bruciante. Una voce narrante che rimarrà a lungo nella mente e nel cuore dei lettori.

RECENSIONE

Il rumore dei tuoi passi è un romanzo capace di scatenare emozioni contrastanti. Di toglierti il fiato, di mozzarti il respiro e poi di lasciarti senza alcuna speranza. È una storia cruda, sferzante, prevaricatrice, detestabile come chi la racconta. Calda come può essere il sole che ti brucia la pelle, ma anche fredda come il ghiaccio capace di gelarti il sangue. 

Non ha mezze misure e tu che leggi devi essere pronto a tutto, soprattutto a non farti intenerire il cuore, altrimenti è la fine. Un cumulo di emozioni gioca con il tuo cervello e con il tuo cuore. È un romanzo strano, perché è capace di essere tenero, persino sdolcinato a volte, ma poi ti colpisce all’improvviso, come il più misero dei traditori. Ti colpisce alle spalle e non ti dà il tempo di reagire, perché in un attimo ha già distrutto tutto. 

Quindi ciò che posso consigliarvi è di non fidarvi dei personaggi di questa storia, perché sono cattivi, sono nati cattivi senza averne nessuna colpa. Cattivi perché non hanno nulla dei protagonisti comuni. Sono egoisti, malvagi, codardi, inetti, impulsivi, vinti e sconfitti. Non hanno nulla di moralmente ineccepibile. Sono degli scarti umani, dei reietti, gente che sopravvive perché è incapace di vivere. 

Se hai qualcuno che ti ama, forse ti salvi.

Beatrice è una ragazza che è nata e vive alla Fortezza, un quartiere di periferia dove nessuno vuole andare. Una zona rossa perché piena di delinquenti, di gente che patisce la fame, di criminali incapaci di fare del bene e pronti soltanto a dare il peggio di loro stessi. Bea ha una famiglia normale, un padre e una madre che lavorano, anche se saltuariamente, e un fratello di qualche anno più piccolo di lei. Non è che sia l’emblema della ragazza di buone maniere, anzi, è l’esatto opposto. È la figlia precisa di quell’ambiente in cui è nata e che in qualche modo ha influenzato la sua esistenza dal primo vagito. È scontrosa, di poche parole, violenta, scorbutica, parla e si muove come un maschio, non ammette mai i propri errori ed è assolutamente ingestibile. Il suo carattere e la sua indole egoista e possessiva vengono allo scoperto quando conosce Alfredo, il secondo protagonista del romanzo. 

Quando lo vede per la prima volta, è un bambino. È appena scampato a un’aggressione del padre ed è pieno di sangue e di lividi. Alfredo è un sopravvissuto. Ogni giorno insieme ai suoi due fratelli, combatte contro un genitore violento, ubriaco e inetto, che scarica tutte le sue frustrazioni sui figli. Purtroppo, col tempo, capiremo che è proprio Alfredo a essere il più debole e sarà lui a subire più degli altri fratelli, le scelte drastiche del padre. 

Aveva fatto in modo che io non potessi dimenticarmi che, come lui, certi istinti ce li avevo nel sangue.

Tra Bea e Alfredo nasce un’amicizia sincera. S’intendono quasi subito, vivono in simbiosi, li chiamano i gemelli, perché fanno e dicono le stesse identiche cose. Fin quando sono bambini, la situazione regge. Ma l’adolescenza è una brutta bestia per tutti. Il corpo cambia, le esigenze pure, e Bea comincia a sentirsi una donna, non più una bambina e si rende conto che quello che prova per Alfredo non è solo amicizia ma qualcosa di più. Lui, d’altro canto, sembra ancora un bambino per i suoi comportamenti e per le sue scelte. Alfredo ha un carattere opposto a quello di Bea. Subisce le sue angherie, la sua mania di controllare qualsiasi cosa; sembra avere una personalità remissiva, che accetta tutto senza battere ciglio. Ma anche lui ha i suoi momenti rabbiosi, in cui non accetta nulla, nemmeno le sfuriate dell’amica. 

Insomma, più i due crescono, più c’è carne al fuoco. Iniziano i primi veri litigi e sopratutto le prime vere distanze. Hanno gli stessi amici, ma Alfredo sembra cercare qualcosa di diverso, e così si fidanza con una ragazza. Per Bea questo è un colpo basso. Lei ama Alfredo e lo vorrebbe tutto per sé, il problema però è che non vuole ammetterlo. Lo tratta uno schifo. Lo maltratta, lo picchia, lo morde, lo riempie di calci, e sopratutto lo insulta, convinta che lui non l’abbandonerà mai. Bea ha fatto male i conti. Alfredo, che non ha mai ricevuto affetto e amore, decide di trovarlo in una donna che non è lei, perché Bea è fredda, cattiva, dura come la roccia; è impossibile persino per lui buttare giù i suoi muri impenetrabili.

Lo sapevamo che il freddo ci veniva da dentro. Neanche la polvere ti scalda, quando ti perdi.
 

La loro storia è una storia di guerra silenziosa, a volte urlata, piena di lacrime e di cose non dette. Si vogliono entrambi bene, si cercano, ma tra di loro c’è qualcosa che impedisce di solidificare positivamente quello che condividono. La loro unione sembra votata al fallimento. Nonostante sentano di essere l’uno una parte dell’altra, non riescono a dirselo, e così la loro vita diviene una serie di fallimenti e di errori che li porteranno alla sconfitta. Perché Bea e Alfredo sono due sconfitti. Due che non sono riusciti ad alzarsi quando potevano farlo. Non si sono stretti la mano al momento giusto. Non hanno dato respiro a quell’amore che provavano, annientandolo, invece, sotto cumuli di finto odio e di indifferenza. 

Tutto quello che verrà dopo è una tragedia inaccettabile. Un dolore che si esplica già dalle prime pagine del libro e che dimostra come questi due personaggi siano egoisti, soli, chiusi in se stessi. Nessuno di loro ha avuto il coraggio di chiedere aiuto all’altro nel momento giusto. E quando lo hanno fatto era troppo tardi. 

Mi sono arrabbiata, e sono rimasta delusa. A volte rimanevo a bocca aperta perché certe cose proprio non me le aspettavo. Ma che diavolo, mi sono detta, perché così tanto dolore, perché per queste due anime non ci può essere un riscatto? 
Poi ho capito che Bea e Alfredo non sono distrutti da ciò che li circonda, ma sono loro stessi a distruggersi. Si fanno a pezzi; senza rendersene conto si spezzano il loro stesso cuore e si rompono. Si riempiono di crepe che restano insanabili. In mezzo a quelle crepe scorre il veleno dell’odio e della privazione. E ogni tanto spunta fuori qualcosa di simile all’amore, ma è troppo poco per portare sollievo a due esistenze che per prima cosa non hanno rispetto per loro stesse. 

Ma io, io non ti amo abbastanza da ammazzarmi.

Perché se Bea avesse amato realmente se stessa, avrebbe amato anche Alfredo e non gli avrebbe fatto del male insultandolo, picchiandolo e beffeggiandolo, anche dopo la sua morte. Sembra che lo odi così tanto proprio perché non può fare a meno di lui. E quel bisogno che ha sempre provato da quando lo ha conosciuto, l’ha fatta sentire debole e quindi andava nascosto, calpestato, annientato. Alfredo, invece, se fosse stato capace di amare senza avere paura, se qualcuno gli avesse insegnato a non subire, ma ad agire, forse sarebbe stato meno codardo, e avrebbe avuto il coraggio di zittire una volta per tutte quella ragazza che lo aggrediva semplicemente perché aveva paura di amarlo. Se Alfredo avesse amato se stesso, non avrebbe deciso di morire.

Un piccolo accenno merita lo stile straordinario di questa autrice che apprezzo sotto tutti i punti di vista. Preciso, tagliente, affilato. Non è mai scontata, mai prevedibile. Sì, c'è chi si è lamentato che questa storia è troppo pessimista. Io lodo il coraggio di Valentina di aver perseverato nella sua scelta, pur andando controcorrente. Non c'è luce, lettori, in questa storia, è inutile negarlo. Non è per tutti. E la trovo proprio per questo ancor più interessante. È uno schiaffo, un calcio, un pugno in pieno viso, e mi dispiace per voi, se non siete in grado di reggere il colpo.

Il rumore dei tuoi passi è struggente, commovente, rabbioso, sporco, triste, e umano. È cattivo perché ti graffia dentro e non ti dà nessuna possibilità di guarire. È un romanzo pieno di ferite. È a differenza di molti altri, finisce con il sangue – di quelle ferite – che scorre ancora.

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