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lunedì 8 gennaio 2024

Recensione: LA REGINA DELLE NEVI di Hans Andersen

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Rizzoli, oggi vi parlo di una fiaba bellissima e crudele, La regina delle nevi di Hans Andersen. 


la regina delle nevi

di Hans Andersen
Editore: Rizzoli
Pagine: 92
GENERE: Graphic Novel/Illustrazioni
Prezzo: 8,99€ - 20,90
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2023
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟  

Trama:
Kay e Gerda sono grandi amici. Un giorno, però, accade qualcosa di terribile: uno specchio che riflette solo il peggio delle persone, creato da un folletto maligno, si rompe in mille pezzi, e due frammenti raggiungono Kay. Il bambino d'improvviso diventa cattivo e insensibile, e poi scompare misteriosamente. Gerda non sa che a portarlo via con sé, nel suo regno glaciale, è stata la Regina delle Nevi. Ma farà di tutto per ritrovarlo... Una fiaba senza tempo sulla forza dell'amicizia, che si ammanta di nuovo splendore grazie alle illustrazioni delicate di Aliocha Gouverneur.

RECENSIONE

La regina delle nevi Ã¨ una delle fiabe più belle e malinconiche che siano mai state scritte. Vi consiglio subito questa versione della Rizzoli perchè all’interno troverete oltre che la storia completa, anche illustrazioni che vi faranno venire i brividi, perfettamente in linea con l’atmosfera un po’ triste e altrettanto intensa del ghiaccio, della neve e dell’amicizia. 

Gerda e Kay sono due bambini che si adorano e giocano sempre insieme finché un giorno, una scheggia di uno specchio rotto finisce nell’occhio del bambino. Da quel momento, Kay cambia atteggiamento. Non vuole più giocare, si annoia a stare con Gerda e il suo cuore si ghiaccia, dimenticandosi l’affetto e come si provano le emozioni. È pronto per essere rapito e condotto nel regno della regina delle nevi. 

Ora, al di là della fiaba che possiamo leggere o non leggere a un bambino, questa storia è ricca di metafore e di significati così profondi che ti fanno accapponare la pelle. 
Partiamo dallo specchio. Esso è l’emblema della doppia faccia dell’individuo, il simbolo del doppio che in questo caso emerge dando vita alla parte più negativa dell’essere umano, ossia l’indifferenza e la cattiveria. Kay è diventato burbero, scontroso, malvagio e Gerda soffre perchè non comprende il suo improvviso cambiamento finché il bambino scompare e finisce nelle grinfie della regina. 

Un personaggio terribile, di una bellezza devastante, così algida e perfetta nel suo castello. Il suo amore possessivo e malato per Kay la rendono un personaggio chiaramente negativo che però ha uno scopo ben preciso: far crescere e maturare i due protagonisti. Gerda, che all’apparenza sembra una bambina ingenua e fin troppo tranquilla, non ha molta fiducia in se stessa, però, con coraggio e determinazione decide di partire alla ricerca del suo amato amico. In altre parole non vuole arrendersi all’idea che lui sia sparito nel nulla e la abbia privato del suo affetto incondizionato. 

I due, seppur tanto diversi, erano legati da un affetto indistruttibile. Perderlo, per lei, significa non trovare più una parte fondamentale e vitale di se stessa. Il viaggio di Gerda è metaforicamente il viaggio di crescita di ciascuno di noi. È il passaggio dall’età infantile a quella adulta con la conoscenza del Male. 

Kay fa prima di lei e diventando cattivo a causa di un incantesimo, conosce per primo che cosa significa un amore tossico, un legame fuorviante e sbagliato e una solitudine minacciosa che mette in pericolo la sua stessa identità. La perdita del suo cuore che si ghiaccia a causa della regina è un escamotage per permettere a lui e a Gerda di affrontare il viaggio della maturazione e di scoprire cosa si cela dietro il Bene. La bambina incontra molti personaggi che richiamano figure religiose come gli angeli, oppure creature che fanno parte della cultura folkloristica. 

Tutto ciò che l’autore crea è sempre qualcosa di molto originale anche se ci sono basi che affondano nel passato e in cose già scritte, ma la bravura di Andersen è questa capacità di creare storie complete, che parlano di bambini o di esseri indifesi, di creature particolari che si rivelano ricche di significati e che fanno riflettere anche gli adulti più navigati. 

Gerda cercherà aiuto negli altri e quando una vecchia glielo negherà, capirà che il suo potere non ha bisogno di alcun aiuto, perchè come dirà la donna, in lei è già presente tutto ciò di cui ha bisogno per concludere il proprio viaggio e trovare Kay. Ciò significa che Gerda è già potente e forte più di chiunque altro, anche della regina delle nevi. La metafora sta nel dichiarare che ognuno di noi ha già dentro di sé il seme di ciò che sarà, che diventerà, siamo forti e coraggiosi quanto basta per affrontare la vita al meglio. La crescita non deve spaventarci, dobbiamo vederla come un’occasione, una possibilità per aprire le nostre ali, saltare e volare. 

Quando Gerda troverà Kay, il piccolo non la riconoscerà subito, ma quando questo avverrà sarà un caldo abbraccio vederli ritrovarsi e notare come il cuore di Kay tornerà a battere di nuovo. Tutto grazie a Gerda, la vera eroina di questa storia. Per la prima volta, in una fiaba, viene ribaltato il risultato: non è l’uomo a salvare la donna, bensì il contrario. Le eroine di Andersen sono sempre donne forti, che hanno dei sogni e che non si abbattono mai. Che lottano per i propri sentimenti e per le persone che amano. 
Forte. Duro. Sempre. 

Una favola che mi ha fatto piangere, che non conoscevo in modo così approfondito e che mi ha donato un altro modo di guardare la crescita, le difficoltà della vita, i cambiamenti. 
Tutti noi siamo sia Gerda che Kay, perché alla fine della fiaba, la dolcezza di Gerda combacia finalmente con il cinismo e la freddezza di Kay. Egli non è più cattivo, ma è cresciuto. Così come accade a ciascuno di noi dopo che abbiamo affrontato e conosciuto la vita per quella che è. 
È un po’ come dire che finché conosci solo il Bene, hai vissuto a metà. Devi sporcarti e soffrire, devi attecchire il Male per poi sopravvivere ed essere, finalmente, più forte.
E più vero.

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