Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Mursia, oggi vi parlo di Devi andare, Nì di Antonella Carta.
devi andare, ni di Antonella Carta Editore: Mursia Pagine: 412 GENERE: Narrativa Prezzo: 9,99€ - 18,00€ Formato: eBook - Cartaceo Data d'uscita: 2025 LINK D'ACQUISTO: ❤︎ VOTO: 🌟🌟🌟🌟
Trama:
Nino è figlio della vergogna. Abbandonato in uno scatolo e portato al convento da un angelo sconosciuto, viene accolto da una famiglia rude e numerosa. Ancora bambino scopre brutalmente la verità e inizia a cercare il proprio posto nel mondo. L’incontro con Dela gli fa credere che tutto sia possibile. La vita che costruiscono insieme rischia però di frantumarsi quando il passato torna a chiedere il conto. Nino si trasforma in qualcuno di cui aver paura, ma Dela lo difenderà fino alla fine dimenticandosi di sé. Va oltre il tempo, questo racconto. Quando sembra concluso, torna indietro: un passo nel tramonto, per ritoccarlo d’alba.
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RECENSIONE
Con Devi andare, Nì, Antonella Carta consegna alla letteratura italiana contemporanea un romanzo potente e viscerale, un'opera che scava con coraggio nelle ferite dell'abbandono e nella disperata ricerca di un'identità. Il libro è un viaggio di oltre 400 pagine nel cuore tormentato del suo protagonista, un'esplorazione cruda e allo stesso tempo piena di speranza della capacità umana di ferire, perdersi e, infine, ritrovarsi grazie alla forza salvifica dell'amore.
La storia si apre con un'immagine archetipica di desolazione: un neonato, Nino, abbandonato in uno scatolone. La sua infanzia si snoda tra le mura protettive ma isolate di un convento e l'affido a una famiglia numerosa e brutale, un'esperienza che cementa in lui il senso di estraneità e inadeguatezza. La narrazione subisce un'accelerazione quando Nino, ormai giovane uomo, scopre la verità sulle sue origini. Questo evento funge da catalizzatore per la sua evoluzione, la sua ricerca non solo dei genitori biologici, ma di un posto nel mondo che possa finalmente chiamare "suo".
L'incontro con Dela rappresenta la potenziale fine del suo peregrinare emotivo. Il loro è un amore che sembra poter sanare ogni cicatrice. Tuttavia, il vero nucleo drammatico del romanzo emerge quando il passato di Nino ritorna, non come un ricordo, ma come una forza distruttiva che lo contamina dall'interno. L'autrice descrive molto bene la trasformazione negativa del protagonista, che diventa "irriconoscibile", avvelenato da un dolore che non riesce a elaborare. A questo punto, la narrazione si sposta sul personaggio di Dela, la cui lotta per non perdere l'uomo che ama diventa il motore di una seconda parte del libro carica di tensione e pathos.
Il romanzo si regge su due pilastri fondamentali.
Nino: Non è un eroe positivo. È l'incarnazione del trauma dell'abbandono. La sua psicologia è complessa: in lui convivono un disperato bisogno d'amore e una tendenza autodistruttiva che lo porta a sabotare proprio la felicità che ha tanto cercato. La sua trasformazione non è un capriccio narrativo, ma la conseguenza logica e dolorosa delle sue ferite mai rimarginate. Il lettore è portato a provare per lui un misto di compassione, rabbia e profonda empatia.
Dela: Lungi dall'essere una semplice "crocerossina" o una figura passiva, Dela è un personaggio di straordinaria forza e resilienza. Rappresenta l'amore attivo, combattivo. La sua scelta di lottare per Nino, anche a costo di "dimenticare se stessa", solleva interrogativi profondi sul sacrificio e sui limiti dell'amore. Non è una figura idealizzata; la sua sofferenza è tangibile, la sua determinazione feroce. È lei il vero faro nella tempesta emotiva del romanzo.
Antonella Carta intreccia una serie di temi universali, rendendo la storia di Nino e Dela emblematica di una condizione umana più ampia.
L'Identità: Cosa ci definisce? Il sangue o le scelte? Il passato che subiamo o il futuro che costruiamo? L'intero percorso di Nino è una disperata ricerca di risposta a queste domande.
La Cicatrice del Trauma: Il romanzo è una potente allegoria di come le ferite infantili possano infettare l'intera esistenza adulta se non vengono affrontate e curate.
Colpa e Redenzione: La caduta di Nino lo carica di colpe verso Dela e verso se stesso. La seconda metà del libro esplora la difficile via verso il perdono e la possibilità di una redenzione che deve essere, prima di tutto, interiore.
L'Amore come Scelta: L'amore qui non è un sentimento romantico e fatato, ma una scelta quotidiana, una battaglia che richiede coraggio, sacrificio e una fede incrollabile nell'altro.
La forza principale del romanzo risiede nella sua straordinaria intensità emotiva. L'autrice non teme di mostrare il dolore, la rabbia e la disperazione nella loro forma più nuda, ma lo fa senza mai cadere nel patetismo o nel melodramma.
Dal punto di vista stilistico, la prosa è curata, precisa e avvolgente. La narrazione in terza persona permette all'autrice di muoversi con agilità tra il punto di vista di Nino e quello di Dela, offrendo al lettore una visione completa e sfaccettata della loro dinamica.
La formazione letteraria di Antonella Carta emerge nella solidità dell'impianto narrativo e nella capacità di gestire un arco temporale e psicologico così vasto senza perdere coerenza. Il ritmo è ben calibrato: alterna momenti di profonda introspezione a scene di forte impatto dialogico e drammatico.
Devi andare, Nì si inserisce nel solco del romanzo psicologico e di formazione, mostrando una chiara discendenza dalla grande narrativa italiana che indaga le dinamiche familiari e le crisi esistenziali. L'abilità di Antonella Carta sta nel rielaborare questi temi classici con una sensibilità moderna, creando personaggi vividi e credibili per il lettore contemporaneo.
Il rischio, in una narrazione di tale densità emotiva, è quello di saturare il lettore. Tuttavia, l'autrice riesce a mantenere un equilibrio quasi perfetto, concedendo barlumi di speranza e momenti di tenerezza che alleggeriscono la tensione senza sminuire la gravità dei conflitti.
Devi andare, Nì non è una lettura facile. Mette alla prova e lo fa senza nascondersi, proponendo una storia densa e pragmatica, terrena e universale sul dolore e la sua guarigione. Non è un libro che racconta di un miracolo né di una fiaba, é una storia di emarginazione, abbandono e poi accettazione. Una storia in cui ritrovare sicuramente un pezzo di noi.
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