Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Voland oggi vi parlo di Latte guasto di Valentina Santini.
latte guasto di Valentina Santini Editore: Voland Pagine: 144 GENERE: Narrativa contemporanea Prezzo: 7,99€ - 19,00€ Formato: eBook - Cartaceo Data d'uscita: 2025 LINK D'ACQUISTO: ❤︎ VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟
Trama:
19 maggio 1969. Viola ha undici anni e d’un tratto smette di parlare. Nessuno, nella sua famiglia o nel borgo di Quattrostrade, riesce a spiegarsi perché. Cosa è accaduto alla bambina? In breve, per la piccola comunità, la diagnosi è semplice: Viola è impazzita, le manca un venerdì. Anche sua madre se ne convince a poco a poco. Per Viola diventa una trappola e insieme un’opportunità, non si sottrae a quel verdetto. In realtà custodisce un segreto, e se parlasse le conseguenze sarebbero devastanti. Negli anni, però, le parole diventano un’altra cosa: maschere inaffidabili, come le persone che le pronunciano. Viola cresce e sperimenta le relazioni e il mondo attraverso il corpo. Lo sguardo e l’ascolto, senza l’interferenza della parola, la portano in una dimensione solo sua e lei impara a intuire la verità nei silenzi. Viola assaggia, tocca, ascolta e si lascia invadere, nel disperato tentativo che qualcuno, nonostante tutto, riconosca la sua voce.
|
RECENSIONE
Latte guasto è il secondo romanzo che leggo di Valentina Santini. Vorrei tanto dirlo, ma è impossibile affermare quale sia il più bello tra questo e Mosche. Due storie molto diverse ma scritte allo stesso modo: senza veli e senza mezze misure.
Questo è un romanzo di formazione, doloroso, intenso, commovente. È ambientato negli anni settanta nella provincia italiana ed è potente perché è scritto da una ragazzina muta. Dico scritto perché l'autrice riesce a immergerci completamente in questa storia perché si fa da parte, o è talmente brava da introdursi nel corpo, il corpo di qualcun'altra, di Viola, una bambina che da piccola vede una cosa che non avrebbe mai voluto vedere. O forse la sente? O magari la vive sulla sua pelle? Questo non si sa, però ciò che è chiaro è la sua volontà di restare senza parole, non per una disfunzione fisica, ma per una scelta decisa.
Il rapporto con i genitori è ciò che la rende quello che è: una ragazzina malata, pazza, fuori dalle righe.
Perché il paese parla e se vede che una ragazzina cresce e non parla, allora è malata. È fuori di testa, Povera, piccola, anima innocente, che brutta fine. Nemmeno la madre si domanda perché questa creatura dall'oggi al domani non parla, continua nella sua vita inconsistente, chiusa nella sua bolla di indifferenza ed egoismo, mentre il padre appare e scompare, preso da altro.
Nessuno la capisce perché nessuno la vede.
Viola è praticamente invisibile. L'unico che la nota è un ragazzino della sua età. Le fa compagnia, le parla, finiscono persino a baciarsi, lui accetta tutto, anche che lei non parli. Ma Viola ha visto troppe cose e quella sua pazzia che ha il nome dell'innocenza marchiata a sangue, le costa cara la pelle. Perché subisce abusi e offese, a stento saprà difendersi, all'inizio subirà fino allo strazio, punto e accapo, ma poi qualcosa cambierà e quella che tutti consideravano la vittima di un destino infelice e brutale, crudele e meschino, diventa la salvezza di se stessa.
Mentre tutti cercano di aggiustarla, o di giudicarla, o di piangergli addosso, o addirittura di distruggerla, Viola scrive i suoi Quaderni neri, dove riporta tutto ciò che accade intorno con un occhio vigile, intelligente, pronto a cogliere quel marcio che le passa attraverso e che lei ingoia per poi sputarlo più forte. I sogni di una bambina, i sogni che ogni bambina dovrebbe avere in questa storia sono una carta stracciata dalla mano dell'uomo che più avrebbe dovuto amarla, sono il monito che non ti può salvare nessuno quando ti chiami Viola e vogliono solo approfittarsi della tua debolezza, quando fingono di stare peggio di te, quando vogliono compassione ma non sono capaci di dartela.
Il suo occhio filtra la decadenza e la disfunzionalità di una famiglia che lacrima tradimento.
Forse se Viola avesse parlato, il libro sarebbe stato meno incisivo, meno crudele. Ma è proprio il mutismo di questa ragazzina a metterci di fronte a un tipo di realtà che ci disturba perché ci toglie il velo e ce lo riduce in brandelli mentre noi fissiamo il mondo cadere a pezzi a bocca aperta. Se Viola avesse parlato, forse sarebbe stata una di quei bambini innocenti, ma non è innocente, e non è una colpa, è un'arma che viene usata contro di noi, perché siamo costretti a vedere quello che vede lei senza poterci coprire gli occhi.
Ho ritrovato lo stile dell'autrice, uno stile che parla di odori, profumi, fisicità, di latte guasto appunto. Il latte che dovrebbe dare da mangiare ai bambini ma è tossico, come sono tossici i genitori per Viola. E finiscono per sporcare anche lei, anche lei va a male, ci va prima di tutti.
Questo libro è materico. Non è solo scritto, è vivo, e ha la forza di chi cade e si rialza. Più malandato di prima, ma si rialza.
C'è chi dice che l'erba cattiva non muore mai. Beh, io dico che il latte guasto non genera mostri. Perché di mostri in questa storia non ce ne sono. Ma genera sopravvissuti, che pur barcollando, pur sanguinando, pur trascinando pelle e corpo ammaccati dai lividi, se ne vanno, prima o poi, in cerca della loro fottuta libertà.
E ancora una volta grazie Valentina Santini perché se ci sei tu, le storie spaccano il cuore.

Nessun commento:
Posta un commento