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giovedì 29 febbraio 2024

Recensione: FEMMINISMO INTERROTTO di Lola Olufemi

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Giulio Perrone, oggi vi parlo di Femminismo interrotto di Lola Olufemi. 

femminismo interrotto

di Lola Olufemi
Editore: Giulio Perrone
Pagine: 207
GENERE: Saggio
Prezzo: 16,00
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 2021
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Slogan per magliette, borse e adesivi, grido di battaglia cantato per le strade, la parola "femminismo" è diventata mainstream. Essere femministi, oggi, fa tendenza. Lola Olufemi traccia il confine tra femminismo e consumismo, dimostra che il femminismo non è una merce da acquistare, ma un'arma per combattere l'ingiustizia. Indaga la violenza contro le donne, la giustizia riproduttiva, la trans-misoginia, l'industria del sesso, l'islamofobia, il consenso, il #MeToo, la situazione nelle prigioni. Interroga lo Stato, il suo ruolo, quella coltre di fumo con cui ci obnubila la mente. Femminismo interrotto è una disamina sul potere. Esplora le parole, i tweet, gli articoli, perché a volte è una questione di vocabolario e ce ne occorre uno più completo. È anche un libro sull'illusione: solo perché alcune di noi si sentono libere non significa che lo siamo davvero. Ed è una critica al femminismo stesso, quando accende i riflettori su una sola donna e ne dimentica altre. Saggio, manifesto, pamphlet politico, memoriale, necrologio e inno, Femminismo interrotto sfugge alle definizioni, esattamente come il femminismo quando smette di essere un'etichetta. Unico caso in cui la trasformazione potrà dirsi radicale.

RECENSIONE

Femminismo interrotto  di Lola Olufemi, è un testo che parla di un argomento attuale e di cui si dibatte ormai ovunque. La natura della discussione che emerge tra le pagine non è di tipo esclusivamente accusatorio; potrebbe sembrare un’arringa nei confronti di quel femminismo neoliberale, di genere mainstream, legato al capitalismo e al consumismo che è tanto di moda oggi. Non è solo questo.

L’autrice si scaglia contro tutti quei femminismi che invece di produrre inclusione hanno scatenato l’opposto, ossia l’esclusione. Il libro è diviso in dodici capitoli, e in ogni capitolo viene affrontato un tema caro al femminismo. L’intento è quello di evidenziare gli errori che sono stati compiuti e che ancora oggi vengono fatti e di proporre delle soluzioni alternative. Perchè la critica fine a se stessa è del tutto inutile; dunque per offrire un orizzonte valido di cambiamento è necessario anche che da chi critica provenga un atteggiamento di empatia e di comprensione, e non di chiusura, che porti all’esposizione non solo dei difetti riconosciuti come imprescindibili, ma anche di soluzioni che possano essere praticabili. 

Una critica molto feroce è diretta allo Stato, che nel corso dei secoli non è mai stato a favore delle donne; è inutile cercare di giustificare scelte e comportamenti politici e sociali. Lo Stato non ha mai aiutato il genere femminile, al contrario si è sempre dimostrato fautore di sessismo e di patriarcato, mostrandosi estremamente repressivo su più fronti. 

Il femminismo mainstream è bianco e borghese, e sembra essere spinto dalle multinazionali e dalle istituzioni, senza approfondire realmente quali sono le ingiustizie e i problemi di chi è discriminato. È un tipo di femminismo gestito dalla classe media e che promuove l’individualismo. Ciò che viene principalmente criticato è il femminismo anglosassone ma il libro si rivolge alle donne di tutto il mondo ponendo l’accento su un tipo di sorellanza globale che dovrebbe generare una solidarietà universale.


È pieno di idee radicali e di un linguaggio a volte specifico, ma non per questo perde di accessibilità a lettori di ogni genere. Un argomento molto interessante è l’abolizione delle carceri che è collegato al problema della violenza di genere. Oggi sappiamo che gli individui non binari non riescono a essere protetti in modo adeguato, soprattutto dalla polizia. La violenza che li riguarda è un fattore allarmante. La proposta della Olufemi è quella di eliminare le carceri, e di cercare di risolvere il problema prima che il fatto si verifichi magari attraverso l’istituzione di comunità che cerchino di prevenire la violenza e non di punirla dopo, a volte, inutilmente. 

Un punto di vista molto radicale che però scatena importanti riflessioni che aprono la mente. Inoltre, le persone che denunciano violenze non vengono protette in modo adeguato, anzi, il più delle volte sono costrette a subire altri traumi perchè lo Stato non è in grado di gestire nel modo corretto queste situazioni. Per non parlare delle denunce che poche volte portano i carnefici a pagare per i loro misfatti. 

Un altro argomento da evidenziare è il problema del consumismo e della moda del femminismo scoppiata proprio in questi ultimi anni. Molte aziende, tra le più importanti, usano slogan riferendosi al femminismo. Nonostante sia chiaro che questo tipo di “pubblicità” è benevolo perchè permette anche alle persone del tutto ignare di conoscere questo argomento, d’altro canto, però, risulta piuttosto ridicolo basandosi sull'apparenza piuttosto che sull’azione. Faccio un esempio. Se un’azienda di abbigliamento stampa una maglietta che inneggia al femminismo, però al suo interno, la maggior parte dei lavoratori sono donne, e questa stessa azienda non è in grado di garantire i diritti minimi a quelle lavoratrici, scusate, ma che senso ha? Potete stampare tutte le maglie, le borse, gli adesivi di questo mondo. Ma se non AGITE in prima persona piuttosto che FARE MODA, non si risolverà mai niente. 

Il femminismo neoliberale è come una corrente che ha preso piede e tutti gli vanno dietro, senza sapere di cosa si tratta, senza occuparsi realmente della vera sofferenza delle minoranze. Insomma, Femminismo interrotto è una lettura di larghe vedute, che ci spinge a riflettere e che ci mette nella condizione di capire che per cambiare davvero qualcosa dobbiamo scegliere il femminismo radicale perchè soltanto così potremo (potranno) avere giustizia.

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