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lunedì 4 dicembre 2023

Recensione: ERA UN BRAVO RAGAZZO di Simonetta Agnello Hornby

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Mondadori, oggi vi parlo dell'ultimo romanzo di Simonetta Agnello Hornby, dal titolo Era un bravo ragazzo. 

era un bravo ragazzo

di Simonetta Agnello Hornby
Editore: Mondadori
Pagine: 239
GENERE: Narrativa contemporanea
Prezzo: 9,99€ - 19,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2023
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Questa è la storia di due amici, di due madri, di due mogli. Siamo fra Sciacca e Pertuso Piccione, nella Sicilia occidentale. Giovanni e Santino hanno sognato entrambi un dolce riscatto, fra il volo di Gagarin, il cinema americano e la bellezza del paese in cui vivono. Giovanni deve soddisfare le ambizioni sociali della madre Cettina, Santino vuole salvare la madre Assunta dal destino equivoco al quale si è esposta per mantenere la famiglia. Cosa ci succederà da grandi? E cosa vuol dire diventare grandi? Che masculi saremo? Non hanno tempo di darsi delle risposte: sono assorbiti progressivamente da accordi chiusi sopra le loro teste. Santino diventa un principe del calcestruzzo, che accetta commesse sempre più ricche e sempre più manovrate. Giovanni, avvocato, raccomandato da personaggi ambigui e potenti, mette la sua abilità di uomo di legge al servizio di chi la legge la usa per nascondere il vantaggio di pochi contro il bisogno di molti. Fanno entrambi ottimi matrimoni e trionfano nei cupi anni Ottanta, gli anni terribili delle guerre di mafia. Anna, avvocatessa impegnata, specializzata nel diritto delle acque, vorrebbe "salvare" Giovanni, sposato alla ricca Veronica. Margherita, moglie devota, assicura a Santino una vita famigliare che sembra al riparo dal sangue e dalla violenza. Ma l'edilizia, pubblica e privata, non consente trasparenze né giustizia e i due amici vengono risucchiati in una spirale senza scampo. Resistono solo i barbagli dell'adolescenza e la smagliante bellezza di Assunta, incarnazioni di una Sicilia sognata, che non smette di sognare il proprio bene. Quello di Simonetta Agnello Hornby non è solo un romanzo su una mafia che magari non spara ma governa l'economia dell'isola, è soprattutto una storia sul potere feroce della famiglia e sul desiderio struggente di tornare alla terra in cui sono radicate identità e speranza.

RECENSIONE

Era un bravo ragazzo racconta la storia di due amici che vivono nella Sicilia occidentale tra gli anni cinquanta e novanta. Giovanni è diventato il principe del calcestruzzo, ed è coinvolto in affari poco chiari, affondando le mani in situazioni sempre più pericolose. Santino è diventato un avvocato di successo. La sua carriera è determinata dalle raccomandazioni di personaggi ambigui e molto influenti. 

Ovviamente stiamo parlando della parte sbagliata della barricata, perché a dispetto del titolo in cui si fa riferimento al bravo ragazzo, i due protagonisti sono ben lontani dal rappresentarlo. Anche se chi nasce in Sicilia vorrebbe tenersi lontano dalla mafia, ci sono casi in cui è quasi impossibile riuscirci, semplicemente perchè come spiega la stessa autrice nel libro, la mafia non viene a reclutarti di persona, ma mette in atto una serie di meccanismi che esercitano un grosso fascino proprio sui più giovani e li convincono, con un sistema mentale marcio, a subire un fascino deleterio che li conduce verso il sangue e la morte. 

Santino, pur essendo un difensore della legge, almeno così dovrebbe essere sulla carta, predilige usare quella legge per i propri scopi e in modo particolare per agevolare coloro che vogliono arricchirsi a scapito della stato, truffandolo e piegandolo alle proprie magagne. I due protagonisti contraggono due matrimoni vantaggiosi e vivono nella ricchezza degli anni ottanta, anni in cui la mafia ha prosperato mettendo le mani in un numero indicibile di affari sporchi. 

Le ambizioni dei due giovani, da piccoli erano molto diverse. Ecco che quel titolo dove viene citato il bravo ragazzo rimane un sogno che nessuno ha avuto il coraggio di realizzare. Oggi giorno, essere bravi, buoni e giusti è diventato un’utopia, perchè il marcio ci ha talmente toccato, che pur non praticandolo, ne subiamo il fascino semplicemente perchè la nostra realtà è stata manipolata a dovere. E allora ci è stato insegnato che se non fotti, sarai fottuto, quindi è meglio prevenire che curare, perchè tanto, appena volti le spalle, trovi sempre qualcuno pronto a pugnalarti. 

Questo è un po’ quello che hanno fatto Giovanni e Santino. Hanno messo da parte la loro purezza, il desiderio di cambiare il mondo e hanno ascoltato le ambizioni delle loro madri rendendole le loro. Si sono fatti carico della consapevolezza, pesante come un macigno, che l’unico modo per fare carriera è avere a che fare con la mafia. 
Perchè la mafia non è soltanto sangue e morte. Non è solo un colpo di pistola che ti buca la fronte. Ma è soprattutto sopravvivenza, in una realtà dove sopravvive solo chi sa mordere, forte, e non si mostra debole. 
La mafia non è solo azione, è mentalità. È manipolazione dei bisogni e delle sofferenze della gente. È convinzione che non ci sia altra via d’uscita. La mafia indirizza gli uomini e le cose, è come un sentiero che tutti percorrono alla stesso modo e raggiungono tutti lo stesso risultato, anche se si illudono che non sia così. 

La mafia, anche se ti riempie di oro, ti svuota le viscere. 
Ti fa marcire il cuore, rendendolo inutilizzabile. 
E ti piega l’anima. 
E con questi presupposti, che fine faranno Giovanni e Santino? 
Il finale del romanzo è inaspettato, ma ha un suo perchè. Ma come dico sempre, il finale conta poco. Ognuno, poi, decide quello che gli pare. Ciò che conta, è il percorso. Proprio come accade nella vita. Nessuno si chiede come moriremo. Tanto a che serve? Ciò che conta è il viaggio. 
E questo libro è un gran bel viaggio, che scava a fondo, non solo nella realtà, ma in una mentalità mafiosa, che in un modo o nell’altro, ci ha sfiorato tutti quanti. 
E continua a farlo.

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