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martedì 10 febbraio 2015

Intervista a Giusy Sorci, autrice di Il ricatto della luna

Buongiorno carissimi lettori! Approfitto di questo post per ringraziare tutti coloro che negli ultimi mesi hanno dimostrato fiducia e affetto nei miei confronti e di questo piccolo spazio nell’immenso mondo dei blog e delle recensioni. Per chi mi conosce davvero sa quanto io tenga ai libri e alla scrittura in generale e questo blog è nato inizialmente con l’idea di avere un occhio di riguardo per gli scrittori emergenti. Posso assicurarvi che il mio proposito iniziale non cambia e non cambierà mai.
Vorrei dire alle persone che mi hanno fatto i complimenti, a tutti coloro che si sono rivolti a me per avere una recensione e anche alle case editrici che mi hanno dimostrato fiducia, affidandomi i loro testi, che sono felice e piena di speranze che questo mio spazio e di tutti coloro che ne sono entrati a far parte e che vi entreranno, possa davvero aiutare e migliorare con il mio ed il vostro sostegno.  

Ma ora passiamo al post di oggi. Vi segnalo un’intervista ad una giovane scrittrice, Giusy Sorci, che ha già all’attivo la pubblicazione di una trilogia intitolata Le catene della notte e di cui ho recensito il primo romanzo, Il ricatto della luna.
Nonostante la sua giovane età, le sue risposte vi sorprenderanno!


Per chi si fosse perso la recensione, può trovarla qui.

     

Ciao Giusy, grazie di aver accettato questa intervista.


1- La prima domanda riguarda la scrittura. Raccontaci cosa significa per te scrivere e quando hai iniziato.

Io ho cominciato a scrivere quando ero molto piccola, e fin da quando ho messo un po’ d’inchiostro in un foglio bianco ho capito che non avrei mai smesso di farlo.  Per me adesso significa fermare il mio vero mondo, liberarmi di tutto ed essere davvero me stessa; perché io mi sento più reale dentro le pagine dei miei libri che nella vita di tutti giorni. Lì non c’è nessuno che mi dica cosa è giusto o cos’è sbagliato. Quel mondo è solo mio e nessuno può privarmene. La scrittura è ciò che resta mentre tutto cambia. Io non decido cosa scrivere, io apro una pagina bianca e faccio scorrere le dita sulla tastiera, tutto il resto viene da sé, ed è una sensazione impagabile. Hai mai provato l’emozione di piangere per qualcosa che hai scritto tu? A me capita spesso di commuovermi per le mie parole, per i miei personaggi, per le loro storie… e sono le lacrime più dolci che ho mai versato.

2- Perché hai scelto di scrivere un Fantasy?

Ho scelto il Fantasy perché avevo bisogno di un genere che non mi desse limiti. Il Fantasy ti permette di scrivere tutto quello che si cela nella tua fantasia, ti permette di vivere in un mondo del tutto tuo, che può essere distante anni luce dalla realtà, ma altrettanto reale.  Il Fantasy può essere però un’arma a doppio taglio: perché, se da un lato ti spiana la strada per creare qualcosa di epico, basti pensare al Signore degli Anelli o a Harry Potter, dall’altro spesso ti induce a cadere nella banalità. Il segreto secondo me è liberarsi da tutto quello che si legge e lasciare che sia la fantasia, non la razionalità, a scrivere. 

3- Quanto tempo hai impiegato per scrivere il tuo romanzo?

Ho impiegato 3 anni per scrivere l’intera trilogia. È stato difficile, soprattutto perché alla mia età lo stile cambia continuamente. Perciò una volta conclusa l’ho dovuta in gran parte riscrivere. Può sembrare quasi una pazzia, ma io credo che la cosa più importante sia compiacere se stessi, e non avrei mai sopportato di pubblicare dei libri di cui non ero fiera.

4- C’è stato un momento in cui hai pensato di abbandonare tutto?

Sì, ce ne sono stati diversi, soprattutto durante il mio primo anno di liceo. È stato difficile superare alcune delusioni, abituarmi a far coincidere gli impegni e trovare non solo il tempo ma anche la voglia di scrivere.  Alcune volte guardavo quei capitoli e mi veniva voglia di cancellare tutto e smettere. Ma si può smettere di respirare? No. E scrivere per me è necessario quasi quanto respirare; smettere mi ucciderebbe.

5- Qual è il personaggio che ami di più e quello che odi di più del tuo romanzo?

Il personaggio che amo di più è senza dubbio il protagonista. Anthony è parte di me, della mia mente e del mio cuore, ed è indescrivibile la sensazione di provare le sue stesse emozioni, di vedere con i suoi occhi, di piangere il suo dolore. Il personaggio più odioso è forse Amyas, perché la sua cattiveria è effimera, la sua personalità povera. Ma era esattamente così che lo volevo: cattivo, impotente, vuoto.

6- La notte esercita un fascino molto intenso su di te e lo si evince chiaramente dalla storia che racconti. Spiegaci i motivi di tale attrazione.

Il fascino che la notte esercita su di me, non è altro che la lontana eco di quanto ho impresso in Sybil. La notte per lei è qualcosa di meraviglioso, è la fonte di ogni suo potere, ma è anche il motivo della sua rovina. La notte è vita e morte insieme: uccide il giorno, ma ti riporta alla vita. È il momento più caotico della giornata, quando non sono i ronzii delle conversazioni a perseguitarti, ma l’affollarsi dei pensieri. Io amo e odio la notte, e volevo che questa coincidentiaoppositorum diventasse il fulcro della storia. 

7- Quale personaggio ti ha creato maggiori difficoltà nella stesura e con quale invece hai trovato maggiore affinità?

Il personaggio a me più affine è Sybil. Mi rivedo nella sua forza e nella sua debolezza, nel suo modo di amare soprattutto. Lei si affeziona alle persone tanto da starci male, il suo amore e il suo affetto sono veri e dolorosi e questo lato del suo carattere esplode nel finale, quando sente di star perdendo una parte di se stessa. Anche io ho vissuto un’esperienza simile, e ho cercato di imprimere in quel dialogo disperato la tristezza che si prova quando un’amica così importante si allontana da te. Ma ho realizzato che non c’è lontananza che possa distruggere l’affetto.
È stato difficile invece soffermarmi su Knight, descriverne le azioni, il comportamento, la personalità, solo con qualche apparizione.

8- Hai mai seguito un corso di scrittura e cosa pensi a riguardo?

No, non ho mai seguito alcun corso. Penso che sarebbe un modo di migliorare, di affinare la tecnica e di impreziosire il proprio stile, ma non è indispensabile. La scrittura è qualcosa che nasce dal cuore, ha bisogno di pratica, non di insegnamenti.  Nessuno può insegnarti a scrivere, nessuno può dirti come far coincidere mente e cuore su una pagina bianca.

9- Il ricatto della luna è il primo di una trilogia dedicata alle creature della notte. Quanto conta per te la scelta del titolo e la cover in un romanzo?

Sono entrambi elementi molto importanti. Il primo, il titolo dei libri e della trilogia, deve provare ad imprimere nei lettori le stesse sensazioni che suscita nello scrittore. La cover del romanzo deve attirare il pubblico, deve essere d’effetto e catturare l’attenzione. Nei miei libri ho curato molto la scelta delle copertine, scegliendone di simili in modo da legare strettamente i tre volumi della trilogia, ma allo stesso tempo desideravo delle immagini che potessero esprimere un carattere importante del libro.

10- Nell’universo che racconti, c’è spazio per tutte le emozioni umane e bestiali. Ma l’amore e la rabbia sembrano essere quelle dominanti e che inchiodano, seppur per motivi diversi, la vita sia di Anthony che di Sybil. Cosa vuoi trasmettere con le tue storie? Cosa vuoi che arrivi ai tuoi lettori?

Volevo porre l’attenzione su quanto sia difficile amare e difendere ciò in cui si crede. È forse questa la cosa più faticosa della vita; ma senza ideali la vita vale ancora qualcosa? Spesso gli ideali ci portano a combattere contro tutti, come Jayden che antepone i propri valori a tutto il resto, senza pensare alle conseguenze. Ormai troppe persone seppelliscono la coscienza per interesse, perché non vedere, non sentire e non parlare è molto più facile che combattere, ma io non voglio essere così. Io sarò diversa, io sarò migliore. Certo, difendere se stessi è difficile, ma non impossibile; è questo che volevo trasmettere. Anthony e Sybil devono combattere contro la cattiveria a cui sono destinati, ma non perderanno mai se stessi.

11- Chi è Giusy Sorci nella vita di tutti i giorni?

Io sono soltanto una diciassettenne la cui vita ruota attorno alla scuola, alla famiglia e agli amici. Amo studiare, e gran parte del mio tempo lo passo tra i libri, forse anche più di quanto vorrei; amo stare con gli amici e trascorrere giornate tranquille, oppure stare sola e scrivere, perché in realtà io non sono mai sola. Non c’è solo il mio libro, la mia testa è costellata di tante altre storie e di persone che non esisteranno mai, forse non verranno mai neanche scritti. Questo lo devo alla mia migliore amica, perché abbiamo passato tutta la nostra vita a creare personaggi, a inventare storie, a renderli veri.

12- Se dovessi dedicare il tuo romanzo a qualcuno, a chi lo dedicheresti?

A dire il vero non lo so. Ci sono tante persone che meriterebbero la mia dedica: la mia famiglia perché non si è mai stancata dei miei sbalzi d’umore e mi ha dato la forza di andare avanti sempre; alla mia migliore amica perché mi sopporta da tutta una vita, e credimi, alcune volte non mi sopporto neanche io; ad alcuni miei amici perché hanno consolato le mie lacrime e mi hanno dato una mano per rialzarmi quando sentivo che da una caduta non mi sarei potuta più riprendere; ad una mia professoressa delle scuole medie perché mi ha aiutato proprio nel momento in cui io avevo bisogno di spiccare il volo e credere in me stessa; alla mia attuale professoressa di lettere classiche perché anche se ho spiccato il volo, ancora volo ad un palmo da terra e lei mi ha sempre aiutato a non schiantarmi al suolo. A chi lo voglio dedicare? A tutti loro, e anche a tutti quelli che mi hanno fatto del male, perché se sono quella che sono è grazie a chi mi porge la mano per rialzarmi, ma anche grazie a chi mi butta giù.

13- Dopo la trilogia Le catene della notte, scriverai ancora o stai già scrivendo?

Sto già scrivendo, perché ho previsto una seconda trilogia strettamente collegata a questa e sono già a lavoro per realizzarla.

14- Donaci una citazione da un romanzo che ha un significato importante per te.

“È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio.”
(Il piccolo principe)


4 commenti:

  1. Interviste sempre molto interessanti!
    Grazie per le tue recensioni e il tuo lavoro.

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  2. Le tue recensioni sono sempre approfondite e quello che fai è solo da apprezzare.

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