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giovedì 30 luglio 2015

Adamante di Maria Silvia Avanzato Recensione

Buongiorno lettori! Anche oggi vi lascio la recensione di un romanzo molto bello scritto da Maria Silvia Avanzato, intitolato Adamante, inviatomi gentilmente dalla casa editrice Edizioni della Sera, che ringrazio ancora per la fiducia.
Un noir pieno di sorprese, sui generis, capace di mescolare paura e mistero, scoperte e descrizioni ambientali e dei personaggi talmente intense da non lasciare scampo.


A voi la lettura!



Titolo: Adamante
Autore: Maria Silvia Avanzato
Editore: Edizioni della Sera
Pagine: 234
Genere: Thriller
Prezzo: € 14,00
Ebook: -
Uscita: 2013

Trama


Case Adamo. Un pugno di case sperdute fra le colline emiliane e al centro, l’Adamante, il vecchio cinema che il Duce inaugurò tanti anni prima. Un palazzone cadente, diventato luogo di ritrovo per Guerzo e i suoi amici. Angosciante è il ricordo di quel ragazzino che, anni prima, mise male un piede e vi precipitò trovan- done la morte. C’è chi giura di aver visto una bambina piccola e minuta che vive lì, fra le mura divorate dal muschio. Ogni abitante del paese può dire la sua su quel blocco di calce e ora che Rachele, l’erede dell’impresario Biasetti, è tornata, qualcuno trema all’idea che quel posto venga raso al suolo e rimpiaz- zato da un supermercato. Ma l’Adamante è ancora vivo. Vivo nei tentativi della gente di proteggerlo, nelle scorribande dei ragazzini che lo frugano di notte, in chi ricorda e organizza macabri scherzi. Vivo per il becchino Senuga che percorre le vie del paese all’alba per punire chi si macchia di orrendi peccati. Vivo per Lucio, quel ragazzone ritardato dalle mani forti. Vivo per la vecchia Matilde che muore nel suo letto lasciandosi alle spalle un piccolo tesoro.

Maria Silvia Avanzato è nata a Bologna nel 1985. Finalista al Mystfest 2010, vincitrice di Lama & Trama 2011, Esperienze in Giallo 2010, Nero di Puglia 2011 e numerosi altri concorsi. Ha pubblicato il giallo per ragazzi Ratafià per l’assassino (Forme Libere), il chick lit Granturco su Foglia di The (ARPANet), il romanzo di formazione L’età dei lupi (Voras), Cipriavaniglia (Damster), il noir Il morso degli angeli (Senzapatria) e Crune d’aghi per cammelli (Fazi Editore, 2013). Collabora con testate online, associazioni culturali e web radio.




Adamante è un romanzo noir dalle tinte cupe e folgoranti. Un romanzo che del nero se ne sbatte ma nello stesso tempo lo erge a suo signore assoluto, davanti al quale stile, linguaggio e trama si inchinano ai piedi di una creatura di carta dall’anima dannata. 

Il cinema Adamante è il protagonista silenzioso e intoccabile dietro al quale si muove il telone del palcoscenico sul quale saltellano come pazzi indemoniati i personaggi che di questa storia sono i salvatori ma anche coloro che la maledicono e la rendono un susseguirsi di misteri e di scoperte al limite dell’orrido. Un romanzo per certi versi terribile, in cui si mescolano paura, meraviglia, presenze sinistre e scottanti, sangue e morte, vendette e tradimento, una finestra cieca su Case Adamo, un paesino che si trova a metà strada tra Bologna e Modena, assolutamente inventato, inchiodato al suo destino dalla gente che ci abita, che ci respira con il proprio alito insano, che lo impoverisce e lo imbruttisce giorno dopo giorno per nascondere i propri misfatti agli occhi del mondo.

“L’Adamante guarda verso il basso con i suoi finestroni neri dai vetri fracassati, ora più simile alla bocca ingorda di un gigante, spalancata tra le piante.”

Ogni singola vita di quel luogo infestato e maledetto è controllata dal cinema ormai in disuso, abbandonato a se stesso ma ancora tronfio e spettrale da quando il Duce, nell’anno 1936, lo ha fatto costruire, mettendo così in evidenza il suo amore dichiarato per questo angolo di mondo dimenticato. Anni e anni di solitudine, di nero e di magma incandescente che si nasconde nelle esistenze di ciascuna figura che calpesta il terreno antistante il terribile mostro dalle orbite vuote e dallo spirito intransigente. Sembra che il cinema non perdoni perché in realtà non perdona nessun personaggio che vive a Case Adamo, sono le loro voci, le loro parole e le loro azioni sporche e malate a colmare la fame soprannaturale del loro silenzioso signore.

L’apparente pace del paesino ingrigito e solitario viene interrotta dall’arrivo di Rachele, la figlia del vecchio proprietario del cinema che ha tutta l’intenzione di venderlo, senza ascoltare nessuna ragione. Non ne può più di quel luogo nefasto, spazio in cui il tempo sembra essersi fermato in modo insano, avvolgendo nelle sue spire di malvagità e straniamento ogni singolo respiro di chi ci abita. L’Adamante è una figura incredibile, capace di toglierti il sonno ma nello stesso tempo di risvegliare dentro te antichi ricordi, memorie sbagliate, vecchi rancori che presto o tardi dovrai trovare il modo di colmare. Rachele si ritroverà preda di strani personaggi che voglio intimarle a tutti i costi di non vendere quella proprietà. Inizialmente sembrerà vittima fragile di quelle strane presenze fatte di carne ed ossa eppure sempre più spiritate, così simili allo stesso cinema, il quale padroneggia indisturbato sulle sue anime perse e a lui incondizionatamente devote.
Ma dopo, lentamente e con cura quasi maniacale, l’autrice, assoluta padrona di questa storia terrificante, svelerà pesanti colpe, capaci di macchiare anche il più puro dei cuori, senza lasciare tracce. Perché sì, ogni personaggio di questo romanzo appare innocente fino a prova contraria eppure su alcuni di essi piove impietoso il marchio della colpa, sul viso o sul corpo, persino nella follia di una personalità devota al male, così come il bosco segna imperturbabile i fatti chiacchierati di ciascuno di loro, presi e raccolti nelle grinfie e nella voce vecchia e stridula di Matilde. Quella che potrebbe essere considerata la strega del paese, che vive lontano, immersa in uno spazio chiamato “orrido” dove le coppiette vanno a copulare e dove ella, come un gendarme incattivito, prega  un Dio cattivo affinchè muoiano tutti, indistintamente perché quello è il suo posto ed è sacro.
Ma sacro a chi? Ad una Madonna tanto terrificante da avere un suo mattatoio personale? In quello stesso bosco si nasconde una cappella nella quale ogni croce è il simbolo di un sacrificio e tutto appare improvvisamente sinistro, informe, sbagliato.

Lo stile dell’autrice è nero più della notte ed è talmente descrittivo da farti quasi soffocare. Te li mette davanti agli occhi i personaggi, ti racconta fino ai più piccoli difetti, usa metafore, mezze poesie, visioni vivide per non farti distrarre. L’approccio è colloso, non te lo scrolli di dosso, ti senti appiccicato tutto quel male e quella follia spezzettata che va lentamente denigrandosi, trascinandosi dietro qualsiasi forma di ragione e di logica.
Ogni figura, dai giovani Fish, Bag e Guerzo, al malandato Loris, al peruviano Damian, alle donne spigolose e marce come Olga o Bice, fino al vecchio Don Alfio, passando per la buon anima di Senuga, il becchino del paese, morto tra i morti, beffeggiato dalle risate dell’occulto, e incrinato dai pensieri di coloro che ha ricattato, è descritta minuziosamente tanto da farti venire il voltastomaco per la bruttezza, per l’efficacia, per la precisione che l’autrice ci ha messo che ti viene da chiederti ma dove le ha viste tutte queste anime perse, dove li ha pescati questi mostri legittimati, sono invero risaliti dai suoi più profondi incubi?

Una domanda che rimane sospesa, che puzza di marcio e chiuso, di abbandonato e di malvagio come tutto ciò che cresce e mette radici in quel paese dimezzato. In quello spazio in cui non c’è posto per la benevolenza ma solo per il peccato.
Io pecco, tu pecchi, egli pecca… questo sembra essere il mantra indefinito che ciascuno pronuncia dentro se stesso. L’unica preghiera fatta di affermazione e di alta coscienza di cui tutti si rendono conto e che conservano nei luoghi più innominabili del loro cuore.
Sembrano tutti cadaveri, zombie fatti di pasta andata a male, tutti sul punto di esplodere, tutti con qualche cattiveria da dire, infilata proprio lì in mezzo ai denti marci e putridi, espressione muta di risate da burattini.

Lucio, un altro personaggio mistico nella sua scelleratezza. Un covo di vermi di peccati e nefandezze, un corpo che rigurgita sudore e bestemmie, una malattia della testa che si ripercuote come forti e pesanti palate sulla sua stessa vita e sulle persone che lo circondano. Un martello di ingratitudine che si adatta così dannatamente bene con il padreterno nero che sembra non vedere, l’Adamante dal sorriso di finestre nere che sorride perché non è altro che un bastardo ironicamente spettrale.

“E chi vuole bene a qualcuno in questo posto? Sai a cosa vogliono bene, questi qui? Al cinema maledetto, a quello lì.”

Lo stile di Maria Silva Avanzato è disincantato perché è stridente, pullula di aggettivi, di confezioni di odori e sapori, di una vista immaginifica eppure così sventrata e ripulita di qualsiasi forma di sdolcinata poesia. E’ piena di visioni che traboccano orrori, scalfiscono i catenacci della morale e raccontano l’odio come la più naturale delle forme d’amore.
La solitudine suona in quei luoghi e la Madonna piange sangue, quello vero, nel suo piccolo mattatoio, di vermi e croci.

“Quella piccola casetta perde porzioni di pietra come una pelle morta, dura a staccarsi. Pare che ragnatele, rampicanti e polvere l’abbiano imbavagliata per sempre. E’ troppo solitaria e nera, un posto dimenticato che non sente voci e non vede passi da troppo tempo e lo sa, te lo ricorda, tanto che l’Adamante è più vivo di lei, più rumoroso.”

Adamante è un romanzo crudele e astuto, ha una sua voce, una sua personalità, un suo orgoglio fatto di parole scritte e rumore, atmosfera e ribellione. E’ mostruoso come lo sono gli abitanti di Case Adamo, è orrido come lo è ciò che si nasconde nel bosco, è giusto come la giustizia di Senuga, è gelido come la coscienza di tutti. Non c’è amore in quel luogo appassito agli occhi di Dio, c’è la carneficina dei sogni, il colpo basso dei desideri andati in malora, le risate macabre di una vecchietta storta che guarda con soddisfazione andare in pezzi il suo paese, cicatrizzato con il sangue del diavolo.

Avanzato ci consegna un romanzo che sembra essersi scritto da solo, troppo completo, troppo infido, furbo, uno che nel buio ci sta fin troppo bene, ci sguazza per portarlo a galla eppure sembra che non lo smuovi, non lo intacchi, come il più puro dei diamanti, come il più duro dei metalli. Te lo ritrovi la notte, persino con la paura di sognarti la vecchia Matilde che dall’orrido ti punta con il suo sguardo di tomba… Tanto per lei sono tutti assassini a Case Adamo e come darle torto?


22 commenti:

  1. Anche questo mi manca !!! Con le tue recensioni mi mandi in banca rotta dai libri che devo prendere !!!

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    1. Lo so, sono troppi i libri da leggere, anche a me succede lo stesso ma ciò che manca principalmente è il tempo per leggerli tutti *_*

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  2. Voglio leggerlo assolutamente! :)
    Vedo che nei tag hai messo anche "giallo"... quindi c'è un mistero da risolvere?

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    1. E' bello, Chiara, molto "cattivo" ;-)
      Penso ti possa piacere, inoltre è scritto benissimo. Giallo perchè c'è il mistero di alcune morti irrisolte, è come se ci fosse un alone di soprannaturale che aleggia nell'aria ma non venisse mai dichiarato esplicitamente. La stessa presenza-assenza del cinema che in fondo è inanimato sembra essere umano... :-)

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  3. grazie a te ci sarebbero tantissimi libri da comprare *___*

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    1. Eh... il bello e il brutto delle recensioni! ;-)

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  4. Sono sempre fantastiche le tue recensioni! Mi fai venire voglia di comprare tutti i libri :D

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  5. adoro il tuo puntatore del mouse, apparte questo le tue recensioni mi piacciono sempre un sacco...
    ho comprato i ricordi non si lavano perchè mi ricorda molto la mia di storia :(

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    1. Grazie Chiara, se vuoi un puntatore del mouse simile puoi consultare il sito di Iolecal. Mi avevi detto che lo avevi comprato ma non sapevo il motivo, spero mi farai sapere che impressioni ti ha lasciato la lettura. :)

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  6. mi piacciono molto i noir, questo non me lo farò sfuggire!

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  7. Curiosa di saperne di più e di leggerlo!!!

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  8. Mi ha incuriosito la trama e di sucuro lo comprerò.

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  9. Bellissima recensione.... finalmente uno dei miei generi preferiti.... lo compro oggi!

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  10. questo sembra molto interessante non ne avevo mai sentito parlare

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    1. E' molto bello, te lo consiglio se ami il genere!

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