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lunedì 27 luglio 2015

Il cielo resta quello di Francesco Leto Recensione

Buon lunedì! Oggi finalmente si respira un po’, il caldo si è leggermente alleggerito, anzi in questo momento è il vento a padroneggiare finalmente…
La recensione che vi propongo oggi è di un romanzo corale molto intenso, nel quale alla storia della famiglia narrata s’intreccia quella della grande Mia Martini.

E’ un romanzo commovente e profondo, scritto da Francesco Leto che s’intitola Il cielo resta quello.

Ringrazio la casa editrice Frassinelli per avermi scelto per recensire questo romanzo.


Leggete  e ditemi cosa ne pensate!



Titolo: Il cielo resta quello
Autore: Francesco Leto
Editore: Frassinelli
Pagine: 228
Genere: Romanzo
Prezzo: € 15,00
Ebook: -
Uscita: 2015

Trama

È uno degli ultimi giorni d'estate quando Maria, uscita di casa all'alba come ogni mattina, non vi fa ritorno. Dove sei fi nita, Maria? Tu che non te ne sei mai andata, perché mai avresti potuto lasciare quel mare. Ché a Bagnara Calabra tutti nascono col mare negli occhi e nel cuore. Qualcuno persino nella voce, come Mimì Bertè, che da bambina, a Bagnara ci tornava tutte le estati con le sorelle. Mimì, la cui voce è colonna sonora di molte vite, e della propria è benedizione e condanna. Con quel mare Maria ha sempre condiviso tutto. Ha il sapore del sale il primo bacio che ha dato al suo Carmine, quel ragazzo bello e vigoroso che tra tutte, alla fine, ha scelto lei. E libero come le onde è nato Domenico, quel suo figlio che, più degli altri, è la sua anima. U cardiddu lo chiamano, il cardellino. Ché come un cardellino, Domenico soffre ogni forma di prigionia. Quando il dolore entra nella vita di Maria, all'improvviso, troppo presto, che a piovere e a morire non ci vuole proprio niente, il mare è sempre lì, questa volta muto, incapace persino lui di darle conforto. Solo una voce allora continua a risuonare, quella di Mimì, ormai per tutti Mia Martini. Una sirena del mare, che da lì canta tutte le notti. Lo sai tu, Mimì, dov'è finita Maria? Una storia familiare autentica, intensa e poetica. Una dichiarazione d'amore per una terra che si perde nel cielo e in un mare senza il quale non si ha mai una casa dove tornare.

Francesco Leto, detto Caetanino, è nato il 5 aprile del 1983 a Cirò Marina (Crotone). Con il suo primo romanzo Suicide Tuesday(Perrone, 2013) è stato tra i dieci finalisti del Premio Sila '49 ed è stato candidato dall'editore al Premio Strega 2013.





Il cielo resta quello è un romanzo nel quale si fondono l’amore per una terra chiamata Bagnara, in Calabria, e per un’artista che porta il nome immortale di Mia Martini.
La storia di Maria, la protagonista e della sua famiglia, incastrata tra felicità, soddisfazioni, tragicità e dolori è il pane quotidiano che il lettore divora e con cui si sfama giorno dopo giorno mentre legge e la sua fame si moltiplica in virtù di quel sapere. La figura solitaria ma estremamente familiare di Mimì Bertè è a metà tra il fantasma e la logica presenza fisica di una bambina che vive in quella terra insieme alle sue sorelle, Olivia e Loredana e che funge da emblema di apertura e chiusura di una vicenda che la incornicia come protagonista simbolica, divinizzata, estranea alla completezza dei fatti eppur tremendamente parte di quel misterioso susseguirsi di fatti e racconti che rappresentano l’alito vitale della vita dei veri protagonisti.

Il romanzo si apre con la scomparsa di Maria il 20 settembre 1986 e procede, a ritroso nel tempo, deliziandoci di aneddoti e racconti profondi e marcati dell’adolescenza della giovane di Bagnara e della sua maturazione avvenuta attraverso l’innamoramento e poi il matrimonio con l’unico grande amore della sua vita: Carmine.

“Era bastato che Carmine le mettesse gli occhi addosso perché lei, in silenzio, gli si promettesse senza condizioni. Si vede che nella bellezza c’è un mistero più profondo di quanto si possa credere se basta un’occhiata furtiva e complice per legare due persone a doppio nodo.”

Un amore fulminante, diroccato come un castello dalle gelosie e dalle ossessioni giovanili. Fluido e sommesso come i segreti che devono restare nascosti fino a quando l’esplosione del sentimento e il riconoscimento pubblico del legame non rende i due innamorati marito e moglie davanti alla legge e davanti a Dio. Allora si lancia la passione da un corpo all’altro, unendoli in un sentimento primordiale, atavico, che parte dalle viscere e non sembra trovare un appagamento, un giaciglio, dove morire felice. E’ tutto un turbamento, un inseguirsi di sogni e meraviglie, coronati dall’avvento dei figli, due maschi e una femmina che completano quel quadro d’amore e dedizione estrema.

Lo stile di Francesco Leto è qualcosa che non avevo ancora letto. E’ palpabile, cangiante, pieno di colori e di odori di quella terra e soprattutto di quel mare: il mare di Bagnara. Un mare profondo, cristallino, così simile a quel cielo che lo sovrasta, così intinto nella voce di Mimì Bertè, la cui carriera verrà raccontata a sprazzi, fungendo da percorso parallelo a quello delle vicende principali. Le parole macchiano di orme la sabbia e nella voce e negli occhi di chi vive questa storia c’è il sapore salato del mare. Ma in quello stile corposo ed intimo, c’è anche nostalgia, mancanza, possesso e malinconia,  impigliati nella tela dei colori del sole, nel sudore e nella carne come se questa fosse l’unico brandello spirituale attraverso cui la musica delle emozioni può sopravvivere alla carta e all’inchiostro.
Il linguaggio è diretto, franco, spiritoso ma anche carnale, immediato, terreno, insabbiato così come è fatto di terra e di cielo quel luogo nel quale si racchiudono le malattie, le sofferenze e le gioie di un’intera famiglia.

Maria è una donna di Bagnara e l’autore le descrive come femmine forti e determinate, come la rappresentazione in carne ed ossa di quella terra all’apparenza ruvida, selvaggia, intensa  ma viva e solida come una roccia. Maria ha un carattere di marmo, niente riesce a scalfirla, niente può far vacillare la sua volontà e sarà proprio questa a renderla vittoriosa nel conquistare il suo innamorato e più avanti, nel permetterle di tirare avanti una famiglia preda di numerose difficoltà.

“Io, io posso anche morire, ma o da viva o da morta, se lo voglio, me lo prendo.”

Sono rimasta incantata di fronte alla descrizione delle donne di questa terra selvatica e ammaliante. Ogni donna raffigurata è un frammento di storia, un pezzo di carne strappato al corpo del mare. Un vento possente e battagliero, indimenticabile. Più di tutte la suocera di Maria, la madre inossidabile del bel Carmine, superba e arrogante, tronfia oltre l’eccesso stesso della ragione, antipatica ai paesani, imperiosa e disarmante, una femmina di ferro e fuoco al pari di un uomo senza innocenza e senza dolcezza.

La storia di Mimì Bertè si confonde con quella dei personaggi mentre l’autore, con delicatezza e sospensione, ci lancia elementi della sua vita e della sua crescita come donna e come cantante attraverso vari episodi e bastano davvero pochi tocchi d’artista per avere chiara e diretta, frontalmente vivida, l’immagine della grande Mia Martini.
Lei che prometteva che da grande avrebbe fatto la cantante o la bagnarota, lei che s’incantava di fronte al mare, che respirava nel silenzio del sale, lei che sarebbe diventata il simbolo di una voce indimenticabile. Icona di un talento irripetibile, adesso, proprio in mezzo a queste righe, il suo ricordo è ancora più immortale, perché è diventato letteratura.

Ma la tragedia, il dolore graffiano le pareti solide della vita di Maria e della sua famiglia al pari della sofferenza che lentamente abbraccerà anche quella di Mimì, seppur per motivi diversi, le lacrime nella loro sostanza e pulsante essenza andranno a bagnare i volti di quelle donne e di quegli uomini, avviluppati ognuno in un mondo proprio, nella loro personale solitudine.
Dopo la morte di Carmine, Maria non andrà più al mare. In quelle terre assolate e salate, quando una donna subisce un lutto non può più vedere il mare. Oltre al nero dei vestiti, la morte silenziosa negli occhi e la voce sommessa di un canto d’amore spezzato a metà, i suoi piedi e le sue gambe non saggeranno più la forza devastante ed immensa delle acque.

“Sei vedova: non puoi concederti la gioia di un bagno. Non puoi al tramonto alzarti il vestito fin sopra le ginocchia e sedere sulla riva con i piedi che si lavano nel mare.”

Il mare, ricordo e forma, realtà e devozione di Bagnara, è la culla, la nenia dolce e primitiva, il sigillo indistruttibile di quella famiglia perché in esso sprofondano quelle radici immaginarie, che nell’acqua fluiscono e ritornano al mare.
Le redini della famiglia di Maria verranno prese dal figlio maschio più grande, Domenico, detto Mimì o il cardellino, perché più di chiunque altro soffre la gabbia e l’ineluttabilità dell’esistenza. Un personaggio estremamente fisico, che vediamo crescere lentamente, pagina dopo pagina, ed assumere l’intero controllo della storia. Diverrà un uomo battagliero, carico di quei valori e di quella moralità promiscua e insita nell’animo di quella famiglia capace di rivestire anche il dolore più grande di coraggio e dignità.

Ma nonostante la morte, il sangue, la vendetta e la malinconia del vento e dell’aria eterna dell’estate, carica di profumi e voglie trasognate, il mare non dimentica. Il mare è il miracolo, capace di avvicinare le persone, di farle toccare anche laddove sembrava impossibile. Il mare come origine e  come protezione, nelle sue acque profonde e scure scorre il sangue del perdono e della riconciliazione con le fratture della vita.

“E allora l’acqua del mare è miracolosa, più miracolosa di quella delle chiese, pensò Maria, e che se quello era stato l’unico modo di farle guardare negli occhi  il figlio, allora avrebbe rischiato anche l’annegamento perché tanto sarebbe annegata contenta.”

Il cielo resta quello è un romanzo corale, nel quale ogni personaggio ha la sua pulsante verità da raccontare, imbrigliato, legato, incatenato come un pezzo irrinunciabile alla catena della storia principale. Francesco Leto racconta di una famiglia intima del mare, di occhi e cuore che si abbeverano alla fonte della acque, di una simbiosi fraterna, paternalistica, essenziale con quell’origine divina e speciale della quale tutti, indistintamente fanno parte. Soprattutto Mimì Bertè, calunniata e perseguitata dalle dicerie della gente, di quel mondo musicale invidioso e malvagio, seduttore e scarificatore di talenti per gelosia e ingannatore, capace di annientare una vita “che c’ha il mare nella voce… E ditemi voi se può esistere qualcosa di più bello del mare…”

Mentre è proprio il mare ad essere l’elemento che lega tutti i personaggi, la figura di Mia Martini è la colonna sonora delle loro vite, i cui momenti sono meravigliosamente scanditi dai suoni e dalle parole delle sue canzoni.
Il romanzo si basa su due fulcri fondamentali: il mare da un lato e la cantante dall’altro. Essi sono l’inizio e la fine del romanzo stesso, lo specchio riflesso della gioia e del dolore, fonte inesauribile di vita e di morte. Sono l’omaggio dell’autore verso questi luoghi e verso quel talento immortale, prorompente ed intenso, esempio di voce e di personalità ineguagliabili che neanche l’invidia e la morte hanno spento nel cuore degli uomini.

“Solo colui che non ha mai pensato di appartenere alle acque che hanno rinfrescato il suo corpo accaldato, sudato, maleodorante, non avrà mai una casa dove tornare.”

E Mimì è tornata alla sua casa nelle parole smorzate dell’autore che si mescolano ai suoni e agli assaggi selvatici della sua terra, di quel mare che nessuno può fermare, né Dio, né gli uomini.
E la nostra memoria sarà come quel mare, in quel cielo che non finisce, perso e rinato in quel suono che sa di sale, perché noi continueremo per sempre a sentire la bocca dell’eterno in quella voce.

24 commenti:

  1. Molto bella la sintasi di questo libro, mi hai fatto venire voglia di acquistarlo! *_*

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  2. Sembra molto bello. Mia Martini, tra l'altro, è un personaggio che mi ha sempre affascinato, mistico ed ambiguo, a differenza dell'insopportabile sorella ormai alla frutta...

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    1. E' vero, piena di contraddizioni come tutti i grandi artisti. Qui se ne parla donando al lettore piccoli assaggi del suo privato, del suo mondo giovanile, con poesia e con un senso di ineluttabile mancanza.

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  3. Lo leggerò molto presto anche se non rientra propriamente nel mio genere di lettura abituale. Complimenti per la recensione!

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    1. Grazie Cecilia, penso che ti piacerà! Verrò a leggerti sicuramente ^^

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  4. Mia Martini una grande voce ma anche un personaggio misterioso...deve essere interessante!

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    1. Molto misterioso, diciamo che ha contribuito a tutto questo anche la sua morte.

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  5. Sono una fanatica di libri. Sto finendo di leggere "la ragazza del treno". Appena finito quello mi fiondo su questo qua !!!

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    1. E' molto pubblicizzato La ragazza del treno che è un thriller. Questo viaggia su binari opposti, spero possa piacerti ugualmente!

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  6. Sarà sicuramente il mio prossimo acquisto ora sto finendo un romanzo bellissimo.

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    1. Quale? :-)
      Scusa se te lo chiedo, ma l'estate è un periodo di caccia grossa, cerco letture che possano ispirarmi! :-D

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  7. Mi hai incuriosito molto con questo libro, potrebbe essere il mio prossimo acquisto!

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  8. Una sintesi che mi ha conquistata..credo che comprero' prossimamente questo libro..Grazie mille per l'utile recensione.

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  9. interessante la trama di questo libro , molto triste la vicenda di mia martini. penso che lo leggerò.

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    1. Triste ma anche affascinante per certi versi. :-)

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  10. mi piace venire sul tuo blog , trovo sempre ottimi spunti di lettura
    Alessandra

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  11. Sembra davvero un bel libro! Grazie

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  12. Che bella trama lo consiglierò a mia sorella

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