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domenica 10 settembre 2017

❀ L'amica intervista: Roberto Ottonelli, autore di Il diavolo dentro

Buongiorno e buona domenica! Ci ritroviamo con l'appuntamento dedicato alle interviste. Oggi parliamo con Roberto Ottonelli, autore di un romanzo pubblicato con Delos Digital, intitolato Il diavolo dentro. Una storia che riprende la realtà, aggiungendo ad essa la creatività dell'autore per raccontare una storia non facile ma che può essere molto interessante.
Curiosi? Allora l'intervista!


INTERVISTA

ROberto ottonelli
Salve Roberto, grazie di aver accettato questa intervista e benvenuto!


1 - Cosa significa per te scrivere e quando hai iniziato seriamente a farlo?

Grazie del benvenuto e dell’opportunità! Scrivere è qualcosa che mi dà la possibilità di estraniarmi da tutto e vivere insieme ai miei personaggi. 
Ti direi che ho iniziato a scrivere seriamente dopo l’incontro con Franco Forte col quale ho trascorso una giornata intera e mi ha aperto un mondo a me sconosciuto. Mi ha reso chiara per la prima volta la differenza fra scrivere per diletto e rivolgersi a un potenziale pubblico. Una delle regole d’oro è di condurre per mano il lettore, non tradire mai le sue aspettative, farlo restare lì con te senza perderlo mai. Ad esempio avevo scritto inizialmente un capitolo in prima e uno in terza persona. Senza tanti giri di parole mi ha fatto capire che in terza non riuscivo a mantenere un punto di vista, ero confuso e il risultato scadente. Mi sono rimboccato le maniche e ho riscritto tutto in prima, col rischio di utilizzare tanti punti di vista, ma mi sono sentito di correrlo. 


2 - Cosa rappresenta per te questo romanzo? Perché lo hai scritto?

E’ un lavoro che viene da lontano che per lungo tempo ho pensato che sarebbe rimasto sul mio hard disk. L’ho scritto perché all’epoca dei fatti che hanno coinvolto le Bestie di Satana ne ero rimasto estremamente colpito in quanto Paolo Ozzy Leoni abitava a due isolati da casa mia ed era stato in classe con la mia ex moglie. Questo mi ha indotto a pensare che eventi che sembrano così lontani da noi non lo siano per niente.
Per me rappresenta un sogno che si avvera, senza esagerare. Ho sempre pensato che mi sarei voluto confrontare “col mondo dei grandi” e ricevere i riscontri che sto ottenendo mi riempie di una sensazione di pienezza, come se non esistesse altro!

3 – Perché hai scelto questo genere narrativo? Cosa ti affascina di questo tipo di narrazioni?

Diciamo che sono da sempre appassionato del genere, ho sempre letto libri di King, che per me resta un maestro nella caratterizzazione dei personaggi, e ciò che mi affascina di più è la possibilità di scavare in qualche modo dentro le personalità dei diversi protagonisti, mettendoli a nudo davanti al lettore. 

4 – Hai avuto molte critiche considerato l’argomento trattato che può urtare la sensibilità di qualcuno, pur essendo fatti che sono realmente accaduti?

Un aspetto che trovo sorprendente è che ho finora ottenuto solo un paio di critiche. Per il motivo che dici le avevo messe in conto e in tutta sincerità me ne aspettavo di più. Su Amazon un lettore in particolare ha ritenuto “immonda” la mia dedica a Paolo Leoni, ma pur essendo un ergastolano per me è un amico e confermo la mia posizione. Ovvio che non vanno mai dimenticate le vittime, che ci sono state, e che meritano tutto il rispetto. E’ il motivo per cui ho deciso di non soffermarmi su aspetti macabri per il gusto di colpire un certo tipo di pubblico.

5 - Le atmosfere del romanzo sono intrise di inquietudine e sono piuttosto oscure mentre il titolo è potente. Qual è il messaggio che i lettori dovrebbero cogliere tra incubi, sogni e realtà?

Il titolo è una citazione da “Il Corvo” in cui un personaggio secondario diceva “Ognuno di noi ha un diavolo dentro e non ha pace finché non lo trova”. Inutile nascondere che l’atmosfera che si respira è di inquietudine, talvolta di paura o di sgomento, ma penso che sia la vita vera, a volte, ad esserlo. Ritengo che non mi sarei potuto approcciare in modo diverso a questa specifica tematica.
Il messaggio che cerco di dare è appunto che la realtà sa essere molto più cupa dei peggiori incubi.

6 - Chi è Roberto Ottonelli nella vita di tutti i giorni?

Ho 39 anni e vivo a Milano, lavoro in un’azienda di telecomunicazioni e sono da poco più di due anni papà affidatario di un bimbo speciale che ci ha rivoluzionato la vita. A differenza di quanto si può pensare coi temi che ho trattato, ti direi che sono un ragazzo molto attento agli altri. Ho iniziato a scrivere durante il servizio civile che è il momento in cui ho toccato con mano la sofferenze altrui e scoperto di potermi rendere utile. Da lì ho iniziato a svolgere volontariato in diverse realtà a contatto con minori in difficoltà e sono esperienze da cui ho ricevuto molto di più di quanto ho dato. Capisco che possa sembrare che non c’entri col libro, ma c’entra con me e anche col mio approccio in generale verso la realtà che mi circonda, bella o brutta che sia.

7 –Quali emozioni provi mentre scrivi?

Cerco di vivere le scene insieme ai diversi protagonisti e in qualche modo provo le loro stesse emozioni, ma penso che non possa essere diversamente. 

8 – Di che colore è il tuo romanzo e se dovessi associarlo ad un odore, quale sarebbe?

Sul colore vado sul sicuro e ti direi nero. Per quanto riguarda l’odore invece metallo arrugginito, quello del sangue fresco.

9 - Se pensi ad una trasposizione cinematografica del tuo romanzo, quali attori vorresti ad interpretare i ruoli di chi e perché?

Anche solo ipotizzare una trasposizione cinematografica è qualcosa che andrebbe al di là delle mie più rosee aspettative. Se proprio devo fare questo sogno a occhi aperti ti direi che Manuela potrebbe essere Li Tyler, Clara Emma Watson, Michele Michael Wincott (il cattivo del Corvo), Pietro Heat Ledger (già che sogno, fammi sognare in grande!).

10 – Perché i lettori dovrebbero leggere Il diavolo dentro?

Per confrontarsi col loro lato oscuro, direi.

11 - Usa tre parole per definire il tuo romanzo.

Freddo, violento e oscuro.

12 – Ti chiedo di lasciarci con una citazione tratta dal tuo romanzo che vuoi leggano i lettori.

Ne avrei diverse, ma ne uso una che è stata la prima che una mia lettrice ha condiviso sul suo profilo, cosa che mi ha molto colpito:


"Bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è non rischiare nulla. La persona che rischia nulla, non fa nulla, ha nulla, è nulla e diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare e sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. Incatenata dalle sue certezze, è schiava. Ha rinunciato alla libertà. Solo la persona che rischia è veramente libera."

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