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sabato 24 gennaio 2015

Intervista a Mauro Muccioli, autore di Ai miei sogni non chiedo più nulla

Buon pomeriggio cari lettori, oggi vi propongo un’intervista molto interessante all’autore esordiente Mauro Muccioli, di cui ho già recensito il romanzo Ai miei sogni non chiedo più nulla. Leggete con attenzione e fatemi sapere le vostre impressioni!

Per chi si fosse perso la recensione, può leggerla qui.




Ciao Mauro, grazie per aver accettato questa intervista.
        

1- Cominciamo con una domanda che riguarda la scrittura in rapporto a te stesso. Che definizione daresti di te stesso come scrittore?

Non mi sento assolutamente uno scrittore, mi sento una persona che ha deciso di mettersi alla prova e di sfidare sé stesso. Amo talmente tanto scrivere, che ho deciso di mettere su carta le miei emozioni, le mie paure, le mie ansie e tutto quello in cui credo. Se questo vuol dire essere scrittore, allora ho cercato di farlo al meglio.

2- Cosa significa per te questo romanzo?

Questo romanzo è linfa per me. Ha dato vita ai miei silenzi e accompagnato per mano i miei attimi di solitudine. Ho iniziato a scriverlo alla vigilia di Natale del 2013, in un periodo davvero complicato nel quale non credevo più a nulla. Un periodo privo di sogni e certezze. Questo romanzo è nato come sogno e poi, giorno dopo giorno, è diventato certezza.

3- Scrivere è…

Scrivere è magia. E’ mettere per iscritto pensieri e parole che altrimenti sarebbero destinati a morire. Per me è stato anche molto terapeutico. Scrivere mi ha aiutato a conoscere una parte di me che era sempre rimasta nascosta, mi ha aiutato a capire quanta tenacia e forza si nascondevano dietro ai miei silenzi. Scrivere, molto semplicemente, mi piace!

4- Per un romanzo la copertina è molto importante. Raccontaci i motivi che ti hanno condotto a sceglierla.

La mia storia è incentrata sulle donne, sono loro le vere protagoniste di questo romanzo. Cristina non è solo la vittima su cui si basa la storia, è il fulcro attorno al quale si muove tutto. Così come Alessia, intelligente, misteriosa, bellissima. Quello che volevo dalla mia copertina era solo mistero. E l’occhio di una donna, disegnato dalla magica penna di Andrea Mengucci, è la cosa più misteriosa che esista per me. Volevo poi uno sfondo nero che lo facesse risaltare, come se quell’occhio uscisse fuori dalla copertina e prendesse vita. Infine il titolo, con la parola “Sogni” scritta in rosso… perché per tornare a sognare, si è costretti a fare i conti con il dolore e a sconfiggere i propri demoni.


5- Il titolo del tuo romanzo è molto suggestivo. Raccontaci i motivi della tua scelta.

Quando ho incominciato a scrivere il romanzo, il titolo non l’avevo ancora scelto. Non ho mai pensato inizialmente al titolo perché forse ancora non avevo ben chiara la storia. Poi, un giorno, in auto cantavo Ebano, una canzone dei Modena City Ramblers che parla di una prostituta costretta a mettere da parte i propri sogni per tornare a vivere. Quella frase, “ai miei sogni non chiedo più nulla”, l’ho cantata con forza e rabbia e alla fine mi sono detto… “Ecco il mio titolo, sarà perfetto!”. Lo è!

6- Hai detto che con la stesura di questo romanzo hai voluto realizzare un sogno. Cosa provi quando scrivi?

Dipende da quello che scrivo. Nel mio romanzo ci sono parti autobiografiche e parti di pura finzione. Quando scrivevo le parti personali, mi lasciavo guidare dalle emozioni, da quello che provavo ripensando ai momenti vissuti… ho scritto molte parti del mio libro con gli occhi lucidi e il cuore in gola. Il capitolo 13 ad esempio, quello dedicato a mia nonna che non c’è più, ancora oggi non riesco a leggerlo senza commuovermi. Quando invece scrivevo la finzione, la storia da me inventata, avevo il sorriso sulle labbra, perché pensavo di aver creato un giusto mix di mistero e colpi di scena.

7- C’è stato un momento nella stesura del romanzo nel quale hai avuto difficoltà tali da pensare di abbandonare tutto?

Si c’è stato. Non sono uno scrittore e quindi dedicavo le mie notti alla stesura del libro. Inizialmente sono stato guidato dall’entusiasmo e dalla voglia di mettermi alla prova, poi, ad un certo punto, mi sono completamente bloccato. Da maggio a settembre non ho più toccato nulla, non ho più pensato a nulla. Ero vuoto e privo di ogni ispirazione. Poi ho trovato un biglietto dentro ad un biscotto della fortuna, un biglietto che incitava a credere con forza nel raggiungimento dei propri obiettivi. L’ho interpretato come un segno. Ho cercato di spiegarmi per quale motivo non avevo più stimoli e poi, magicamente, una notte ho capito. Il problema non ero io, il problema era il mio libro… c’era qualcosa di sbagliato, qualcosa che non mi piaceva e mi frenava. è bastato spostare due personaggi, cambiargli il posto sul palcoscenico della mia storia e tutto è andato al suo posto, tutto, finalmente, tornava con quello che volevo… da quella notte niente e nessuno poteva più fermarmi. 

8- Perché hai scelto di scrivere proprio un thriller?

Perché amo i thriller. Se decido di leggere un libro, la prima scelta ricade sempre su un thriller. Mi piace il mistero, mi piace la verità raccontata pian piano fino all’esplosione finale. Volevo però scrivere un thriller razionale, senza fantasmi o spettri che ad un certo punto iniziano a volare. Volevo una storia che facesse riflettere perché vera e credibile. E poi volevo un finale sorprendente, un finale che emozionasse per primo me stesso. Ancora oggi, quando leggo gli ultimi tre capitoli, l’emozione che provo è indescrivibile.

9- Nella tua biografia c’è scritto che sei un programmatore informatico. E’ quello che avresti voluto essere?

Sì, ho sempre amato i computer e le tastiere. Da piccolo bastava darmi una vecchia tastiera collegata al nulla e io passavo intere ore ad ascoltare il rumore dei tasti che venivano colpiti dalle mie piccole dita.

10- Donaci una citazione da un romanzo non tuo che ti ha colpito particolarmente e che per te racchiude un significato importante. E donaci allo stesso modo una citazione dal tuo romanzo.

“Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito” questa frase, tratta dal capolavoro “La verità sul caso Harry Quebert” di Joel Dicker, è pura e semplice verità. Dopo aver finito di leggere un libro che mi ha lasciato dentro tanto, di solito ne accarezzo la copertina, lo guardo per l’ultima volta come si fa con una persona a cui vuoi bene, poi lo posiziono con cura nella mia libreria. Questa frase racchiude in poche parole quello che è realmente quel libro… un grandissimo libro.
Nel mio romanzo ho scritto una frase potente che dice “Tutto quello che veramente vuoi si trova al di là della tua paura”. Credo sia la verità. Solo spingendoci al limite dei nostri incubi, possiamo raggiungere quello che veramente vogliamo.

11- La storia che racconti è molto intricata. Come hai fatto a creare una trama tanto complicata, con numerosi colpi di scena e capovolgimenti di fronte? Da dove è nata l’ispirazione?

Questa domanda è difficilissima! Diciamo che è stato tutto un po’ sovrannaturale!! Prima di scrivere la storia di Mirko e Cristina mi sono documentato molto, ho parlato con un medico e con un parroco, ho fatto delle ricerche e ho scritto il finale del mio libro. A quel punto, sapendo come doveva finire la storia, ho cercato di spargere gli indizi in maniera precisa, in modo da giocare un po’ con il lettore. La cosa più complicata è stata far combaciare tutto negli ultimi capitoli, dare coerenza a tutto quello che avevo scritto nei capitoli precedenti. Quello che volevo era creare un colpo di scena alla fine di ogni capitolo. Volevo che il lettore non riuscisse a smettere di leggere perché la fine di ogni capitolo gli svelava un piccolo pezzo del mio puzzle. Ma credimi quando dico che molti colpi di scena sono nati nel momento in cui li scrivevo. Credo che sia stato il mio libro a decidere me, questa storia è sempre stata nella mia testa e un giorno ha deciso di uscire e mostrarsi a tutti!

12- Oltre Mauro che rappresenta il tuo alter ego, quale personaggio del tuo romanzo avresti voluto essere?

Sicuramente PJ. Nel romanzo Mauro non solo è coccolato e aiutato da PJ, ma è soprattutto spronato con fermezza a realizzare il suo sogno. Mi piacerebbe essere il PJ di qualcuno nella vita reale, spero di esserlo per mia figlia, spero di riuscire a trasmetterle la forza necessaria per realizzare tutti i suoi sogni.

13- Qualcuno sosteneva che quando un personaggio ti entra in testa non ti lascia in pace finché non gli hai dato la sua storia. La pretende. Qual è il rapporto con i tuoi personaggi? 

Volevo raccontare la mia storia. Questo romanzo è un’autobiografia travestita da thriller. Ogni personaggio racconta un pezzo della mia vita. Ognuno di loro ha un compito ben preciso, non solo per arrivare al colpo di scena finale, ma per raccontare ad ognuno di voi una parte della mia storia. Ogni personaggio ha uno scopo, sta al lettore cercare di capire quale scopo ha nel romanzo e quale nella mia vita.

14- Hai detto di non aver mai seguito un corso di scrittura. Cosa pensi dell’autopubblicazione? Ti senti davvero preparato per entrare in questo mondo, in cui si pubblicanodecine di libri ogni giorno? Ma soprattutto cosa ti aspetti? 

Ho fatto leggere il mio romanzo ad alcune piccole case editrici della mia zona. Devo dire che è piaciuto molto, ma alla fine quello che mi chiedevano, in cambio della sua pubblicazione, era di lasciare in mano loro tutto il mio lavoro. Sono stato geloso di quello che avevo creato con tanta fatica e ho deciso di auto pubblicarmi sapendo che, così facendo, avrei forse tolto visibilità al mio romanzo. Non so se sia stata la strada giusta, solo il tempo lo potrà dire, sicuramente non mi aspetto di diventare ricco e famoso, vorrei solo toccare più persone possibile, vorrei che la mia storia venisse tramandata dal passa parola della gente.  Sarebbe stupendo!

15- Perché qualcuno dovrebbe leggere il tuo romanzo?

Perché la storia di Mauro Bianchi è un po’ la storia di tutti. Ognuno di noi ha dovuto affrontare un periodo difficile, un periodo in cui tutto sembra andare storto e dove non riesci a vedere la luce. Questo libro parla di speranza, racconta di come trovare la forza dentro di sé per rialzarsi e tornare a lottare. Non è il solito thriller con vittime e carnefici, è anche una storia di amore e di speranza, ma non amore per una donna o un uomo, ma soprattutto amore per sé stessi, per quello che si costruisce giorno dopo giorno per realizzare i nostri sogni.


16- E’ un thriller che racconta non solo di un omicidio ma anche di ciò che si è disposti a fare per amore e soprattutto per vendetta. Tu credi nell’amore?

Non è facile per me rispondere a questa domanda. Sicuramente credo all’amore perché l’amore l’ho visto, l’ho toccato, l’ho respirato e grazie a lui sono cresciuto e sono diventato quello che sono. Ma penso anche che nella vita esistano infinite forme d’amore… amore per quello che si fa, amore per un amico vero, amore per i propri genitori, amore per la tua passione… la parola amore va al di là di tutto quello che si possono donare un uomo e una donna. Credo nell’amore, ci crederò fino all’ultimo giorno, perché senza amore non potrei vivere.


17- Ai miei sogni non chiedo più nulla è il tuo primo romanzo. Cosa bolle in pentola? Hai intenzione di scrivere ancora? E se sì, cosa?

Dopo la pubblicazione di “Ai miei sogni non chiedo più nulla” ero talmente stanco che non avrei mai pensato di poter tornare subito a scrivere. Avevo dedicato le notti dell’ultimo mese a lui, alla sua nascita e crescita. Ma dopo appena due settimane dalla sua pubblicazione, ho capito che scrivere per me è come una cura e non posso più farne a meno. Per cui ho iniziato a mettere su carta qualche idea di quella che potrebbe essere la prossima storia da raccontare. Credo di rimanere sempre sul genere thriller perché mi piace creare colpi di scena, ma anche nel prossimo romanzo ci sarà molto di me e del mio passato, ma anche del mio presente. Parlerà del bullismo e del difficile rapporto tra genitori e figli. Ho già trovato anche il titolo, ma naturalmente è presto per svelarlo.


18- “Volevo raccontare la mia vita mischiandola con un thriller, volevo mischiare verità e finzione.” Pensi di esserci riuscito?


Sì penso di esserci riuscito. All’inizio mi sembrava tutto così assurdo, non capivo come avrei fatto a mischiare gli attimi più importanti della mia vita, con una storia che ancora doveva nascere. Così, invece di scrivere in maniera lineare, un capitolo alla volta, ho iniziato a scrivere a piccoli pezzi. Ogni volta che avevo l’ispirazione scrivevo, scrivevo, scrivevo… C’è una scena nel libro che avviene esattamente allo scoccare della mezzanotte di capodanno, davanti alla chiesa di Viserba… sono poche righe, ma le ho scritte veramente col cuore e penso che il lettore lo percepisca… ebbene quelle poche righe le ho scritte un sabato sera, da solo, in un ristorante Giapponese su un tovagliolo di carta. Mi bastava l’ispirazione, non importava dove e con chi. Dopo di che, man mano che la storia proseguiva, cercavo di capire quale momento della mia vita poteva fondersi con la storia da me creata. Non è stato semplice, ma il risultato finale è esattamente quello che volevo e che ognuno di voi può leggere.
   

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