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mercoledì 14 gennaio 2015

L'amore conta di Carmen Laterza Recensione

Buon pomeriggio cari lettori, ho da poco terminato la lettura del romanzo di Carmen Laterza, intitolato L’amore conta, nel quale si mescolano riflessioni e cambiamenti tutti al femminile e che riguardano tutte le problematiche legate all’amore nelle sue molteplici forme. Una lettura profonda e determinata, che spinge molto a pensare e a riflettere su ciò che abbiamo e che vorremmo avere.

Come sempre fatemi sapere cosa ne pensate!


Titolo: L'amore conta
Autore: Carmen Laterza
Editore: SelfPublishing
Pubblicazione: 2014
Genere: Romanzo
Pagine: 276
Prezzo: 0,99
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Trama

Irene ha 38 anni, è sposata da due anni e vive nell’operoso Nordest di Pordenone. Lei e Luca non hanno figli e la loro vita agiata sembra scivolare via, giorno dopo giorno, senza lasciare traccia. Inquieta e alla ricerca di una scossa emotiva Irene una notte decide di iscriversi a Meetic, un sito di incontri. Inizierà così una lunga serie di appuntamenti con gli uomini più disparati, lasciandosi conquistare dalle loro storie e dai loro corpi. Ma Irene ha un passato che capitolo dopo capitolo si intreccia alla sua storia presente. Il primo incontro con Luca, l’inizio della loro storia, la scoperta dell’esistenza di una figlia avuta da Luca da un precedente matrimonio e per anni rifiutata, fino al loro matrimonio e al viaggio di nozze. Un passato che si alterna a un presente fatto di incontri con uomini superficiali, e perverse avventure. Un percorso, quello di Irene, che parte dall’inquietudine esistenziale, scivola nel cinismo e finisce nel tradimento. Sarà l'amore a salvarla, quello che si prova per gli altri e per se stessi, perché nella vita " l'amore conta, e sa contare."


Biografia 

Carmen Laterza, è nata nel 1974 a Pordenone, dove vive e lavora come Dirigente Scolastico. Laureata in Lettere e Diplomata in Pianoforte, ha recentemente autopubblicato il saggio musicologico I duetti d’amore nelle opere di Giuseppe Verdi. L'amore conta è il suo primo romanzo.



L’amore conta è un romanzo che ti parla direttamente in faccia, che ti guarda dritto negli occhi e ti dice “Io sono così, e tu?”. 

A questa domanda che si ripete sottilmente per tutto il corso del romanzo, attraverso le inquiete e spesso paradossali esperienze della protagonista, io ho fatto fatica a rispondere, perché sapevo che il vero senso di quella domanda non è come si è ma se si ha il coraggio di esserlo. 

Irene è una donna vicina ai quaranta, con un marito ed una vita apparentemente felice, con una lavoro e una soddisfazione superficiale che ad un certo punto comincia tempestosamente ad andarle stretta. Non sopporta l’uomo che ha sposato, le sembra di non riconoscere più quel Luca che molti anni prima l’ha completamente conquistata con la sua sicurezza e la sua determinazione, con la sua famiglia ricca e con il suo lavoro perfetto. 
La narrazione si sviluppa su due piani temporali differenti. I capitoli si alternano tra passato e presente, incorniciando alternativamente i momenti più addietro della vita di Irene e quelli legati agli attimi odierni, nei quali si scatena la crisi. 
Dai suoi ricordi, la relazione con Luca splende di dolcezza e familiarità, di amore e di passione, di rispetto e profondità, a parte qualche piccolo segreto che l’uomo fa l’errore di rivelarle troppo tardi che però non turbano l’idilliaco legame che in breve tempo si conclude in matrimonio. 
Lei lavora, lui anche, la famiglia di lui l’accoglie come la donna della sua vita senza la quale prima e dopo non ci sarà nulla, ma allora cosa manca alla nostra cara Irene? 

Alle soglie dei quaranta all’improvviso la vediamo una notte svegliarsi, e precipitarsi al pc per intrufolarsi tra le decine di foto di probabili conquistatori e conquistate del sito di incontri più famoso d’Italia: Meetic

Ciò che all’inizio sembrava un gioco, “giusto per guardare un po’”, diventa un’ossessione, un lento ed incisivo convincersi che sarà proprio in mezzo a quelle foto senza nomi reali e senza vite da conoscere, che Irene troverà ciò che le manca. Perché parliamoci chiaro, lei lo dice, e anche chiaramente: le manca qualcosa. Quella vita le va stretta, ormai si sente vecchia ed è ora di vivere per davvero. 


“Ho 38 anni e non ho più tempo da perdere.” 

Una rivelazione senza mezzi termini, che fin dalle prime pagine ci scuote e ci mette di fronte a questa inossidabile verità, a cui lei è giunta e ci giungiamo anche noi, con tutto il nostro bagaglio di sicurezze e certezze di una vita al limite della normalità, che traballano davanti a tale lucidità tragica. 


“Mi sono accontentata di ciò che mi è arrivato. Ma ho veramente scelto io?” 

In quanti si sono fatti questa domanda? Irene se la pone e cerca anche una soluzione. La cerca in tutti i modi, la cerca facendo male a se stessa e a chi la circonda, in particolar modo all’amica Anna, dalla quale si distacca perché lei non le mostra la comprensione che si aspettava. Oltre a Luca, nella vita di Irene c’è o meglio c’era un punto fermo fin da quando era adolescente e questo punto fermo si chiama Anna. La sua migliore amica, l’amica per la pelle, quella con cui condividi tutto, quella che non abbandoni neanche quando si sposa e ha due figli, quella che ti tiene per mano e che non ti lascia mai. 
 Ma anche l’amicizia come l’amore ha una fine, una sua stanchezza nascosta, che cova fino a quando non esplode in una nuova e drammatica consapevolezza. Irene comprende che Anna non condivide la sua scelta di “esplorare” altre vite, altri uomini, altre forme di slanci e di interessi pur di trovare la propria armonia. Anna è una che è diventata troppo banale, che si è accontentata di un marito e dei figli senza più lottare per la propria felicità. 

Il personaggio di Irene è descritto molto bene dall’autrice, che usa un linguaggio semplice ma scorrevole, facendosi leggere in modo piacevole e creando interesse. La prosa scivola e lentamente il carattere e la personalità di Irene si svestono di ogni paura e di ogni inibizione per entrare in un mondo fatto di sconosciuti e di mistero, nel quale saranno più le delusioni che le vittorie. 

Incontrerà tanti uomini, più giovani o con qualche anno in più di lei ma cosa le lasceranno questi pseudo incontri al limite del paradossale e della volgarità? Niente, altro che niente. Nessuno di loro è in grado di portarla dove vuole, di sfondare il muro di lacrime mancate nascoste da un’esistenza che l’ha resa prigioniera di una gabbia invisibile fatta di dolore e rabbia da quando la madre è morta. 

Irene è complicata, Irene è sincera con se stessa, Irene non si ferma. Mai. 

Fino a quando non ci sbatte la testa e allora deve rialzarsi e contare tutti i pezzi in cui il suo corpo e la sua anima si sono spezzati. 

Odia il padre perché è sopravvissuto alla madre, salvandosi in un incidente mortale che non ha saputo evitare. E allora la piccola bambina irrisolta ha trattenuto le lacrime perché la madre le diceva che era segno di debolezza e da allora non ha più pianto, ha solo covato una rabbia che l’ha condotta al limite della sopportazione e di una sottile malvagità contro l’uomo che l’ha messa al mondo e che non è mai riuscita a perdonare e mai ci riuscirà. 


“Provare pena per me stessa sarebbe già qualcosa, forse il segno di un’umanità che sento perduta. Invece se cerco dentro di me non trovo più nulla, né amore, né pietà, né speranza. Nemmeno tristezza. Solo rabbia.” 

Legami familiari che sopravvivono su fili fatti di cera, la cui consistenza è sempre sul punto di sciogliersi se fa un po’ più caldo, se la ferocia della rabbia prende il sopravvento ma finchè ci sarà quell’anonimo freddo tra padre e figlia, l’apparenza di un sentimento sarà tenuto in salvo. 

Carmen Laterza ci racconta di una donna che potrebbe essere chiunque, una donna che decide per se stessa laddove comprende che non prova più niente per l’uomo che ha amato. E’ stato triste leggere pagine intere dedicate a quelle emozioni che un tempo c’erano e che poi sono svanite, sostituite da distacco, noia, indifferenza mortale. Ho riconosciuto la padronanza dell’autrice dell’argomento, la sua capacità di raccontare i processi mentali di Irene e di spiegare di volta in volta il perché delle sue azioni fino a giungere al punto di non ritorno. 
E’ stato triste sì, ma anche dannatamente reale, privo di tentativi patetici di addolcire una situazione che di dolce non ha assolutamente nulla, solo per renderla più accettabile. 

Irene o si ama o si odia, sicuramente bisogna riconoscere la sua forza, la sua determinazione, la sua volontà di andare fino in fondo per scoprire cosa sta cercando pur di finire in un mondo che alla fine non le appartiene e non l’è mai appartenuto. Così come questo romanzo, o lo ami o lo odi. Vie di mezzo non possono esserci, perché vie di mezzo dentro non ne trovi. 

Irene vivrà esperienze divertenti e assurde ma dovrà anche fare i conti con la sua parte più oscura che la condurrà in un luogo chiamato trasgressione, dove la depravazione non è tanto lontana dalla perversione, e dove il limite può essere un bivio davanti al quale non si può sempre scegliere. Ma lei lo ha fatto, lei ci ha condotto fin lì e poi ha avuto la forza di scegliere, di farlo guardando in faccia il suo dolore, la sua inquietudine, i suoi fantasmi, prendendoli per mano e allontanandoli, uno per uno. 

Irene è stanca del conformismo, di ciò che la società ci impone, di vivere indossando dei ruoli, di recitare su un palcoscenico davanti al quale non esiste pubblico, perché siamo tutti attori, nello stesso modo, nella stessa ottusità.


“Scegli un posto e conformati, scegli un ruolo e recitalo: il resto verrà da sé.” 

Non siamo altro che appartenenza, ci hanno insegnato che la vita non è altro che appartenere ad una famiglia, ad uno status, ad una condizione, alla quale dobbiamo omologarci perché soltanto quando avremo scelto quel modello allora diventeremo riconoscibili e quindi entreremo a far parte dello squallido teatrino dell’umanità. 

Irene si ribella, Irene sceglie un’altra strada, Irene non ama, non sente più quell’amore che conta e che sa contare. E allora trova il coraggio di dare libero sfogo ai suoi sensi, alle sue emozioni, apre le porte alla ricerca e non importa se debba mettere in gioco la testa ed anche il corpo, non importa più, ormai il fine ed il mezzo diventano un’unica cosa insieme alla ricerca stessa di qualcosa che potrebbe non esistere ma a cui lei sente maledettamente di dover arrivare. 

E ci prova, sì che ci prova con tutta la forza di una donna, perché io ho guardato al di là del tradimento, semplice e di facile intuizione. Io ho guardato al di là della ricerca del sesso, della volontà di solitudine perché il dolore che ti porti dentro è troppo grande per non farti aggrappare ad una ricerca che non esiste. 

La verità è che Irene ha smesso di amarsi e ha cercato in quel tradimento qualcosa che senza amore non poteva avere. Ha smesso di rispettare se stessa prima degli altri, quando ha creduto che con il corpo poteva raggiungere sensazioni che solo l’anima può donarti. Ha confuso la ricerca con il mezzo e tutto è diventato un errore infernale dal quale solo le lacrime, quelle che hai trattenuto per tanto tempo, fino a scorticarti il cuore per non darlo a vedere, possono salvarti da quel baratro che porta soltanto il tuo nome. 


“Ma ci vuole amore per tutto questo, ce ne vuole davvero tanto. E io non ne ho abbastanza.” 

Non è vero Irene, tu ce l’hai e il finale di questo romanzo vi scalderà il cuore. Dopo pagine intere nelle quali lo sguardo della protagonista sembrerà vacuo, persino cieco ed insensibile di fronte al vero senso dell'esistenza. Dopo parole che come fiumi vi racconteranno di scene di sesso, di scambi di uomini, di passioni senza alcuna disciplina, arriverà un abbraccio, infinito e caldo come la vita di chi si prende cura anche di chi pensa di non meritarlo e vi dimostrerà che dopo tanto dolore, dopo aver toccato il fondo, dopo essersi persi e aver perso tutto, una lacrima può accarezzarti l’anima, riconciliarti con la vita e riempirti finalmente di quell’Amore che conta perché ci rende umani più di qualsiasi altra creatura sulla faccia della terra.




6 commenti:

  1. Col self publishing non ho mai avuto molta fortuna, su dieci romanzi del genere che ho letto, otto erano illeggibili - ma è solo sventura personale, non condanno chi fa una scelta simile.

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    1. A me invece è capitato di leggere romanzi poco curati pubblicati da case editrici NoEap mentre con il self publishing non mi posso lamentare, almeno per quanto riguarda la lingua italiana con tutte le sue regole...poi la storia è sempre soggettiva.

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  2. Mi piacciono molto le storie così, molto reali e tutte al femminile!

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  3. bella recensione, sembra che il libro valga la pena

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