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mercoledì 13 gennaio 2016

Sgambetto di donna di Luigi David Gandolfo Recensione

Buon mercoledì lettori! Oggi vi parlo di un romanzo che intreccia molti generi, dal giallo all’erotico con sfumature BDSM. Una lettura molto intrigante è stata quella di Sgambetto di donna, scritto da Luigi David Gandolfo. Un libro che consiglio per lo stile curato e la storia intricata ed interessante!




Titolo: Sgambetto di donna
Autore: Luigi David Gandolfo
Editore: Selfpublishing
Pagine: 283
Genere:  Romanzo Giallo/Erotico/BDSM
Prezzo: € 0,99


TRAMA


Una dominatrice professionista al culmine della sua carriera, un giovane creativo che si occupa d’intimo femminile in crisi d’ispirazione, una timida universitaria alla ricerca di visibilità tra i suoi colleghi emancipati, un ricco imprenditore milanese amante delle feste a sfondo sadomaso, un potente e perverso oligarca russo abilissimo giocatore di scacchi e segreto trafficante di donne. Sono i principali personaggi di una storia in cui l’atmosfera tipica del romanzo d’azione sfuma in quelle del thriller e del romanzo BDSM, e nella quale le vite dei protagonisti finiscono per intrecciarsi tra loro, mettendo in luce gli aspetti più intimi e segreti di ognuno, vizi e virtù insospettabili. Il racconto, inizialmente ambientato a Milano, vedrà spostarsi gli eventi in Russia e infine su un lussuoso yacht in crociera sul Mediterraneo, a bordo del quale, mentre segretamente si ordisce una congiura politica, i passeggeri assisteranno incuriositi a un particolarissimo spettacolo bondage.


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Sgambetto di donna è un romanzo che si legge con piacevole partecipazione, mi aveva attratta subito, fin dalle prime righe della trama e aveva alimentato la mia curiosità una cover in stile fumettistico e un genere giallo con risvolti BDSM. Insomma, un istinto che ancora una volta non ha sbagliato, il mio, e che anzi, ha ricevuto in cambio, come premio, una notevole sorpresa. 

La storia è quella di Betta, attualmente padrona-dominatrice, insomma Mistress di giochi e perversioni tra sadomaso ed ossessioni, che ha attraversato la tragedia del cancro e l’inutilità di una vita che l’ha vista costretta a ricominciare da zero, creandosi dal nulla il proprio destino. La sua scelta è ricaduta sul sesso e sulla volontà di incarnare umanamente e spiritualmente i desideri più laconici e nascosti dei partecipanti delle serate dedicate a questo genere di prestazioni sessuali. Betta, nome in codice Brunhild, la Valchiria, è una donna, una femmina in forma e contenuto dalla grande forza d’animo, vestita di pelle nera e con attrezzi adatti al contesto per rappresentare al meglio il senso del proprio ruolo di signora delle perversioni e del BDSM. E’ la numero uno in Italia, e non ammette cedimenti né risvolti amorosi nella sua attività di controllo del sesso altrui. Molto fredda e determinata, ha messo da parte il cuore per lanciarsi in una vita che le ha inferto le sue ferite come la malattia e il licenziamento dovuto alle sue cicatrici post cura proprio da parte di quell’azienda, Perle d’Intimo, che sarà al centro della storia.

“I due personaggi erano facce della stessa medaglia: lei era l’una e l’altra insieme; ma Betta rappresentata ormai solo un fatto privato, mentre Brunhild giocava con tutti gli altri.”

Come in una sorta di rassegna cinematografica, l’autore ci presenta passo dopo passo tutti i protagonisti. Dopo Betta, è il turno di Alfio, altrimenti detto Alfeo, un abile stilista che si ritrova a disegnare modelli BDSM proprio per quell’azienda sfrontata ed indelicata. Infine Serena, una giovane ragazza universitaria che è completamente fuori da questo insidioso sistema e che somiglia più ad una suora che ad una fanciulla moderna.

Una festa altamente pericolosa metterà in scena tutti i personaggi più importanti e permetterà al narratore di intessere gli intrecci necessari affinchè nuovi segreti ed altrettanti misteri scendano in campo, facendo interagire i protagonisti apparentemente più lontani, evidenziando vecchi rancori, improbabili vendette e nuove e sinuose scoperte.

Proprio a questa festa in stile BDSM, conosceremo Medved, il perverso oligarca russo con il quale proprio Betta ha un conto in sospeso, l’imprenditore Marini e persino la pura e innocente Serena, che imbucandosi nella festa sbagliata verrà coinvolta in uno spettacolo terribile e maledettamente doloroso non solo per il suo corpo ma soprattutto per la sua mente.

La festa fungerà da iniziazione verso questo mondo completamente avvolto dall’ombra eppure così soffice da apparire persino sofisticato e altamente godibile. Veniamo a conoscenza,  grazie allo stile scorrevole e preciso dell’autore, dei dettagli più importanti che riguardano l’atmosfera e soprattutto i giochetti centrali di questi momenti così incredibili e sicuramente indimenticabili. Per le persone facilmente impressionabili sono situazioni eclatanti ma l’autore riesce sempre a descriverle con distacco e consapevolezza. E’ chiaro che la scelta di usare una struttura simile come quella del mondo del BDSM è il punto centrale di tutta la vicenda, ciò che fa scoppiare la trama, ciò che esalta ogni minimo passaggio. 

L’argomento è scabroso, a tratti anche scandaloso per chi potrebbe considerarlo oltraggioso ma lo studio dell’autore rispetto a questa condizione sessuale così particolare ed intrigante, così diversa e curiosamente perversa, non è qualcosa di buttato lì a caso, tanto per dare una traccia alla trama ma è motivo di approfondimento e di conoscenza, che evidenzia tutto l’interesse nel voler creare un gioco di fili e di nodi tanto ingarbugliati da essere difficili da sciogliere. Con uno stile pacato e compatto, le pratiche vengono descritte ampiamente senza mai scendere nella volgarità o  in qualcosa di fastidiosamente perturbabile. Esse sono utilizzate per evidenziare la differenza che intercorre tra la normalità e la follia di coloro che partecipano a questi eventi, macchiati certamente di sadismo e a volte persino di orrore.

Più volte viene sottolineato il consenso che sta alla base di queste manifestazioni eppure l’evento scatenante di tutto l’intreccio è proprio un equivoco che metterà in serio pericolo la vita di uno dei personaggi, proprio quello meno avvezzo a questo genere di propensioni.

In un contesto stilizzato e in alcune scene persino fumettistico e imbrattato del colore giallo tipico di un thriller mancato, dove spie, rapimenti, giochi di potere e illusioni si giocano il ruolo di intrattenitori, il clima è sempre teso e intrigante. La voglia di scoprire non abbandona il lettore che avverte addosso la sensazione di qualcosa di nuovo, come mai visto, aleggiare sulla sua pelle fino a confondergli la mente. I colori sono scuri, a tratti l’atmosfera è dark e tagliente, le immagini che emergono sono ottenebranti e formicolanti, ti sembra di assistere davvero a qualcosa che è al di fuori del mondo, di quello normale. Qualcosa di drastico ma morbido al  tempo stesso, come una frusta di cuoio che t’invita a provare il non detto. I toni sono forti ma sempre contenuti, gli elementi più disparati si incastrano perfettamente e l’intreccio è ragguardevole. Quel mondo è fatto di realtà alternative, eppure qualcosa scappa sempre al senso di giustizia, per macchiarsi irrimediabilmente di criminalità e di illecito. 

Il bello di questo romanzo è scoprire fino a che punto i personaggi si spingeranno e quando, in che momento preciso, il limite della moralità e del consenso smetterà di essere teso e comincerà dannatamente a traballare. A quel punto il castello di carta delle vecchie promesse e dei tanto sospirati grazie, cadrà rovinosamente, rivelando il vero volto che si cela dietro le maschere di coloro che tengono in mano le redini di questo gioco, sporcandole.
I capitoli sono brevi, la lettura scorre, le descrizioni soddisfano nella loro sinteticità, in modo che l’autore non si perda in inutili vezzi capaci di alterare soltanto la lettura. E’ tutto molto diretto, per arrivare al sodo.

“L’essere umano è un animale, il più intelligente, è vero ma anche il più feroce: queste ragazze, così fragili e indifese… non può nemmeno immaginare cosa diventano passando da vittime a carnefici se gliene si dà la possibilità!”

Il rapporto dominazione-sottomissione è tutto un intreccio di possessione ed ossessione, figurativamente rappresentato anche dal concetto del disegno attribuito alle elucubrazioni mentali di Alfio, la cui mente e cuore appartengono a Betta.

“Ecco perché la Valchiria gli era sembrata così infinitamente attraente nella notte mentre si allontanava: era se stessa per se stessa.”

Il giovane, da quando la vede per la prima volta alla festa, né è profondamente attratto per tutto ciò che ella rappresenta. Anche lei è incuriosita da quell’uomo che appare completamente out rispetto al contesto a cui lei è abituata a tal punto che le due donne dentro di lei, quella sensibile e la dominatrice, lottano per imporsi l’una sull’altra.

“Quell’uomo aveva un animo così sensibile da essere riuscito a vedere attraverso la maschera della Valchiria, perché in quel ritratto non c’era raffigurata la personalità di Brunhild ma la dolcezza di Betta.”

Una connessione inaspettata metterà la vita di Betta nelle mani di Alfio ed emergerà proprio nei capitoli finali del romanzo la grande metafora su cui si basa tutta la storia: una improbabile e affascinante partita a scacchi particolareggiata, dove si giocherà fino all’ultimo brandello di umanità.

Ossessione, possessione, controllo, sadismo, tutti concetti che spopolano nella storia e che fungono da collante tra i vari personaggi che appaiono perfettamente inchiodati ai loro ruoli.

Betta è l’eroina.
Medved è il cattivo.
Marini è il pavido.
Serena è la vergine.
Alfio è il buono.
Claudio è la legge.

Infatti anche la polizia entrerà in scena proprio attraverso Claudio, poliziotto, vecchio amico di Betta. Persinso il KGB comparirà fornendo al romanzo quell’aria di spy story che sicuramente lo impreziosisce senza stonare minimamente.

La scena finale dedicata agli scacchi è impressionante e molto visionaria.
Lo stile dell’autore è nuovo, particolare. Egli passa con disinvoltura dalla narrazione semplice di fatti  e contenuti a descrizioni fantasiose e dettagliate di momenti differenti e persino drastici, sicuramente intensi. Attimi al di fuori della quotidianità che diventano eleganti ed interessanti per come vengono posti dalla maestria dell’autore che è capace di alleggerire anche ciò che potrebbe apparire più pesante e meno digeribile.

Sgambetto di donna è un romanzo scritto molto bene, capace di fornire un’immagine di un contesto non usuale come quello del BDSM che grazie all’autore diventa un ottimo co-protagonista di uno scenario avvolgente ed allo stesso tempo inquietante, dove Bene e Male come sempre si combattono ma questa volta con vestiti di lattice e sinuose figure che promettono sconosciuti e conturbanti piaceri. Un romanzo maturo, dal ritmo veloce, con scenari che cambiano e con un finale movimentato perfettamente in linea con tutto ciò che viene narrato.


 

2 commenti:

  1. Luigi D. Gandolfo14 gennaio 2016 10:00

    Grazie per l'ottima recensione,Antonietta, soprattutto per aver messo in luce gli elementi psicologici dei personaggi che mi sono sforzato di far emergere nella narrazione. Di nuovo grazie!

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    1. E' stata una piacevolissima lettura! :-)

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