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lunedì 11 gennaio 2016

Il fantasma di Lemich di Anna Maria Benone Recensione

Buon lunedì cari lettori! Ringrazio la Runa editrice per la copia e oggi vi parlo di Anna Maria Benone e del suo  Il Fantasma di Lemich, un romanzo introspettivo dal delicato sapore poetico, ambientato nel caldo Salento. L’amore è il protagonista, anzi, il fantasma dell’amore.




Titolo: Il fantasma di Lemich
Autore: Anna Maria Benone
Editore: Runa
Pagine: 154
Genere:  Romanzo
Prezzo: € 9,90
Uscita: 2013


TRAMA


Dopo una serie di sofferenze e fragilità, Lilia decide di affrontare il suo passato ritornando alle sue origini, nella sua amata terra: il Salento. I luoghi, i colori, gli odori, i sapori, risvegliano in Lilia antichi frammenti di memoria che si intrecciano tra le righe di un taccuino che le appartiene. Riga dopo riga Lilia riscopre se stessa e il vero senso dell’amore, abbandonando nel vento del sud ciò che per anni l’aveva ingabbiata: il fantasma di Lemich. Ci sono cose che si possono dire, altre per le quali è meglio tacere, altre, specchio di queste, che è necessario custodire per non morire in un pallido stagno mosso da onde immobili. Il silenzio e il tempo sono i guaritori di irrisolte risposte. Spesso si attende e si cerca qualcosa che non c’è, ma che nell’invisibile cresce rigogliosa alla ricerca di un nuovo risveglio. Ognuno di noi ha dentro di sé un fantasma, il fantasma di Lemich... L’amore incompiuto, l’amore compiuto, l’AMORE nel breve, preciso, conciso, incisivo romanzo di Anna Maria Benone. Un particolare intreccio in una fabula da scoprire...






Il fantasma di Lemich è pura poesia sottoforma di narrazione, una delle letture che amo di più. Questo genere di storie in cui si fondono l’amore attraverso l’introspezione psicologica, il viaggio nella memoria, la presa di coscienza dell’anima dell’individuo è la narrazione ideale per aprire le porte del cuore e sentirsi parte di un orizzonte infinito fatto di melodiosi canti e armonie.

Lilia, la protagonista, scopre storie e aneddoti che riguardano la vita di sua madre e poi della nonna attraverso la lettura di un diario che non solo la riporta ad un passato che si rivelerà lentamente sorprendente ma la metterà in stretto contatto con la parte più profonda della sua anima, senza filtri e senza mezze misure, ella imparerà a conoscere il fantasma di Lemich.
Tutti, secondo l’autrice, hanno un fantasma che li accompagna. Ma questo fantasma chi è?

E’ l’amore nella sua immensità, nella sua tragedia, nel suo essere infinito ed incastrato nei ricordi, nel presente, nel futuro, un’emozione senza tempo che sembra non avere scopo ma che attanaglia mente e corpo fino a che non riesci a liberartene.

Durante la lettura ho vissuto attimi di autentica creazione e manifestazione poetica, sprazzi di luce che incantano, rappresentati da frasi che ti scuotono e ti incidono dentro non solo per la loro veridicità ma per la loro delicatezza, purezza, fragilità.

Sembra un contrasto, non è così? Come può qualcosa di puro e delicato, ferire, incidere come fanno le parole dell’autrice… Il segreto sta nella loro musicalità, nella passione che contengono, nella sensibilità fuori dal comune che esprimono passo dopo passo, lettera dopo lettera, perché a volte una parola che ti arriva dentro è più forte e più violenta di uno schiaffo. Anche se quella parola parla d’amore, di sentimenti, di sesso, di carnalità, anche se queste sono tutte cose belle, ciò non significa che non ti facciano male, quel male che coincide con la consapevolezza della condivisione, del sentire umanamente ed artisticamente la grandezza e la verità di ciò che viene detto.

Il nome delle tre protagoniste è sempre Lilia e, tra idealismo e realtà, l’intreccio si dipana coinvolgendo anche figure maschili, come Michi e Sirio e naturalmente il fantasma che diventa via via più reale avvolgendo l’atmosfera della sua presenza fantastica e mistica, come fosse una vera e propria apparizione più sentita che vissuta realmente. Lo stesso per i maschi della storia, è come se non avessero una loro identità fisica ma fossero soltanto espressione di un flusso di coscienza della protagonista che li fa venire lentamente a galla.

Il romanzo, breve e pieno di frasi da ricordare, scorre placido ed elegante, con uno stile dettagliato e sinuoso, conforme ad un’autrice che con questa opera di esordio si qualifica come imperdibile.
Uno scritto che ha vinto un premio che ne attesta il valore e la qualità, l’intrinseca dote di cogliere l’anima del vissuto e di trasmetterlo direttamente al cuore. Mentre leggevo mi ha ricordato un altro romanzo, quello di John Boyne dal titolo Né all’amore, né alla notte. Una storia che io amo, ed in particolare le frasi mi hanno riportato proprio allo stesso concetto espresso anche in questo libro, amore e notte, amore e morte. Perchè anche il romanzo di Anna Maria Benone è attraversato dall’amore e dalla notte, dal buio dell’assenza, dal freddo dell’oscurità. Il fantasma che accompagna di notte, il buio della solitudine.

“Ti ho amato incondizionatamente trovando in te quello che credevo di cercare, annullandomi poco a poco, lasciandomi nell’anima ferite che prendevano la forma di fantasmi, lieti di essere con me nelle lunghe notti buie, post te.”

Sapete, sarei capace di recensire ogni singola frase di questo romanzo e non me ne stancherei mai, perché ogni parola produce un effetto disarmante dentro di me.
Concetti come la ricerca, il perdersi ed il trovarsi, la passione folle, il delirio dell’ammissione che l’amore non può essere una tragedia, così drammatico e tempestoso e come un treno che deraglia, impossibile da fermare.

“Dovevo frenare il folle vortice che mi stordiva, ma non ci riuscivo. Scoprii anch’io la mia umanità e il mio buio.”

C’è passione e dolcezza nello stile di questa autrice, ma anche una capacità che ci tengo a sottolineare: il portare fuori i moti indistinti della coscienza, i pensieri stralunati della mente, i sentimenti che hanno radici oltre la carne, fin nello spirito esistenziale.

E’ un cammino lungo e pesante al quale si accompagna la luce e il buio della terra del Salento, un luogo in cui ritrovarsi ma anche con il quale svegliarsi. Un risveglio delle membra e della vita stessa che deve finalmente trovare una sua dimensione, un aggancio, una strada per affermarsi.

Il fantasma di Lemich è un quadro poetico che assorbe i colori della terra della luce trasformandoli, ma solo per un attimo, nel buio della notte per un unico motivo: per guardarsi dentro al cospetto di ciò che è più nascosto e meno fruibile. Una volta raggiunto il nucleo della coscienza si può partire da zero, senza mai dimenticare il sapore delle emozioni, degli squarci sognanti ed incantati di un modo di raccontare che ti scalda il sangue e ti accarezza la solitudine.

“Ti ho amato nelle mie paure, nel mio fantasma, sipario del mio cuore.”

Una storia che sa di mare e di vento, di spiaggia  e di sale, di sole e di tormento. Una boccata d’ossigeno nel tempo stretto e costretto dell’indifferenza. Un viaggio metaforico che scava nell’animo di ciascuno di noi mettendo in evidenza con semplicità e naturalezza ciò che ci accomuna tutti, indistintamente: il fantasma dell’amore.



4 commenti:

  1. E' proprio così. Tra le pagine di un diario trovi ... quello che non ti sogneresti mai di trovare. <3
    E la tua recensione è poesia, come sempre.

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  2. Sono senza parole per questa meravigliosa recensione che toglie il fiato restituendo tra le righe il mio stesso respiro...
    Sono felice che la mia scrittura sia arrivata...
    Grazie di cuore.
    (Anna Maria)

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    1. Il libro arriva... e tanto, cara Anna Maria. :-)

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