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giovedì 14 ottobre 2021

Recensione: FRIDA KAHLO. UNA BIOGRAFIA di Maria Hesse

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Solferino, oggi sono davvero felice di parlarvi di un graphic novel realizzato dalla bravissima illustratrice Maria Hesse, che dedica questo libro a Frida Kahlo.

frida kahlo. una biografia

di Maria Hesse
Editore: Solferino
Pagine: 149
GENERE: Graphic Novel
Prezzo: 19,00 
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 2018
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟

Trama:
Un corpo segnato dal dolore e dalla passione, abitato da immagini impetuose e seducenti: Frida Kahlo fu molto più che sofferenza e angoscia, fu un'artista piena di vita. La sua pittura è lacrime e sangue ma anche festa e luci. Visse sempre agli estremi, oscillando dal colore al nero, dalla felicità alla tristezza più profonda, dalle risate ai canti. Fu una donna appassionata che non si rassegnò mai a restare nell'ombra del suo grande amore, il pittore Diego Rivera, e combatté per realizzare tutti i propri sogni, uno a uno. Visse con intensità i passaggi tragici quanto quelli più gioiosi dell'esistenza e questa grande forza è entrata come una magia nei suoi quadri. La biografia illustrata della grande pittrice messicana vista attraverso gli occhi e la creatività di María Hesse, artista spagnola che sa coniugare illustrazione e testo in un'esperienza visiva quasi tattile.

RECENSIONE

La vita di Frida Kahlo è unica e commovente, esattamente come questo libro, un graphic novel realizzato dall’artista Maria Hesse, che riesce con la sua fantasia a unire la verità di Frida e tutto il suo mondo immaginario, creando un libro speciale. 
L’alternanza di testo e immagini rende la lettura corposa e capace di trascinarti all’interno della storia senza lasciarti un attimo di respiro. 

Questo libro è un’opera d’arte. Perché la vita di Frida lo è stata, e perché Maria Hesse è un’artista straordinaria. Le parole sono poche, le parti dedicate al racconto palese delle vicende è breve, veloce, poco dettagliata, perché ciò che conta sono le illustrazioni. Basta un viso, quello di Frida, a bucarti lo stomaco. Basta notare una sua espressione piuttosto che un’altra per rendere quelle poche parole una straordinaria storia di lacrime e di sangue. Di teschi e di fiori. Di dolore e di sopravvivenza. 

È difficile raccontare la vita di Frida Kahlo, esistono tanti libri che narrano gli eventi che hanno accompagnato l’ascesa di questa pittrice unica nel suo genere, ma provare a descrivere quello che si prova entrando in punta di piedi nelle pieghe più nascoste delle sue emozioni, beh, questa è un’altra storia. 

È una delle poche volte in cui non credo di essere capace di descrivere a pieno quello che ho provato leggendo questo libro. Spesso mi sono dovuta fermare perché leggere gli avvenimenti estremamente tragici che hanno colpito la sua vita e poi restare a fissare per minuti interi le illustrazioni, mi hanno scombussolato cuore e stomaco. Mi sono commossa, ho sentito le lacrime pungermi gli occhi perché sapevo poco di ciò che aveva vissuto, e credetemi, se vi dico, che vale la pena leggere la sua storia. 

 
Soffocare il dolore è rischiare che ti divori da dentro.

Nasce nel 1907 in Messico. Da subito il destino le riserva una vita difficile: nasce con la spina bifida. Dopo anni subisce un incidente e rischia di morire. Nel frattempo non si arrende mai. Conosce intellettuali di tutto il mondo, la famiglia cerca di esserle sempre accanto, ma è l’incontro con Diego Rivera, a segnare profondamente la sua esistenza. 
Dolore e amore. Vita e sopravvivenza. È lui l’unico uomo che lei abbia mai amato. Ed è sempre lui che la tradisce, pur amandola a sua volta. 
Frida lo sa, Frida resta, Frida non se ne va. Mai. 

La pittura è un modo per guarire da se stessa. Afferma di non dipingere mai sogni o incubi, ma solo la sua realtà, perché è quella che conosce meglio. Questo è il motivo per cui, la maggior parte dei suoi dipinti raffigurano il suo viso, o trasfigurano tutto ciò che le è successo dentro e fuori la sua vita. 
È proprio dopo l’incidente che inizia a dipingere, lo fa in un letto, con uno specchio davanti, grazie ai colori che le ha regalato suo padre. Non c’è intenzionalità, non c’è nessun secondo fine. 
Frida è sola, una morta che cammina, mezzo corpo distrutto, la consapevolezza di non poter avere figli, la certezza di essere una creatura strana, con una forma diversa da tutte le altre, ma con un cuore gentile e pieno di colori. 
L’incidente le fa capire di essere diversa da tutte le altre donne, lo è sempre stata. Vive in un pianeta di dolore, continuo, trasparente come il ghiaccio, in modo da non nascondere nulla. 

Diego è Dio, Diego è dolore, Diego è sesso, Diego è amore. Lo sposa pur sapendo chi fosse quel pittore famoso perché Frida è sempre stata una donna che sapeva quello che voleva, pur andando contro se stessa e il suo benessere. Quando resta incinta e poi abortisce, il dolore immenso che prova lo trasferisce nei suoi quadri che squartano carne e ossa per la loro intensità e brutalità espressa attraverso un tocco che sembra dolore sulla punta di un pennello. 

 
Bevevo per affogare le mie pene, ma quelle infami impararono a stare a galla.

Frida continuerà a soffrire, ma l’arte, la sua arte immensa le darà la gioia che l’aiuterà a sopravvivere a un altro aborto e a un secondo incidente. Ammirata da tutti, la sua fama arriverà fino in America. Accettati i tradimenti del marito, avrà relazioni con altri uomini, ma il suo cuore apparterrà sempre e soltanto a lui. Le sue condizioni di salute peggiorano anno dopo anno, fino a costringerla a non uscire più di casa. Anche la sua pittura cambierà e dagli autoritratti si dedicherà alle nature morte. 

Leggere della sua morte, osservando le illustrazioni di Maria Hesse è stato ancora più incisivo. Non so come spiegarlo, io non avevo mai letto nulla di Frida Kahlo, ma conoscerla mi ha dato la sensazione di verità, una verità abbagliante e capace di scarnificare tutto il resto, di renderlo inutile a fronte di un dolore immenso, come se il destino si fosse intestardito contro questa donna e l’avesse messa continuamente alla prova. La sua anima era pulita, onesta, buona. 

Una donna che nonostante dovesse lottare quotidianamente contro le sue infermità, non ha mai smesso di credere in se stessa, nella sua esistenza, nel suo esserci nel mondo, e questo lo confermano gli autoritratti. Non sono un modo per autocelebrarsi, bensì sono l’unica strada che ha trovato per non fuggire da se stessa, per dare una forma al suo essere e inserirlo nel mondo. Il suo posto nel mondo. Un posto ammaccato, pieno di ombre, ma sempre un posto. 

Di fronte a lei mi sono sentita piccola, tutte le mie paure, le mie sensazioni negative si sono vaporizzate. Non ho mai provato un'emozione così. È stato troppo da sopportare, tant’è che ancora adesso, se prendo il libro in mano e osservo quei disegni, mi viene da piangere. 
La sua vita così pura nel suo dolore e nella sua felicità distorta, mi ha fatto capire che sono poche le cose davvero importanti. Ha scarnificato tutte le menzogne, le cattiverie, le gelosie, le illusioni, e mi ha mostrato la vera essenza di una donna. Una donna che non ha avuto niente, ma proprio niente di facile. Eppure è stata più donna di chiunque altro. 
Donna. Creatura. Essere umano.

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