Quando viene rinvenuto il cadavere di uno stupratore, la detective Kim Stone e il suo team sono chiamati a investigare.
Sembra un semplice caso di vendetta personale, ma l’omicidio è solo il primo di una serie di delitti che via via diventano più cruenti. È evidente che dietro tutto questo c’è qualcuno con un piano preciso da realizzare. Mentre le indagini si fanno sempre più frenetiche, Kim si ritrova nel mirino di un individuo spietato e deciso a mettere in atto il proprio progetto criminale, a qualunque costo. Contro un sociopatico che sembra conoscere ogni sua debolezza, la detective Stone si rende conto che ogni mossa potrebbe esserle letale. E così, mentre il numero delle vittime continua a crescere, Kim dovrà considerare ogni minima traccia, perché con un avversario del genere anche la più remota pista va percorsa per fermare il massacro. E questa volta è una questione personale.

Il gioco del male è un thriller molto più avvincente e convincente del suo predecessore
intitolato Urla nel silenzio. La
protagonista è la stessa, la detective Kim
Stone ma molte cose sono cambiate, direi assolutamente migliorate.
Kim è una donna forte, energica,
fredda e determinata. Una persona che non sembra provare alcuna emozione, che
vive solo per il suo lavoro e per fare giustizia. Questa è l’immagine che
abbiamo di lei leggendo il primo romanzo che la vede risolvere un caso molto
difficile che coinvolge soprattutto il suo passato. La donna ha avuto un’infanzia
terribile e problematica e naturalmente i riverberi maledetti di quei ricordi
dilanianti e tuonanti hanno forgiato il suo carattere, rendendola una persona
che all’apparenza sembra inavvicinabile. Non ha molti amici ma sicuramente è
circondata da tanto rispetto, soprattutto da parte dei colleghi che l’ammirano
per la sua caparbietà e per il suo senso di verità e di onestà.
Un personaggio descritto alla perfezione che già nel primo romanzo
aveva colpito totalmente l’attenzione del lettore per il suo realismo e la sua
potenza caratteriale e dominante. In questo secondo libro, il tutto si
amplifica perché la nostra Kim Stone, così irreprensibile e ghiacciata, quasi
anaffettiva, distaccata e inquieta, trova uno specchio in cui riflettersi,
peccato però che questo specchio sia rovinosamente spezzato.
Ecco di nuovo la sensazione della
sua carne contro la tua ma questa volta alle tue condizioni. Mentre ritirava la
lama dal suo stomaco provò un senso di vittoria. Spingere e ruotare la lama per
vincere la sua resistenza le aveva dato una grande soddisfazione. Guardi il
sangue formare una pozza e sai che lui non ha più alcun controllo su di te.
C’è un’antagonista di tutto rispetto e si chiama Alexandra Thorne. Una donna che è l’esatto opposto di Kim: bella,
sensuale, femminile, affermata psichiatra amata ed apprezzata da tutti che ha
dedicato la sua vita ad aiutare le persone in gravi difficoltà psicologiche, in
modo particolare quelle che devono affrontare violenze, abusi e sopraffazioni.
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| Cover originale |
Un personaggio lineare e razionale. Una figura all’apparenza
indomabile. Una donna che non sembra avere ombre nella propria vita così
luminosa ed accondiscendente ma Kim, grazie al suo istinto infallibile, fin dal
loro primo incontro, percepisce qualcosa di sbagliato, qualcosa che decisamente
non va.
La scoperta del cadavere di uno stupratore a Black Country mette in
moto una serie di omicidi che non sembrano avere fine. Strane morti ombreggiano
la cittadina, creando caos e sconforto e portando a galla tutto il marcio che
fino ad allora era rimasto nascosto sotto chili di polvere.
Donne che uccidono i loro bambini,
vittime che straziano i corpi dei loro aguzzini, insomma una follia omicida e
senza senso si impossessa lentamente di quel luogo nel quale quasi tutti
arrancano nel buio, tranne il lettore.
La detective Kim Stone era
socialmente inabile. Non padroneggiava minimamente le buone maniere che tutti
erano in grado di apprendere con facilità, nel caso non le possedessero
naturalmente. Era appassionata ed intelligente. Era possibile che avesse subito
abusi sessuali ma sicuramente aveva sofferto una perdita dolorosa. Non gradiva
il contatto fisico e non le importava che la gente se ne accorgesse.
Angela Marsons decide di adottare la narrazione in terza persona e fa in modo che
chi legge sappia già tutto. Conosca l’assassino prima dei personaggi e questo
non diminuisce la curiosità bensì l’acuisce soprattutto in relazione alle
motivazioni di quegli atti che restano per lungo tempo sconosciute.
Inoltre mentre si legge si ha la sensazione e la voglia di sperare e
di incitare la protagonista a trovare la soluzione, immaginando che lei possa
presto capire quale sia il sentiero giusto da percorrere che porti direttamente
al colpevole.
Lo stile dell’autrice è minuzioso,
dettagliato, cupo e inquietante. L’aria che si respira è malata e fumosa,
annerita da qualcosa di totalizzante che si sta espandendo come un morbo e che
può colpire tutti.
Essere bella e intelligente non
costituiva di per sé un crimine e Kim seppe di dover pianificare con cura la
prossima mossa. Anche lei, nel corso degli anni, aveva costruito con cura e
pazienza una facciata da mostrare al mondo, ma non aveva mai conosciuto una
persona come Alexandra Thorne.
Come ammette la stessa Marsons, per scrivere questo romanzo si è
documentata davvero tanto a proposito di psichiatria e in modo particolare di
una malattia che è quella dei sociopatici. Il colpevole è un sociopatico, una
persona che non prova sentimenti, non prova alcun tipo di rimorso e che
soprattutto ama mentire e manipolare le altre persone.
Non a caso il titolo fa riferimento al gioco, perché si tratta di un
gioco insano e malato che si stabilisce tra Kim e l’assassino, un gioco cattivo
perché soprattutto mentale, volto a dissacrare e a devastare tutte le sue
difese psicologiche perché entrambi hanno molte più cose in comune di quanto immaginano.
Il gioco del male è superiore al suo predecessore perché nonostante lo stile e la
maniera di raccontare siano rimasti inalterati, è proprio la storia ad essersi
arricchita, ad aver guadagnato di profondità e spessore. Gli stessi studi dell’autrice
rendono le vicende reali e concrete e e soprattutto istigano la curiosità del
lettore perché avvolgono un antagonista che è capace di intrigare e di attrarre
forse più del protagonista.
Ne consiglio la lettura a tutti gli amanti dei thriller perché non
rimarranno delusi ed inoltre è già confermato che c’è un terzo romanzo, che
probabilmente concluderà questa fortunata serie. Motivo in più per leggerlo e
per tenersi pronti al capitolo finale.