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lunedì 13 ottobre 2014

Se ho paura prendimi per mano di Carla Vistarini Recensione

Buon pomeriggio! Finalmente riesco a postare una recensione a cui tengo molto, di un romanzo che mi è stato gentilmente inviato dalla Corbaccio. Mi incuriosiva molto la storia, poichè la copertina e il titolo mi hanno colpita sin da subito.Mi riferisco al romanzo di Carla Vistarini, intitolato Se ho paura prendimi per mano, di recente uscita. 
Ma non perdiamo altro tempo e leggete la recensione! 
Aspetto i vostri commenti! 



Se ho paura prendimi per mano



Titolo: Se ho paura prendimi per mano
Autore: Carla Vistarini
Editore: Corbaccio
Pubblicazione: Settembre 2014
Genere: Romanzo
Pagine: 240
Prezzo: Cartaceo: 14,90 - Ebook: 4,99


Trama

Smilzo, fallimentare barbone nonché ex analista finanziario di successo, è al supermercato quando avviene una rapina in cui resta uccisa una donna. Vicino a lei c’è una bambina di tre anni, impietrita dallo choc. Prima che la polizia si renda conto di quel che sta succedendo, un energumeno cerca di rapire la piccola, ma Smilzo riesce a prenderla e a portarla via con sé. Non sa esattamente cosa l’abbia spinto e non sa che farsene di lei. Però sa che lei ha bisogno di protezione e, incredibilmente, sente che lui può esserle di aiuto. Non importa se finirà nei guai e dovrà nascondersi per mezza Roma, inseguito da una banda di criminali. Smilzo non è uno sprovveduto, e con l’aiuto di un’improbabile squadra costituita da un prete e da un attempato professore universitario (per non parlare di un saccente chihuahua) riuscirà a cambiare il destino della bambina e anche il suo. Un bellissimo romanzo d’esordio, una commedia romantica, allegra e commovente dei nostri giorni, narrata da Carla Vistarini con tocco lieve e affettuoso.



 Recensione   

Attenzione! Informazione di servizio: questa recensione è stata già scopiazzata abbastanza su vari siti e pseudo giornali on line, indi, se tu che stai leggendo, hai intenzione di scopiazzare, pensaci bene!
Ti dò un consiglio: leggilo il libro!


Di questo romanzo mi ha immediatamente colpito il titolo, così intensamente delicato, che unisce due sensazioni molto forti: la paura e la fisicità rappresentata dalla mano. Ci ho letto una richiesta d’aiuto e nello stesso tempo un sottile e silenzioso modo di esserci, nonostante tutto. 

Fin dalle prime pagine ho apprezzato lo stile immediato, il linguaggio franco, scorrevole, privo di increspature o di rallentamenti dovuti all’uso di termini altisonanti o eccessivamente sofisticati che avrebbero cozzato contro la natura della storia e dei personaggi. 
La prima scena a cui assistiamo è quella di una rapina in un supermercato, di cui è inconsapevole testimone Smilzo, un barbone di circa trent’anni, che ha una visione disincantata della vita e la mette immediatamente in evidenza commentando minuto per minuto la rapina e il suo fautore. 
Non sembra minimamente colpito da ciò che sta avvenendo, nonostante l’indiscutibile gravità del fatto, tranne che per la presenza di una bambina che appare sola e frastornata nel bel mezzo di quel casino improvviso e senza alcuna spiegazione plausibile. 
Il linguaggio non è privo di qualche parolaccia e non a caso l’unico termine che la nana, come la chiama Smilzo, riesce a pronunciare è un raggrinzito “F-f…ngulo!”. 

La bimba ha tre anni e non sembra un tipetto che si spaventa facilmente nonostante sia senza alcuna protezione familiare. Smilzo è inizialmente convinto che la donna trovata morta nel supermercato sia proprio la madre ma ben presto si renderà conto che la situazione non è così semplice come appare. Attraverso i suoi pensieri e una carrellata di flash brevi e veloci, veniamo a conoscenza di chi era Smilzo prima che lo incontrassimo noi, a questo punto del libro, quando non è altro che un barbone. Era un analista finanziario, laureato in economia e con un master in finanza. 
Niente male, dunque ma la sua preoccupazione principale adesso sembra essere una sola: la bambina. 

“ Capisce tutto pensò Smilzo, e io sono preoccupatissimo. Il tracollo della mia vita è niente di fronte alla responsabilità di questa bambina.” 

Dall’oscurità emergono lentamente, come guidati da una mano invisibile, altri personaggi che facilmente possiamo etichettare come i buoni e i cattivi della storia mentre il nostro amico Smilzo cerca di instaurare un rapporto alquanto improbabile con la bambina per cercare di farle capire che non può tenerla con sé perché lui è un barbone senza una casa e senza una vita. 
In altre parole un disadattato e una bambina senza nome con alle spalle un avvocato con un piano riprovevole e un prete che sembra tutto tranne che un messaggero di Dio in terra. 

Entriamo quasi di prepotenza nella testa di Smilzo e seguiamo passo dopo passo tutto ciò che pensa e poi eventualmente dice anche se parla pochissimo, perché fondamentalmente, tutto ciò che è costretto a fare da quando ha incontrato la bambina è fuggire

Fuggire perché vogliono ucciderlo. Fuggire perché gli sparano addosso. Fuggire perché ha preso con sé quella bambina che sin dall’inizio è consapevole essere fonte di guai. Ma non può farci niente. Lui, il cuore duro, non ce l’ha. E poi quella nana senza nome, piccola ed indifesa, gli diventa sempre più simpatica, perché la bimba, dopotutto, sa come farsi rispettare. 

“E’ la notte della maratona dei poveri, ma io in braccio ho la bambina più forte che esista sulla faccia della terra.” 

Lo stile è scattante, le parole ti saltano letteralmente in faccia e ti sembra di non leggere ma di assistere a ciò che leggi, quasi come se lo potessi vedere. Il personaggio di Smilzo risulta immediatamente simpatico, un confuso e disordinato barbone, dal passato d’oro, che non sa come gestire una bambina, sbucata dal nulla ma che non ha la coscienza di abbandonare. 

Carla Vistarini è brava a creare l’aspettativa e a calibrare le parole che contengono i fatti, portando il lettore ad interessarsi sempre di più alla storia, che si carica, con il tempo di nuove sfumature ed intricati misteri. I personaggi di contorno sono abilmente accennati, istruiti ad hoc dall’autrice a fare il loro sporco lavoro, ossia quello di parlare, non dichiarando mai subito chi sono e perché. Ed è così che ci troviamo davanti un prete di cui capiamo poco e ancor meno capiamo di Brandt, l’avvocato, e di un altro oscuro personaggio che vuole uccidere a tutti i costi Smilzo. 
Tutto questo moltiplica la voglia di sapere in cosa ci stiamo coinvolgendo, superando qualsiasi ritrosia e spingendoci a sfogliare le pagine, alla ricerca di nuovi elementi che ci conducano, finalmente, fuori dai vicoli bui nei quali questo indecifrabile enigma ci ha richiusi. 

La bambina è descritta quasi come un fantasma, come un essere fuori dal mondo, un estraneo, senza alcun appiglio. Smilzo invece, l’ho immaginato come il vento, come un soffio, un’ombra, un raggio di sole di passaggio. Un invisibile a cui comincia a ribollire l’anima quando si trova davanti il candore e la fragilità di quella bambina. La sua vita si risveglia. 

Non ci sono molte descrizioni, tutto è incentrato nei dialoghi che ho amato proprio per l’immediatezza e la quotidianità. Discorsi seri, di fuga, di probabili assassini, morti indecifrabili, uniti a battute comiche e a pensieri sparsi che fanno dolcemente sorridere. 
Apparentemente non diresti mai che questo romanzo è un thriller, eppure lo è. La copertina può ingannare, eppure in essa, nonostante ci sia questa bambina legata al suo palloncino bianco, si avverte un sottile tono di malinconia, come di qualcosa che si è perso o che non si è mai avuto. I colori così neutrali, raccontano di qualcosa di delicato, che però avrà a che fare con le brutture e le ingiustizie della vita e del mondo, davanti alle quali, proprio quella bambina, resterà con gli occhi chiusi. 
Il palloncino a cuore richiama l’attenzione su un altro aspetto del romanzo: l’amore, l’affetto, la ricerca della propria identità e l’accettazione di ciò che siamo da parte degli altri. 
Questa bambina sembra venire da un sogno, e portare con sé un fardello troppo pesante eppure di inestimabile valore: la sua stessa vita per la quale combatteranno tutti. 
Ci sono molte scene divertenti, che provocano facilmente un sorriso e sono quelle che raccontano dell’amicizia strampalata tra Smilzo e il professore con l’Alzheimer che è convinto che il suo cane, Picchio, sappia parlare. Quando entrano in gioco loro, l’atmosfera per certi versi non solo si rallegra ma si alleggerisce proprio perché in mezzo a tutti quelli che dovrebbero essere “i grandi”, la bambina, così seria e imbronciata, sembra essere l’unica adulta. 

Mi è piaciuto molto il personaggio di Smilzo, così terreno, naturale, reale, quasi come se parlasse direttamente a me. Lo stesso posso dire della bambina, verso la quale ho provato un immediato senso di protezione e di affetto. Impossibile dunque non affezionarsi ai protagonisti di questo romanzo, così umani e vittime di una storia che senza dubbio è cattiva e nella quale io per prima, non ho fatto altro che tifare per Smilzo e la sua nana, dall’inizio alla fine. 

Codici indecifrabili, commissari stralunati, corse contro il tempo, assassini vaganti pronti a sparare su tutti e nessuno e un uomo talmente cattivo da far accapponare la pelle che considera la bambina come un trofeo, il premio per la sua miserabile e vigliacca esistenza. Se ho paura prendimi per mano è un romanzo che inizia con un colpo ben assestato, che si colora di sfumature gialle e misteriose ma nello stesso tempo abbraccia il lettore con note dolci e delicate che si raccolgono sapientemente nella piccola e fragile figura della bambina senza nome. 
Un romanzo bianco che si sporca di nero, piccole e crescenti macchie scure che sembrano incarnare un enorme mostro malvagio che vuole distruggere tutto ciò che riguarda la vita di quel piccolo essere indifeso che trova in Smilzo e nel prete, accompagnati dal professore e dal cane parlante, un gruppo di strampalati amici, pronti a qualsiasi cosa pur di portarla in salvo. 
Scene da film si alternano a momenti di pura e silenziosa calma. Dolci note di abbandono e pace si avvertono in un sottofondo dove è il dolore della separazione e della lontananza a fare da leitmotiv a tutta la storia. Perché a dispetto delle premesse iniziali, nelle quali la bimba sembra essere figlia del nulla, ella una madre ce l’ha ma è rinchiusa nella propria follia. E allora i nostri pazzi amici non dovranno più salvare un’anima sola ma due anime innocenti dall’infinita cattiveria del mondo. 

Questa storia è dolce e violenta al tempo stesso, parla del nero dell’anima e della luminosità dei mille colori dell’arcobaleno, tutto insieme, tutto in un unico tocco, quello universale della scrittura di chi ci sa fare. 
Carla Vistarini riesce con una semplicità disarmante a scrivere un romanzo che ti lascia soddisfatto quando lo chiudi, con la consapevolezza di aver letto una bella storia perché ben scritta. La semplicità a volte ripaga. Per essere bravi scrittori non serve scrivere in pompa magna, usando parole complicate o creando storie dalle trame intricate. A volte basta essere semplici e avere un dono: quello di saper raccontare, a prescindere da cosa si racconta. 
Carla Vistarini, quel dono, ce l’ha. 

“Correva, correva e correva. Un’ombra bianca nel buio della notte. Era scalza e i piedi cominciavano a sanguinare, ma lei non li sentiva più. Sentiva solo la sua bambina fra le braccia, appesa al collo, il profumo di quei capelli fini come fili di seta d’oro.”



22 commenti:

  1. Sembra veramente carino, allegro ed originale. Credo che approfondirò e, magari, lo comprerò :)

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    1. Ciao Chiara! E' allegro in alcune parti, leggero e anche un po' comico nonostante la storia sia consistente. E' una lettura molto piacevole. :)

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  2. Mi attira sempre di più, e il prezzo dell'e-book non è niente male *^*

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    1. Ciao Katerina! Mi fa davvero piacere che ti attira! ^_^

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  3. L'ho adocchiato da quando è uscito, un'altra buona ragione per leggerlo :)

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  4. non ho mai letto un libro di questo genere,ma è sempre bello conoscere nuovi generi

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Bellissima recensione! Questo libro mi aveva già attirata per copertina e trama, ma ora sono più che convinta che lo dovrò leggere :)

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  7. Antonietta le tue recensioni sono troppo belle e ben fatte!! Le adoro! E mi piace tantissimo la tua scelta di libri!! La cosa curiosa è che la maggior parte non li conosco e questo mi fa felicissima perché grazie alle tue recensioni, posso aggiungere qualche bel libro nuovo alla mia libreria!! Ma mi farai spendere troppi soldi!! Un abbraccio

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    1. Eh eh a chi lo dici! I libri da comprare sono davvero troppi e oltre al tempo, scarseggia pure lo spazio! Grazie per le tue parole, Giulia! Un abbraccio anche a te! <3

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  8. Bella recensione, il libro mi piace molto, e devo dire che non lo conoscevo

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    1. E' una bella storia, a me all'inizio colpì la cover e poi il resto. Grazie! ^^

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  9. bellissimo romanzo non c'è che dire bellissima recensione

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