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martedì 25 febbraio 2025

Recensione: SPLENDEVA L'INNOCENZA di Roberto Camurri

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice NNeditore, oggi vi parlo di Splendeva l'innocenza di Roberto Camurri.

splendeva l'innocenza 

di Roberto Camurri
Editore: NNeditore
Pagine: 192
GENERE: Narrativa contemporanea
Prezzo: 8,99€ - 17,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2025
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Luca ha quarant’anni e conduce una vita senza sorprese: vive da sempre a Monterosso dove gestisce il bar di famiglia, ha una relazione tiepida con Giulia e non riesce a dimenticare Valentina, il suo grande amore del passato. L’estate è lenta e monotona, tra i vecchi avventori del locale, i turisti che invadono il paese, e le serate a bere con gli amici Pietro e Alessio. L’estate del 2001, invece, era esplosa nella sua vita come dinamite: diciott’anni appena compiuti, i primi baci e la scoperta dell’amore, i pomeriggi al mare e l’incontro con altri ragazzi che in quel luglio si erano trovati, insieme, a sognare un mondo migliore, e a voler lottare per quel sogno. Ma quando una sera Alessio, che abusa da sempre di alcol e droga, scompare senza lasciare traccia, Luca si mette alla sua ricerca, e quell’estate di tanti anni prima torna a presentargli il conto, facendo riaffiorare un tradimento e vecchi sensi di colpa mai sopiti. "Splendeva l’innocenza" è una canzone d’amore, ai desideri feroci della gioventù ma anche al disincanto dell’età adulta, alla rabbia e alla nostalgia, alla speranza e alla luce del riscatto. Ed è un invito a fare pace con se stessi, a perdonarsi le colpe, così da liberare il presente per cercare una nuova, consapevole felicità.

RECENSIONE

Quella di cui vi parlo oggi è una storia sul peso del passato e sul dolore che non passa mai generato dal senso di colpa. Si può vivere ingabbiati da ciò che è stato senza rendersi conto che è una gabbia che abbiamo creato con le nostre stesse ossa e che è diventata indistruttibile? 

Sì, perché Luca, il protagonista di Splendeva l'innocenza di Roberto Camurri è l’emblema di una vita incastrata tra il passato che lo affligge e un futuro che non esiste, connotato dalla paura di amare e di lasciarsi andare. A lui resta solo il presente, monotono, flaccido, a volte persino insignificante. Luca è un uomo sospeso tra ciò che è stato e ciò che non riesce a diventare. Vive a Monterosso, tra le Cinque Terre, e gestisce un bar che sembra essere rimasto immutato nel tempo, come lui. 

Il locale, con i suoi tavoli consunti e i clienti abitudinari, diventa il simbolo perfetto della sua esistenza: un rifugio dal cambiamento, un luogo dove il passato può rimanere intatto, dove si può continuare a fingere che nulla sia mai successo davvero. — “Era rimasto a imparare il mestiere prima che partissero. L’imbarazzo e un filo di ansia quando gli chiedevano un cappuccino, suo padre che lo guardava montare il latte. Fa schifo, gli diceva, non si fa così, è troppo caldo, devi tenere il beccuccio della macchina più a filo, vedi che vengono le bolle?” 

Ma il passato non è mai immobile, torna sempre a galla, si insinua nei pensieri, nei gesti, nelle paure. E per Luca il passato ha un nome preciso: Alessio, l’amico di sempre, e Valentina, l’amore che non è mai riuscito a trattenere. 

Il romanzo si muove tra due linee temporali: il presente, in cui Luca è un uomo ormai adulto, e il passato, quell’estate del 2001 che ha cambiato per sempre la sua vita. Al centro di tutto c’è il G8 di Genova, una ferita aperta nella memoria collettiva e in quella del protagonista. Il G8 è il momento in cui tutto si spezza: l’amicizia con Alessio, la speranza nel cambiamento, la fiducia nel futuro. Quello che doveva essere un sogno di protesta diventa un incubo di violenza, un trauma che Luca non riesce a elaborare. 

Luca è un uomo bloccato. Non solo nel tempo, ma dentro se stesso. —“Oggi, ripensandoci, non è ancora del tutto sicuro del perché a trent’anni passati si era sentito in quel modo. Quel senso di abbandono nonostante fosse ormai un adulto. Forse il motivo era che per la prima volta andava perdendo ogni alibi nel sentirsi e comportarsi ancora come un bambino, avere i suoi genitori vicini gli consentiva, disgraziatamente, di poter stare aggrappato all’idea che per lui il tempo non passava, che il tempo delle responsabilità non sarebbe mai arrivato.” La sua vita è fatta di routine, di scelte evitate, di emozioni soffocate. È un personaggio che si protegge dal dolore in modo disperato, ma nel farlo si nega anche la possibilità di vivere davvero. “Negli anni si è costruito una vita a prova di emozioni, una routine che lo tiene al riparo dalla sofferenza, dal caos emotivo, dalle aspettative e dalle speranze.” 

Ciò che lo tiene ancorato al passato è il senso di colpa. La scena in cui Alessio viene picchiato dalla polizia durante il G8, e Luca fugge invece di aiutarlo, è il punto di rottura della sua esistenza. Da quel momento, tutto cambia. Alessio sprofonda nella tossicodipendenza, nell’autodistruzione, e Luca rimane paralizzato da un senso di responsabilità che non riesce a scrollarsi di dosso. La loro amicizia, una volta solida e autentica, diventa un campo minato di rimorsi e silenzi. 

Se Luca è il simbolo della paralisi emotiva, Alessio è il simbolo della disperazione. È il personaggio che non ha trovato una via d’uscita, che ha lasciato che il dolore lo divorasse. Dopo Genova, Alessio si perde, si lascia andare, scompare dentro se stesso. Il suo ritorno nella vita di Luca, nel presente, è struggente e inevitabile: un ultimo tentativo di riconciliazione, di chiudere un cerchio, forse di perdonare o di essere perdonato. 

Le due figure femminili del romanzo, Valentina e Giulia, rappresentano due fasi diverse della vita di Luca. Valentina è il passato idealizzato, l’amore giovanile che brucia e lascia cenere. È colei che lo ha spinto verso il G8, che credeva nei sogni, che aveva ancora fiducia in un cambiamento possibile. Ma Valentina se ne va, sceglie un’altra strada, e Luca rimane lì, a chiedersi cosa sarebbe successo se fosse stato diverso, se fosse stato più coraggioso, se fosse riuscito a trattenerla. Giulia, invece, è la possibilità di un futuro, un amore maturo, concreto. Ma Luca non riesce a lasciarsi andare. Ogni volta che Giulia prova ad avvicinarsi, lui si tira indietro, teme di soffrire, teme di perderla come ha perso Valentina. —“Vorrebbe che lei si stancasse del suo atteggiamento, che venisse a dirgli che è finita, che non ha senso continuare, vorrebbe essere libero di tornare a non provare nulla.” 

La forza di Splendeva l’innocenza sta nella sua capacità di raccontare il dolore senza mai indulgere nel melodramma. Roberto Camurri scrive con uno stile asciutto, essenziale, eppure evocativo. Il romanzo non è solo una storia di amicizia e amore, ma anche una riflessione sulla nostra incapacità di affrontare il dolore e sulla paura di lasciarci alle spalle ciò che abbiamo perso. 

Il messaggio finale non è di speranza assoluta, ma di accettazione. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo smettere di lasciarcene schiacciare. Possiamo scegliere di vivere, anche dopo le ferite, anche dopo i tradimenti, anche dopo le sconfitte. E forse è proprio questo il punto più profondo del romanzo: la vita non è un continuo rimuginare su ciò che avrebbe potuto essere, ma il coraggio di accettare ciò che è stato e andare avanti. Anche se fa male. Anche se il passato continua a chiamarci. Anche se l’innocenza non splende più. 

Splendeva l’innocenza è un romanzo intenso, doloroso e profondamente umano. Ci regala una storia che parla di ognuno di noi, delle nostre paure, delle nostre scelte, dei nostri rimpianti. È un libro che non offre risposte facili, ma che ci lascia con una domanda aperta: cosa scegliamo di fare con il nostro dolore? Ci lasciamo schiacciare o troviamo il coraggio di vivere? 
Forse, alla fine, Luca ha trovato la sua risposta. 
E forse, leggendo la sua storia, possiamo trovarla anche noi.

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