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giovedì 13 maggio 2021

Recensione: NON MI UCCIDERE di Chiara Palazzolo

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la Casa Editrice SEM, oggi vi parlo di un romanzo tornato da poco nelle librerie grazie all'uscita cinematografica: Non mi uccidere di Chiara Palazzolo. Una storia originale, coinvolgente, e per nulla banale. Qualcosa di assolutamente fuori dagli schemi.

NON MI UCCIDERE

di Chiara Palazzolo
Editore: SEM
Pagine: 400
GENERE: Horror/Gothic/Urban Fantasy
Prezzo: 8,99€ - 18,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2021
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
«Ho chiuso gli occhi e lui ha detto: ritorneremo. La volontà è più forte della morte. L'amore è volontà.» È la promessa che Mirta fa a se stessa e al suo grande amore Robin. Due giovani nell'Italia di tutti i giorni, quella degli studenti universitari e dei locali, dei genitori apprensivi e degli innamoramenti repentini, dei problemi giovanili e dei piccoli paesi. Mirta è una ventenne solare e curiosa, con una famiglia benestante e un futuro da archeologa. Robin è un ragazzo misterioso con il fascino dei dannati, ha dieci anni più di Mirta e un presente oscuro. I due si innamorano alla follia, come accade una volta nella vita, e si promettono un amore eterno. Un amore che può essere salvezza e il suo contrario. La voglia di trasgredire costa la vita a entrambi. Mirta si risveglia nel cimitero, risale in superficie e può solo sperare che anche Robin si risvegli, proprio come si erano promessi. Ma niente è come prima. La ragazza ha acquisito poteri straordinari, può volare e ha una forza impressionante. Non è solo questo. Il suo alter ego Luna ha fame e per sopravvivere deve nutrirsi di carne umana. Mirta-Luna ormai fa parte delle schiere dei "sopramorti", esseri disperati e infelici, rimasti sulla terra dopo la morte, braccati da uomini misteriosi, i "benandanti", una secolare associazione segreta che ha lo scopo di uccidere quelle anime maledette. Mirta ha paura, non sa quale sia il suo destino in mezzo ai vivi, ma decide di combattere alla disperata ricerca del suo amato Robin.

RECENSIONE

Non mi uccidere è un romanzo pubblicato per la prima volta nel 2005. Accolto molto bene dalla critica, dopo un anno arrivò in Italia Twilight. Con il libro della Mayer condivide poche cose, tra cui il genere horror e il concetto di vita oltre la morte. Se in quello più famoso si parla di vampiri, qui si affrontano i sopramorti. Esseri che, dopo la morte, escono dalle tombe e continuano a vivere. 

Questo romanzo è stato ripubblicato in questi giorni dalla SEM, grazie alla trasposizione cinematografica del primo volume a opera di Andrea De Sica. La storia di Mirta e Robin è originale e disarmante. Lei è una ragazza amante dei libri, libera, piena di passione e di amore per il suo ragazzo che ama alla follia. Al contrario, Robin è un drogato, considerato in modo negativo da tutti e una presenza alquanto inquietante, soprattutto quando propone a Mirta un atto molto pericoloso che segnerà le loro esistenze: la morte. 

I due decidono di morire, insieme, per poi tornare a vivere dopo la morte. Una leggenda? Una verità? Non si sa. Ciò che è sicuro è che Mirta crede al suo amato e insieme muoiono con un'overdose, ma solo lei si risveglierà. Aprirà gli occhi nel cimitero dove è stata sepolta, riuscirà con fatica a uscire dalla lapide e attenderà invano che il suo Robin si risvegli dando finalmente credito a quella promessa assurda ma in cui lei ha creduto. 

 
Ho chiuso gli occhi e lui ha detto: ritorneremo. 
La volontà è più forte della morte. 
L'amore è volontà.

Lo stile della Palazzolo è qualcosa di assolutamente pazzesco. Non ho mai letto nulla di lontanamente paragonabile. Frasi brevissime. A volte di una sola parola. Stile fervido, fremente, scattante. Ogni parola è un suono, un grido, un gemito, un pianto di solitudine. 
Questo è solo il primo di una trilogia ed è basato sulla psicologia di Mirta, sulle sue reazioni a questa nuova vita e al suo modo di abituarsi a questa esistenza totalmente cambiata. 
Il ritmo è serrato. Entriamo nella testa della protagonista e non ne usciamo più. È un vero horror, seppure il genere non abbia grosso riscontro in Italia. Eppure la storia di Mirta, senza il suo Robin che conosciamo solo attraverso i discorsi di lei, è fulminante. Impara piano piano di essere ancora viva, di avere un corpo, una mente, e di non essere un fantasma come ha pensato inizialmente. Assolutamente no. La gente la vede, eccome se la vede, gli può parlare, addirittura può ucciderli. 

E questo è uno dei punti focali della storia: Mirta comincia a sviluppare dentro di se un alterego, a cui diamo il nome di Luna, che è la sua versione animalesca, assassina, affamata. 
Perché Mirta ha fame. Luna ha fame e purtroppo non riesce a nutrirsi del cibo normale, ha bisogno di cacciare le sue prede. Prede che sono esseri umani. Uomini o donne non importa. Li agguanta, e li uccide, divorandoli. 

Scene pregnanti di suoni e di colori. Un clima di terrore e di oscure profezie. Il cimitero è il luogo principale in cui si svolge la maggior parte del romanzo. Le atmosfere sono davvero molto ma molto dark. È forse uno dei romanzi più dark che abbia letto. Aggiungeteci anche la forte componente horror che richiama molto i film di Dario Argento, alla vecchia maniera, e i fumetti di Dylan Dog. 

  
E non ha più importanza sapere dove io stia andando e che cosa succederà, perchè qualsiasi cosa sarà quella giusta.

Ecco, la storia di Mirta potrebbe essere un fumetto straordinario. Lei ha tutte quelle caratteristiche capaci di sfondare attraverso immagini e dialoghi. È forte, determinata, ribelle, libera, non ha paura di nulla. È incredibile quanto sia potente non solo perché dopo la morte può volare, ma è la sua personalità a imporsi in modo indimenticabile. 
È un romanzo sicuramene datato, e mi è dispiaciuto molto non averlo letto prima, soprattutto scoprendo che l’autrice è venuta a mancare in modo prematuro. 
Dopo la presa di coscienza di cosa è diventata, e di come sopravvivere in questa nuova esistenza, Mirta/Luna s’imbatte anche in coloro che vogliono ucciderla: i benandanti. Un gruppo di esseri che combattono per eliminare i sopramorti. 
Troverà nemici sul proprio cammino, ma anche alleati senza mai perdere se stessa. 

Sono rimasta colpita dalle atmosfere cupe ma mai pesanti. Molti potrebbero pensare che questo sia un romanzo triste, funereo, ma non è assolutamente così. La bravura dell’autrice consiste nel riuscire a rendere in modo chiaro e palpabile il dissidio interiore della protagonista, le sue lente ma nuove consapevolezze, la nascita della sua nuova natura. Al contempo, però, tutto questo viene reso con un linguaggio libero, scorrevole, fluido, che non ammette interruzioni. 

La suspense è sempre altissima, e questo contribuisce a tenere alto il livello di curiosità da parte del lettore. Ammetto senza riserve che a dispetto della lunghezza di 400 pagine, è stato uno dei libri che ho letto più velocemente, complice una storia mai banale ma dotata di un’originalità tutta sua e scoppiettante. 
Credetemi se vi dico che l’autrice ha creato una storia fenomenale, mai letta altrove, ma più di tutto, il punto di forza è la protagonista femminile, che ti entra dentro perché è reale, pulita, sincera, e senza mezze misure.  

 
Ci sono troppi demoni nei libri. 
Bisogna essere corazzati per affrontarli. 
Corazzati dalla vita vissuta.

Se non fosse per l’ambientazione fantasy, sarebbe tutto molto realistico. La Palazzolo ammette che per scrivere questo primo libro, si è chiesta come reagirebbe una persona qualunque se tornasse dalla morte. Beh, lei è riuscita a rendere molto bene sia psicologicamente che fisicamente tutto ciò che una persona deve affrontare in una condizione del genere. La sua volontà non è quella di realizzare una storia che appartenga a un genere definito, ma fornire una risposta a una condizione esistenziale. 
Il suo linguaggio è colto seppure l’intenzione sia popolare. È sbagliato avvicinare questo libro a storie molto più prive di spessore, perché questa è un’opera pensata e ideata per andare a fondo nell’animo umano dove c’è solitudine, senso di onnipotenza, forte realismo e angoscia. 

Mirta non è un burattino. Non è la solita creatura soprannaturale che s’innamora. Mirta non è un personaggio, Mirta è lotta per la sopravvivenza e grido d’aiuto. 
C’è da dire che oggi questo libro è tornato nelle librerie e per la prima volta al cinema, in un’epoca molto diversa dalla precedente, dove grazie a Twilight e a storie molto simili, sembra che i pregiudizi verso l’horror e il gotico siano un po’ calati, ma è davvero così? 
Non mi uccidere è per lettori dal palato fino. Non è spazzatura, né cliché. È tormento e profondità che sfida con un atto di coraggio il marciume in cui certe storie si sono arenate. 
Credo che nemmeno questa volta avrà tutto il successo che si merita. Sta dall’altra parte della barricata. Per fortuna. Almeno lui.

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