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giovedì 23 settembre 2021

Recensione: LEI CHE NON TOCCA MAI TERRA di Andrea Donaera

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la NNEditore, oggi vi parlo di Lei che non tocca mai terra di Andrea Donaera. Un titolo meraviglioso, non trovate? E una storia altrettanto imponente, che difficilmente dimenticherete. 

lei che non tocca mai terra

di Andrea Donaera
Editore: NNEditore
Pagine: 240
GENERE: Romanzo
Prezzo: 8,99€ - 17,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2021
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟

Trama:
Tra veglia e sonno, una storia d'amore e di legami familiari, cruda e crudele, reale e magica, dove la ragione perde forza e viene sostituita da un inconscio potente, che si incarna nei luoghi, nei sacerdoti della superstizione e nei suoi nemici, fino all'atteso risveglio. Miriam è in coma dopo un incidente; Andrea è innamorato di lei, e ora le siede accanto e le parla, tutti i giorni. I loro dialoghi cadenzano i ricordi di Miriam e le giornate di Andrea, che tenta di ricomporre un proprio mondo dopo il suicidio del padre. Intorno a loro gli altri personaggi di questa tragedia gotica: Papa Nanni, il venerato santone esorcista che istruisce Andrea sull'uso del tamburello e che è convinto che Miriam sia indiavolata; Mara, la madre della ragazza, che soffre ancora per la morte di una sorella amatissima (a sua volta chiamata Miriam); Lucio, il padre di Miriam e fratello di Nanni, che è il sindaco del paese, Gallipoli; e infine Gabry, la migliore amica della ragazza, che da Bologna le manda lunghi messaggi per riportarla in vita.

RECENSIONE

Lei che non tocca mai terra è il secondo libro che leggo di Andrea Donaera. Un’ulteriore conferma della sua capacità di rendere viscerale qualsiasi tema egli decida di affrontare. Quando si legge questo autore, si entra dentro una caverna, qualcosa di chiuso e claustrofobico, che ha mani e lunghi artigli, che ti afferra e ti fa molto male. 

La prima sensazione che provi è la mancanza di aria. In alcuni momenti durante la lettura di Lei che non tocca mai terra mi sono sentita come se fossi malata. Malata nel senso di disequilibrio fisico. Una lentezza, una debolezza degli arti e dei muscoli, perché quello che si avverte tra le pagine di questa storia nera e oscura, ti ammanta come una maledizione. 
Lo so, c’è chi non crede a questi fanatismi. Ma ci credete al Male? Credete a quelle persone più sensibili di altre che avvertono sulla loro pelle il dolore degli altri come se fosse il loro? Bene, io sono una di quelle persone. E non si tratta di semplice sensibilità o empatia. Con Andrea Donaera e il suo stile inclassificabile, è tutta un’altra storia. 

Uno dei personaggi, Papa Nanni, è un santone, un esorcista, è lui la chiave di tutta la vicenda. Ebbene, c’è qualcosa in questo personaggio che ha richiamato dentro di me l’autore. Sì, forse, chi lo ha letto mi verrà contro, ma Donaera è gotico, oscuro, tanto quanto quello che scrive, ha la capacità di insidiare il lettore, di coinvolgerlo con la sua magia unicolore tanto da catturarlo nel limbo in cui vagheggiano i suoi stessi protagonisti. 

 
Io non posso permettere che il Male infetti il mondo.

Miriam è una giovane ragazza in coma a causa di un incidente. Andrea, discepolo di Papa Nanni, Ã¨ il ragazzo innamorato di lei che le parla senza mai smettere di sperare che lei si risvegli. Lucio e Mara sono i suoi genitori e Gabry è la sua migliore amica. Personaggi, attori di una tragedia che parla, parla, parla attraverso la voce di tutti i personaggi, ma è condannata al silenzio. Il silenzio che impone Papa Nanni, l’uomo di fede, quello che parla attraverso la bocca di Dio, che fa esorcismi e che è convinto che Miriam sia il Male e debba essere combattuta. 

Attraverso le pagine, una dietro l’altra, conosciamo la storia di questa ragazza che vive una famiglia a metà. Padre e madre distrutti dalla morte della zia, sorella della madre, che ha il suo stesso nome. Una morte di cui si ritiene responsabile proprio Papa Nanni. 
Diversi colpi di scena si susseguono durante la lettura mentre la curiosità sale, e sale anche un morboso interesse verso questi personaggi bui immersi in una Puglia chiusa e refrattaria, indifferente a qualsiasi grido di dolore. 

Nel libro ci si chiede se l’amore è più forte del male. Io, invece, mi sono chiesta, se è lecito ossessionare il lettore come fa l’autore, per la seconda volta. Credetemi, leggere Donaera è un’esperienza unica. Quando finisci, non ti lascia una sensazione allegra, eppure non puoi fare a meno di ammettere a te stesso che lo rileggeresti e leggeresti qualsiasi cosa scritta da lui. 
Perché? Me lo sono chiesta, e la verità l’ho trovata nel dolore, perché è lì che si cela la purezza. Il dolore non mente, mai. Il dolore non ha maschere, è nudo, come un verme. 

Perché io non sono capace di sostituirla la gente che perdo.

L’autore ha il potere di contorcerti lo stomaco, di farti scuotere la testa, spalancare gli occhi per la sorpresa.  E, sì, scandalizzatevi pure. Il male, è quello ciò che viene raccontato, sempre, nei suoi libri. Questo libro, però, è una storia d’amore. Di tanti tipi di amore, familiare, personale, intimo e privato. Ed è l’amore che alla fine vince, in qualche modo. Però, a differenza di molte storie che leggiamo, quando chiudiamo questo libro, non ci ritroviamo con una felicità diluita. Ma con una certezza ancora più incontestabile che niente come la devastazione e la ferocia ti restano aggrappati dentro e ti cambiano, anche se non te ne accorgi. 

Ho amato i dialoghi, soprattutto quelli in cui è protagonista Papa Nanni, quelli con la mamma di Miriam, così pieni di rabbia, di crudeltà, di verità inappellabile. 
C’è la paura, la paura di non risalire dall’abisso in cui tutti i personaggi sono immersi. Il terrore di non farcela. La sensazione che se Miriam non si sveglia, non ci sveglieremo nemmeno più noi. 

Eccolo, Andrea Donaera. 
Ecco le sue dita che scrivono e popolano mondi di cui non puoi fare a meno di farne parte. Asfissianti, brucianti, logoranti, ma che hanno qualcosa di unico. 
Ho sempre amato e amerò per sempre gli autori che scavano dentro di sé e sono in grado di trasfigurare le loro paure, la loro rabbia, i propri demoni e donarli a chi legge. Certo, ci sono i libri di intrattenimento, quelli divertenti, quelli che ti rilassano, i libri felici. Ma la felicità, la vediamo tutti. Ciò che differenzia la felicità dal dolore, è che la felicità è figlia della luce. Il dolore, del buio. 

Il dolore, spesso, non lo vedi. La tragedia, ciò che si cela nella storia di Andrea, di Miriam, di Papa Nanni, noi non la vediamo a occhio nudo. Abbiamo bisogno di un autore come Donaera per capirla. Perché il dolore è fatto così. È sfuggente, è rapace, non si può addomesticare. 
La felicità la addomestichi. Il dolore, no. MAI.
Ringrazio sempre chi è in grado di raccontare il dolore trasformandolo in speranza.

4 commenti:

  1. Un libro che sembra decisamente non semplice da leggere! Io personalmente faccio molta fatica a leggere i libri in cui si trattano temi del genere perchè mi turbano profondamente però da come ne hai parlato sembra davvero una lettura che vale la pena di fare!

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    1. Hai ragione, anche a me turbano, non lo nascondo, però vado anche cercando storie simili, non so, perchè sentendo così forte, riesco anche a provare forti emozioni, anche se poi, fanno sempre un po' male. :)

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  2. Ciao Antonietta, condivido in pieno tutto ciò che hai detto, soprattutto in merito al DOLORE. E sono davvero in pochi, a sentirlo, a vederlo, e ad abbracciarlo insieme a chi sta male. Pensa che in questa era super moderna e super tecnologica, c'è anche chi ha il coraggio di ridere del tuo dolore. Ma va bene così. Sopportiamo tutto, alla fine.
    So che mi comprendi benissimo. 💖💖💖
    Un abbraccio forte forte 🥰😘

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    1. Ciao Federica, capisco benissimo quello che dici, e credimi quando ti dico che l'era tecnologica sta facendo soltanto danni riguardo i rapporti sociali e umanitari tra le persone.
      Se da un lato si crede che ci siamo avvicinati di più, non è vero. Io trovo soltanto che ci sia più derisione, prese in giro e superficialità.
      Ti abbraccio forte :*******

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