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venerdì 31 gennaio 2025

Recensione: PICCOLI RACCONTI DI MISOGINIA di Patricia Highsmith

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice La nave di Teseo, oggi vi parlo di Piccoli racconti di misoginia di Patricia Highsmith.

piccoli racconti di misoginia

di Patricia Highsmith
Editore: La nave di Teseo
Pagine: 112
GENERE: Racconti Thriller/Horror
Prezzo: 9,99€ - 16,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2024
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Patricia Highsmith, in questa raccolta di diciassette racconti pungenti e affilati, trasforma quelli che potrebbero essere dei nostri vicini di casa in sadici psicopatici, che sembrano stare in agguato tra staccionate bianche e prati ben curati. Nelle brevi storie cupamente satiriche, spesso mordaci ed esilaranti, che compongono "Piccoli racconti di misoginia", l’autrice sconvolge le nostre convinzioni su quello che possono fare ed essere i personaggi femminili, rivelando il potere devastante delle sue protagoniste. Che siano finte invalide, assassine, aspiranti artiste, mitomani, ballerine, fanatiche religiose o scrittrici incallite, le donne di questi racconti riescono sempre a sorprendere il lettore. Mogli, amanti, madri, figlie, suocere, ognuna a suo modo complicata, enigmatica e spaventosamente normale, inevitabilmente votata a incontrarsi con il male, perpetrandolo o subendolo. Patricia Highsmith presenta, con il suo stile capace di trasformare un tranquillo sobborgo borghese nell’inquietante teatro di un delitto, un repertorio di diciassette donne una diversa dall’altra, e ne cataloga manie, vizi, difetti con una libertà tale che, spesso, mostra in trasparenza un sincero odio.

venerdì 6 dicembre 2024

Recensione: DONNE CHE SI AMANO. PENSIERI DI DONNE IN RINASCITA di Roberto Emanuelli

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice SEM, oggi vi parlo di Donne che si amano. Pensieri di donne in rinascita di Roberto Emanuelli.

donne che si amano. pensieri di donne in rinascita

di Roberto Emanuelli
Editore: SEM
GENERE: Racconti
Prezzo: 9,99€ - 16,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2024
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
È un’arte, in Giappone, quella di ricomporre un vaso di ceramica che sia caduto, frantumandosi. Il metallo usato per ricongiungerne le parti impreziosisce quel vaso, reso unico proprio dall’imperfezione delle sue cicatrici. Non è forse quello che accade alle protagoniste che compongono il mosaico di Donne che si amano? Donne che si sono guardate allo specchio senza più riconoscersi, che si sono svegliate senza il desiderio di uscire di casa, che hanno dimenticato i propri più intimi desideri, sacrificandoli a qualcuno che ne ha fatto carta straccia. Donne in attesa di un telefono che non squilla, di una decisione sempre rimandata, donne ingannate e spesso complici di quell’inganno. Donne che hanno rinunciato ad amarsi. Almeno fino a un certo punto. Quando, dopo aver toccato il fondo, hanno detto basta e si sono chinate a raccogliere i pezzi di quel che erano, cercando di ricomporsi. Sono piene di cicatrici, a volte di ferite aperte, ma sono donne diverse, nuove. Fragili ma desiderose di resistere, e per questo belle. Più belle di prima, perché consapevoli.

lunedì 19 febbraio 2024

Recensione: GOTICO ROSA di Luca Ricci

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice La nave di Teseo, oggi vi parlo di Gotico rosa di Luca Ricci.

gotico rosa

di Luca Ricci
Editore: La nave di Teseo
Pagine: 256
GENERE: Racconti
Prezzo: 9,99€ - 20,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2024
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Un uomo deluso dall’amore vuole uccidersi ma viene salvato da una sirena; la storia di due adulteri è raccontata dagli amplessi nei giorni di pioggia consumati in un anonimo hotel; un dottore e una baby squillo giocano all’amore nel giorno di San Valentino; una coppia di coniugi capisce che il matrimonio è solamente una possessione demoniaca; un ragazzino perde l’innocenza per colpa di un amore oscuro; due disperati – in una città assediata da un virus – si amano senza un domani; un molestatore della metropolitana viene assalito dalla sua vittima e scopre di amare per la prima volta. Luca Ricci torna al racconto per indagare le passioni delle donne e degli uomini dopo la fine del romanticismo. Perché l’amore fa bene ma può, e forse deve, farci anche male.

lunedì 13 novembre 2023

Recensione: DAMMI IL TUO CUORE di Joyce Carol Oates

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice La nave di Teseo, oggi vi parlo di Dammi il tuo cuore di Joyce Carol Oates.

dammi il tuo cuore

di Joyce Carol Oates
Editore: La nave di Teseo
Pagine: 468
GENERE: Racconti
Prezzo: 11,99€ - 20,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2023
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Una ragazza, poco più che adolescente, si trova coinvolta, suo malgrado, in un ambiguo gioco con alcuni suoi coetanei maschi in un cottage isolato. Gli atteggiamenti dei ragazzi, a mano a mano che il gioco entra nel vivo, si fanno sempre più minacciosi e la ragazza avrà una sola possibilità per uscirne indenne: vincere cercando di superarli in astuzia. Un soldato appartenente all’esercito americano di ritorno dall’Iraq soffre di una gravissima forma di stress post-traumatico per ciò che ha vissuto in un paese ostile e lontano. Le terribili ferite, subite in battaglia, gli impediscono di provare emozioni in grado di farlo tornare alla vita di tutti i giorni, mettendo in pericolo se stesso ma, soprattutto, chi gli è vicino. Un uomo violento, possessivo ed estremamente geloso scopre che la moglie ha mentito sul suo matrimonio precedente. A distanza di anni il marito esige che la donna paghi un prezzo altissimo per il suo perdono. Con "Dammi il tuo cuore", Joyce Carol Oates torna alla forma narrativa con cui continua a stupire e sorprendere. Dieci racconti potenti, febbrili e taglienti in cui i bambini sfuggono al controllo dei loro genitori, mogli e mariti si svegliano scoprendo di conoscersi a malapena, e passati torbidi e inquietanti si intromettono in futuri incerti e disperati, mostrandoci, ancora una volta, come gli avvenimenti più tragici e inquietanti molto spesso inizino proprio tra le mura domestiche e sempre a causa di quello che chiamiamo amore, anche quando, forse, non lo è.

martedì 4 agosto 2020

Recensione: IL DELTA DI VENERE di Anais Nin

Buongiorno! Oggi vi parlo di un'opera per me inusuale, ossia un'antologia di racconti erotici scritta da Anais Nin, dal titolo Il delta di Venere. Un'opera che può far storcere il naso a chi non ama questo genere, ma vi posso assicurare che non è solo quello che sembra, ma molto di più. 

il delta di venere
di Anais Nin
Editore: Bompiani
Pagine: 300
GENERE: Racconti erotici
Prezzo: 6,99€ - 17,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2014 
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Un misterioso collezionista di libri nel 1940 offrì a Henry Miller cento dollari al mese per scrivere dei racconti erotici. Miller cominciò entusiasta, ma si stancò presto e passò l’incarico all’amica Anaïs Nin che aveva bisogno di soldi. “Cominciai a scrivere ironicamente, divenendo così improbabile, bizzarra ed esagerata che pensai che il vecchio si sarebbe accorto che stavo facendo una caricatura della sessualità” ricorda Anaïs Nin. “Passavo i giorni in biblioteca a studiare il Kama Sutra, ascoltavo le avventure più spinte degli amici... Tutte le mattine, dopo colazione, mi sedevo a scrivere la mia dose di pornografia... ”Solo ogni tanto riceveva una telefonata dal mandante.Una voce diceva: “Va bene. Ma lasci perdere la poesia e le descrizioni di tutto quello che non è sesso. Si concentri sul sesso”. Nacquero così questi racconti erotici che si possono meritatamente annoverare tra le opere della letteratura erotica di maggior successo.

giovedì 13 aprile 2017

I racconti dell'inquilino di Andrea Frattali Recensione

Buon giovedì cari lettori! Eccomi a voi con una recensione di una raccolta di racconti per tutti gli amanti dell'horror. Era da tempo che non leggevo qualcosa che mi ricordasse le atmosfere a me care di H.P. Lovecraft e di Poe. Se amate questo genere di storie, non potete perdervi questi racconti!

i racconti dell'inquilino
di Andrea Frattali

Editore: Letteratura Alternativa
Pagine: 230
GENERE: Horror/Gotico
Prezzo: 14,90 € 
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 2017
Link d'acquisto: QUI

Trama:
Molti lo hanno chiamato “Il lato oscuro”. Andrea lo chiama “L’Inquilino”; quella parte di noi impulsiva, guidata dal puro desiderio, dall’irrazionalità… Quel momento in cui vorremmo fare qualcosa di vergognoso, di scabroso o di spaventoso. Qualcosa che le regole sociali bandiscono categoricamente. Andrea (l’autore), ha sempre vissuto in conflitto con il suo Inquilino. Finché un giorno non ha deciso di ascoltarlo e, di riportare per iscritto tutti i suoi inquietanti pensieri. In questa raccolta, vengono narrate vicende di persone inghiottite dall’oscurità, che affrontano orrori più grandi di loro, costrette a fuggire dalla loro follia come topi da laboratorio. Attraverso questi racconti, l’autore, ci rivela tracce di quell’oscurità che è parte essenziale dell’essere umano, deformando ogni logica e stravolgendo qualsiasi raziocinio. Un’opera surreale e convulsa, a tratti delirante ma, decisamente, sorprendente. Perché ognuno di noi ha il suo Inquilino, con le sue storie da raccontare.

martedì 29 novembre 2016

Pocofuturo di Sergio Beducci Recensione

Buonasera cari lettori. La seconda recensione di oggi la dedico ad una raccolta di racconti scritta con uno stile semplice e scorrevole, crudo ed incisivo. Sergio Beducci ci racconta di una visione dell'umanità priva di fronzoli e di mezze misure, mettendo in evidenza emozioni e sensazioni estremamente reali e naturali, così come le sentiamo, senza alcuna forma fittizia.

Pocofuturo
di Sergio Beducci

Editore: Antonio Tombolini 
GENERE: Racconti
Prezzo:  1,99 
Formato: eBook
Data d'uscita: 5 Ottobre 2016
Link d'acquisto: QUI

Trama:
Questo libro è composto da quattordici racconti, brevi e meno brevi. Ritratti di adolescenti messi di fronte alla malattia, alla sofferenza o semplicemente refrattari a uniformarsi alle regole che qualcuno ha deciso per loro. Vite di giovani e meno giovani presi tra solitudine e incapacità di immaginare per sé o per il mondo un futuro credibile o anche solo accettabile. Il titolo alla raccolta, Pocofuturo, è stato scelto perché in qualche modo il futuro si è contratto, ha perso di significato, è scivolato verso un futuro prossimo, un presente dilatato, atemporale. Pochi sogni, nessun ideale da realizzare: ognuno chiuso nel proprio angusto mondo, spesso intriso di rimpianto, di rancore. Le uniche figure che conservano umanità, capacità di emozionarsi, energia vitale, sembrano essere i giovani marginali, le ragazze in fuga, i bambini che anche di fronte alla morte sono capaci di reagire, affrontandola. Così, tra le pieghe di un’esistenza che sembra cristallizzata nell’inerzia e nell’apatia, può apparire d’improvviso una possibilità nuova, una speranza, persino l’amore. Un libro pieno di gatti con nomi strani, di cani che si chiamano Platone, ma anche di adolescenti che del filosofo e della sua allegoria della caverna, sono affascinati. Un racconto presenta un identico inizio per uno svolgimento e un finale completamente diverso, quasi fosse l’uno la cover o il remix dell’altro, come si usa tra i musicisti e i dj.

giovedì 6 ottobre 2016

Piccoli pensieri omicidi di Gabriella Galt Recensione + Intervista!

Buon giovedì! Grazie alla Corbaccio ho letto una raccolta di racconti molto divertente improntata sull'omicidio quotidiano, in chiave assolutamente ironica. Gabriella Galt e il suo Piccoli pensieri omicidi non risparmia sorrisi, risate e qualche dritta interessante su come... scopritelo leggendo! Alla fine troverete anche l'intervista all'autrice!



Titolo: Piccoli pensieri omicidi
Autore: Gabriella Galt
Editore: Corbaccio
Genere: Racconti
Pagine: 111
Prezzo: 10,00 - eBook 5,99
Uscita:  Settembre 2016
Link acquisto 


TRAMA


Piccoli pensieri omicidi è un’operetta a suo modo morale, a sfondo catartico-educativo, che in poco più di settanta storie brevissime e lapidarie racconta di delitti irresistibili, più che ragionevoli e quasi sempre dolosi, (s)fortunatamente rimasti sulla carta. Libero sfogo in chiave ironica e surreale al pensiero omicida, sovrappensiero talvolta, che quotidianamente ci sorprende e quotidianamente sublimiamo. Legittima difesa in forma scritta per evitare di sprofondare sotto terra, sotto il peso di fastidi, banalità, scempiaggini, soprusi, mediocrità e altri fattori di disturbo che, molesti, ci ronzano sempre intorno. Un invito a essere proattivi: se quel cadavere si ostina a non passare, armatevi di penna e datevi da fare.
















Piccoli pensieri omicidi è una raccolta di brevi racconti che si avventurano in una dimensione conosciuta da tutti e altamente attraente: quella dell’omicidio sognante, immaginato e fin troppe volte agognato. Chi di voi non ha mai immaginato di uccidere qualcuno? Sì, proprio di farlo fuori in un momento di rabbia, di fastidio, soprattutto in quelle condizioni odiose e noiose quotidiane quando siamo costretti a sorbirci sempre le solite solfe dalle stesse persone che ormai ci sono divenute insopportabili.

Episodi del genere possono avvenire in ufficio, al lavoro, a casa, a contatto con la nostra preziosa ed amorevole famiglia. Ma che fastidio sentire e risentire determinate frasi, aggettivi, pronunce distorte e incrinate di periodi grammaticali che ci fanno decisamente storcere il naso.

Per non parlare di dichiarazioni tipo quella del tradimento o dell’abbandono cadute dall’alto come se niente fosse.
Un vero orrore, sangue sparso dappertutto, veramente impressionante. In tutta franchezza, lo rifarei.
Ebbene, sì, Gabriella Galt ha la soluzione a tutto questo e ce l’ha fornendoci un piccolo manuale dove è bravissima nell’elencare tutte quelle situazioni che conosciamo fin troppo bene e soddisfare il nostro ego assassino con le più svariate manifestazioni di omicidio.

Una lettura divertente che si basa principalmente sull’ironia, l’aspetto naturalmente più importante che ci permette di affrontare anche le situazioni più misere e disgraziate nella nostra esistenza comune.
Uno stile efficace, pronto, immediato, cotto al punto giusto che dispensa fatti e fattacci salterellando da una pagina all’altra senza alcun tipo di timore o di raccapriccio.
 Una  tristezza spessa, opprimente; come la nebbia certi giorni a Milano, si poteva tagliare col coltello. Si poteva e l'ho fatto.
La voce narrante è solida, piena di sé, tuonante, per certi versi anche indisciplinata nella sua arroganza e prepotenza nel proporsi come la soluzione immediata a tutte le nefandezze quotidiane che siamo costretti ad affrontare.
E’ così sull’autobus, è così al lavoro, è così con l’ex fidanzato. La morte ci viene in aiuto con un coltello, con una pistola, con il classico sparo in bocca oppure semplicemente con una piccola e innocente spinta che non disdegna un corpo che fa sangue da tutte le parti.
Estratto pag. 45

E’ proprio il sangue ad essere il coprotagonista di questa storia che già dalla copertina è rosso sangue. Un piccolo volumetto che non pretende di scioccare in modo negativo ma di fare l'esatto contrario, pur mantenendo un tono narrativo straziante se non altro per il numero indefinito di cadaveri che si lasciano portare.

L’autrice è dotata di sintesi, di uno stile capace di far immaginare le brevi e sentite scene senza richiedere eccessivo impegno al lettore, facendo fluire la storia e la lettura in modo del tutto spontaneo e naturale.

Fatti realmente accaduti, persone vere e qualche dettaglio autobiografico rendono questo libro un approccio originale e divertente ad una dimensione che si tinge di scuro e che promuove l’omicidio immaginifico come un miracolo catartico. Impossibile resistergli soprattutto se pensate che tutto questo possa essere, come dice l’autrice: una legittima difesa a mano armata di penna.




Salve Gabriella, grazie di aver accettato questa intervista e benvenuta!


1 - Cosa significa per lei scrivere e quando ha iniziato seriamente a farlo?

La scrittura per me è pane quotidiano. Faccio un lavoro intellettuale, scrivo quotidianamente: rapporti, progetti, relazioni, report, sintesi, ... A un certo punto, qualche anno fa, mi sono ricordata che da piccola mi sarebbe piaciuto fare la scrittrice. Da grande, farò la scrittrice, mi dicevo. Non avevo specificato quanto grande e così qualche anno fa ho cominciato a frequentare dei laboratori di scrittura e ho cominciato a scrivere.


2 – Gabriella Galt è uno pseudonimo. Ci racconti i motivi di questa scelta.

Beh, trattandosi di racconti omicidi, lo pseudonimo è una misura prudenziale necessaria. Inoltre, lo pseudonimo che ho utilizzato è a sua volta uno pseudonimo letterario utilizzato da un prozio di mio padre e mi piaceva l’idea di usare un abito di famiglia, un usato sicuro.


3 - Cosa rappresenta per lei questo libro? Perché lo ha scritto?

Ho cominciato a scriverlo nel corso di un laboratorio dedicato al racconto tenuto da Carola Susani alla Scuola del libro di Roma. In via della Polveriera, e non è una battuta. Esercitazioni di scrittura, sulla falsa riga dei delitti esemplari di Max Aub, poi la cosa è andata avanti, mi ha preso letteralmente la mano…


4 – Piccoli pensieri omicidi è una raccolta di brevi racconti dove spicca l’ironia. La morte è la protagonista. Quanto conta l’ironia nella vita?

Per me è una piccola ancora di salvezza e insieme una chiave interpretativa dell’esistenza. Una lucina che è sempre bene preoccuparsi di mantenere accesa. L’autoironia, poi, è la vera illuminazione. Certo non ti rende immortale, ma ti fa capire che essere mortale è una gran cosa, che la vera sciagura sarebbe non morire mai.



5 - I personaggi sono dipinti come macchiette e la sua voce esplode fuori campo ad annerire l’atmosfera perché portatrice di un omicidio catartico. Quale pensa sia il modo migliore per affrontare le scempiaggini e le mediocrità della vita? A parte l’omicidio, s’intende.

I miei personaggi non sono macchiette, e in tutti i racconti sono almeno due: il morto ammazzato e l’omicida, che non è mai la mia voce fuori campo, ma quella narrante. Rappresentano sempre un conflitto – di classe, di genere, generazionale, culturale, ecc. - forte, irresolubile che non ha altra soluzione se non quella estrema. Contro la mediocrità, che io vedo sintetizzata nei luoghi comuni e nei comportamenti stereotipati, direi che niente funziona meglio della vecchia formula magica: leggere e scrivere.


6 - Ci sono scrittori, storie, o fatti di sua conoscenza a cui si è ispirata per la stesura dei racconti?

Certo, le cose di cui scrivo mi riguardano direttamente, come sempre accade con la scrittura, si scrive di cose vicine. Ho materiale infinito a portata di mano, a casa, al lavoro, per strada, in vacanza. Questo non significa che la suocera tramutata in arrosto sia proprio mia suocera, che purtroppo non ho mai conosciuto. Sono pure sociologa, studiare i fenomeni sociali significa disporre di spunti narrativi a mai finire. Quanto agli scrittori, i miei riferimenti sono i maestri della scrittura breve, Campanile, Calvino, Flaiano, Malerba, Marchesi. Senza dimenticare Aub e Saki, per aggiungere un tocco di sana perfidia.


7 – Qual è il suo racconto preferito e perché?

Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. O, se proprio vuole una risposta, le dico che non ho preferenze, come si dice a proposito dei figli, i figli so’ figli: ognuno ha una sua bellezza.


8 - Se dovesse associare un odore ed un sapore al suo libro, quali sarebbero?

Polvere da sparo. Sangue. Cianuro. Scherzo, ovviamente. Assocerei, il cioccolato che produce endorfine, buonumore, apre la mente, un po’ come i miei racconti.


9 - Perché i lettori dovrebbero leggere Piccoli pensieri omicidi?

Morire dal ridere. Che mi sembra un bel modo di morire. Prima di andarsene, però, li pregherei vivamente di passare parola…

martedì 13 settembre 2016

Una trappola per il leone e Cardona e il suonatore di campane di Patrizio Pacioni Recensione + Intervista

Buon martedì! Oggi vi propongo la recensione di due racconti che hanno come protagonista un commissario molto accattivante, nato dalla penna di Patrizio Pacioni. In cauda venenum è il libro che li raccoglie e di seguito potete leggere cosa ne penso dello stile di questo autore che non è solo uno scrittore ma anche blogger e drammaturgo che ha all'attivo molte pubblicazioni.

Titolo: In cauda venenum
Autore: Patrizio Pacioni
Genere: Racconti 


Trama e informazioni:



Biografia autore:


Patrizio Pacioni è uno scrittore, blogger, drammaturgo. Nato a Roma e residente da oltre dieci anni a Brescia, è autore di dodici romanzi, di una raccolta di racconti (Delitti & Diletti (2010) scritta a quattro mani con la bellunese Lorella De Bon) e (2014) di due libri di fiabe (FiAbacadabra e FiAbacadabra2, il secondo firmato con la giovane cantante Dalia Di Prima). Esordisce nel 1997 con Un lungo addio, facendo seguito due anni dopo (1999) con un omaggio all’amata Sardegna: un altro romanzo breve, Iscassia et fogu, fantastico e didascalico. Poi, inevitabilmente, erompe la vena più vigorosa della sua creatività in una serie di noir, thrilling e romanzi drammatici: Le Lac du Dramont, (2000), Chatters (2001), DalleTenebre (2002) e l’intimista e struggente Mater (2004): Con Quel ramo del lago (2005) l’autore romano s’impegna in un’operazione impegnativa al limite della temerarietà letteraria: racconta un possibile seguito dei Promessi sposi spostando la vicenda, tra avventura, intrigo e ironia, quattro secoli più avanti. Nel 2006 l’approdo al giallo d’impianto classico con la creazione del commissario Leonardo Cardona, scomodo poliziotto che compare per la prima volta in Essemmesse e ritorna da protagonista in Malinconico Leprechaun (2008) e Seconda B (2009) e la già citata raccolta Delitti & Diletti (2010). Il 2011 è contrassegnato da un incontro davvero magico: quello con la grande Giovanna Mulas, da cui scaturisce l’esoterico e intenso Malanima Mia. Nel 2013 è la volta de Il guaito delle giovani volpi, romanzo drammatico e di grande impatto emotivo: prendendo spunto dalla vicenda di Hina Saleem, uccisa a Sarezzo (BS) dai propri parenti per motivi religiosi, ha esplorato in profondità il binomio integrazione-integralismo. Per quanto riguarda il teatro, ha scritto e sceneggiato numerose pièces, per lo più di genere brillante. La piena maturazione di drammaturgo, però, è stata coronata dalla rappresentazione, nell’ambito del programma 2014/2015 del Teatro Stabile di Brescia, di La verità nell’ombra, dramma nato dallo studio approfondito di oltre 3000 pagine di faldoni processuali e documenti di archivio e basato sulla strage di portella della Ginestra (1 maggio 1947) e del successivo processo celebrato a Viterbo. A metterla in scena (nel marzo 2015 presso il Teatro Sociale) la Compagnia Stabile Assai della Casa di Reclusione Rebibbia di Roma che, tra tanti altri lavori, vanta anche la realizzazione, con la regia di Paolo e Vittorio Taviani, di “Cesare deve morire”, Orso d’Oro al prestigioso Festival di Berlino. Spettacolo poi replicato nella stagione in numerosi teatri distribuiti sul territorio nazionale. All’evento è associata la pubblicazione di un volume contenente il testo del dramma e una serie di articoli correlati alla strage e al lavoro svolto dai detenuti-attori. Sempre nel 2015, insieme alla editor Fabiana Cinque, la firma del soggetto e della sceneggiatura de Il Lettore, film drammatico realizzato dai detenuti del carcere di Busto Arsizio, all’interno dello stesso istituto, per la regia di Martina Girlanda. A breve, a grande richiesta, l’atteso ritorno del commissario Cardona e dell’oscuro mondo di Monteselva con due storie raccolte in un oslo libro dal titolo In cauda venenum. Nel 2016, infine, andrà in scena un nuovo dramma intitolato Diciannove + Uno che ha per tema un altro dei (troppi) misteri neri italiani, la sparizione, nel 1962, della nave Hedia con tutto il suo equipaggio. Dal portale www.patriziopacioni.com, si accede a tutti gli indirizzi informatici utili per seguirne da vicino produzione artistica, attività promozionali e altre iniziative.


















In cauda venenum contiene due racconti: Una trappola per il leone e Cardona e il suonatore di campane che hanno come protagonista il commissario Leonardo Cardona, un uomo che immediatamente s’impone all’occhio vigile e attento del lettore per il suo consueto approccio investigativo e per il forte senso del dovere e rispetto per il proprio lavoro. Un uomo intelligente, furbo, capace di affascinare con la sua personalità a tal punto da avere accanto una moglie, Luisa, che lo ama in modo incondizionato e un’amante, Diana De Rossi che lo desidera con passione e forza.

Leonardo ha anche un figlio di nome Michele che completa alla perfezione la sua piccola ma interessante famiglia, una piacevole sostanza di facciata che lo aiuta a conservare la sua immagine in modo pulito e convincente.

Il luogo narrativo in cui sono ambientate le storie è Monteselva una piccola cittadina che si trova tra Parma e Piacenza, inventata dallo stesso autore, immersa nelle colline e apparentemente luogo riservato e pacifico come tutti gli spazi che alla prima impressione sembrano delicati e quasi nascosti dallo sguardo feroce del male.

Ma c’è un errore di fondo e l’autore dimostrerà come questo luogo solo all’apparenza morale e dignitoso nasconda anch’esso vizi e virtù che riflettono molto bene gli spazi più angusti e malevoli delle anime dei suoi abitanti. Una città arcaica, vecchia, che raccoglie l’andirivieni di strani inganni e improbabili tradimenti, scontri e bugie, morti e sangue.
Leonardo Cardona è naturalmente il punto focale, la stella più luminosa di un cielo che si tinge sin da subito di nero e di oscurità.

Nel primo racconto, Una trappola per il leone, il leone è proprio il commissario che si trova coinvolto in un inganno ai suoi danni che vedrà implicati loschi personaggi e strampalate figure che sembrano essere uscite dai più consumati racconti gialli. Ma la prima scena alla quale il lettore assiste, il primo contatto con l’irreprensibile commissario, avviene paradossalmente in una stanza d’albergo. Proprio così, Cardona è alle prese con una notte di passione e di sesso con la sua bellissima amante Diana, famosa giornalista, che conosce benissimo la storia familiare dell’uomo ed è anch’ella moglie di qualcuno che non sembra donarle tutta l’attenzione e la considerazione che la donna desidera.

In gioco, dunque, sin da subito, la situazione intima e personale di Cardona, prima ancora della formulazione dell’indagine. Diana è madre tanto quanto Leonardo è padre, entrambi sono due persone rispettabili che si comportano come due estranei in pubblico ma che non hanno alcuna intenzione di cessare il loro rapporto clandestino. D’altra parte Leonardo ha Luisa che lo vuole ancora come il primo giorno e alla quale lui non riesce a negare nulla.
Fatto sta però che da un momento all’altro è stata certa, assolutamente certa, di non essere più la sola donna presente nella sua vita.
Patrizio Pacioni usa uno stile scorrevole ma avvolgente. Le sue capacità narrative non si esauriscono nella semplice descrizione degli eventi e degli intrighi tinti di giallo e di mistero ma si popolano di espressioni e di immagini evocative e pregnanti in grado di comunicare al lettore cosa davvero si nasconde nell’anima e nella mente di ciascun personaggio.

L’amore e la passione, la carnalità delle sue figure saltano subito all’occhio, così come le trappole, il male che gioca le sue carte e il dissidio morale dei personaggi coinvolti in un giro di inganni e di sopraffazioni.
Dalla pistola, puntata esattamente al centro del petto del commissario, sta per partire un proiettile che gli bucherà il cuore o, bene che vada, l’addome o un polmone.
Nel secondo racconto, Cardona e il suonatore di campane, ancora una volta il lettore guarda il commissario molto da vicino, attraverso gli occhi della moglie che sembra quasi adorarlo.
Il suo sguardo scorre lungo i solidi pettorali, il ventre piatto, le gambe muscolose: beh, è un uomo niente male, il suo.“Peccato solo per quella bocca perennemente corrucciata, assolutamente desueta al sorriso, che finisce per inasprire irrimediabilmente i lineamenti” pensa, tornando velocemente a risalire il corpo. Fino a incontrare gli occhi.
L’uomo appare vigile, impettito, con una personalità forte e determinata, poco incline alla delicatezza e alla tenerezza ma in grado di trasmettere emozioni e sensazioni che ti restano addosso. Lei non sembra poter rinunciare a lui nonostante sappia che c’è qualcun’altra. Tutto questo non cambia e non smuove il suo desiderio.
E fiumi di passione talmente intensa, talmente profonda, talmente oscura, da metterla sovente a disagio. Una corrente che però, da qual- che anno, sembra essersi alquanto placata, riprendendo a scorrere con l’antico impeto solo a tratti: un torrente nella stagione secca, tumultuosamente rianimato, in certe occasioni, da improvvisi temporali estivi. In questo secondo racconto Cardona è alle prese con un omicidio piuttosto classico: la morte del parroco del paese.
Ma chi è il suonatore di campane? E’ proprio l’assassino.
L’indagine non sarà così semplice come appare soprattutto perché personaggi apparentemente innocenti avranno molto a che fare con una storia che cela inquietanti segreti.

Anche qui il commissario si confronta con Diana e ancora una volta emerge la particolarità del loro rapporto basato molto sul gioco e sulla complicità.
Patrizio Pacioni scrive in modo piacevole e cattura l’attenzione con uno schema narrativo immediato e che non si perde in banalità inutili. La prontezza e la freschezza della scrittura conquistano il lettore e lo avvicinano in modo naturale e spontaneo, alimentando la curiosità fino alla fine. Le personalità dei protagonisti sono espresse in modo completo e diretto. La figura centrale di Cardona è il fiore all’occhiello di tutti i racconti che acquistano consistenza, interesse e vigore proprio grazie al carattere passionale ma fermo e deciso dell’uomo che non a caso viene soprannominato il leone.

Intrighi e misteri, sangue e rivendicazioni, apparenze e verità, tutto si concentra in queste pagine che accompagnano il lettore in una narrazione avvincente che non manca di ironia e di battute che colorano l’aria di sorrisi ma anche di ombre, rispettando alla perfezione lo stile tipico di questo genere di racconti che non deludono.



Salve Patrizio, grazie di aver accettato questa intervista e benvenuto!

Patrizio Pacioni
1 - Cosa significa per lei scrivere e quando ha iniziato seriamente a farlo?

Scrivo praticamente… da sempre. O meglio, ricordo di avere cominciato a farlo non appena qualcuno mi mise una matita in mano. All’inizio raccontai storie prima a me stesso, proseguendo fin quando non mi risultò troppo difficile tenerle dentro. Poi cercai il mio primo pubblico in chi stava vicino, in famiglia e a scuola. Mi piace pensare che le storie, in me, sono come il petrolio: sono lì che aspettano di zampillare fuori… e non credo che il “giacimento” possa esaurirsi troppo presto!

2 - Cosa rappresentano per lei questi racconti? A cosa si è ispirato per scriverli?

Alla vita, semplicemente. Che è cambiata molto, nel corso dei secoli. Una volta un narratore doveva cercare di arricchire la realtà con la propria fantasia. Ora, invece, al cospetto di ritmi sempre più sincopati e di eccessi che superano in continuazione se stessi, credo che la vera sfida per uno scrittore sia quella di riuscire a raccontare con sufficiente approssimazione, nella fiction, gli accadimenti pazzeschi che ogni giorno si succedono nel mondo, nelle strade e anche nel chiuso delle case, al riparo da occhi indiscreti. 

3 - In cauda venenum racconta di un luogo fumoso ed oscuro, dove avvengono vicende intricate e si muovono personaggi che non sono modelli di onestà e moralità. Quali sono i temi, gli argomenti, i sensi più nascosti che si celano dietro queste trame?

Non so se il diavolo esista realmente. Quel che so di certo, però, è che esiste il Male. Quello con la M maiuscola, una specie di respiro oscuro che, continuamente, cerca di corrompere gli orientamenti e i comportamenti di uomini e donne. La tentazione di avere tutto, e di averlo nel minor tempo e con la minore fatica possibili. L’invidia per ciò che possiedono gli altri. La mormorazione, vale a dire quel sordo rancore che nasce dalla consapevolezza dei propri errori non emendata dalla volontà di riscatto. Di questo io racconto, facendone un concentrato nelle buie strade di Monteselva: di quella spietata lotta interiore ed esteriore che si combatte ogni giorno tra le buone inclinazioni (che pure esistono, grazie a Dio) e l’atavica attrattiva del buio.

4 –Qual è il messaggio o i messaggi che i lettori dovrebbero cogliere?

Sono da sempre convinto che, per uno scrittore,  “trasmettere messaggi” ai propri lettori non rappresenti un obbligo (quanto a questo attribuisco un grande valore anche alla letteratura di evasione, se davvero buona) ma, semplicemente, qualcosa d’inevitabile. Nel momento in cui si mette in circolazione un testo che migliaia di altre persone potranno conoscere e assimilare, automaticamente ci si carica di una grande responsabilità. Vedo il libro come una zolletta sulla quale, grazie alla dolcezza zuccherosa di una trama attraente e ben congegnata e di una scrittura di buona qualità, si possono mascherare sapori ben più aspri e amari: che siano medicine, oppure veleni, sta all’autore deciderlo. Per quanto mi riguarda mi sono servito dei miei romanzi per trattare temi che mi stanno particolarmente a cuore: dal ripudio di ogni tipo di violenza (in specie quella vilmente esercitata sui soggetti più deboli) e discriminazione, a spunti di giustizia sociale e civile e all’eterno dilemma tra integrazione e integralismo. Proprio a partire da “In cauda venenum” (dove viene affrontato con forza il tema della pedofilia e delle sue devastanti conseguenze) questo processo è destinato a estendersi più compiutamente anche alle prossime indagini del commissario Cardona.

5 – A cosa si è ispirato per il personaggio di Leonardo Cardona?

A me stesso. Cardona, a ben vedere, è un coacervo delle (poche) virtù e dei (molti) vizi che mi riconosco, nonché degli aspetti della mia stessa personalità che più amo e di quelli che più detesto, in pratica di tutto ciò che vorrei e non vorrei essere. Facile immaginare, a questo punto, che tra me e il Commissario si sia instaurato un rapporto ambivalente intessuto di amore e odio. Di quelli destinati a durare di più nel tempo, a quanto mi dicono.

Patrizio Pacioni
6 – Qual è il personaggio che ama di più dei suoi racconti e quello che proprio non sopporta?

Confesso di provare una grandissima simpatia e un particolare affetto per l’agente Gaetano Gargiulo, il sempre disponibile e fedelissimo collaboratore di Cardona. Ciò che mi ha conquistato, in lui, è la ingenua e disarmante semplicità con la quale riesce ad affrontare anche le più spinose complessità della professione di poliziotto e le brutture del crimine. Sembra che possieda, beato lui!, un inesauribile flacone di diluente aromatizzato alla serenità; un ausilio che, in ogni occasione, gli consente di sciogliere senza fatica le acide incrostazioni che, giorno per giorno, aggrediscono la nostra vita e la nostra anima. Probabilmente, in lui, ho sublimato quel figlio maschio che non ho mai avuto: generoso, energico, a volte troppo irruento. Per quanto riguarda il settore “antipatie e incompatibilità di carattere”, invece, nessun dubbio: il sindaco di Monteselva, signor Alessio Tirabassi, omuncolo senza scrupoli né principi morali, arrogante, ignorante nell’anima, corrotto al limite del marciume, è proprio una di quelle brutte persone con le quali, nel reale non si vorrebbe mai avere a che fare. E invece, purtroppo, di tipi come lui ce ne sono in giro anche troppi.


7 - Cosa pensa del selfpublishing e della pubblicazione con una Casa Editrice?

Questa è una di quelle domande che, da sole, potrebbero riempire un’intera intervista. Siccome, in questo caso, così non è, cercherò di esprimermi il più sinteticamente possibile. Cominciamo con il dire che nel nostro amato Paese, popolato da scrittori più che da inventori e naviganti (e forse anche che da lettori), è cresciuta una sterpaglia di iniziative pseudo-editoriali e semi-dilettantistiche che hanno per scopo principale, se non unico, quello di creare un prodotto destinato unicamente e a caro prezzo agli sprovveduti che a esse si rivolgono. Stampatori mascherati da editori, insomma, che della qualità dei testi loro presentati si curano poco e niente. Con il risultato di ingenerare speranze infondate destinate, inevitabilmente a sfociare in amarissime disillusioni. Dall’altra parte c’è l’Editoria istituzionale: le sette (o giù di lì) sorelle che si spartiscono la commercializzazione della cultura scritta in Italia. Con loro c’è una garanzia di qualità del prodotto finale almeno decente  (anche se mi capita spesso di sorridere al pensiero che “un editing esasperato è quella pratica che fa di un cattivo libro un libro discreto e di un capolavoro -pure- un libro discreto” ). Peccato che, col passare del tempo, le suddette sorelle si siano per così dire ingessate su politiche di mero profitto, chiuse alla ricerca delle eccellenze e dell’autentiche novità. Così da produrre, fatte le debite eccezioni, un’omogeneizzazione dell’offerta letteraria intollerabilmente insipida, basata su scelte di nomi fatte più in ottica di prospettive promozionali che non di validità intrinseca della scrittura. Senza contare il “manuale Cencelli” letterario utilizzato per gli inviti ai Festival più prestigiosi in chiave meramente spartitoria, nonché l’assegnazione dei maggiori premi e riconoscimenti nazionali, che risulta ormai davvero indigeribile. Se un anno si afferma una pubblicazione Mondadori il successivo toccherà a Rizzoli, poi a Feltrinelli… e così via. Bisognerebbe trovare una via di mezzo, e qualche editore e qualche manifestazione (mi viene in mente Caffeina di Viterbo) potrebbero rappresentare una buona base di ripartenza. Sono sempre stato ottimista per natura, dunque… speriamo bene.

8 - Di che colore è il suo libro e se dovesse associarlo ad un odore, quale sarebbe?

Nero. Corredato dalla surreale e bellissima illustrazione del pittore-illustratore Gi Morandini, un autentico talento con il quale spero d’intraprendere un percorso comune: qualcosa che mi piace chiamare “Progetto Monteselva”, tanto per buttare un sassolino nello stagno. L’odore che associo a In cauda venenum, invece, è quello rilasciato dalla terra arida nell’imminenza di un temporale, con l’aria carica di minacciosa elettricità.

9 - Quali emozioni prova mentre scrive?

Quelle che provano i miei personaggi, in cui m’immedesimo totalmente. Assaporando quel privilegio divino di cui solo uno scrittore e il suo lettore possono godere: quello di vivere, oltre alla propria, tante altre vite.

10 – Chi è Patrizio Pacioni nella vita di tutti i giorni?

È un uomo curioso e con molti interessi. A volte mi viene da pensare che siano persino troppi. È uno che vive un’esistenza piena, spendendone però parte consistente a osservare ciò che lo circonda, ambienti e persone, e a prenderne nota, riponendo mozioni e sensazioni acquisite in un cassetto segreto, dove poterle andare a riprendere al momento giusto, quando si tratta di creare qualcosa di nuovo. È anche, infine, un uomo che ha imparato, a sue spese e (purtroppo) a spese anche di altri, quanto sia importante, direi essenziale, mitigare egoismo, narcisismo e voglia di apparire nell’ottica di un assoluto rispetto del prossimo. Non che ci riesca sempre, ahimé, perché certi difetti, col passare del tempo, trasmutano in tentazioni che, come tutte le tentazioni, risultano tenaci e irriducibili.

11 – Perché i lettori dovrebbero leggere le sue storie?

Questo bisognerebbe chiederlo a loro. Io posso riportare alcuni positivi riscontri che ho ricevuto nel corso della mia lunga militanza letteraria: “la narrazione”, a quanto mi dicono, “è originale e ben congegnata e i personaggi appaiono ben delineati; la scrittura fluida rende gradevolmente scorrevole la lettura; nel corso della storia vengono toccati diversi registri narrativi, mantenendo però un costante equilibrio”. Trovo tutto ciò esagerato per uno come me che, più realisticamente, si considera un umile artigiano della parola. Non posso negare, però, che certi apprezzamenti sono carezze davvero dolci. Delle critiche (che pure arrivano numerose, com’è giusto che sia, e talvolta taglienti da fare male), invece, faccio tesoro, ma non mi chieda di diffonderle pubblicamente: non sono masochista. Non a questo punto, almeno.

12 – Le chiedo di lasciarci con una citazione estrapolata dai suoi racconti che vuole leggano i lettori.

Estrapolare una frase dal contesto di un romanzo può rappresentare un azzardo depistante. Se mi si consente, preferisco invece chiudere con il mio motto: “A writher is larger than life” . Perché è esattamente così che la vedo: uno scrittore non può limitarsi a percorrere esclusivamente i binari ordinari che propone ogni giorno l’esistenza. Deve andare oltre.