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mercoledì 25 marzo 2026

Recensione: MORTE E USIGNOLI di Eugene McCabe

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Fazi, oggi vi parlo di Morte e usignoli di Eugene McCabe.

morte e usignoli

di Eugene McCabe
Editore: Fazi
Pagine: 239
GENERE: Romanzo storico
Prezzo: 5,66€ - 15,98
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2026
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Nell’Irlanda rurale di fine Ottocento, la giovane Beth vive una cupa esistenza intessuta di ipocrisia e rancore. Le sue giornate trascorrono tutte uguali, tra la cura della casa e altre mansioni, nel tentativo di evitare un padre che, quando alza un po’ il gomito, le riversa addosso tutto il suo disprezzo. Gli unici pensieri che la consolano sono il ricordo della madre, morta in un tragico incidente, e quell’isola a forma di pesce che scorge oltre la collina, ora di sua proprietà. Quando il sole sorge per l’ennesima volta e Beth si prepara ad affrontare il nuovo giorno con la solita rassegnazione, nota dalla finestra un uomo fermo al centro del cortile. Liam Ward è lì perché ha bisogno di aiuto con una delle sue mucche, e Beth si offre di assisterlo. Quello che inizialmente alla ragazza sembra un amore frutto di un incontro fortuito, grazie al quale inizierà a rincorrere il sogno di un futuro diverso, si rivelerà invece un tradimento imperdonabile, che scatenerà in lei un folle desiderio di vendetta. Non c’è possibilità di riscatto in questo dramma consumato nelle paludi irlandesi, e nemmeno la promessa di una nuova vita riesce a spezzare il cerchio di odio che racchiude tutti i personaggi in un abbraccio mortale. Dalla penna di uno dei più importanti scrittori irlandesi, un romanzo che appartiene ai grandi capolavori del Novecento. In Morte e usignoli, avvincente storia di una vendetta, un paesaggio di straordinaria bellezza fa da sfondo al conflitto fra tre protagonisti sottomessi all’oscura energia delle loro passioni: McCabe conduce il lettore senza concedergli un attimo di tregua, risucchiandolo nella spirale di una partita all’ultimo sangue dall’esito perfetto. «Poetico e avvincente, con un colpo di scena da urlo, Morte e usignoli mi sembra un romanzo perfetto». Hilary Mantel «Un libro profondamente commovente, potente, indimenticabile». Michael Ondaatje «Si è sempre saputo che Eugene McCabe avrebbe scritto un giorno un capolavoro, e questo, senza dubbio, lo è». Colm Tóibín «Forte e violento, eppure brillante della luce del sole, dell’acqua che scorre sulle pietre». John Banville

RECENSIONE

Morte e usignoli di Eugene McCabe è un romanzo storico, ma anche un dramma familiare. Una tragedia greca trapiantata nelle terre brutali irlandesi. C'è tanta tensione, un clima via via sempre più claustrofobico che si consuma nell'arco di una singola, fatale giornata: il venticinquesimo compleanno di Beth Winters, nel 1883. 

La terra è una protagonista. La contea di Fermanagh, terra di confine e di laghi, è un ecosistema di brutale bellezza. L'autore dipinge un paesaggio che è al tempo stesso meraviglioso e infido, specchio esatto della natura umana. La terra qui è intrisa di divisioni settarie tra cattolici (espropriati, rancorosi, legati alla terra) e protestanti (i padroni, chiusi nelle loro tenute, assediati dalla paura e dal disprezzo). Questo microcosmo è una prigione atmosferica da cui sembra impossibile evadere senza spargimento di sangue. 

Beth è l'incarnazione fisica della lacerazione irlandese. Figlia biologica di un cattolico ma cresciuta dal patrigno protestante, non appartiene a nessuno dei due mondi. È tollerata ma mai pienamente accettata. Attenzione. Sembra la classica eroina romantica in cerca di fuga, ma non è del tutto passiva. Quando scopre l'inganno mortale di cui è vittima, Beth non si arrende al ruolo di martire. Da vittima di un sistema patriarcale e settario, è costretta a diventare lei stessa carnefice per sopravvivere. La sua perdita dell'innocenza è assoluta, trasformandola in una creatura dura e insondabile come la terra in cui è nata. 

Sarebbe facile ridurre Billy al ruolo del patrigno malvagio e tirannico. È sicuramente il personaggio più tragico. È un uomo indurito dall'alcol e dalla solitudine, logorato dall'odio per una moglie che non lo ha mai amato. Il suo sentimento per Beth è un groviglio disturbante di affetto paterno, possesso, e un latente, inconfessabile desiderio che rasenta l'innominabile. Billy la opprime perché terrorizzato dall'idea di perderla, e la sua brutalità è l'unico linguaggio che conosce per esprimere il suo bisogno di attaccamento. 

Liam rappresenta l'alterità, l'evasione, la passione. Affascinante e misterioso, è colui che incarna la ribellione cattolica. Agli occhi di Beth, è l'usignolo che canta nella notte. Nessuno si salva in questo romanzo. Le relazioni umane sono basate sull'inganno e sulla convenienza. L'amore puro non ha spazio di manovra, viene schiacciato dalle dinamiche di potere, dal denaro e dalla politica. 

Beth è un oggetto conteso tra due uomini. Il romanzo è una feroce critica a un mondo in cui le donne sono ridotte a pedine nei giochi di dominio maschili. Il titolo racchiude il dualismo dell'opera. Gli usignoli rappresentano l'illusione della bellezza, della poesia, dell'amore romantico. La morte è la dura, fredda realtà che attende chi si lascia cullare da quel canto. Alla fine, l'illusione svanisce e resta solo la brutalità della sopravvivenza. 

La prosa è asciutta, quasi lirica nella sua durezza, priva di sentimentalismi. E la storia, beh, la storia dimostra che il male peggiore spesso non indossa le vesti del carnefice che tutti pensano, ma si nasconde dietro le promesse di chi dice di volerci salvare. Per poi distruggerci.

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