Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Fandango, oggi vi parlo di Malefica di Nicole Trevisan.
malefica di Nicole Trevisan Editore: Fandango Pagine: 276 GENERE: Narrativa contemporanea Prezzo: 9,99€ - 17,00€ Formato: eBook - Cartaceo Data d'uscita: 2026 LINK D'ACQUISTO: ❤︎ VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟
Trama:
Roma, pieno agosto. Aurora è senza lavoro, con il conto in rosso e una relazione che scricchiola. Poi arriva la notizia: Andrea, il suo migliore amico di quando viveva in provincia, è morto. Torna allora per il funerale nel paesino del basso Veneto da cui è scappata anni prima. Due giorni al massimo, si dice. Invece non se ne va più. Bloccata in mezzo ai campi, immersa nella nebbia insieme fredda e accogliente, in una casa brutta costruita a forza di sacrifici dai genitori e con una madre che non l'ha mai capita, Aurora decide di diventare ciò che ha sempre disprezzato: un ingranaggio nella macchina del profitto. Ma tornare a casa significa riaprire ferite mai chiuse, fare i conti con gli amici di un tempo e con le vecchie abitudini, e soprattutto con una rabbia antica e con tutte le bugie che si è raccontata per sopravvivere. Malefica è un romanzo che morde, cattivo e tenero allo stesso tempo. È il ritratto feroce di una generazione sradicata e disadatta, raccontato da una voce letteraria cruda, inedita e indimenticabile.
|
RECENSIONE
Malefica di Nicole Trevisan è tutto ciò che forse non avrei dovuto leggere, adesso. Ma che invece ho letto, e anche subito, proprio in un momento in cui la morte, fisica e mentale, mi era così vicina, che potevo toccarla. Appena ho capito che si trattava, tra le altre cose, di una lunga, soffocante e brutale lettera d'amore crudele e d'addio a un personaggio, l'amico Andrea, morto, avrei dovuto chiudere il libro. Sì, va beh, avrei dovuto farlo. Ma non c'è niente di più bello che guardare in faccia ciò che ti fa soffrire, che ti attorciglia le viscere, che ti urla in pancia squartandotela, e morire, provandoci, o fottertene, e andare avanti.
Io sono andata avanti, e infatti sono qui, a cercare di raccontare una storia, che forse non può essere raccontata. È talmente densa di proiezioni mentali, di desideri spaccati, di sentimenti malmessi e uccisi e poi risorti, di feccia e di fango, di paure e allucinazioni, che non è facile provare a descrivere cosa si prova a leggere un mondo rabbioso, che gocciola risentimento e saliva, che diventa improvvisamente così piccolo da essere chiuso in un pugno.
Nicole Trevisan racconta la mia generazione, e quella di tanti altri, ma forse anche quella di tutti. Una generazione in cui le aspettative dei genitori ci crollano sulle spalle come mummie appassite, e noi ce le portiamo dietro per una vita intera, con le loro urla nelle orecchie, con i loro desideri appesi al cappio, con le loro mani stanche, la loro ignoranza, mentre ci fanno studiare e ci obbligano a diventare altro dalla vita dei campi, la vita nei negozi, la vita di operai qualunque a cui sono stati costretti loro.
Aurora sono io, sei tu, è quella/o che ti passa accanto. Aurora è il fallimento di una generazione che è scappata da una vita condannata al nulla per trasferirsi in una città grande ed eterna come Roma per poi ritrovarsi precaria, con lavori saltuari e senza una famiglia, né vecchia e né nuova.
Aurora è il sogno infranto di ogni genitore che ha sperato che il figlio diventasse ciò che lui non è potuto essere. Che avesse un'indipendenza economica emotiva, sentimentale, morale.
Aurora è la decadenza di un paese che si distrugge da solo, perché fa solo promesse che nessuno può mantenere.
Aurora vive una vita che non le piace; si convince di essere malefica, cattiva, crudele perché gliene hanno fatte passare tante e Andrea, morto da poco, la costringe a tornare nella sua vecchia città veneta, per fronteggiare una perdita che non la fa piangere per lui, ma per se stessa. Andrea è un fantasma che la perseguita. Che le parla attraverso strati di terra, di polvere e di vecchi ricordi. Le amiche di un tempo, Sofia e Isabella, non ci sono più. Ma Aurora le va a cercare, gli ha fatto del male, e vuole farsi perdonare. Eppure finisce per fargli di nuovo male, dolore, odio, sangue.
Malefica è un romanzo su ciò che poteva essere, ma che non può essere finché siamo noi a distruggere tutto ciò che tocchiamo.
È un romanzo sulla morte come legittima difesa, sulla scusa del dolore come giustificazione, sul vittimismo come prova di esistenza. Aurora usa l'odio e la rabbia come armatura per evitare che il mondo la faccia soffrire ancora, e di più di quanto l'abbiano fatta soffrire i genitori, incapaci di capirla e il fratello che considera un cane che scodinzola.
Aurora odia il matrimonio, sbeffeggia chi è incinta, non sopporta il qualunquismo e tutte le convenzioni sociali. Proprio lei che non riesce a tenersi nemmeno un lavoro, ma forse perché in realtà non lo vuole per davvero.
Lei che cerca a tutti i costi di ferire, anche quando potrebbe capire; lei che ha umiliato le sue amiche quando erano ragazzine; che ha abbandonato Andrea senza accorgersi di quanto stava male, e quando è morto, era ormai troppo tardi. La stessa Aurora che usa il sesso per placare le emozioni, che non vive mai apertamente un sentimento, che si corazza dietro il risentimento per non farsi a pezzi da sola.
Preferisce divorare gli altri, pur di non scoprire quanto veleno c'è nel suo sangue.
Andrea, questo ragazzo promessa del ciclismo, che dopo un incidente, non si capisce più. Sta bene? Non sta bene? Aurora riceve dei segnali, dovrebbe impegnarsi a capire, ma è troppo presa da altro, da se stessa, da ciò che non vuole sapere della propria inettitudine alla vita, e allora fa finta di niente. Poi quando viene a sapere della tragedia, scende dalle nuvole, cariche di pioggia e piange lacrime che non hanno senso. Lacrime che non le permettono di apparire innocente. Tutti la considerano colpevole del modo in cui conduce la sua vita; del modo in cui si rapporta agli altri, un misto di invidia, rancore, incomprensione, totale assenza di empatia. Aurora non prova mai pietà per nessuno e anche quando ammette di aver sbagliato, in realtà lo fa solo per salvarsi agli occhi di chi, evidentemente, sta peggio di lei.
Un romanzo onesto in modo barbaro. Dove i sentimenti sono così puliti non perché siano puri, ma per quanto sono trasparenti nella loro coltre di fumo. Un fumo che annerisce le case e soffoca l'aria di un vecchio paese dove la condanna a una vita inutile e rafferma, è dietro l'angolo.
Proprio per evitare lo spigolo di quell'angolo e sentirsi prigioniera nella sua stessa casa, che Aurora decide di evadere, non prima di aver condannato, ognuno per un motivo, tutte le persone che le volevano bene e che l'accettavano per quello che era. Un romanzo dove le pagine sono dense di psicologia e la storia evolve – o magari regredisce – attraverso i pensieri di un unico punto di vista che secondo me non è mai troppo brutale con se stesso. Sì, dovrebbe esserlo di più. È uno stile sporco, molto espressivo, che non lascia spazio ai fraintendimenti. Ma Aurora è troppo rabbiosa e cattiva per concedersi del tutto al lettore.
È vero, c'è un momento in cui sembra quasi che sia sul punto di redimersi, di crollare.
Ma scordatevelo, e non è per fare spoiler.
È per onore alla verità e prova di fidelizzazione a una storia che marcisce con te dentro.
Una famiglia piena di scuse, di errori e di urla in faccia; un padre che punisce con cantina e ceffoni. Chi non ha conosciuto la forza e il dolore bruciante di uno schiaffo? Io sì, e Aurora me la sono sentita dentro, in molti momenti, più del necessario. Io e lei, vittime di una ribellione, di una rabbia che non sapevamo da dove arrivasse, ma ce la dovevamo tenere, perché mai nessuno ci ha dato gli strumenti per controllarla, per prendergli la mano e capirla, per affievolirla, per trasformarla in qualcosa di diverso da quello che ci rendeva: pericolose, aggressive, violente.
Aurora sono le Aurore di tutto il mondo. Di tutte le età. Di tutte le generazioni.
Ciao, Aurora.
Mi dispiace.
Tu, l'equilibrio, non l'hai trovato. La rabbia, non sei ancora riuscita a controllarla. A fartela amica, a fotterla e a manipolarla prima che lo faccia lei.
Io, sì.
Ma ci è voluto tempo. Forse una vita intera.
Puoi farcela anche tu.
Sì, te lo giuro, puoi farlo.
Però devi volerlo.
Lo vuoi, Aurora?
Nessun commento:
Posta un commento