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mercoledì 3 giugno 2026

Recensione: LA FIGLIA PREFERITA di Morgan Dick

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Fazi, oggi vi parlo di La figlia preferita di Morgan Dick.

la figlia preferita

di Morgan Dick
Editore: Fazi
Pagine: 372
GENERE: Narrativa contempooranea
Prezzo: 9,99€ - 19,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2026
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Due sconosciute. Nulla in comune. A parte il padre. Mickey e Arlo sono sorellastre, ma non si sono mai parlate né incontrate. Quando Mickey era bambina il padre ha abbandonato lei e la madre condannandole a una vita di disagi e ristrettezze. Mickey, da allora, ha deciso di eliminarlo dai suoi pensieri. Sta bene senza di lui: sì, beve, ma solo qualche volta; sì, sul suo conto ci sono 181 dollari, ma il lavoro come maestra d’asilo le dà grandi soddisfazioni. Non ha nulla a che spartire con Arlo, la cocca di papà, brillante psicologa cresciuta nell’agio che del padre adora tutto: la sua risata, il suo savoir faire, il profumo della sua acqua di colonia. Quando lui muore, però, per lei le cose si mettono male. Essere una terapeuta non l’ha affatto preparata al lutto e, come se non bastasse, l’amato papà ha deciso di lasciare l’intera eredità a Mickey. Cinque milioni di dollari. Ma a una condizione: Mickey dovrà sottoporsi a un ciclo di psicoterapia prima di poter ricevere il denaro. La psicologa designata è proprio Arlo. Lavorando insieme come terapeuta e paziente, senza sapere di essere in realtà sorelle, le due donne si ritroveranno a intraprendere un percorso che potrà distruggerle o salvarle entrambe. La figlia preferita, frizzante romanzo d’esordio di Morgan Dick, è un’irresistibile commedia nera: tra funerali, sedute di psicoterapia e un ampio spettro di disfunzionalità familiari, affronta temi come l’abbandono, la sorellanza e la dipendenza tenendo il lettore costantemente in bilico tra il riso e il pianto.

RECENSIONE

La figlia preferita di Morgan Dick affronta un tema delicato per tutti: il rapporto con i propri genitori, padre o madre che sia. Un rapporto che non sempre è moralmente giusto, né idilliaco, un rapporto che molte volte sfocia nella manipolazione. 

Le protagoniste sono due sorellastre che vivono due vite molto diverse e che alla morte del padre Adam si trovano entrambe ad affrontare la tragedia di quella perdita e tutto ciò che porta con sé, prima di tutto il loro stesso rapporto. 

Da una parte c'è Arlo, la psicoterapeuta, colei che è rimasta. Arlo incarna la tragedia della codipendenza e del ruolo del figlio genitorializzato. Ha sacrificato il proprio baricentro emotivo per arginare le mancanze di un padre alcolizzato, convincendosi che il suo amore e il suo controllo potessero in qualche modo salvarlo. Il fatto che venga diseredata è lo schiaffo più brutale, ma narrativamente geniale: svela come la lealtà assoluta, in una dinamica tossica, venga raramente premiata, ma piuttosto cannibalizzata. 

Dall'altra c'è Mickey, colei che è fuggita. Abbandonata a sette anni, Mickey indossa la maschera della totale indifferenza. Tuttavia, la fuga fisica non l'ha protetta dal vero lascito del padre: la dipendenza. Il suo alcolismo taciuto è il filo rosso che la lega indissolubilmente all'uomo che disprezza. Il suo tentativo di salvare il piccolo alunno Ian è, psicoanaliticamente, il disperato tentativo di salvare la se stessa bambina, cercando di offrire a un altro quell'ancora di salvezza che a lei è stata negata. 

E poi c'è Adam, il padre. Sebbene morto, è il burattinaio onnipresente. La sua clausola testamentaria (lasciare 5,5 milioni a Mickey a patto che vada in terapia) è l'ultimo, grandioso atto di un narcisista patologico: costringere le figlie a scontrarsi, manipolandole dal cimitero. Il meccanismo narrativo che porta Mickey a sedersi, inconsapevole, proprio di fronte ad Arlo per le sue sedute obbligatorie, trasforma la stanza di terapia in un'arena. 

L'autrice decostruisce il mito della guarigione lineare. La terapia qui non è un luogo sicuro, ma un campo minato di segreti, omissioni e, infine, di collisione. Il tema dell'alcolismo è spogliato di ogni romanticismo: è mostrato come una malattia subdola che altera la percezione della realtà, distrugge i confini e trasforma i legami di sangue in transazioni affettive. 

Nessuno può guarirti dal tuo passato finché non decidi di guardarlo in faccia. Il padre non ha dato risposte da vivo, e non può darne da morto. I soldi, in definitiva, sono solo un macabro pretesto per forzare una resa dei conti ineludibile. Non possiamo cambiare chi ci ha ferito, ma possiamo trovare la salvezza in chi condivide la nostra stessa cicatrice. 

Mickey e Arlo sono le uniche due persone al mondo capaci di comprendere la complessa, orribile e triste verità su Adam. In quel riconoscimento reciproco, smettono finalmente di essere "la figlia preferita" o "la figlia dimenticata", per diventare, semplicemente, sorelle sopravvissute. 
E la sopravvivenza è la più grande delle vittorie quando te la sei guadagnata sputando sangue e veleno.

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