Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Einaudi, oggi vi parlo di Internet non è un posto per femmine di Silvia Semenzin.
Internet non È un posto per femmine di Silvia Semenzin Editore: Einaudi Pagine: 168 GENERE: Saggio Prezzo: 8,99€ - 15,00€ Formato: eBook - Cartaceo Data d'uscita: 2026 LINK D'ACQUISTO: ❤︎ VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟
Trama:
Internet non è solo tecnologia: è un terreno di potere e di desiderio. Dietro l’apparente libertà della rete, si rafforzano le stesse gerarchie del mondo reale. Gli algoritmi imparano dagli stereotipi, le piattaforme monetizzano la violenza di genere, il sessismo diventa intrattenimento. Tra revenge porn e deepfake sessuali, ma insinuandosi anche nei trend e nelle estetiche più mainstream, il patriarcato si aggiorna, si traveste da meme, prospera dentro i codici. Un saggio che smonta miti, accende pensieri e dà strumenti. Perché Internet e la tecnologia ci servono, ma ci servono liberi, sicuri e femministi. Chi ha detto che la tecnologia è roba da uomini? All’inizio erano le donne a scrivere i codici, a programmare i computer. Poi qualcosa è andato storto. O meglio: qualcuno ha deciso che la rete dovesse diventare una cosa tecnica, maschile. Da lì in poi, è stato un crescendo di esclusione, sessismo, discriminazione. Silvia Semenzin racconta tutto questo con uno stile personale e coinvolgente, che intreccia dati, storia, cultura pop e teoria femminista. Dalle prime esperienze sui social fino all’impegno come sociologa e attivista ci guida in un viaggio rivelatore dentro l’anima più oscura e misogina di Internet. Analizza le forme della violenza di genere digitale, il ruolo degli algoritmi nella diffusione degli stereotipi e la radicalizzazione emotiva e politica che avviene sempre più spesso online, in un ecosistema dove proliferano community ultraconservatrici, influencer antifemministi e modelli estetici che, sotto una patina glamour, rafforzano e normalizzano la disuguaglianza di genere. La cosiddetta «manocultura» è ormai un fenomeno globale, alimentato da agende politiche e strategie comunicative sempre più raffinate. Per non lasciare le nuove generazioni sole di fronte agli abissi di Internet, dobbiamo sviluppare una nuova consapevolezza e una nuova capacità di immaginare il futuro. La tecnologia non è mai neutrale: va capita, criticata – e cambiata – prima che siano gli altri a decidere per noi.
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RECENSIONE
Il saggio di Silvia Semenzin dal titolo Internet non è un posto per femmine si inserisce nel dibattito tecnologico del 2026 in modo dissacrante e controllato. Se negli anni passati la sociologia digitale si era concentrata sul comportamento degli utenti (i troll, gli hater), l'autrice sposta l'obiettivo sulla struttura. La sua tesi in poche parole: il web non è diventato tossico per le donne per un caso sfortunato, ma perché è stato progettato, codificato e monetizzato su fondamenta patriarcali.
Uno dei concetti più principali del libro è quello di "tassa di genere". Viene analizzato come, per una donna, l'accesso allo spazio pubblico digitale non sia gratuito in termini emotivi e sociali. Esistere online come soggetto femminile pensante significa accettare un rischio calcolato di molestie, doxing e svalutazione che un uomo non deve preventivare. L'autrice documenta come questa pressione porti all'autocensura, riducendo di fatto la pluralità democratica della rete.
L'analisi si fa tecnica quando affronta il ruolo dei sistemi di IA. Viene spiegato che gli algoritmi di raccomandazione non sono neutri.
Invisibilizzazione: il contenuto politico o intellettuale femminile viene spesso de-indicizzato o segnalato come "sensibile" con maggiore frequenza rispetto a quello maschile.
Iper-sessualizzazione: le piattaforme tendono a premiare l'immagine del corpo femminile conforme a certi canoni, punendo invece la devianza estetica o il pensiero critico.
L'automazione dell'odio: l'autrice mostra come gli algoritmi di engagement favoriscano i contenuti polarizzanti, rendendo i "branchi digitali" più efficienti e veloci nel colpire il bersaglio.
Essendo stata in prima linea contro la violenza estetica, Silvia Semenzin dedica capitoli fondamentali all'evoluzione degli abusi nel 2026. Non si parla più solo di condivisione non consensuale di materiale intimo, ma di deepfake pornografico e manipolazione dell'identità digitale tramite IA. Il libro denuncia l'insufficienza delle leggi attuali, che rincorrono una tecnologia che viaggia a velocità doppia rispetto alla burocrazia giudiziaria.
La parte finale del testo è propositiva. L'autrice non invoca il luddismo, ma una riprogettazione femminista delle interfacce. In poche parole propone una trasparenza radicale sugli algoritmi di moderazione, la responsabilità oggettiva delle piattaforme per i danni sistemici, l'educazione alla cittadinanza digitale come pratica di autodifesa e solidarietà di rete.
Internet non è un posto per femmine è un libro scomodo perché toglie l'alibi della libertà di espressione a chi usa la rete per esercitare dominio. Silvia Semenzin scrive con la lucidità della ricercatrice e la passione dell'attivista, consegnandoci il manifesto di cui avevamo bisogno per non arrenderci a un web che ci vuole silenziose o puramente estetiche.
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