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venerdì 14 marzo 2025

Recensione: PARTHENOPE di Paolo Sorrentino

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice HarperCollins, oggi vi parlo di Parthenope di Paolo Sorrentino.

parthenope

di Paolo Sorrentino
Editore: HarperCollins
Pagine: 216
GENERE: Narrativa
Prezzo: 9,99€ - 18,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2025
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟 

Trama:
“PER ME PARTHENOPE È, PRIMA DI TUTTO, UN FILM SUL SACRO.” Scrive così, Paolo Sorrentino, nella nota che apre questo libro. E lo definisce così, il sacro: “Sacro è quel che non dimenticheremo della nostra biografia”. Le sue parole – sul tempo, inesorabile, sullo scorrere della vita con l’euforia e la delusione, sulla differenza, fondamentale, tra amare troppo e troppo poco e su Napoli, che, come diceva Manganelli, è “il luogo ideale dove la nostra biografia diventa il disegno rovesciato di un tappeto” – guidano il lettore attraverso le parole del film, presentate non più nella loro forma cinematografica, attraverso suoni e immagini, ma semplicemente scritte, nero su bianco. Perché se è vero che, dall’epoca dei grandi maestri degli anni d’oro del cinema italiano, nessun regista del nostro paese ha saputo entrare nell’immaginario degli spettatori di tutto il mondo come Sorrentino, è altrettanto vero che lo ha fatto non solo attraverso la visione, ma anche attraverso la scrittura, i suoi personaggi indimenticabili, i suoi dialoghi straordinari che hanno saputo creare espressioni subito diventate proverbiali, modi di dire, formule da ripetere a memoria. Così quest’edizione presenta Parthenope, il film di Sorrentino che ha avuto il maggior successo di pubblico nelle sale italiane, con i criteri editoriali di solito riservati ai testi del teatro, per permettere la massima leggibilità e senza tecnicismi, come si fa di solito con i capolavori di grandi scrittori, da Shakespeare a Cechov. Chi ha visto il film potrà cercare le differenze tra la sceneggiatura e quello che è stato poi girato e montato, a partire dall’inizio e dalla fine di Parthenope, e sperimentare un modo molto diverso di godere di un’unica opera. Chi non lo ha visto potrà invece scoprire un testo che è un classico moderno e che merita di restare anche come il grande pezzo di letteratura che è.

mercoledì 12 marzo 2025

Recensione: SERIE TV CULT. OMNIBUS di Matteo Marino e Claudio Gotti

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice BeccoGiallo, oggi vi parlo di Serie TV Cult. Omnibus di Matteo Marino e Claudio Gotti.

SERIE TV CULT. OMNIBUS

di Matteo Marino e Claudio Gotti
Editore: BeccoGiallo
Pagine: 800
GENERE: Dizionario
Prezzo: 22,00
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 2022
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Noi che lo amiamo lo sappiamo: l'universo delle serie tv è in continuo mutamento, tra nuove stagioni, finali esaltanti o disastrosi, riscoperte. Lo amiamo anche per questo. L'omnibus dei dizionari delle serie tv cult non solo riunisce in un unico volume le migliori serie da Twin Peaks a oggi, ma lo fa in un'edizione completamente riveduta e aggiornata. Schede più ricche, con nuovi retroscena, nuovi salti dello squalo, analisi inedite (rigorosamente sotto spoiler alert: gli amici non spoilerano) dei finali più discussi (da Lost al Trono di Spade, da Dexter a House of Cards), l'impatto e l'eventuale riuscita dei revival e delle reunion (di Twin Peaks, Will & Grace, X-Files, Beverly Hills, Friends), l'evoluzione delle carriere di creatori, showrunner, registi e attori, nuove vite parallele... Per rispondere insieme alle eterne domande: quale serie non devo assolutamente perdermi? E perché quella serie piace così tanto? Ecco tutte in un unico posto le serie imprescindibili degli ultimi trent'anni, da quelle diventate fenomeno di costume a quelle di nicchia, dagli anni Novanta (ER, Sex and the City, Ally McBeal) ai Duemila (24, Big Bang Theory, Breaking Bad, Mad Men, Buffy, Dawson's Creek, Scrubs, Dr. House, I Soprano, How I Met Your Mother, The Wire, Una mamma per amica), fino ai giorni nostri (Stranger Things, American Horror Story, Black Mirror, Sherlock, Downton Abbey, The Walking Dead, Mr. Robot, Sense8, La fantastica signora Maisel, The Handmaid's Tale, The Haunting of Hill House, Mindhunter, The OA, Vikings, Westworld, Doctor Who), passando per le italiane Boris, Gomorra, Rocco Schiavone, e molte altre. Raccontate con l'inconfondibile stile analitico e pop di Matteo Marino e Claudio Gotti, e illustrate da Daniel Cuello, 80 serie che ci hanno cambiato la vita per sempre (o stanno per farlo).

martedì 4 febbraio 2025

Recensione: FILM POP ANNI '90 di Matteo Marino, Eva Cabras e Simone Stefanini

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice BeccoGiallo, oggi vi parlo di Film Pop anni '90 di Matteo Marino, Eva Cabras, Simone Stefanini.

film pop anni '90

di Matteo Marino, Eva Cabras, Simone Stefanini
Editore: BeccoGiallo
Pagine: 448
GENERE: Manuale
Prezzo: 8,99€ - 22,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2023
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Ti ricordi quando hai visto il tuo primo dinosauro, hai corso per tutta l’America con Forrest, salpato con Jack e Rose, cenato con Hannibal e risolto problemi con Mr. Wolf? E quale pillola hai scelto? La rossa o la blu? Negli anni ’90 cambia tutto: i film non finiscono per forza bene e il mondo reale comincia a mischiarsi con gli universi digitali. Ci emozionano i T-Rex fatti al computer, ci tesseriamo a un club di cui non possiamo parlare, vogliamo la favola ma anche le regole per sopravvivere ai serial killer. È il periodo in cui i colpi di scena dei thriller ci ribaltano il cervello, il Grunge diventa un fenomeno pop, il Girl Power decolla e il Pulp conquista la Palma d’oro (oltre al nostro cuore). Dopo averci fatto viaggiare nel tempo sulla DeLorean con "Film pop anni '80", Matteo Marino e Simone Stefanini, insieme a Eva Cabras, entrano nel Matrix e ritornano teenager negli anni delle immense compagnie, quando l’uscita perfetta era pizza, bibita e cinema. In questo libro troverete analisi inedite, curiosità, aneddoti, playlist, feticci, tormentoni e itinerari per arrivare al cuore di icone pop assolute, rievocate con amore e ironia. Pezzi da novanta come Pulp Fiction, Titanic, Fight Club, Pretty Woman, Scream, Trainspotting, Thelma & Louise, Edward mani di forbice, Il grande Lebowski, Jurassic Park, e tanti altri...

martedì 28 gennaio 2025

Recensione: IL CINEMA SPIEGATO AI BAMBINI E ALLE BAMBINE di Maria Scoglio, Lisa Riccardi e Anna Rizzi

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice BeccoGiallo, oggi vi parlo di Il cinema spiegato ai bambini e alle bambine di Maria Scoglio, Lisa Riccardi e Anna Rizzi.

Il cinema spiegato ai bambini e alle bambine

di Maria Scoglio, Lisa Riccardi e Anna Rizzi
Editore: BeccoGiallo
Pagine: 56
GENERE: Libro illustrato
Prezzo: 16,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2024
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Regista, produttore, runner, rumorista, scenografa, costumista, stuntman, macchinisti: per fare un film servono tantissime persone! Ma ricorda: per quanto possa sembrare complesso, tutto inizia da una semplice idea. Età di lettura: da 4 anni.

venerdì 29 aprile 2022

Recensione: I SETTE MARITI DI EVELYN HUGO di Taylor Jenkins Reid

Buongiorno! Oggi vi parlo di un romanzo di cui ero molto curiosa. Uscito qualche mese fa, è una storia coinvolgente e molto intrigante, che nasconde molto più di quello che appare! I sette mariti di Evelyn Hugo di Taylor Jenkins Reid, pubblicato da Mondadori.

i sette mariti di Evelyn Hugo

di Taylor Jenkins Reid
Editore: Mondadori
Pagine: 335
GENERE: Romanzo
Prezzo: 9,99€ - 20,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2021
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Dopo anni vissuti lontano dai riflettori, la ex "divina" di Hollywood Evelyn Hugo, autentica icona della storia del cinema, è finalmente pronta a svelare la sua verità. E anche quella sui suoi sette mariti, naturalmente. Per farlo, sceglie Monique Grant, una reporter semisconosciuta. La più stupefatta è proprio Monique: perché proprio lei? E perché proprio adesso? Si dà il caso che per la giornalista non sia proprio un gran momento: dopo pochi mesi dalle nozze il marito l'ha lasciata, e a trentacinque anni la sua vita professionale sembra già arrivata a un punto morto. L'incarico di scrivere la biografia di Evelyn Hugo potrebbe essere l'occasione che aspettava per dare una svolta alla sua carriera. E così, nello splendido appartamento di Manhattan dell'attrice, Monique ascolta affascinata le parole di Evelyn: dagli esordi nella Los Angeles degli anni Cinquanta fino alla decisione di ritirarsi dalle scene trent'anni dopo, passando per i numerosi matrimoni, l'attrice rivela una storia di feroce ambizione, amicizia inattesa, e un grande amore proibito. Monique si sente sempre più vicina alla leggendaria star: a mano a mano che il racconto di Evelyn si avvicina alla conclusione, appare chiaro che le loro vite sono legate in modo drammatico e ineludibile.

giovedì 17 febbraio 2022

Recensione: MILLION DOLLAR BABY di Fabio Carlini

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Gremese, oggi vi parlo di Million dollar baby, con Clint Eastwood e Hilary Swank, un libro scritto da Fabio Carlini e dedicato alla storia di questo film vincitore di cinque premi Oscar e che è un indimenticabile per me.

million dollar baby

di Fabio Carlini
Editore: Gremese
Pagine: 104
GENERE: Cinema
Prezzo: 19,50
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 2021
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
«Quella di Million Dollar Baby – ha detto Clint Eastwood parlando del suo film – è una gran bella storia d’amore, la storia di un padre rifiutato dalla figlia che dirotta il suo affetto su una ragazza che elegge a sua nuova figlia, fortemente ricambiato da lei». Una storia di affinità elettive, di persone che si cercano, si trovano e insieme formano una famiglia andando oltre le forme e i legami di sangue. Una storia di rude tenerezza che si scontra con un destino tragico e beffardo e che costringe l’amore, per rimanere tale, a sconfinare nella morte. Ma Million Dollar Baby è anche altro, una storia di riscatto sociale ardentemente voluto che passa per le vie di uno sport duro e faticoso come il pugilato. Una storia di dedizione e sacrifici, di forza di volontà e di fiducia, dove Clint Eastwood esibisce tutte le proprie rughe in un viso arcigno che fa da schermo a un’affettività repressa, maltrattata, e Hilary Swank commuove a ogni inquadratura con il suo sorriso malinconico e gli occhi tristi. Senza dimenticare la boxe, perché il film racconta di ring, palestre, pugni, e della magia di un sogno che, come dice Morgan Freeman, «nessuno vede tranne te».

giovedì 7 ottobre 2021

Recensione: LE COSE UMANE di Karine Tuil

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice La nave di Teseo, oggi vi parlo di un romanzo scritto da Karine Tuil, dal titolo Le cose umane, di cui uscirà il film nelle sale cinematografiche a breve. Un libro che è una denuncia contro il sistema sociale, il perbenismo, e i falsi ideali, e tanto altro ancora.

le cose umane

di Karine Tuil
Editore: La nave di Teseo
Pagine: 352
GENERE: Romanzo
Prezzo: 9,90€ - 19,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2021
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
I Farel sono una coppia di potere. Jean, rispettato giornalista, presenta da oltre trent'anni un famoso programma politico alla televisione; Claire è un'intellettuale nota per il suo impegno femminista. Il figlio, Alexandre, frequenta una prestigiosa università americana. Tutto sembra funzionare alla perfezione per loro. Ma un'accusa di stupro sconvolgerà questa impeccabile costruzione sociale. Il sesso e la volontà di distruzione sono il cuore di questo romanzo che mette a nudo le dinamiche impietose della macchina giudiziaria e indaga il mondo contemporaneo, i suoi impulsi, le voglie e le paure. Chi è davvero sicuro di non finire un giorno preso in un simile ingranaggio?

lunedì 7 gennaio 2019

✎ Recensione ➱ TUTTO LEONE di Oreste De Fornari

Buongiorno cari lettori! Oggi vi parlo di qualcosa di inusuale per questo blog, ma che ci tengo davvero che conosciate. Un libro, scritto da Oreste De Fornari, che racconta i film e la vita di Sergio Leone, il più grande regista western. Chi non conosce i suoi film, le indimenticabili battute?

tutto leone
di Oreste Fornari

Editore: Gremese
Pagine: 320
GENERE:  Cinema
Prezzo: 35,00 € 
Formato: Cartaceo 
Data d'uscita: 2018
link d'acquisto: ❤︎

Trama:
«Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto» (Per un pugno di dollari). «Così hai scoperto che dopotutto non sei un uomo d’affari...». «Solo un uomo». «Una razza vecchia. Verranno altri Morton e la faranno sparire» (C’era una volta il West). «Che hai fatto in tutti questi anni, Noodles?». «Sono andato a letto presto» (C’era una volta in America). Battute come queste, accompagnate dalla musica di Morricone, sono impresse nella memoria degli spettatori e dei cinefili di mezzo mondo.Tanto che i registi più moderni, da Carpenter a Tarantino, non smettono di rendere omaggio a Leone e di ispirarsi allo stile barbaro e barocco con cui raccontava la leggenda americana dei giustizieri e dei fuorilegge, contaminandola con il cinismo italiano dei Borgia, Boccaccio, Machiavelli. Questo libro, che inserisce il percorso artistico di Sergio Leone nel panorama del cinema italiano degli anni ’60, ’70 e ’80, comprende un saggio critico, una biografia sintetica, le trame dettagliate e le migliori battute di tutti i film di Leone, le testimonianze sue e dei suoi collaboratori, un’antologia di recensioni e molti altri materiali ancora, comprese più di 700 immagini ricavate dai fotogrammi dei film di Leone e di altri registi a cui si è ispirato o che a lui si sono ispirati.

venerdì 7 dicembre 2018

DOCTOR SLEEP: il sequel di Shining al cinema!

Buon venerdì! Oggi per il consueto appuntamento con la rubrica di curiosità sui libri, vi accenno qualcosa sul sequel di Shining! Infatti nel 2020 arriverà nelle sale cinematografiche l'adattamento del romanzo di Stephen King, dal titolo Doctor Sleep. Per tutti i fans di Danny Torrence – me compresa – un'occasione da non perdere!



Nel 2020 approderà finalmente nelle sale cinematografiche il sequel di Shining. Infatti proprio in questi giorni si stanno ultimando le riprese di Doctor Sleep il secondo romanzo scritto dopo anni dal primo, in cui Stephen King racconta la vita di Danny Torrance, il figlio di Jack – l’indimenticabile Jack Nicholson di Shining. Il regista è Mike Flanagan che ha già adattato allo schermo un altro romanzo dello scrittore.

Ewan Mc Gregor è stato scelto per interpretare il ruolo di un personaggio certamente molto complesso – ma persino lo scrittore si dice soddisfatto di questa scelta.

Doctor Sleep esplora l’esistenza di Danny che da piccolo e strano bambino, così come lo abbiamo conosciuto nel primo film, diventa un adulto pieno di problemi che sembra ripercorrere le orme del padre, caratterizzato da un carattere rabbioso e funesto e da una dipendenza molto pronunciata dall’alcol.

venerdì 30 novembre 2018

L'AMICA GENIALE: il grande successo di Elena Ferrante

Buongiorno! Per l'appuntamento della rubrica di oggi, voglio parlarvi di uno degli eventi più attesi: L'amica geniale in tv! La saga scritta da Elena Ferrante approda sul grande schermo grazie a Rai 1 ed è già un grande successo! Volete saperne di più? Leggete!



Il 27 novembre l’evento tanto atteso: la trasposizione cinematografica della serie di romanzi scritti da Elena Ferrante, meglio conosciuti come L’amica geniale. 

C’è da dire subito che questi libri sono stati i più tradotti in tutto il mondo negli ultimi dieci anni. 
Chi non conosce la polemica che ha riempito quotidiani, salotti letterari e ha fatto discutere i lettori di tutto il mondo riguardo la vera identità di questa scrittrice?

Beh, queste sono polemiche relegate al passato, oggi chiunque, anche chi non ha letto il libro, può finalmente conoscere la storia di Elena e Lila, unite da una amicizia epica che le ha legate sin da quando erano bambine fino all’età più adulta.

La storia inizia con una telefonata ricevuta da Elena nella quale scopre che la sua amica di tutta la vita, Lila, è misteriosamente scomparsa.
Da questo momento in poi, sarà proprio Elena a raccontarci la sua vita e quella dell’amica, senza risparmiare nulla.

lunedì 3 luglio 2017

✎ Recensione ➱ Noi siamo tutto di Nicola Yoon

Buon inizio settimana! Noi siamo tutto è il romanzo d'esordio di Nicola Yoon, un autore che ha conquistato tutti con la sua storia. Una storia non facile ma dove sono le emozioni e la vita stessa a trionfare. Presto anche al cinema!

noi siamo tutto
di Nicola Yoon

Editore: Sperling&Kupfer
Pagine: 320
GENERE: Young Adult
Prezzo: 17,90 € - 9,99 
Formato: Cartaceo - eBook
Data d'uscita: 2017
Link d'acquisto: ➜ QUI

Trama:
Madeline Whittier è allergica al mondo. Soffre infatti di una patologia tanto rara quanto nota, che non le permette di entrare in contatto con il mondo esterno. Per questo non esce di casa, non l'ha mai fatto in diciassette anni. Mai un respiro d'aria fresca, né un raggio di sole caldo sul viso. Le uniche persone che può frequentare sono sua madre e la sua infermiera, Carla. Finché, un giorno, un camion di una ditta di traslochi si ferma nella sua via. Madeline è alla finestra quando vede... lui. Il nuovo vicino. Alto, magro e vestito di nero dalla testa ai piedi: maglietta nera, jeans neri, scarpe da ginnastica nere e un berretto nero di maglia che gli nasconde completamente i capelli. Il suo nome è Olly. I loro sguardi si incrociano per un secondo. E anche se nella vita è impossibile prevedere sempre tutto, in quel secondo Madeline prevede che si innamorerà di lui. Anzi, ne è sicura. Come è quasi sicura che sarà un disastro. Perché, per la prima volta, quello che ha non le basta più. E per vivere anche solo un giorno perfetto è pronta a rischiare tutto. Tutto. Bestseller n°1 del New York Times, e tuttora ai vertici delle classifiche negli Stati Uniti a oltre un anno di distanza dall'uscita, lo struggente e romantico romanzo d'esordio di Nicola Yoon è in corso di pubblicazione in 38 Paesi, e presto arriverà nelle sale cinematografiche l'omonimo film. Noi siamo tutto è una storia dolce e commovente, un libro destinato a diventare un cult.

lunedì 9 gennaio 2017

Last Descendants di Matthew Kirby Recensione

Buon lunedì cari lettori! Grazie ad un gentile omaggio della Sperling&Kupfer oggi vi parlo di un romanzo che s'ispira al videogioco tanto amato, Assassin's Creed che in questi giorni è possibile vedere anche al cinema. Una storia ben più giovanile di quella più famosa, che è rivolta ad un pubblico certamente adolescenziale, ma non priva di intensità e mistero!

Last Descendants
di Matthew Kirby

Editore: Sperling&Kupfer
Pagine: 320
GENERE: Fantasy
Prezzo: 19,90 € - 9,99 
Formato: Cartaceo - eBook
Data d'uscita: 22 Novembre 2016
Link d'acquisto: QUI

Trama:
Nella vita di Owen niente è andato per il verso giusto da quando suo padre è morto in carcere. Owen è l'unico a credere che non avesse commesso il crimine di cui era accusato. E ora, forse, ha in mano la soluzione per scoprire cos'è successo realmente in quella notte di dicembre di cinque anni prima, riscattando così il nome di suo padre e dimostrandone a tutti l'innocenza. Si tratta di Animus, un dispositivo che consente di esplorare i ricordi genetici sepolti all'interno del proprio DNA. Le simulazioni però porteranno in luce ben più di quello che Owen si sarebbe mai immaginato. E presto si ritroverà coinvolto in una lotta senza confini di tempo alla ricerca di una reliquia a lungo considerata leggenda, il Tridente dell'Eden. Ma non è il solo sulle tracce del potente manufatto: anche la Fratellanza degli Assassini e l'Ordine dei Templari lo stanno cercando e non si fermeranno davanti a nulla pur di entrarne in possesso. Per Owen l'unico modo di salvarsi è trovare il Tridente prima degli altri. Ma dovrà fare molta attenzione. Perché la sua esperienza nel passato potrebbe avere conseguenze di devastante portata nel presente. Il primo titolo di una nuova, adrenalinica e avvincente serie basata sul videogioco mega seller di Ubisoft, Assassin's Creed®.

domenica 14 febbraio 2016

Momenti di cinema: The Danish Girl di Tom Hooper Recensione

Buona domenica! Per la rubrica Momenti di cinema, oggi vi parlo di The Danish Girl, in uscita il 18 Febbraio al cinema. Una storia toccante e commovente che mi ha strappato più di qualche lacrima. Non si tratta solo del racconto di una storia vera e della lotta interiore ed esteriore del primo transgender al mondo, ma di una struggente e straziante storia d’amore. Lo consiglio a tutti, non perdetelo! Alla fine avrete una nuova consapevolezza come l’ho avuta io: so cos’è il vero amore.



Titolo: The Danish Girl
Anno: 2015
Durata: 120 min
Genere: biografico, drammatico
Regia: Tom Hooper
Attori: Eddie Redmayne: Einar Wegener / Lili Elbe, Alicia Vikander: Gerda Wegener,
Matthias Schoenaerts: Hans Axgil, Ben Whishaw: Henrik, Amber Heard: Ulla Sebastian, Koch: Dott. Warnekros
Uscita:18 Febbraio 2016

Nella Copenhagen degli anni venti l'artista Gerda Wegener chiede a suo marito, Einar Wegener, di posare per lei al posto di una modella donna. La popolarità del ritratto convince Gerda a realizzare altri quadri con il marito vestito da donna. Successivamente Einar diventerà la prima persona a sottoporsi a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale, e Gerda sosterrà la sua decisione nonostante si renda conto che Lili non è più la persona che ha sposato.


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The Danish Girl è un film che mi ha attratto subito, proprio come una calamita. Non che fossi particolarmente interessata alla storia di un transgender, ma avvertivo nell’aria, già dal trailer, un qualcosa di particolare, così emozionale da avermi subito sfiorato dentro.
Io sono fatta così, basta una parola, un dettaglio, un piccolo particolare che alla vista di molti può sfuggire, per conquistarmi, a volte anche totalmente.
E di totalità posso parlare per quanto riguarda questo film. Una visione immensa, simile a quella di Revenant per la totalità di emozioni provate con una differenza sostanziale: in The Danish Girl è tutto vissuto interiormente con una delicatezza, una sottigliezza che altrove difficilmente è possibile riscontrare.

La storia del primo transgender al mondo, e siamo negli anni 30 in Danimarca, è una storia che racconta di un processo difficile, pungente, capace di ferire continuamente il protagonista, Einar Wegener, interpretato da un  tormentato Eddie Redmayne, anch’egli in corsa per l’Oscar.

Come opporsi a questo? La sua interpretazione mi ha lasciata a bocca aperta. Il regista Tom Hooper (Il discorso del re e I Miserabili) sostiene che l’attore è riuscito a mettere fuori senza compromessi la sua parte femminile e io aggiungo che la sua interpretazione è stata la chiara rappresentazione, non di come da un uomo possa venir fuori la donna che c’è il lui, ma come possa venire alla luce una donna, come se non fosse altro che una nascita.
Il significato simbolico di questa affermazione sottintende un elemento molto importante dell’intero film: la lotta interiore del protagonista, sposato, con un lavoro, quello di pittore che lo soddisfa, con una donna accanto che lo ama e che stravede per lui ed è incredibilmente vero anche il contrario. Ma per un caso, un fortuito caso, un giorno Einar si veste da donna per posare per sua moglie, anch’ella pittrice e da allora inizia questa lenta discesa, che sembra condurlo verso una consapevolezza così infernale, da farlo affrontare i demoni più impietosi della sua natura. Appunto, natura. La sua natura è quella di una donna, il suo corpo non gli appartiene e la sua lotta è appena iniziata.
L’arte è una delle protagoniste del film, i colori, dall’arancione al giallo, fino al  rosso. I dipinti stessi, soprattutto quelli di Gerda, che ad un certo punto riesce a trovare il soggetto perfetto dei suoi quadri che la renderanno famosa: Lili. Chi è Lili? E’ il marito Einar nella sua trasformazione verso quella figura e anima femminile che è sempre stata. Come sia possibile tutto questo? Mi sono chiesta. Com’è possibile che un uomo che ama la sua donna, la desidera, con un amore e una passione incommensurabili, riesca a scoprire, piano piano dentro di sé che in fondo la sua natura è quella di una donna? E’ un processo doloroso, stancante, rabbioso, violento, che emargina e ti allontana da tutti ma non allontana Einar da Gerda. E qui tocchiamo il punto focale del film, quello che mi ha toccato  il cuore.

Una notte come tante, Gerda scopre che Einar indossa una sottana da donna e invece di spaventarsi, di infuriarsi, di chiedere o di scappare, comincia con lui un gioco sottile fatto di seduzione e di accoglienza. Gerda accoglie la diversità di Einar e mentre all’inizio è convinta che sia solo un assecondare i desideri particolari del marito, purtroppo poi si renderà conto che si tratta della Verità. Non è più gioco, anzi non lo è mai stato, le dirà Einar, lui si sente una donna, lui è una donna, unica verità imprescindibile. Da questo momento in poi, in una serie di alti e bassi, Gerda non riuscirà ad abbandonarlo, lo accompagnerà in quel percorso strano e tortuoso fatto di scoperta e di angoscia che condurrà Einar a diventare Lili, il primo uomo a sottoporsi alla chirurgia per trasformare il proprio corpo e diventare a tutti gli effetti una donna.
Di questo film meraviglioso ed intenso fino alle lacrime, non mi ha colpito la storia di Lili, seppur reale, importante, significativa e di alto valore simbolico, per un uomo che ha sfidato il proprio tempo e adesso è un icona per le comunità transgender, giustamente, ma lei, Gerda, questa splendida attrice svedese, Alicia Wikander, che ne interpreta fino alle ossa, fino al sangue che gli scorre nelle vene, la forza, il coraggio, la determinazione e ancor di più l’amore. L’amore, quello puro ed incontaminato, quello che ti porta a rinunciare all’uomo che ami, vederlo trasformarsi in una donna perché è quello che sente dentro di sé, e non abbandonarlo mai, standogli vicino, come se fosse il tuo stesso  respiro.

Nel film alcune battute mi sono rimaste impresse, in effetti sono tante, come sono tanti i silenzi, accompagnati dagli sguardi e dai gesti. Gerda racconta che la prima volta che ha baciato Einar è come se avesse baciato se stessa. Questa è l’affermazione più intensa, coinvolgente che ci possa essere. Ha baciato il suo stesso corpo e la sua stessa carne, come se fossero un’unica entità, una sola anima, racchiusa in due corpi diversi. Questo è il senso del suo amore per Einar. La totalità dell’appartenenza. Il riconoscersi nell’altro fino alla fine, oltre la stessa morte. Einar ama Gerda, la amerà ancora, anche dopo, anche quando avrà scoperto la sua femminilità, anche quando le dirà che lei è l’unico senso alla sua esistenza. Lei che non lo ha mai abbandonato, lei che ha pianto davanti al marito vestito da donna in cerca di una pace che lei non era più in grado di dargli, lei che ha sofferto in silenzio, la prima ed unica ad averlo ascoltato quando nessuno poteva farlo.
E’ una storia commovente, piena di passione interiore ed esteriore, piena di dolore, lo stesso   che ti dà la forza di rinascere. E’ incredibile che questa storia, sia una storia vera. Una donna come Gerda, in grado di annullare se stessa, bella come il sole, sensuale, enigmatica, dolce, delicata, soffusa, ammaliante, pur di amare, AMARE un altro. Credo che questo sia il vero amore. La storia di Lili dovrebbero conoscerla tutti e non me ne vogliano, non solo per la sua peculiarità e importanza nel campo della lotta sessuale, ma per l’insegnamento, per la musica, la poesia contenuta nei suoi innumerevoli messaggi.
Non so Einar che cosa avrebbe fatto senza Gerda. Senza lei, la sua àncora di salvezza, che lo ha accettato e ha continuato   ad amarlo nonostante tutto. Un amore incondizionato, davvero libero da qualsiasi tipo di catene, lei lo rende libera e s’incatena a quella sofferenza e a quel sentimento che non le darà pace. Sapete cosa vuol dire? Che Gerda decide di soffrire lei per non far soffrire lui. Decide di mettere da parte i suoi sentimenti per permettere al marito di vivere in profondità la sua identità anche se sa di perderlo. Perché Gerda perde Einar nell'esatto instante in cui lui le dirà che Einar non esiste più. O meglio non è mai esistito.


L’interpretazione di Redmayne è completa, ribelle, sconcertante a tratti, e spesso timida come lo è quella natura sottintesa che rinasce nuovamente e prende finalmente corpo senza essere soppressa. Un personaggio a tutto tondo con una espressività negli occhi in grado di trasmettere oltre le stesse parole e inciderti le emozioni. Alicia Vikander, la dolce Gerda, profonda ma anche fortemente fisica, potente nella sua forza d’animo, incontrastabile in quell’amore che non cede neanche davanti alla resa di quell’evidenza che sta cambiando, mutevole ma non incerta, diventa il senso di tutta la storia. Mi ha commosso e legato ad una consapevolezza. Quanto siamo in grado di amare qualcuno? Fin dove ci spingeremmo? Perché ho sentito molti dire che ucciderebbero per amore, considerando l’omicidio ciò che è più difficile da compiere, più oltraggioso, più amorale, più ingiusto. Eppure c’è qualcosa di più grande di tutto questo. C’è l’amore che accompagna, che sostiene, che si prende cura di chi, non per sua volontà, ma per natura, non può più essere quello che ami, e non per una banale scelta, ma per una condizione esistenziale inoppugnabile.
Ho riflettuto molto e ho capito che non esiste amore più grande di questo. E ne sono rimasta ammaliata, incantata, conquistata totalmente. Ed è bello, per me che leggo tanto di amori meravigliosi, sofferti, grandi ed immensi e bla bla bla, amori che però restano scritti e dunque inventati, sapere che forse, una delle più grandi storie d’amore, sia stata una storia vera, una storia resa ancora più toccante da un finale che sciocca, ma resta nella memoria come esempio, come lotta, come verità, come consapevolezza che la forma più alta d’amore resta sempre una sola: rendere liberi anche a costo di incatenarsi.

sabato 6 febbraio 2016

The Help di Kathryn Stockett Recensione Film!

Buon sabato! Oggi post speciale dedicato alla recensione di un film a cura della dolcissima Federica. Oggi ci parla di The Help, romanzo di Kathryn Stockett, portato sul grande schermo da Tate Taylor nel 2012.




Titolo Originale: The Help
Genere: Drammatico
Sceneggiatura: Tate Taylor
Anno: 2011
Regia: Tate Taylor
Distribuzione: Walt Disney
Interpreti: Emma Stone, Viola Davis, Octavia Spencer, Bryce Dallas Howard, Sissy Spacek, Jessica Chastain
Durata: 146'
Data uscita: 20/01/2012

Mississippi, anni 60. Skeeter (Emma Stone), 22 anni, torna a casa dalla famiglia dopo aver frequentato il college. Al contrario dei desideri della madre, che le vorrebbe trovare al più presto un marito, Skeeter coltiva l’ambizione di diventare scrittrice e decide di iniziare scrivendo un romanzo che raccoglie le esperienze delle domestiche di colore. La ragazza comincia a intervistarle, partendo da Aibileen (Viola Davis), la governante che l’ha cresciuta come una figlia e da Minny (Octavia Spencer), la sua irresistibile amica. Ma il loro progetto è destinato a sconvolgere gli equilibri della società in cui vivono, intrisa di pregiudizi, razzismo e ipocrisia…


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A cura di Federica


Se qualcuno un giorno mi avesse detto che mi sarei ritrovata a scrivere la recensione del film The help, non gli avrei creduto. Perché, per me, questo film non è uno di quelli che finisce nel dimenticatoio come spesso mi è capitato e come penso, capita a tutti. Per me, questo film è l’apoteosi della speranza, del bisogno di condivisione e del prendersi cura l’uno dell’altro quando sembra che il mondo in cui vivi voglia schiacciarti facendoti credere che il seme del male non smetterà mai di germogliare e crescendo, a invadere lo spazio di quello del bene annientandolo a poco a poco per fargli capire senza mezze misure che tutto lo spazio universale spetterà sempre e soltanto a lui … e della forza, del coraggio, della determinazione a sfidare anche l’universo intero pur di far sentire la propria voce e a lasciare un segno. Ma, prima di entrare nel cuore dei miei pensieri su questo film, permettetemi una piccola parentesi, più che doverosa per me. Non posso non sottolineare che se io ho la possibilità di far sentire la mia, di voce, e nel mio piccolo, a lasciare il segno che spero di lasciare a chiunque legga ciò che scrivo, lo devo solo a Antonietta Mirra, la quale mi ha pregato di smettere di ringraziarla. Però, vedete, in un mondo dove l’egoismo, l’indifferenza, la mancanza di empatia, la maleducazione, la mancanza di rispetto e il bisogno costante, instancabile di sfogare le proprie debolezze sul prossimo per sentirsi più forti, più superiori facendo sentire l’altro una completa nullità, un essere che vale meno di zero, ecco che io mi sento non semplicemente in dovere di ringraziarla ma di tenerla su un palmo di mano, è una persona che seppur distante chilometri da te, con una sola frase è in grado di strapparti dal tuo sentirti una completa nullità, un essere che vale meno di zero, e se sto dicendo, anzi, scrivendo questo pubblicamente, è perché credo chiunque ti faccia questo, merita di essere degno di nota quanto per me lo è questo libro e questo film. Chiudo parentesi e se vorrete leggere quello che segue, farete di me una persona più felice.

Era una domenica pomeriggio del lontano 2010 quando questo libro, è magicamente apparso davanti ai miei occhi, ero avvilita e svilita da ciò che mi circondava ma che non smetteva neanche un attimo di farmi sentire come se non fossi circondata proprio da niente, e quale posto migliore per cercare di togliersi di dosso tutto quello che la vita ti sbatte addosso senza tanti complimenti se non una libreria?
Tuttavia penso siano i libri, a volte, a cercare te, e non viceversa. Potrei dilungarmi all’infinito dicendo che questo libro per me non è solo un libro ma un libro che davvero sarebbe un peccato non leggere. Kathryn Stockett mi ha regalato ore e ore di pura riflessione tra sorrisi e risate e lacrime come non mi era mai successo prima. E da libro straordinario quale è, come poteva non prendere vita anche sul grande schermo? Con regia e sceneggiatura firmati da Tate Taylor, amico d’infanzia dell’autrice del romanzo, il quale aveva già opzionato i diritti cinematografici del libro prima della pubblicazione. Distribuito negli Stati Uniti nell’agosto 2011 a cura della Touchstone Pictures e da noi nel gennaio 2012 dalla Walt Disney Pictures.

Neanche a farlo apposta, era il 9 febbraio di quattro anni fa quando, nella sala “Dafne” del cinema Apollo di Milano, riflettei, sorrisi e risi tra le lacrime non potendo non pensare che questa storia non aveva veramente prezzo, perché è così, cari lettori, questa storia non ha prezzo, e chiunque abbia letto prima il libro si sarà accorto che per lo schermo sono state tagliate e cambiate molte cose ma non per questo il film è sceso di livello come invece spesso succede per i film tratti dai romanzi, ma d’altronde penso che quando decidono di trasporre un libro in un film il libro resterà sempre “il libro” e il film “il film”, le due cose non potranno mai combaciare perfettamente come due tasselli di un puzzle, però penso anche che ciò che viene sottratto al libro, il film poi lo ricompensi con la magnificenza di uno sguardo, di due occhioni che ti guardano mostrandoti il cuore e l’anima riuscendo a esprimere più di quanto non possano mai fare le parole, e dicendo questo sto pensando a quelli di Minny, interpretata magistralmente da Octavia Spencer. E sullo schermo, come tra le pagine del libro, si srotola un caleidoscopio che dà voce a Eugenia Phelan, chiamata da tutti “Skeeter”, a Aibileen, a Miss Leefolt, a Minny, a Miss Hilly e a Miss Celia Rae Foote.

Skeeter, finita l’università, ritorna a casa a Jackson, in Mississippi, con un unico pensiero in testa: diventare giornalista o scrittrice di romanzi o tutte e due le cose e avendo con sé un bagaglio pieno di entusiasmo e fiducia nelle proprie aspettative che la porta ad ottenere subito un lavoro al Jackson Journal dove curerà la rubrica di Miss Myrna dedicata alle pulizie domestiche, ragion per cui viene presa in giro dal fratello Carlton che le dice: “Credevo volessi scrivere dei libri!”. E, tra i ricordi di bambina che non può non associare se non a Constantine, la domestica di colore che prestava servizio presso la sua famiglia e che è stata rimpiazzata ma che ai suoi occhi non era mai stata semplicemente una domestica ma un esempio da seguire oltre che all’unica spalla su cui piangere e su cui poter contare ogniqualvolta si sentiva messa da parte come quando non era stata invitata al ballo della scuola … “Basta, la devi smettere di piangerti addosso.”, le disse. “Tu, un giorno, farai qualcosa di bellissimo con la tua vita.”, ecco che allora, come un fulmine a ciel sereno, le balza in testa l’idea di scrivere un libro di interviste sulle domestiche di colore che lavorano presso le famiglie bianche chiedendo a Elaine Stein, il direttore editoriale della casa editrice Harper & Row di New York, se sarebbe disposta a leggere ciò che scriverà.  

E a chi altri potrebbe rivolgersi se non a Aibileen, che la sta già aiutando per la rubrica delle pulizie domestiche? Aibileen è una domestica di colore che lavora presso Miss Leefolt, una donna dall’aspetto coriaceo ma più fragile di un vaso di cristallo dentro visto che il suo cuore è a pezzi dopo la morte del figlio, Treelore, che è morto sul lavoro quando aveva ventiquattro anni. Minny, la sua migliore amica nonché miglior cuoca del Mississippi, è l’unica persona al mondo in grado di alleviare le sue pene. Ma … non si dice che il male non sempre vien per nuocere? Perché proprio quando Minny viene licenziata da Miss Hilly solo perché beccata a usare il bagno che non dovrebbe più usare dato che ha appena proposto l’iniziativa per l’igiene domestica in modo tale da far costruire un bagno ad uso esclusivo per il personale di colore visto che secondo lei hanno malattie diverse dai bianchi, che Aibileen accetta di lavorare anche al libro, dove confessa di aver cresciuto diciassette bambini bianchi e che il primo continuava a chiederle: “Perché non sei bianca?”, e lei gli rispose: “Perché ho bevuto troppi caffè.”. Aibileen aveva capito di essere in grado di fare quello che le mamme dei bambini di cui si occupava non erano in grado di fare: infondere loro fiducia, come a Mae Mobley, la bambina di cui si occupa adesso e che la notte dorme ancora con il pannolino ma che Miss Leefolt non si prende neanche la briga di cambiarglielo, rendendola anche oggetto di scherno davanti alle amiche perché “ha sempre fame”, così, l’innocenza del suo essere bambina fa considerare Aibileen la sua vera mamma, che guardandola e trattandola sempre con amore come dovrebbe fare chi l’ha messa al mondo, la fa sedere sulle sue gambe e le dice: “Tu sei carina, tu sei brava, tu sei importante.” Ma Aibileen è anche una scrittrice visto che per un’ora o due tutte le sere ha bisogno di mettersi a scrivere le preghiere e le sue storie, affermando con timidezza e come se la cosa fosse oggetto di vergogna, che solo scrivendo è in grado di farsi capire meglio. Così, anche Minny, quando trova un altro lavoro da Miss Celia Rae Foote, sposata con l’ex fidanzato di Miss Hilly – motivo di tanto rancore da parte di quest’ultima che etichetta come “ragazza volgare” e di conseguenza tagliata letteralmente e completamente fuori dalla cerchia, se così la si può chiamare, di amiche – prende parte alla collaborazione del libro.

Se da un punto di vista prettamente personale queste non possono che sembrare soltanto delle piccole finestre che si aprono e poi si richiudono con una folata di vento, io penso che una storia così, che abbia avuto lo straordinario potere di unire per sempre e incondizionatamente la vita di una donna bianca a quella di due donne di colore che negli anni Sessanta hanno avuto il coraggio di sfidare il mondo entro il quale erano confinate soffocandole con le loro regole, abbiano spalancato non una porta ma un portone delle dimensioni di una casa che credo solo la forza, la determinazione e il coraggio potevano fare, il coraggio di esprimere quello che nessuno si aspetterebbe, ma che spesso non viene né compreso e né tantomeno premiato se non con una bella porta sbattuta in faccia dal tuo bellissimo e affascinante fidanzato accusandoti di essere stata un’egoista … fidanzato che al primo appuntamento era stato un disastro completo visto che ti dice chiaro e tondo e ridendoti in faccia che una donna che scrive una rubrica di pulizie domestiche è la cosa peggiore che potrebbe fare, ma d’altro canto è pure vero che all’università del Mississippi le è stato insegnato come accalappiare un uomo, dettato, forse, anche dal fatto che quella sera non pensava ad altro che ad alzare un po’ troppo il gomito, cercando di rimediare poi in un secondo momento con una cenetta deliziosa a base di ostriche e crackers e ketchup confessandoti che in fondo gli piace una donna che dice quello che pensa e che leggendo, finalmente, la tua famosa rubrica, ti dice guardandoti con occhi pieni d’amore: “Scrivi bene” e “Spero che tu scriva una cosa in cui credi, una cosa bella.”

Ma se, oltre a un’immensa gratificazione come può dartela solo il veder realizzato un tuo sogno, qualcosa in cui credevi veramente e fino in fondo come in questo caso la pubblicazione di un libro e l’abbattimento delle regole sociali, va ad aggiungersi anche la famosa risposta positiva di Elaine Stein nel volerti nella sua casa editrice a New York e la voce di tua madre che guardandoti dritto negli occhi ti dice: “Il coraggio talvolta salta una generazione. Grazie di averlo riportato nella nostra famiglia … non sono mai stata tanto orgogliosa di mia figlia.”, ti dici: “Non ne valeva la pena?”

Come i nostri cari, preziosissimi libri, anche questo film ci invita a riflettere che non sempre la perdita di un lavoro o di un amore significhi per forza “la fine del mondo” o “la perdita della nostra autostima”. Ad esempio, la nostra Minny qui, dopo essere stata letteralmente cacciata via di casa da Miss Hilly perché anziché andar fuori aveva usato il bagno padronale, poteva forse immaginare che Miss Celia potesse essere l’unica signora bianca in tutto il Mississippi che non l’avrebbe mai trattata come un animale ma come una persona, anzi, come una sua pari che al di là del colore diverso dal suo e che fosse una semplice domestica meritava di essere rispettata e amata perché un essere umano come tutti gli altri? E quale gratificazione migliore poteva ricevere, oltre alla sicurezza di uno stipendio fisso, quando il marito, sempre guardandoti dritto negli occhi, ti dica sincero: “Da quando hai cominciato a lavorare qui, lei ha cominciato a stare meglio, quindi tu le hai salvato la vita.”, e spostandoti gentilmente la sedia per farti accomodare davanti a una tavola da dodici che non era mai stata usata perché la moglie, per ringraziarti di essere stata l’amica di cui aveva bisogno nel momento del vero bisogno, è rimasta in piedi tutta la notte per cucinare quello che tu le avevi insegnato dandoti poi la forza che ti serviva per lasciare il marito che non aveva mai smesso di picchiarti per il puro e semplice piacere di farlo, di portare via i figli dalle sue grinfie e non tornando più nella casa in cui non potevi più sentirti “a casa”?

… E anche alla nostra carissima Aibileen, visto che, naturalmente, è un fatto risaputo e strarisaputo che l’essere buoni non sempre paga, soprattutto con chi non la merita la nostra bontà, al contrario, è il tuo essere buono che ti porta a perdere quando ti ritrovi faccia a faccia con l’essere umano più crudele che possa mai incontrare ma che, seppur nella perdita, tra le lacrime e con un pizzico di orgoglio, ti faccia dire: “Mae Moebly è stata la mia ultima bambina. Nel giro di dieci minuti, l’unica vita che conoscevo, non c’era più. Dio dice che bisogna amare il nostro nemico … è difficile però, ma si può cominciare dicendo la verità. Nessuno mi aveva mai chiesto cosa provavo a essere me stessa. Quando ho detto la verità mi sono sentita libera e ho cominciato a pensare a tutte le persone che conosco e alle cose che ho visto e che ho fatto. Mio figlio Treelore diceva sempre che un giorno ci sarebbe stato uno scrittore in famiglia … Credo che sarò io.”, seguito dall’inedito scritto e interpretato da Mary J. Blige, The Living Proof, facendole ottenere una candidatura al Golden Globe per “la migliore canzone originale” e che in me, ogni volta che la ascolto, risveglia l’animo di ballerina che sono stata, come del resto tutta la colonna sonora che accompagna il film.
Nel salutarvi, cedo la parola all’autrice del romanzo. Vi assicuro che se leggerete quanto segue, potrete capire fino in fondo quanto sia stato importante per lei scrivere questo libro. Io trovo che sia bellissimo e soprattutto non da tutti gli autori, aprire il proprio cuore al pubblico per condividere con lui una parte della sua vita che ha fatto di lei non solo la scrittrice ma la donna che è diventata. Ragione per cui mi ha spinto a trascriverlo testuale parola per parola.


   
TROPPO POCO, TROPPO TARDI
Kathryn Stockett, con parole sue

La domestica della nostra famiglia, Demetrie, diceva sempre che raccogliere cotone in Mississippi nel cuore dell’estate è il passatempo peggiore che esista a parte raccogliere gombo, un’altra pianta bassa e spinosa. Ci raccontava molte storie di quando lavorava nei campi da giovane. Rideva e, scuotendo la testa, faceva segno di no con il dito come ad ammonirci, quasi che la raccolta del cotone fosse un vizio come il fumo o l’alcol in cui noi, ricchi ragazzini bianchi, rischiavamo di cadere.
“Non ho fatto che raccogliere per giorni e giorni, poi mi sono accorta che avevo la pelle piena di bolle. L’ho mostrata alla mamma: non si era mai visto un nero che si scottava al sole. Quella era roba da bianchi!”
Ero troppo piccola per rendermi conto che ciò che ci raccontava non era poi tanto buffo. Demetrie era nata nel 1927 a Lampkin, Mississippi, subito prima della Depressione: un anno orribile per nascere, il momento giusto per capire perfettamente, fin dalla più tenera età, cosa significasse essere poveri, di colore e per giunta di sesso femminile in una fattoria a mezzadria. Demetrie venne a servizio nella mia famiglia quando aveva ventotto anni. Allora, mio padre ne aveva quattordici e mio zio sette. Corpulenta e molto scura di pelle, era sposata con un ubriacone, un tipaccio manesco di nome Plunk. Quando le chiedevo di raccontarmi di lui, non rispondeva. Ma, marito a parte, con noi era disposta a parlare di qualsiasi cosa.
E Dio solo sa quanto mi piacesse parlare con Demetrie. Al mio rientro da scuola, andavo sempre a sedermi in cucina per ascoltare le sue storie, e intanto la osservavo mescolare l’impasto per la torta o friggere il pollo. Cucinava in modo sublime, e dopo pranzo i suoi piatti erano oggetto di lunghe disquisizioni tra i commensali alla tavola della nonna. Quando gustavi la sua torta al caramello, ti sentivi amato.
A me e ai miei fratelli non era permesso disturbarla durante i pasti. La nonna diceva sempre: “Lasciatela in pace, adesso, lasciatela mangiare: questo è il suo momento di riposo”, e io rimanevo vicino alla porta della cucina, impaziente di tornare da lei. La nonna voleva che Demetrie riposasse per poter poi finire il suo lavoro, e comunque i bianchi non sedevano mai allo stesso tavolo di un nero intento a mangiare.
Regole del genere venivano considerate assolutamente normali. Ricordo che da bambina, quando vedevo le persone di colore nei quartieri neri della città, le compativo anche se apparivano ben vestite e in piena salute. Adesso, ammetterlo mi imbarazza molto.
Demetrie, invece, non mi faceva pena. Per diversi anni ho pensato che fosse immensamente fortunata ad avere da noi un lavoro sicuro, a fare le pulizie in una bella casa di bianchi timorati di Dio. Inoltre era senza figli, e a noi sembrava di riempire un vuoto nella sua vita. Se qualcuno le chiedeva quanti figli avesse, lei alzava tre dita. Intendeva noi: mia sorella Susan, mio fratello Rob e io.
Benché i miei fratelli lo neghino, io ero la sua preferita. Nessuno si arrabbiava con me se nei paraggi c’era Demetrie. Lei mi metteva davanti allo specchio e diceva: “Tu sei bellissima. Tu sei una bambina bellissima”, benché fosse evidente che non lo ero. Portavo gli occhiali, e i miei capelli castani erano dritti come spaghi. Inoltre, provavo un’ostinata avversione nei confronti della vasca da bagno. Mia madre era spesso fuori città, e siccome Susan e Rob non mi volevano tra i piedi, io mi sentivo esclusa. Demetrie lo capiva e mi prendeva la mano per consolarmi.
I miei genitori divorziarono quando avevo sei anni, e allora Demetrie divenne ancora più importante per me. In occasione dei frequenti viaggi della mamma, papà portava tutti noi e Demetrie nel motel di sua proprietà. Io avevo una tale nostalgia della mamma che piangevo disperata sulla sua spalla e mi veniva addirittura la febbre.
A quell’epoca, mia sorella e mio fratello si erano in un certo senso affrancati da Demetrie. Andavano all’ultimo piano del motel a giocare a poker con gli impiegati della reception e usavano le cannucce del bar al posto dei soldi.
Ricordo che li guardavo invidiosa perché erano più grandi. “Non sono più una bambinetta” pensai una volta. “Non devo stare appiccicata a Demetrie mentre loro giocano a poker.”
Così mi inserii nella partita e nel giro di cinque minuti persi tutte le mie cannucce. Tornai in braccio a Demetrie facendo la scena per essere stata esclusa, e ripresi a osservarli. Neanche un minuto dopo, appoggiai la fronte sul suo collo morbido e lei cominciò a cullarmi come fossimo entrambe in barca.
“Il tuo posto è qui. Qui con me” disse dandomi dei colpetti sulla gamba calda. Aveva le mani sempre fresche. Guardavo i miei fratelli maggiori giocare a carte e non mi importava più di tanto che la mamma fosse lontana. Io ero dove dovevo essere.
Le valanghe di giudizi negativi sul Mississippi – nei film, sui giornali, alla televisione – hanno reso noi del posto diffidenti e sempre sulla difensiva. Siamo pieni di orgoglio e di vergogna, ma soprattutto di orgoglio.
Ciononostante, ho dovuto andarmene da lì. A ventiquattro anni mi sono trasferita a New York. Sapevo che la prima domanda che chiunque faceva in una città così abituata a un continuo viavai di persone era: “Di dove sei?”. Io rispondevo: “Mississippi. Poi rimanevo in attesa.
A chi diceva con un sorriso: “Ho sentito che è bellissimo laggiù”, io replicavo: “La mia città è al terzo posto nella nazione per omicidi tra bande”. Se qualcuno se ne usciva con un: “Dio, devi sentirti sollevata a essertene andata da quel posto”, io rizzavo il pelo e ribattevo: “Cosa ne sai? E’ un posto splendido”.
Una volta, a una festa su una terrazza, un tizio mezzo ubriaco di una qualche ricca città bianca a nord di New York mi chiese di dove fossi e, quando risposi: “Mississippi”, lui commentò con un sorriso di compatimento: “Oh, come mi dispiace”.
Gli ficcai il tacco a spillo nel piede e lo tenni inchiodato dieci minuti per istruirlo con calma e dovizia di particolari su William Faulkner, Eudora Welty, Tennessee Williams, Elvis Presley, B.B.King, Oprah Winfrey, Jim Henson, Faith Hill, James Earl Jones e Craig Claiborne, l’editorialista e critico culinario del “New York Times”. Lo informai che in Mississippi hanno avuto luogo il primo trapianto di polmone e il primo trapianto di cuore, e che nella locale università sono state create le basi del sistema legale degli Stati Uniti. Avevo nostalgia di casa e aspettavo proprio uno come lui. I miei modi non furono gentili e neppure eleganti: il poveretto si allontanò imbarazzato e per tutto il resto della festa apparve nervoso. Ma non ero proprio riuscita a trattenermi.
Il Mississippi è come mia madre: io posso lamentarmene finché voglio, ma guai a chi osa sollevare una minima critica nei suoi confronti, a meno che anche lui non sia suo figlio.
Ho scritto L’aiuto quando ero ancora a New York. Immagino fosse più facile farlo là piuttosto che in Mississippi, a diretto contatto con quella realtà. La distanza ha aggiunto profondità di visione. In mezzo al frastuono di una città frenetica, è stato un sollievo rallentare i pensieri e abbandonarmi ai ricordi.
L’aiuto è sostanzialmente un’opera di narrativa, eppure mentre la scrivevo mi sono spesso chiesta cosa ne avrebbe pensato la mia famiglia, e anche Demetrie, benché fosse morta da molto tempo. Dando voce a una donna di colore, temevo di oltrepassare un confine proibito. Avevo paura di non riuscire a descrivere in modo adeguato quel rapporto che ha influenzato profondamente la mia esistenza. Un rapporto tenero, che nella storia e nella letteratura americana è sempre stato banalmente stereotipato.
Ho provato un grande senso di gratitudine nel leggere l’articolo di Howell Raines “Il dono di Grady”, insignito del Premio Pulitzer
Per uno scrittore del Sud, non c’è argomento più delicato dell’affetto tra un nero e un bianco nel mondo ingiusto della segregazione. Infatti, l’ipocrisia su cui si basa la società rende sospetta ogni emozione, per cui è impossibile capire se il sentimento che esisteva tra due persone era genuino, oppure dettato dalla compassione o dal pragmatismo.
L’ho letto e ho pensato: “Come ha fatto a dire tutto questo in modo così essenziale?”. Io ero alle prese proprio con quel tema difficile, che sgusciava via tra le mani come un pesce. Raines era riuscito a fissarlo con poche frasi. Ero contenta di non sentirmi sola nella mia lotta.
Come per il Mississippi, i miei sentimenti nei confronti de L’aiuto sono estremamente conflittuali. Temo di aver detto troppo riguardo al confine tra donne nere e donne bianche. Mi era stato insegnato a non parlare di cose tanto imbarazzanti: era un argomento sconveniente, indelicato, e loro avrebbero potuto sentirci.
Ma temo anche di aver detto troppo poco: per molte donne di colore a servizio nelle case del Mississippi la vita era assai più dura e, al contrario, parecchie altre avevano con la famiglia presso cui lavoravano un rapporto affettivo così profondo che non avrei avuto abbastanza inchiostro o tempo per descriverli.
Di un fatto sono sicura: non credo di sapere che cosa significasse veramente essere una donna nera in Mississippi, specialmente negli anni Sessanta. Penso che nessuna bianca che stacca un assegno per pagare una nera possa mai veramente capire. Ma cercare di farlo è essenziale per un essere umano. Ne L’aiuto c’è una frase che amo molto.
Non era questo lo scopo del libro? Far capire alle donne: “Siamo semplicemente due persone, e non sono molte le cose che ci separano. Molte meno di quanto si pensi”
Sono quasi certa di poter affermare che nessuno della mia famiglia abbia mai chiesto a Demetrie come ci si sentisse a essere una nera al servizio di una famiglia bianca in Mississippi. E’ un’idea che non ci ha mai sfiorato la mente. Si trattava di vita quotidiana: non ci si sentiva obbligati a studiare a fondo la questione.
Demetrie morì quando avevo sedici anni. Per molto tempo ho rimpianto di essere stata troppo giovane e distratta per rivolgerle quella domanda, e ho passato anni ad arrovellarmi sulla risposta che mi avrebbe dato. Ecco perché ho scritto questo libro.
Kathryn Stockett è nata e cresciuta a Jackson, in Mississippi. Dopo la laurea in letteratura si è trasferita a New York, dove ha lavorato nell’editoria e nel marketing dei periodici. L’aiuto (2009) è il suo primo romanzo, accolto con grande favore di critica e pubblico.
La trama del libro:
E’ l’estate del 1962 quando Eugenia “Skeeter” Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l’università lontano da casa. Sua madre desidera per lei solo un buon matrimonio, ma la ragazza ha in mente ben altro: diventare scrittrice.
Aibileen è una domestica di colore, saggia e materna, che per un tozzo di pane ha allevato amorevolmente uno dopo l’altro diciassette bambini bianchi, facendo le veci delle loro madri spesso assenti.
Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la miglior cuoca ma anche la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi.
Negli anni in cui Bob Dylan comincia a testimoniare con le sue canzoni la protesta nascente, Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi. Perché lo fanno? Perché i rigidi confini che delimitano la loro esistenza le soffocano. Perché il vento della libertà inizia a soffiare.

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