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lunedì 6 giugno 2016

Stella che non sa baciare di Marco Sette Recensione + Intervista autore!

Buon lunedì cari lettori! La recensione di oggi riguarda un romanzo fuori dagli schemi, una storia che mi ha sorpreso e in cui l'autore, Marco Sette, è riuscito a unire ironia, realismo, un pizzico di romanticismo e un finale noir che assolutamente non ti aspetti. Stella che non sa baciare è una storia diretta, senza sconti e molto sincera. E' proprio questo quello che ho amato di più. Oltre alla mia opinione, potete leggere anche l'intervista all'autore.



Titolo: Stella che non sa baciare
Autore: Marco Sette
Editore: Zona contemporanea
Pagine: 130
Prezzo: 14,00
Uscita: 2015
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TRAMA


Stella che non sa baciare è la storia di una toygirl, una ragazza che si accompagna con uomini maturi per avere in cambio ‘bon bon e mutandine’ dice lei, ovvero regali, non necessariamente soldi. La storia è raccontata in prima persona, con inserti di testi con gli ‘a capo’, da un uomo che s’innamora di lei. La relazione, che al principio viene vissuta con confuso e stupito piacere da parte dell’uomo, si tinge via via di toni drammatici fino a un epilogo noir.

















Stella che non sa baciare è un romanzo fuori dalle righe, scritto con un’ironia che spesso ti lascia stupefatto e con una consapevolezza, padronanza dei concetti espressi e del linguaggio che ti permettono di fruire della lettura e della storia senza nessun tipo di impedimento o di rallentamento.
Marco Sette, con padronanza assoluta della propria creatura e per creatura intendo non solo il romanzo ma se stesso e la sua Stella, ci chiede, prima di iniziare a leggere, sottilmente, proprio tra le righe, una sola cosa: apertura mentale e sincerità, quella ammissione di verità che lui ci dona su un piatto d’argento e noi dobbiamo fare altrettanto se vogliamo sopravvivere sani alle sue incursioni fisiche, psicologiche e filosofiche ma tutte pur sempre indisciplinate, che trattano di un’esperienza così reale da sembrare vera. Lo sarà o non lo sarà? 
Me lo sono chiesta per tutta la lettura e più andavo avanti più questa domanda mi tormentava ma questa è la croce e delizia di un lettore quando si lascia catturare da ciò che legge. Un bel problema, non trovate? 
E di problemi il nostro protagonista ne ha tanti da quando incontra Stella, una toygirl, una ragazza che si cede solo per avere in cambio regali, doni, affetto e qualche dimostrazione di comprensione e accettazione. Una ragazza che ha anche un fidanzato con il quale conduce una vita sentimentale normale ma dietro si nasconde la sua voglia distorta ed incrinata di andare a letto con altri uomini, possibilmente più grandi, in grado, probabilmente di donarle ciò che le manca. Un rapporto fatto di desiderio allo stato puro, di sesso, di qualche improbabile uscita senza mai superare il confine del legame e della stabilità affettiva. 
Stella non vuole soldi, perché – dice – li spenderebbe tutti in bon bon e mutandine. Vuole regali, vuole sentirsi parte di qualcosa ma soprattutto ama che la si guardi con desiderio, con passione, con la più completa cattura della carne e dello spirito. Una ragazza semplice, bella quanto basta, sensuale nella sua apparente ingenuità che nasconde desideri un po’ troppo macchinosi e perversi ma pur sempre giovane nella sua inquietudine e nella sua apparente insoddisfazione. 
Non lo baci il tuo ragazzo? Domandai. Bacio poco pure lui, Ma puoi farlo, senza lingua però, quella puoi mettermela dove vuoi ma non in bocca, mi fa impressione. Una cosa strana. O mi prende in giro o è pazza, pensai fra me, ma sbagliavo di grosso. Stella semplicemente non sa baciare e non vuole imparare. 
Stella ha un particolare abbastanza rilevante: non sa baciare. Il nostro protagonista non le crede fino a quando non si rende conto dell’assurda verità che si cela dietro a quella ragazza così disinibita, attraente, sicura, effervescente. Il rapporto sembra andare a gonfie vele, uscire persino dalla camera d’albergo nella quale inizialmente hanno affogato tutte le loro insicurezze. Il sesso è una bomba mentre i discorsi piantati qua e là a crescere lentamente come fiori, servono a farli conoscere e ad avvicinarli in modo insperato l’uno all’altro.  
Lo stile dell’autore è incredibile. Non solo c’è la narrazione degli eventi che accompagnano il rapporto dei due protagonisti, le uniche voci presenti nella storia, non ci sono altri personaggi, ma ogni situazione viene usata come stimolo, come slancio, come punto dal quale lanciare una nuova riflessione che va ad arricchire gioiosamente ciò che ancora non sappiamo del nostro pseudo-eroe. 
Ogni capitolo è introdotto da un titolo come se fosse un diario nel quale appare sempre il nome di Stella. E’ lei l’anima del testo, nonostante sia esclusivamente raccontata dal punto di vista onnisciente del protagonista, è lei la grande assente, quella di cui non possiamo ascoltare neanche una parola direttamente dalla sua bocca, ma è certamente come una calamita intorno a cui gravita tutta l’opera, tutto l’ambaradan di pensieri, riflessioni, sconcerti, mancanze e voglie inespresse e inesplorate. 
Stella è l’amore, Stella è un amore. Unico, irripetibile, talmente instabile da farti desiderare solo assenza di equilibrio da allora in poi nella tua vita. Ma cosa accade se è proprio lei, la tua Stella, quella che consideravi impossibile da avere tutta per te, a non desiderare altro che stare con te? Starci davvero, non come una toygirl? 
Poi Stella mi ha educato. Ha detto, Non ci mettere tutto questo sentimento per piacere. Lo capisco che sei preso dall’entusiasmo che sono giovane e bella eccetera, eccetera... (girava la mano vicino all’orecchio come il cestello della lavatrice) ma devi capire una cosa, lo faccio perché mi piace sedurti... mi piace che mi coccoli e il resto. Bon bon e mutandine, te l’ho detto... Quindi se non ci metti questa enfasi è meglio. Ti dirò che mi piace pure di più.  
Un romanzo eclettico, dissonante, poetico e danzante. Un romanzo ad incastro. Narrazione e versi poetici, alcuni di rara ed indubbia bellezza.  
Un romanzo di perdizione, di salvezza e di redenzione. Un romanzo che non chiede niente, che però si libera e ti libera davanti all’immensa possibilità della libera scelta, dell’assenza della morale, della perdita di cognizione del dispiacere e del dolore. Perché smettere quando fa male? Perchè privarsi della vita così come la vogliamo solo perché è così che si fa, perché è così che gli altri dicono? 
Stella che non sa baciare è pieno di metafore, calchi e ricalchi della vita nei quali ognuno di noi può trovare qualcosa di sé, della propria storia, dei propri limiti e rifiuti, dimenticanze, errori.  
Ci ho messo così tanti anni a liberarmi dal peso della morale che non rinnego il percorso. Quindi aspetto nel buio. Mi hai detto come sei vestita. Un completino a fiori leggero. Ti aggiri nella notte. Vorrei essere l’unico a strapparti il fiato, ti ho scritto. Non sono tranquillo. Brucio lentamente sotto una coltre di cenere fredda. I miei capelli di cenere. La mia pelle di cenere. Il mio cuore di cenere. Sei la mela spaccata del diavolo e aspetto solo di mangiarti.  
Una visione senza pregiudizi e senza scuse di ciò che è adesso, senza rimpianti, senza rimorsi, senza un passato che giunge ad appesantire il presente. Questa non è una confessione, né una plateale versione di una sconcertante avventura amorosa, è un delirio di consistenze fatte di fame e sete, di bisogni e di necessità.  
C’è un silenzio nel tuo sguardo che ha solo il vento. E il cielo quando il sole è al tramonto e ti accende la vita che sembra ferma lì. Cristallizzata. Imprigionata. Infuocata nel petto. Tu sei il vento e il fuoco e l’incertezza di un attimo che resta sospeso fra le labbra, al primo bacio. Incendi la mia vita di dettagli misteriosi.  
Un racconto vero perché privo di fronzoli, di mezze misure, di cose dette a metà. No, qui dentro le cose sono dette per quelle che sono, e allora se indossate delle maschere non siete nel posto giusto perché qui, non c’è nessuna festa in maschera, c’è soltanto un’unica certezza: spogliarsi di qualsiasi cosa vi faccia sentire al sicuro. Un racconto così vero che come dice lui… La vita comincia a tremare. 
Osservo me stesso che ti aspetta e viaggia per incontrare il tuo sguardo, il tuo sorriso, il tuo bacio leggero sulle labbra come la carezza di un diavolo che sogna.  






Salve Marco, grazie per aver accettato questa intervista.

1 - Prima di tutto le chiedo com’è nato l’amore per la scrittura e quando ha iniziato a dedicarsi seriamente ad essa.

Ciao Antonietta, grazie a te. Il mio amore per la scrittura è nato contemporaneamente a quello della lettura, quindi da piccolo, intorno ai dieci anni credo, quando ho scoperto l’enorme potere immaginifico della narrativa mi è venuta voglia di imitare quella magia, di inventare storie

2 - Se dovesse raccontare a chi non lo ha ancora letto la natura intima e profonda del suo romanzo, cosa direbbe?

E’ un romanzo di passione, amore e perdizione.

3 - Questa domanda mi frulla in testa da quando ho iniziato a leggere. Quanto c’è di autobiografico nella storia?

Poco, ho vissuto da vicino una storia simile ma non in prima persona.

4 - Cosa rappresenta per lei questo romanzo?

La celebrazione di un amore e la perdizione per passione.

5 - C’è ironia, romanticismo, poesia, un pizzico di follia e tanta passione nel suo romanzo, con un finale che non ti aspetti. Chi è Stella: una metafora, una pazzia, una visione o una terribile realtà?

Stella è una toy girl, come scrivo nel romanzo, una ragazza a cui piace il corteggiamento di uomini molto più grandi, un po’ per ricerca di sicurezze di vario genere e un po’ per una sorta di gratificazione perversa.

6 - I numerosi versi presenti nella storia, che si alternano alla narrazione, sono stati scritti in momenti diversi, relativi a condizioni e situazioni diverse, o fluiscono tutti ad omaggiare l’emblematica Stella?

Sono stati scritti nel contesto della storia e per la storia ma fanno anche parte di una raccolta di poesie che spero di pubblicare a breve...

 7 - Il titolo è un biglietto da visita. Perché la scelta di “Stella che non sa baciare”?

Questo chi leggerà il romanzo lo capirà presto e non voglio anticiparlo...

 8 - E’ soddisfatto del suo romanzo?

Abbastanza, è breve rispetto a un romanzo classico ma ho voluto lasciarlo di proposito in questo modo perché fosse come un graffio, dare l’effetto ‘mordi e fuggi’ del racconto anche se è più lungo di un normale racconto.

9 - Chi è Marco Sette nella vita di tutti i giorni?

Un uomo che si occupa di marketing farmaceutico, uno psicologo di formazione, un appassionato lettore e il padre di un giovane autore teatrale di talento e spero per lui di fortuna.

10 - Ci parli degli altri suoi scritti.

Finora ho pubblicato una raccolta di poesie dal titolo ‘Un mondo senza oggetti’ con cui nel 2009 ho vinto il premio Città di Castello, due raccolte di racconti intitolate ‘Amore mio ti uccido’ e ‘Signora con cornacchie e cani’ e il romanzo precedente a questo dal titolo ‘Agli occhi del mondo’, tutti i miei scritti e brevi sinossi a riguardo sono reperibili in rete.

11 - Si considera uno scrittore?

Mi considero una persona che ama scrivere ma non sono uno scrittore di professione, non so bene quali siano i requisiti qualitativi per definirsi uno scrittore ma di certo sono uno che scrive con la regolarità, la cura e l’attenzione del professionista. Naturalmente, visto che vivo di altro, non posso dedicare alla scrittura tutto il tempo che vorrei.

12 - Quali sono gli autori che hanno influenzato le sue letture ed il suo stile?

Le mie letture tantissime, a cominciare dai classici, non voglio dilungarmi in elencazioni, diciamo che in mente vengono subito Poe, Kafka, Céline, la beat generation, Bukowski e fra i contemporanei fra tutti Don DeLillo, Houellebecq, Antonio Lobo Antunes. Tra gli italiani come non citare Moravia, Calvino, e Tondelli?

13 - Le chiedo di lasciarci con  la citazione di un pezzo del suo romanzo che ha un valore particolare per lei.

Il testo con gli a capo che in parte è in quarta di copertina, questo:

Hai detto che non sapevi baciare
Però ti sei accucciata come un gatto
Fra il collo e la spalla
E mi guardavi con un cielo triste negli occhi
Come se tutto il mondo fosse instabile
E tu cercassi un punto fermo
Dove poterti perdere
E dimenticare.
Quando sei andata via
Mi è rimasto l’odore sulle cosce
e in bocca,
il tuo odore con me nel letto
che ho cercato sulla punta delle dita
Il tuo odore da gatta
Accoccolata e calda
Nell’incavo della spalla.
Ora sei nel mondo
E certe volte piangi
Dici che ti rilassa
E abbassi le difese
E tutto scivola via
Come la pioggia
Come la fuga di una gatta
Che non riesce a star ferma
Nell’incavo di una spalla.




lunedì 22 febbraio 2016

Intervista a Maurizio Gramolini, autore di Fotografie di una vita tranquilla e Io, te e il Karma

Buon pomeriggio! Il secondo post di oggi è dedicato all'intervista a Maurizio Gramolini  autore di Fotografie di una vita tranquilla e di Io, te e il karma. Domande incentrate sui libri dell'autore e sulla sua esperienza di scrittore.


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Salve Maurizio, grazie per aver accettato questa intervista. 
  
1 – Ci racconti di com'è nato l'amore per la scrittura.
Mi è sempre piaciuto raccontare qualcosa sulla carta. A scuola pubblicavano sempre i miei temi sul giornalino mensile. Per contro facevo schifo in tutte le materie scientifiche… 
Poi nel 2008/2009 mi sono divertito a scrivere un racconto che descriveva la giornata tipo di quell’epoca di mia moglie, la quale pensò bene di suggerirmi di provare a farlo pubblicare. 
E in effetti, partecipando a un concorso nazionale, mi piazzai fra i primi, e il racconto fu pubblicato nell’antologia relativa. Quel racconto mi sembrò anche un buon incipit per un romanzo, e così divenne il “famigerato” Prologo a Fotografie di una vita tranquilla, e anche qui, concorso, e il romanzo vince il premio speciale della giuria e viene pubblicato. Poi, presuntuoso di natura, ci ho preso gusto e ho scritto Io, te e il Karma, pubblicato anche quello. 

2 – Le sue storie sono autobiografiche e sono incentrate sulla famiglia e sui legami familiari. Ci spieghi il perchè di questa scelta. 

Beh, forse perché si tratta dei temi che mi sono più vicini e più familiari, e poi francamente, come non raccontare la storia di personaggi originali come quelli che ho incontrato nelle varie relazioni familiari? Scherzi a parte, a mio avviso ho visto cose che voi umani…ehm ci sono personaggi della mia famiglia che meritano di essere raccontati, e poi sono pigro e faccio meno fatica a scrivere di cose che conosco bene…  

3 – Quale personaggio le ha creato maggiori difficoltà e quale ha amato di più?

Mi è stato davvero difficile parlare dei miei genitori e del rapporto complesso avuto con loro. Sono certo che mi abbiano voluto bene, ma hanno sempre evidenziato difficoltà nel dimostrarlo se non dal punto di vista strettamente materiale; non ho mai ricevuto attestati di stima e apprezzamento diretti da mio padre, ma solo per interposta persona; ho scoperto che parlava con orgoglio di me, ma ne parlava solo con gli altri. La prima edizione di Fotografie di una vita tranquilla è uscita nel 2009, e loro erano già troppo vecchi per poterlo leggere, sono poi venuti a mancare nel 2010. Invece tra i personaggi che ho amato di più in Fotografie sicuramente il mio amico Vincenzo, personaggio assolutamente reale, che mi mancherà sempre, e per Io, te e il Karma il mitico Gino, inviato dalle Alte Sfere, sfigato come pochi, che si ritrova improvvisamente protagonista e ovviamente va fuori di testa; quando scrivevo di lui avevo sempre in mente i personaggi più nevrotici e sfigati di Woody Allen. 

4 – Ci racconti qualcosa di Fotografie di una vita tranquilla e di Io, te e il karma.

Fotografie stigmatizza da dove arrivo, le origini della mia famiglia, i miei periodi “formativi”, per me molto gradevoli e divertenti per molti aspetti, anche se calati in un periodo italiano molto buio e tragico, gli anni 70; e poi evidenzia come la mia generazione, mai sugli scudi da protagonista, abbia comunque dovuto dimostrare grande duttilità e spirito di adattamento rispetto a quanto si prospettava e alla propria preparazione e predisposizione, insomma essere sempre pronti al cambiamento.  E attraverso, o nonostante, tutto ciò il libro fa vedere dove sono giunto e con chi. Detta così sembra un libro veramente palloso, ma in realtà la chiave di lettura è sempre l’ironia e l’autoironia, (sono geneticamente incapace di prendermi troppo sul serio); garantisco a chi vorrà leggerlo una buona dose di risate. 
Io, te e il Karma  invece è decisamente un romanzo umoristico basato sul concetto che è difficile sfuggire al proprio destino e alla propria natura. Credo traspaia chiaramente il mio anticlericalismo di fondo e la mia idiosincrasia all’Autorità (con la A maiuscola) costituita. Questi due disgraziati che attraversano infiniti cicli di reincarnazione, tutti complessi, lei con questo piglio da maestrina dalle tendenze sinistroidi e un po’ antiborghesi, lui un fessone interessato agli aspetti più ludici e goderecci della vita, si scontrano con l’Autorità Unica, il Primo Motore Immobile…e riescono nell’impresa di fargli davvero girare…gli Ingranaggi. 
Mi sono divertito parecchio a scriverlo, confesso.  

5 – C'è stato un momento in cui ha pensato di abbandonare la scrittura?

In considerazione del fatto che si tratta di un hobby, no, direi di no. Scrivo quando mi viene in mente qualcosa e quando ne ho voglia. 

6 – Il suo stile è serio ma anche profondamente ironico. Ha scritto più con la testa o con il cuore? 

Penso di scrivere quasi unicamente con il cuore. 


7 – Momenti divertenti si alternano a attimi di riflessione sulla realtà. Eppure tutto sembra poter essere superato grazie all'amore. E' davvero così? Quanto conta la speranza nella sua vita?

Speranza e amore sono elementi imprescindibile della vita, ma purtroppo non bastano a superare i casini quotidiani, settimanali, mensili e via dicendo. Una relazione di coppia “vera”,  solida, per me è il fondamento indispensabile per “tentare” di sopravvivere. I figli già sono un’altra cosa…sono individui a se stanti nei quali ti illudi di intravedere qualche briciola di te stesso, ma non è così. Fortunatamente. 

8 – Ad oggi con la pubblicazione, si è pentito di qualcosa e vorrebbe cambiarla?

Proseguo con l’alto tasso di presunzione: assolutamente no.  

9 – Pensa che fare lo scrittore sia la sua strada? 

Magari. Sono vicino alla sessantina, vivo in una nazione dove si legge sempre meno…la vedo dura. 

10 – Cosa significa per lei questo romanzo? Qual è il suo valore?

Fotografie può costituire un interessante spaccato generazionale, sia per chi ha vissuto quell’epoca che per chi è interessato a un’esperienza di prima mano e senza filtri. 
Io, te e il Karma è un divertissement per tutte le menti aperte. 

11- Quali sono gli autori dai quali trae ispirazione?

Come forse si evince dai miei libri non amo molto le vie di mezzo. Mi piacciono i libri horror oppure i libri umoristici; e quindi per l’horror e il paranormale Stephen King, Peter Straub, Graham Masterton, James Herbert, Dean R.Koontz. Per la componente umoristica Woody Allen, Antonio Amurri, Stefano Benni, Michele Serra, etc.  
Mi fa piacere ricordare un’autrice italiana che a me personalmente ha dato moltissimo, e che purtroppo è relegata allo stereotipo di autrice melò; parlo di Brunella Gasperini, della quale, grazie a mia madre, ho letto tutti i libri e che, nella speranza che qualche editore ne ripubblichi l’opera, consiglio vivamente a tutti. 

12 – Chi è Maurizio Gramolini nella vita di tutti i giorni?

Riporto quanto espresso in Fotografie di una vita tranquilla: 
“Banale ometto di mezza età, mediamente dotato in diverse cose, fenomenale in nulla. Grosso modo comunque fa, o ha sempre fatto che cazzo gli pareva.” 

13 –  Scriverà ancora storie?

Sto scrivendo un romanzo paranormale ambientato fra la Toscana e la Lombardia, un libro  serio, cupo e, spero, spaventoso. Sono in dirittura finale. 

14 – Le chiedo di lasciarci con una citazione di uno dei suoi libri che vorrebbe leggessero i lettori.

Da Io, te e il Karma, il protagonista rivolto al Capo (Dio): “Secondo me, come minimo Ti serve un benchmark, fatto da una società specializzata, indipendente, certamente degli agnostici, che hanno più apertura mentale. Un benchmark di confronto con altre dottrine, ma non i soliti concorrenti tipo Allah, o Maometto, che Vi date sempre una mano sotto sotto, un confronto con qualcosa di più moderno, qualcosa tipo New Age, Ambient, (ma senza eccessi vegetariani che non li sopporto), qualcosa che mette la natura e il mondo che ci circonda nella giusta considerazione, che consente di elevarsi spiritualmente anche senza una chiesa o un prete, senza questue, materiali o spirituali che siano.”