Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice La nave di Teseo, oggi vi parlo di Dieci storie pop di Laura Morante.
dieci storie pop di Laura Morante Editore: La nave di Teseo Pagine: 144 GENERE: Narrativa contemporanea Prezzo: 9,99€ - 16,00€ Formato: eBook - Cartaceo Data d'uscita: 2026 LINK D'ACQUISTO: ❤︎ VOTO: 🌟🌟🌟🌟
Trama:
Roma, anni sessanta, quartiere di Centocelle. Bobby, Ester, Joe, Betty, Tony, Fred, Michele, Wilma, Jimmy, Patty e Arrigo trascorrono pigramente i pomeriggi e le serate tra la piazzetta e il baretto di Romolo, fumando Giubek e Muratti Ambassador, esibendo moto Gilera, ascoltando canzonette dal jukebox, intrecciando fulminee relazioni amorose. Si fanno chiamare con pseudonimi americani, sognano un colpo di fortuna che li renda ricchi e magari anche famosi, ma vivono in appartamenti modesti, magari con il padre manovale e la madre che fa le pulizie in un condominio di Piazza San Felice da Cantalice. Lo sguardo arguto di chi racconta coglie il lato buffo, talvolta comico delle loro contraddizioni, ma dietro la leggerezza della narrazione si avverte a poco a poco una sottile sfumatura di malinconia: i ragazzi e le ragazze diventano uomini e donne, cercano un lavoro, sono costretti a riflettere sul proprio futuro. Il mondo intorno a loro sta cambiando e rivela i suoi aspetti più inquietanti. Il decennio volge al termine, si profila l’ombra scura degli anni di piombo e le illusioni cominciano a cadere. Dopo il successo di Brividi immorali, Laura Morante torna alla narrativa con dieci storie folgoranti ispirate alle indimenticabili canzoni degli anni sessanta, che intrecciano le vite di un gruppo di ragazzi romani e le loro sfide per diventare adulti.
|
RECENSIONE
Dieci storie pop di Laura Morante, attrice e regista, è un'insieme di racconti che diventano un romanzo corale ambientato tra il 1960 e il 12 dicembre 1969 nel quartiere periferico romano di Centocelle.
I protagonisti sono tanti, tutti ragazzi con soprannomi americani, Bobby, Ester, Joe, Betty, Tony, Fred, Michele, Wilma, Jimmy, Patty, Addy, Nick, alle prese con i primi amori, le pose sociali, i sogni di gloria e l'impatto con la realtà.
Ogni racconto ha protagonisti diversi e una storia d'amore che si evolve in un modo o nell'altro e il titolo di ciascuno di essi riprende una canzone proprio di quegli anni. Subito salta all'occhio l'atmosfera creata dalla Morante che mette in scena il contrasto tra maschere americane e realtà di borgata. I ragazzi adottano pseudonimi anglosassoni, indossano giubbotti di cuoio e occhiali da sole alla Kennedy, ma rientrano la sera nei tinelli di case modeste dove consumano pasta e ceci insieme a padri muratori e madri collaboratrici domestiche.
Ogni ragazzo costruisce una narrazione fittizia di se stesso, il duro, l'eroe romantico, il seduttore infallibile o il viaggiatore cosmopolita, per nascondere insicurezze e paure dell'età adulta. Le ragazze, invece, emergono con una spiccata lucidità e indipendenza. Sfidano le convenzioni e scardinano le pose dei loro coetanei maschi, lasciandoli spesso disorientati o feriti nel proprio narcisismo.
L'arco temporale del romanzo testimonia la progressiva dispersione della banda a causa del servizio di leva, del lavoro e delle responsabilità personali. L'atmosfera spensierata dei primi anni Sessanta cede il passo a una malinconia crepuscolare che culmina con l'attentato di Piazza Fontana, segnando l'inizio della stagione degli Anni di Piombo e la fine delle illusioni giovanili.
La musica leggera degli anni Sessanta costituisce la spina dorsale dell'intero progetto narrativo.
Ogni racconto reca come titolo il nome di una celebre canzone pop dell'epoca. Il jukebox collocato nel bar di Romolo è l'aggregatore sociale del gruppo, dove vengono inserite le monete per scandire i pomeriggi e i ritrovi. Le canzoni agiscono come specchio ed elemento di contrasto rispetto alle vicende reali dei personaggi.
Se i testi pop celebrano amori patinati, incontri estivi e passioni ideali, la realtà dei ragazzi è fatta di goffe figuracce, incomprensioni e piccoli drammi quotidiani. Un esempio emblematico è la scena in cui Rosy canta Sapore di sale al capezzale del fidanzato ingessato, riallacciando un legame attraverso la suggestione della canzone balneare.
Lo stile è visivo e cinematografico, fondato su dialoghi incisivi e tempi comici che risultano piacevoli. La scelta di affidare il racconto alla prima persona di Arrigo permette di filtrare la parlata e la mentalità romanesca con misura e disincanto. Il tono oscilla con equilibrio tra la commedia di costume, la satira affettuosa delle goffaggini giovanili e una sottile vena lirica che emerge con l'avvicinarsi della fine del decennio.
Dieci storie pop parla di memoria e costume, e la spensieratezza della musica leggera degli anni Settanta e Sessanta fa da contraltare alla complessità delle dinamiche umane e sociali della periferia romana. Non trasmette solo nostalgia, ma ci regala uno sguardo lucido, ironico e partecipe su quel momento irripetibile in cui l'adolescenza cede il passo alla maturità e l'illusione individuale viene travolta dalla Storia.
È anche un modo non troppo velato di parlare del peso delle maschere che indossiamo per proteggerci dal giudizio degli altri e sull'inevitabile bellezza e malinconia del diventare grandi.
Nessun commento:
Posta un commento