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martedì 16 gennaio 2018

✎ Recensione in anteprima ➱ Il sole è anche una stella di Nicola Yoon

Buon martedì cari lettori! Grazie ad uno splendido omaggio in anteprima della Sperling&Kupfer vi parlo del nuovo romanzo di Nicola Yoon. Il sole è anche una stella è una storia romantica ma non sdolcinata, capace di commuovere. 
il sole è anche una stella
di Nicola Yoon

Editore: Sprling&Kupfer
Pagine: 348
GENERE: Romanzo
Prezzo: 18,90 €
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 16 Gennaio 2018
Link d'acquisto:  ➜ QUI

Trama:
Natasha non crede né al caso né al destino. E neppure ai sogni: non si avverano mai. Sua madre dice che le cose succedono per una ragione. Ma Natasha è diversa. Crede piuttosto nella scienza e nella relazione causa-effetto. Ogni azione conduce necessariamente a un'altra e così via. Sono le azioni di ognuno a determinare il destino. Per intenderci, non è il tipo di ragazza che incontra un ragazzo carino in un polveroso negozio di dischi a New York e s'innamora di lui. Eppure è quel che accade, proprio a dodici ore dall'essere rimpatriata in Giamaica insieme alla sua famiglia. Lui si chiama Daniel. È il figlio perfetto, studente modello e sempre all'altezza delle molte aspettative dei genitori. Quando è con Natasha, però, tutto è diverso. Qualcosa in lei gli suggerisce che il destino abbia in serbo un che di speciale - per entrambi. Ed è come se ogni momento della loro vita li avesse preparati solo per vivere questo meraviglioso, singolo istante.

giovedì 17 novembre 2016

Anime di luce. Miracoli ad Atlantide di Lina Giudetti Recensione in Anteprima + Intervista

Buongiorno cari lettori! Oggi una recensione in anteprima dedicata all'ultimo lavoro di un'autrice che seguo da tempo e che ho imparato ad apprezzare attraverso la stesura di romanzi dei più svariati generi letterari. Questa volta, Lina Giudetti, ci racconta di un sogno che diventa realtà per lei: narrare la storia di Atlantide. Pronti per un viaggio oltre ogni immaginazione? ♡
anime di luce. miracoli ad atlantide
di Lina Giudetti

Editore: Selfpublishing 
GENERE: Fantasy
Prezzo: 0,99 €
Formato: eBook
Data d'uscita: 2016
Link d'acquisto: QUI

Trama:
Ad Atlantide, regno fondato da Poseidone che dimora sul Monte Atlas insieme a Zeus e agli altri Dèi che vegliano da millenni sul destino degli uomini, si raccontano le vite di diversi personaggi che a un certo punto finiranno tutte con l'incrociarsi... Una parte della storia racconta di Illìa, una bambina molto sfortunata la cui vita cambia completamente il giorno in cui incontra un uomo molto speciale: Orthros, che figlio di un mortale e di una ninfa, possiede degli speciali poteri psichici… L'altra parte della storia invece racconta di tre fratelli greci che imbarcandosi alla ricerca di Atlantide, vivranno delle avventure oscure finché due di loro non incontreranno alcuni guerrieri di Atena che li aiuteranno. Tra loro spiccherà la figura di Perseo, il bel figlio mortale di Zeus che riuscirà a uccidere Medusa e a compiere diverse altre buone azioni. Anime di luce è il titolo di una saga ibrido di tematiche basate sulla mitologia greca e tematiche basate sulla leggendaria Atlantide. "Miracoli ad Atlantide" è la prima parte di una duologia che ne rappresenta solo un episodio ed è simile in fondo a una fiaba un po' malinconica che attraverso una narrazione semplice e fluida, parla di speranza, di miracoli, di malattie terribili, di conflitti civili e lotte per il potere, di abusi scientifici e tecnologici, di viaggi nell'aldilà, di mari infestati da sirene dal bell'aspetto, ma possedute da anime dannate e di esperimenti effettuati su esseri umani che vengono tramutati nel Tempio della Magia di Meruvia in orrendi mostri con caratteristiche semi-animali.

sabato 14 maggio 2016

Anteprima Riscatto di Sagara Lux, serie Broken Souls in uscita il 23 Maggio!




Cover Sagara Lux

Titolo: Riscatto
Autore: Sagara Lux
Editore: Selfpublishing
Pagine: 310 (versione cartacea)
Data di pubblicazione: 23 Maggio 2016

TRAMA




Alcuni segreti feriscono più dei coltelli.
Convivere con la consapevolezza di avere tradito il proprio cuore non è semplice per Iryna, così come non lo è stato vivere nella menzogna negli ultimi due anni.
Quello che tutti credono è falso. Non è morta. Non ha dimenticato quello che ha fatto. E non ha dimenticato lui.

Ogni scelta ha delle conseguenze.
Prigioniero di un pericoloso gioco di potere, schiavo dell’ambizione che ha dominato tutta la sua vita, Genz non ha tempo di pensare al passato che ha seppellito in un angolo della propria memoria; almeno finché non rivede lei.

Certi sentimenti non ti lasciano tregua, né alternativa.
Entrambi feriti, entrambi orgogliosi, Genz e Iryna si troveranno ancora una volta uno di fronte all’altro.
Mettere da parte il passato e riscattare se stessi non sarà affatto semplice, soprattutto perché Iryna non è stata l’unica ad avere nascosto un segreto negli ultimi anni.


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LA SERIE BROKEN SOULS

#1 Di carne e di piombo (23 settembre 2015)
#2 Inganno (23 dicembre 2015)
#3 Riscatto (23 maggio 2016)
#4 Vendetta (inedito)



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L'AUTORE

Sagara Lux

Sagara Lux crede nelle seconde occasioni, benché la vita non gliene abbia mai concesse.
Non ama parlare di sé, ma ama scrivere e dare a vita a personaggi capaci di colpire stomaco e cuore insieme.
Se volete, potete trovarla qui.


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mercoledì 6 aprile 2016

Gli occhi neri di Susan di Julia Heaberlin Recensione

Buon mercoledì cari lettori! Grazie alla Newton Compton ho letto in anteprima questo romanzo in uscita il 31 Marzo. Gli occhi neri di Susan di Julia Heaberlin è un thriller molto bello, capace di catturare l’attenzione e di proporsi come una storia dove la paura, l’angoscia e la ricerca della verità sono al primo posto. Un thriller psicologico molto interessante che caratterizza un buon esordio per questa autrice, paragonata a Gillian Flynn.



Titolo: Gli occhi neri di Susan
Autore: Julia Heaberlin
Editore: Newton Compton
Pagine: 336
Genere: Thriller
Prezzo: 12,00 Ebook 2,99
Uscita: 31 Marzo 2016

TRAMA


Tessa Cartwright, sedici anni, viene ritrovata in un campo del Texas, sepolta da un mucchio di ossa, priva di memoria. La ragazza è sopravvissuta per miracolo a uno spietato serial killer che ha ucciso tutte le altre sue giovani vittime per poi lasciarle in una fossa comune su cui crescono delle margherite gialle. Grazie alla testimonianza di Tessa, però, il presunto colpevole finisce nel braccio della morte. A quasi vent’anni di distanza da quella terrificante esperienza, Tessa è diventata un’artista e una mamma single. Una fredda mattina di febbraio nota nel suo giardino, proprio davanti alla finestra della camera da letto, una margherita gialla, che sembra piantata di recente. Sconvolta da ciò che evoca quel fiore, Tessa si chiede come sia possibile che il suo torturatore, ancora in carcere in attesa di essere giustiziato, possa averle lasciato un indizio così esplicito. E se avesse fatto condannare un innocente? L’unico modo per scoprirlo è scavare nei suoi dolorosi ricordi e arrivare finalmente a mettere a fuoco le uniche immagini, nascoste per tanti anni nelle pieghe della memoria, che potranno riportare a galla la verità…


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Gli occhi neri di Susan è un thriller sofisticato ed inquietante, una di quelle letture che ti affascinano sin dalla copertina e che vorresti durassero in eterno. Sapete cose sono le Black Eyed Susan? Beh… guardate la cover e le vedrete. Sono le margherite gialle con l’occhio nero chiamate in questo modo in America. Adoro questo dettaglio come adoro questi fiori sin da piccola, dunque, come non potevo amare questa storia? 
L’immagine che vedete non è assolutamente casuale ma riprende ed incarna fedelmente il senso dell’intero romanzo. Tess, la protagonista, è l’unica sopravvissuta all’odio atroce di un serial killer che quando lei aveva sedici anni l’ha sotterrata in una buca, credendola morta, insieme alle ossa e ai resti di altre vittime. 
Mia madre mi ha ucciso. Mio padre mi ha mangiato. Mia sorella ha raccolto le mie ossa, le ha avvolte in un fazzoletto di seta e le ha deposte sotto il ginepro. 
Il suo corpo ancora vivo si ritrova in una fossa comune dove crescono margherite gialle. Ditemi quello che volete adesso… ma già questi elementi mi hanno fatto rabbrividire e mettere l’ansia e la curiosità giusta per iniziare a leggerlo. 
La narrazione procede suddividendosi in due tempi diversi. Conosciamo la storia di Tess sia quando era adolescente, nei momenti post rapimento e sia ora che è adulta, quando ha apparentemente superato la tragedia, diventando un artista e una mamma. 
I tempi, dunque, sono distaccati ma estremamente collegati perché solo attraverso il passato, possiamo arrivare a conoscere il presente. Ed è proprio il presente ad essere il vero problema. Tess non ricorda assolutamente nulla di ciò che ha vissuto eppure ha visto in faccia il serial killer e conosceva anche il nome delle vittime di cui sono rimaste solo ossa distrutte. Purtroppo la sua memoria non intende collaborare e al suo posto, la giovane donna, si è ritrovata un buco nero molto simile agli occhi delle margherite chiamate Susan. 
Nonostante la sua impossibilità di fornire informazioni sull’assassino, la polizia riesce a trovare il colpevole e mandarlo in galera. All’apparenza, dunque, la storia sembra essersi conclusa se non fosse per un piccolo particolare agghiacciante e terrificante. Tess trova una margherita gialla piantata nel giardino, proprio mentre il proprio aguzzino si trova in carcere. 
Cristo santo, sei tu quella ragazza, non è così? La Susan che viveva lassù? Non mi chiamo Susan. 
Da questo momento in poi la storia si sviluppa in un crescendo di emozioni, misteri e scoperte nei quali passato e presente si fondano e si confondono senza permettere al lettore di comprendere quale sia la verità. 
Tess si convince sempre di più che l’uomo accusato non sia il serial killer e tenta, insieme al suo avvocato e ad un’antropologa che studia le ossa, di scagionarlo tentando disperatamente di ricordare. 
Le altre Susan dagli occhi neri… mi parlano qualche volta. Quelle nella fossa. Non sempre. Niente di eccezionale, credo. 
Lo stile dell’autrice è oscuro e melodioso ma non pensate a qualcosa di fiabesco ma al contrario, immaginate l’inquietudine, il senso di disagio e di straniamento che una polverosa e distorta canzone può provocare nella vostra anima. Pensate per un attimo ad orfanotrofio abbandonato, ad una giostra ferma e all’oscurità che l’avvolge. All’improvviso quella giostra si muove senza che ci sia nessuno. Che sensazione provate? E’ la stessa emozione che vi lascia addosso questo romanzo e lo stile dell’autrice così gotico, macabro, tenebroso e conturbante. E’ qualcosa di poco chiaro, nascosto, celato e misterioso. Come un ritornello spezzato dal pianto, un volto rigato da lacrime nere, un fiume di parole macchiate di sangue.  
Questo romanzo è un thriller psicologico che non si basa sulla ricerca del serial killer da parte di un commissario ma bensì sulla mente della protagonista che deve combattere con i propri ricordi e le emozioni per arrivare alla verità. 
http://www.deviantart.com/art/Yellow-Flowers-II-205371140

Gli occhi neri di Susan è evocativo ed emblematico, è come un percorso angusto e senza via d’uscita. Una cella dalle mura alte e a volte, mentre leggi, hai la sensazione che l’angoscia provata, il disagio, il turbamento, siano entità fisiche, aggrappate a quelle pareti, le cui unghie raschiano le mura per arrampicarsi ed uscire. E tu hai nelle orecchie quel suono stridente che tanto ricorda gli incubi più nascosti e dimenticati nel tuo povero cuore.  
Oltre agli aspetti tipici del thriller, emergono riflessioni importanti come la pena di morte, gli abusi infantili, l’angoscia e il senso di colpa nel sapere che un innocente sta per essere giustiziato senza poter fare nulla, nonostante tutta la verità sia celata in quella memoria che non vuole sentire ragione. 
L’autrice, al suo esordio con questo romanzo, lo popola di sentimenti e di domande, senza però fornire necessariamente una risposta perché alla fine si ha come la sensazione che non abbia poi tanta importanza giungere alla fine, ma concentrarsi sul percorso e su ciò che lentamente e faticosamente si è scoperto. E’ proprio lì, in quelle righe di mezzo, che risiede l’aspetto più terribile della storia, la paura e persino l’orrore, l’ineluttabilità, la tristezza e lo sconcerto, in un romanzo surreale e crudele, in cui la voce della morte inquieta e addolcisce di terrore la memoria della protagonista in una cantilena fanciullesca e liberatoria che appartiene a quei fantasmi le cui ossa producono una eco di maledizione e contorsione. Pezzi senza più anima che però continuano a cantare. 
Margherite gialle, occhi neri, e il nome Susan che riverbera nell’aria in una notte che annerisce le anime e contempla vittoriosa i silenzi della morte.

giovedì 3 marzo 2016

Il prigioniero della notte di Federico Inverni Recensione in Anteprima + Intervista!

Buon giovedì! Grazie alla Corbaccio, ho avuto modo di leggere in anteprima questo intrigante thriller di Federico Inverni intitolato Il prigioniero della notte. Una storia che non ti aspetti, con numerosi colpi di scena in cui i protagonisti sono due ma sono la mente e la memoria ad avere tutta la forza attrattiva e contrastante di questo romanzo, che ti prende e ti coinvolge in un vortice di inquietudine e di oscurità. In fondo è come se fosse la notte a parlare... E non dimenticate di leggere l'intervista all'autore dopo la recensione!



Titolo: Il prigioniero della notte
Autore: Federico Inverni
Editore: Corbaccio
Pagine: 480
Genere:  Thriller
Prezzo: € 16,90
Uscita: 3 Marzo 2016


TRAMA


Lucas è un detective. Nella sua vita gli sono rimasti solo il nome e il lavoro. Il suo passato è una ferita sempre aperta da un evento sconvolgente ha segnato la sua vita... e la sua mente. Come un automa attraversa i delitti su cui è chiamato a investigare, mettendo al servizio della giustizia il suo intuito straordinario, quasi visionario, e la sua sensibilità persino eccessiva. Fino a quando incappa in un caso diverso da tutti gli altri: una giovane donna trovata morta con il terrore negli occhi e nessun segno di violenza apparente. Lucas sa che il colpevole è un assassino seriale e ne ha conferma da Anna, psichiatra profiler, abituata a scandagliare il male in tutte le sue forme, da quando lei stessa, da ragazza, ha vissuto un’esperienza traumatizzante. Lucas e Anna annaspano in un labirinto di follia in cui i ricordi del loro passato, tenuti troppo a lungo sepolti, riemergono taglienti come vetri rotti in un’indagine che li coinvolge da vicino, lasciandoli devastati di fronte a una verità impensabile.


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Il prigioniero della notte è un thriller che intrattiene e sorprende, fornendoti una miriade di particolari e di dettagli che ogni volta, pagina dopo pagina, ti incidono addosso la curiosità di scoprire cosa si cela dietro la natura umana. 
E’ la mente ad essere la vera protagonista di questa storia e con essa la memoria, indi, non dimenticate queste due parole, realtà, parti integranti ma anche spaventose della nostra vita: mente e memoria, che poi sono la stessa cosa. 
Lucas è uno dei due protagonisti. Un uomo che fin dai primi accenni appare malato, sia fisicamente che interiormente. Una figura strana ed inquietante che viene chiamata sul luogo di una sparatoria dove un improbabile cecchino sta seminando terrore. Quest’uomo ha fatto il nome di Lucas e la polizia non può non tenerne conto, anche perché Lucas è un collaboratore della giustizia, nonostante la definizione del suo ruolo non sia chiara a nessuno, nemmeno a chi ci è profondamente dentro. 
La prima scena a cui assiste il lettore è magmatica, collosa, lenta come lo sono i ricordi, appiccicosa come lo è il sudore che bagna la fronte ed il corpo di Lucas prima che vada sul luogo dell’incidente per rispondere a quella richiesta d’aiuto apparentemente immotivata. Subito lo si inquadra come un personaggio complicato, pieno di psicosi e di ossessioni, per chi ha familiarità con la psicologia e la psichiatria, è chiaro fin da subito che qualcosa di molto grave nella mente di Lucas non va per il verso giusto. Ma è presto per fare congetture, no? Godiamoci prima la comparsa dell’altra protagonista della storia, Anna Wayne. La profiler che si occupa di redarre i profili dei criminali ed in particolar modo dei serial killer. E’ proprio lei a volere Lucas su un’altra scena del crimine, dove una giovane ragazza viene trovata morta con un tulipano a serrarle le labbra. Non ci sono segni di violenza, né di abusi sessuali, è stata semplicemente avvelenata. In altre parole si è addormentata per sempre. Lucas non conosce Anna e non sa per quale motivo lei abbia fatto richiesta proprio di lui per risolvere il caso di questo oscuro serial killer che è ormai giunto alla sua quarta vittima.  
E’ impossibile non confrontare nell’immediato questi due personaggi. E’ inutile nasconderlo saranno loro la mente e le azioni di tutto il romanzo. Anna e Lucas sono due facce della stessa medaglia e lo si evince anche dalla forma narrativa che assume il romanzo: la voce che racconta si alterna tra la prima persona che corrisponde a quella di Anna e la terza persona che racconta le vicende in rapporto a Lucas. Due episodi apparentemente scollegati tra loro, il ritrovamento della quarta vittima del killer del tulipano e l’incidente in cui sono coinvolte tante persone ed un cecchino, sono al centro della trama principale che partirà ad una velocità sconcertante e violenta nel momento in cui il cecchino si suiciderà costringendo Lucas a sparargli e la storia delle vittime del killer verrà totalmente fuori, tra sonni indotti, incubi marchiati e giovani donne morte come fossero belle addormentate in campi di tulipani. 
Perché il cecchino ha voluto Lucas? E in che modo i due episodi sono collegati tra loro? E’ questo il filo conduttore che tiene col fiato sospeso il lettore durante tutto il romanzo, rafforzato da uno stile molto descrittivo, con cui le scene del crimine sono raccontate nei minimi particolari. Lucas è il neon, una luce asfissiante e abbagliante. E’ lui la presenza che calamita qualsiasi attenzione, è dal suo intuito e dalla sua bravura che ci si aspetta la risoluzione dei due casi. Quell’uomo sembra un automa, fin dall’inizio non ho mai capito se fosse davvero presente e partecipe dei fatti di cui prendeva parte. L’autore è molto bravo nel creare un personaggio affascinante nella sua trasparenza che è come vetro che si spacca. Un vetro segnato, incrinato, sempre sul punto di cadere in mille pezzi. Inafferrabile. Lucas è come qualcosa di sporco che ti scivola dalle mani e che non riesci ad inquadrare, per nessuna ragione al mondo. E’ un enigma, eppure allo stesso tempo è un jolly, quello attorno il quale gira l’intera storia.  
Lucas sembrava un uomo senz’anima. 
Ho avuto la sensazione che non fosse in grado di percepire la gravità di ciò che stava accadendo, come se non fosse capace di esserne coinvolto fino in fondo. E’ uno spettro, un fantasma che lotta con la sua memoria e con le nebbie del suo destino. Le descrizioni sono terribilmente lente, da squarciare occhi e stomaco. Questo romanzo è opprimente, ansioso, intollerante, la giusta misura di ciò che accade al suo interno ti si riversa addosso. 
L’azione si svolge entro quarantotto ore ed è un delirio continuo, pulsante, infernale. Un purgatorio di anime, quella di Lucas e di Anna. Ma è la notte ad essere continuamente chiamata in causa, una notte umanizzata, reale, umida e sofferente. Agitata e per nulla imperturbabile. Una notte nera come l’anima dei protagonisti. 
L’odore della notte era come un veleno. Mi riempiva a poco a poco il naso, la gola, i polmoni, come un miasma letale. L’odore della notte era quello dei miei ricordi più sopiti. 
Il killer tiene le ragazze due settimane nelle quali le mantiene addormentate e poi al termine di quel lasso di tempo le uccide, sostituendo il sonnifero con il veleno mortale. Ma qualcosa nell’ultima vittima cambia il suo modus operandi e il gioco mortale subisce un tragico cambio di direzione. Anna è attratta da Lucas grazie ad un particolare istinto di protezione. Vorrebbe capirlo, alleviare la sua evidente sofferenza ed anche lui non è indifferente alla comprensione che vorrebbe raggiungere a proposito di quella donna anch’ella vittima di un passato pieno di demoni e di ferite.  
Placava la mia rabbia con la sua imperturbabilità, mi acquiesceva l’animo. 
I due protagonisti sono stranianti, sono alienanti ed alienati. Sono malati nella mente e nella memoria. L’autore riesce a dare un quadro molto definito eppure paradossalmente indefinibile di due anime molto tormentate che non trovano pace. Sono inghiottite dal loro passato, dai ricordi, da ciò che è rimasto irrisolto e pesa su di loro con un senso di colpa inammissibile.  
Lucas è un cadavere ambulante, una figura che traballa, quasi priva di forze, ma con una luce negli occhi molto simile a quella di uno spirito, forse malvagio oppure troppo distrutto e provato dalla vita per essere sereno e felice. Anna è una donna forte ma piena di rabbia. La sua rabbia cova in modo indisciplinato e feroce tra le pieghe del suo io interiore, aggrappandosi alle vene sanguinose di un passato che l’ha avvelenata.  
Il titolo del romanzo oltre ad avere senso nella storia stessa è anche una sorta di richiamo alla notte. Quasi tutto accade di notte, al buio, nell’oscurità più assoluta, nel turbamento e in quella coscienza terribile che attraverso l’esterno si può lentamente e inesorabilmente raggiungere, toccando quella verità che si è sotterrata dentro di noi. La notte è un personaggio, una vestale nera e muta che segue i due protagonisti nella loro paura. 
Tornano spesso le parole: fantasmi-spettri e vuoto-voragine. Come se tutta la vicenda fosse un eco di queste dimensioni trascendentali che fanno affidamento sull’essenza inconsistente di Anna e Lucas e sulla loro memoria. 
Lo scorrere delle pagine sempre ad un ritmo serrato ed incandescente, dove non fai nemmeno in tempo ad abituarti alla verità che hai appena appreso da essere subito inseguito da nuovi dubbi e perplessità, ti conduce davanti a dati di fatto sorprendenti ed inquietanti. Scoperte che non potevi minimamente immaginare, risvolti della medaglia nei quali anche chi appariva il più innocente può essere il colpevole o i colpevoli. Chi è davvero Lucas? Cosa è accaduto ad Anna? 
Chi sono queste due figure così perfettamente lo specchio l’una dell’altra tanto da annullarsi a vicenda fino a quando… 
Devo andare a fondo di questa storia, prima che questa storia mandi a fondo me. 
Federico Inverni, che peraltro è uno pseudonimo, ha ammesso la sua passione per la mente e da essa è stato ispirato per la stesura di questa storia. C’è una forte e pressante presenza psicologica che vale davvero la pena di conoscere e di assorbire. Il prigioniero della notte è un romanzo originale e che nessuno si aspetta. Che pone l’attenzione sulla memoria, perché noi siamo memoria, non solo ricordi, passato, ma anche tutto ciò che inventiamo. Il gioco sta per iniziare, e voi siete pronti per guardare nella mente della notte?




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Salve Federico, grazie per aver accettato questa intervista. 


Grazie a lei per avermi voluto intervistare. 


1- Federico Inverni è uno pseudonimo. Ci racconti i motivi della sua scelta. 

Due ordini di motivi: il primo è del tutto personale e non ne posso parlare, il secondo invece ha a che fare con l’idea che un romanzo possa trovare i propri lettori anche senza l’ingombro di un autore. Se vorranno e se il romanzo piacerà, i lettori e le lettrici alla fine ameranno Anna e Lucas, conterà ben poco chi sia io… 
  
2- Il suo romanzo, Il prigioniero della notte, è un thriller. Quali sono le motivazioni che stanno alla base della scelta del titolo? 

È un titolo in verità trovato dalla mia casa editrice, Corbaccio. Cecilia Perucci, il direttore editoriale, me l’ha proposto e mi sono subito entusiasmato. Io non avevo la benché minima idea di come intitolarlo, in effetti. Però quando ho letto nell’email di Cecilia la proposta di questo titolo, ho subito pensato che era una definizione perfetta. Applicabile ai protagonisti della storia… E alla storia stessa. Non posso dire di più per non fare spoiler, come si usa dire, ma garantisco che è azzeccatissimo. 
  
3- Qual è l’anima del suo romanzo e cosa rappresenta per lei? 

L’anima del romanzo è un’ossessione, quella per la memoria. È una mia ossessione personale, che ha ragioni biografiche, e lentamente, nel corso degli anni, è diventata oggetto di studio. In che modo la nostra memoria fa di noi ciò che siamo? In che modo l’assoluta inaffidabilità della nostra memoria ci condiziona? Quanto di noi è verità e quanto, invece, è pura e semplice narrazione interiore? Quante volte le menzogne che ci raccontiamo finiscono col diventare verità a cui noi stessi crediamo senza rendercene più nemmeno conto? Sono abissi molto interessanti, per me, e non potendoli sondare con le armi di uno studioso ho provato a scegliere quelle di un narratore. Quindi, per rispondere alla domanda: cosa rappresenta? Facile: un’ossessione. 
  
4 - La storia di Lucas e di Anna, i due protagonisti, è incentrata sulla memoria e sulla mente. Quale ruolo hanno questi due elementi nella sua vita? Perché li ritiene così importanti da aver scritto un romanzo su di essi? 

In parte ho risposto a questa domanda nella risposta precedente. Aggiungo che li ritengo così importanti per ragioni personali, che non posso rivelare ahimé, ma che hanno condizionato in qualche modo la mia vita, la condizionano ancora. 
  
5- Qual è il personaggio che ama di più e quello che le ha creato più difficoltà nella stesura? 

Ho iniziato a scrivere amando disperatamente Lucas. Quella forma d’amore appunto ossessiva che spinge a voler sapere sempre di più dell’oggetto del proprio amore. Poi però a un certo punto – ricordo ancora il momento esatto, era una giornata di vento e sole, c’era il rumore delle onde – la voce di Anna ha preso il sopravvento. Di lei ho amato e amo la passione per la giustizia, e soprattutto la rabbia. Una rabbia intrisa di splendore come un sole, che mentre scrivevo mi accecava quasi a dirmi: scrivi più in fretta. Nessuno dei personaggi mi ha creato difficoltà, invece, ma forse perché sono un esordiente… 
  
6 - C’è stato un momento in cui ha pensato di abbandonare la scrittura? 

No, a dire il vero no. C’è stato forse qualche momento in cui ho temuto che la scrittura abbandonasse me. Per fortuna, Anna e Lucas ci hanno messo una pezza. 
  
7- Quando ha iniziato a scrivere e perché? 

Da quando ho imparato a farlo, non ricordo un momento in cui abbia smesso di scrivere. Ho ancora da qualche parte a casa il primo romanzo che ho scritto, battendolo a macchina con una vecchia Olivetti e rilegandolo con ago e filo. 
  
8- Quale definizione darebbe di se stesso come scrittore? 

Fortunato. Sono qui a parlarne, questa è fortuna pura ;-) 
  
9- Quali sono gli autori da cui trae ispirazione? 

Tantissimi, sono un lettore compulsivo e onnivoro. Mi sono chiesto perché ho scritto un thriller… La risposta forse l’ho trovata scavando nella memoria. Ho sempre preferito Topolino a Paperino. Ho amato Conan Doyle, Agatha Christie, Rex Stout, Ellery Queen. Trascorrevo le vacanze al mare, da piccolo, nell’appartamento dei miei zii e c’era uno scaffale enorme pieno di piccoli volumi dalla costa gialla. Li sfilavo uno a uno, li aprivo, le pagine spesso ingiallite, a volte anche fragili, odoravano di salsedine e di carta umida. Erano Gialli, e li ho divorati. 
  
10- Chi è Federico Inverni nella vita di tutti i giorni? 

Non posso dirlo. 
  
11- Pensa che nella vita siamo tutti prigionieri della nostra memoria? 

No. Ognuno ha una forma di prigionia interiore, perché ognuno ha una debolezza. La mia è la memoria, ma si può essere prigionieri di emozioni, di sentimenti. Di pregiudizi. Di opinioni che s’incancreniscono e diventano verità assolute. L’unico modo che conosco per liberarsi, per sprigionarsi, è leggere. 
  
12- Continuerà a scrivere? 

Eh… Mi sa di sì. 
  
13- Com’è stato esordire con una casa editrice affermata come la Corbaccio? 

Meraviglioso. Molto professionale ma anche molto divertente! Hanno dovuto lavorare con uno sconosciuto, solo tramite email, senza mai vedermi né parlarmi, senza sapere chi sono… Una grande pazienza da parte loro, devo dire. Ma forse anche in casa editrice si sono divertiti… Io lo spero! 
  
14- Se dovesse dedicare il suo romanzo a qualcuno, a chi lo dedicherebbe e perché? 

Lo dedicherei a tutte le lettrici e a tutti i lettori. Del mio romanzo o meno, non importa. L’importante è leggere.