Ultime recensioni

mercoledì 28 ottobre 2015

Segnalazione Il mio primo Shamain, Spin-Off del romanzo I cieli di Tabula di Chiara Andreazza e Valentina Furnò!

Buon mercoledi! Appena una settimana fa e’ iniziato il Giveaway, mi raccomando c’e’ ancora tempo per partecipare!

Il primo post di oggi e’ dedicato alla segnalazione dello Spin-Off del romanzo I cieli di Tabula, di Chiara Andreazza e Valentina Furno’, pubblicato da Leone Editore.


Lo spin-Off e’ solo in formato ebook ed e’ scaricabile GRATUITAMENTE in occasione di HALLOWEEN dal 28 Ottobre al 1 Novembre.


 0,99 euro - 12 pp



La notte di Samhain, e’ risaputo, gli spiriti camminano sul limitare sottile che divide il sogno dalla realta’. Cosa accadra’ ai keleythos di Academia, la scuola di magia destinata alla forgiatura degli Araldi dell'Albero della Vita? 
E in che modo saranno coinvolte Kendra ed Amelia? Per scoprirlo, non vi resta che sbirciare oltre il velo.



martedì 27 ottobre 2015

Nero Dostoevskij di Antonio Mesisca Recensione

Eccomi con il secondo post della giornata. Grazie alla fiducia della casa editrice Scrittura&Scritture che ringrazio, oggi vi parlo del romanzo Noir di Antonio Mesisca, intitolato Nero Dostoevskij. Un libro che subito mi ha incuriosito soprattutto per il titolo essendo Dostoevskij uno dei miei autori preferiti. Infatti volevo capire cosa c’entrasse esattamente il russo con la storia, e non sono rimasta affatto delusa!


Leggete e lasciatemi un commento, sarò felice di rispondere!


Titolo: Nero Dostoevskij
Autore: Antonio Mesisca
Editore: Scrittura&Scritture
Pagine: 160
Genere: Noir/Commedia
Prezzo: € 13,50
Uscita: 2015

Un demone possiede l’anima di Oscar Peretti: quello del gioco d’azzardo. Ma Oscar, che da un impiego nelle pompe funebri è passato a quello in una gioielleria, non se ne cura. Continua a frequentare sale da gioco e persone poco raccomandabili alle quali deve soldi, tanti soldi, fino a quando una sera il Jack, la Donna e il Re ebbero la faccia tosta di calarsi in tavola, con quegli altri due schifosi dei loro amici, tutti con lo stesso completo nero a fiori: “Eccoci, Peretti, adesso sei fottuto.” Per uscire dai guai, Oscar escogita un piano, ma gli serve una pistola. Il caso lo fa incontrare con il Turco, e il giro di losche amicizie si allarga. Eppure tutto sembra procedere al meglio e la sua vita è sul punto di cambiare, come dalla notte al giorno. Purtroppo, per uno come Peretti i piani non vanno mai come stabilito. E quando fuori dalla sua casa arriva il macinino di un solerte commissario, Oscar capisce che la sua partita più importante non è ancora chiusa. Il ritmo è serrato, le situazioni rocambolesche, il tono ironico e brillante. Tutto questo è Nero Dostoevskij. A proposito, ma cosa c’entra Dostoevskij?




Nero Dostoevskij è una storia che ha dell’incredibile.  Breve, coincisa, dal ritmo fulminante e concreto. Uno stile immediato, una lingua anche abbastanza lunga che rende l’autore un interessante giocoliere di parole, incastrate alla perfezione per fondere serietà e risate, scomodando nientemeno che l’imperturbabile autore russo, dal quale, senza chiedere permesso, prenderà in prestito qualcosa.

L’inizio è folgorante. La morte(a) messa in piazza come un panno steso al sole, piantata lì per irretire e nel contempo rendere sin da subito il racconto una simil-allucinazione degna delle più comprovate storie del mistero, anche se qui di mistero ce n’è davvero poco, perché l’artefice impunito di tutto l’ambaradan è soltanto uno: Oscar Peretti, l’astro nascente dell’antieroismo più convincente, colui che uccide la moglie quasi per caso e da allora inizia una divertente quanto rocambolesca confessione senza prete che conduce il lettore nel tunnel della sua esistenza sulla quale troneggiano due elementi: la moglie-padrona e i soldi.

“Chiusi i conti con il gioco d’azzardo una sera di dicembre, quando, imputato dell’ennesimo ammanco dalle casse della gioielleria, sparai a mia moglie a sangue freddo.”

Oscar è un protagonista irriverente, un uomo che approfitta, un complice irrisolto di loschi figuranti che rappresentano il lato sporco e viscido della vicenda, perché in questa storia non manca proprio nulla. C’è la faccia buona e quella cattiva della legge, ci sono gli uomini di malaffare, il gioco d’azzardo di cui Oscar è la vittima fin troppo consapevole e la presenza-assenza così pesante di Fedor Dostoevskij.

“A ogni modo c’erano libri dell’autore russo ovunque e in principio pensai che per arrivare a comprendere mia moglie sarei dovuto partire dai testi di quel tale. Quando ci provai, avvertii che non avrei mai legato né con l’uno né con l’altro: al cospetto di entrambi mi addormentavo secco.”

I capitoli del libro sono intitolati utilizzando i titoli dei romanzi del russo, ed essi sembrano essere gli intermediari perfetti che traghettano il lettore verso il contenuto, anticipandone con precisione gli effetti.

La trama è un raccoglitore disastrato e confusionario di eventi, creati ad arte per rendere la storia avvincente, e profusamente ironica. Perché c’è ironia da vendere, tutta impacchettata con intelligenza e con savoir faire, insomma non una cosa qualunque. Il linguaggio è colloquiale, veloce, trascendentale e pratico. Nero Dostoevskij è un testo pratico con uno scopo ben preciso: il sorriso. E’ spumeggiante, scoppiettante, travolgente pur mantenendo un certo piglio di orgoglio quasi a voler sottolineare che pur trattandosi di una sorta di commedia, è pur sempre anche un noir e che quindi si pretende, quantomeno, il rispetto.

Alla storia di Oscar si collegano una serie di microstorie che emergono attraverso la comparsa di personaggi minori, come il Vecchio o il Turco, che oltre a rendere ancora più intricata la trama, mettono in evidenza il ruolo di queste figure, incarnazioni perfette di macchiette e stereotipi tipici di racconti simili.
Oscar s’inventerà di tutto pur di salvarsi dall’omicidio commesso e nonostante sembra che tutto gli vada contro, la fortuna, in fin dei conti, non gli volterà mai per davvero le spalle.

“Non potevo andarmene senza dire la mia. Latitante certo, esecutore materiale di un delitto senza dubbio, ma bisognava venissero a galla i come e i perché, quali fossero state le cause scatenanti il mio raptus omicida.”

Mi è piaciuto molto il modo di raccontare dell’autore, così spigliato, pronto, sfacciato. Oscar è un protagonista sbagliato, che compie un delitto. E’ un bugiardo, uno che prende per i fondelli la gente, uno che non sopporta la gente, eppure, non riesci ad avercela con lui, perché il modo e l’intensità, l’arguzia con cui l’autore lo ha creato non ti permette di disprezzarlo, perché è perfetto in quel ruolo e in quella storia. A metà tra la serietà e lo sballo, tra la realtà e l’assurdità di certe scuse, certe invenzioni che però puntualmente riescono a salvarlo. Oscar è un personaggio interessante seppure non sia assolutamente un modello da imitare.

La sua vita, da quando inizia a raccontarcela, è un groviglio di bugie e di battute, di frasi dissacranti e di odi celati, è un uomo che vive tutto al contrario e la sua storia è l’esempio più fulgido di come, alla fine, tutto diventi il contrario di tutto. 

E’ paradossale, spiritoso, con quel velo di giallo che inquieta ed oscura la percezione al punto giusto, che ti permette di gustarti la storia con tranquillità, sapendo che il finale non ti deluderà. Istinto? Direi di sì, perché Mesisca conquista e coinvolge fin dalle prime pagine, sorprende e non lascia dubbi: lui sa scrivere e questo genere di storie rientrano perfettamente nelle sue corde. E allora, a quando la prossima?

Nuova uscita Runa Editrice: Al di là del baratro di Giuseppe Pellegrino dal 29 Ottobre!

Buongiorno amici! Il primo post di oggi è dedicato ad una segnalazione di una nuova uscita della Runa Editrice. Il romanzo sociale di Giuseppe Pellegrino, Al di là del baratro, sarà pubblicato il 29 Ottobre.

Scoprite tutte le notizie, leggendo!





29 ottobre 2015 - Esce per Runa Editrice

"Al di là del baratro", romanzo sociale dello scrittore torinese Giuseppe Pellegrino.


Un romanzo in cui il mondo del lavoro viene rappresentato al di là dei soliti schemi, in cui etica, morale e dignità non sono regole scritte ma valori per cui lottare, fino a capovolgere ogni rapporto gerarchico e giungere al sogno.


16,00 euro - 340 pp


Trama


Eugenio Finzi, il protagonista del romanzo, è un uomo di 53 anni che lotta disperatamente con le sue più intime paure e con gli spettri che la vita presenta impietosamente. Viene salvato dalla disoccupazione, dopo otto mesi di forzata inattività in cui ogni certezza acquisita sembra svanire, grazie a una sua vecchia conoscenza. Sembra l’inizio di una nuova vita, ma ben presto si accorge che tutto ciò che di positivo aveva pensato del suo nuovo lavoro si dissolve. Trame oscure e inconfessabili, l’ombra inquietante del suo vecchio amico di gioventù (socio dell’azienda che l’ha assunto) e del suo più vicino collaboratore, rendono man mano quella iniziale rinascita un nuovo incubo.
Ma non ha più tempo per fermarsi. Né possibilità. Deve andare avanti, scoprire, e credere in un altro modo di vivere e di lavorare. O affonda o risorge, non ha altra scelta.
Un romanzo in cui il mondo del lavoro viene rappresentato al di là dei soliti schemi, in cui etica, morale e dignità non sono regole scritte ma valori per cui lottare, fino a capovolgere ogni rapporto gerarchico e giungere al sogno. Ma il sogno ha un limite, la realtà stessa, perché il sogno è: “Quel desiderio supremo che, a prescindere dal suo inverarsi, non ha ancora incontrato la realtà”.


Autore

Giuseppe Pellegrino, nato a Torino nel 1961 è coniugato e padre di due figli.
Da sempre appassionato di libri e di letteratura classica e contemporanea, si avvicina alla scrittura nel 2005. A oggi è alla sua terza esperienza letteraria.
Predilige una scrittura a sfondo sociale, analizzando le varie sfaccettature del mondo del lavoro, presentandone contraddizioni e spaccati frutto della propria esperienza e percezione.
Non disdegna, di tanto in tanto, incursioni in altri argomenti oggetto di narrazione.
Con “Al di là del baratro” conclude la “trilogia della metamorfosi” (cominciata nel 2008 con la pubblicazione di “Nemesi” e proseguita con “Oltre ogni apparenza”) che basa sull’evento casuale la mutazione radicale della propria esistenza.  



lunedì 26 ottobre 2015

Legione River di Simona Colombo Recensione

Buon inizio settimana cari lettori! Sono qui per presentarvi la recensione di un romanzo che mi ha coinvolto e anche commosso! Una storia che mescola la fantascienza e l’avventura, alternando nozioni conosciute ad una buona dose di originalità! Simona Colombo e il suo Legione River è ciò che vi propongo oggi!



Titolo: Legione River
Autore: Simona Colombo
Editore: Selfpublishing
Pagine: 358
Genere: Fantascienza
Ebook: € 5,27
Prezzo: € 10,98
Uscita: 2014

TRAMA

Diventare un legionario può essere un privilegio o una condanna. Questa è la storia di River che a diciotto anni scopre la Legione Segreta quasi per errore. È la storia dei suoi amici e delle sue avventure. È la storia della sua missione più importante e pericolosa.
1883 - Cinque membri della Legione Segreta sono in missione nella leggendaria città di Kenorah, sperduta nel deserto australiano. Scompaiono insieme all'intero altopiano su cui è costruita.
1993 - Africa centrale. Il diciottenne River Peacock resta, suo malgrado, coinvolto in un esperimento sui viaggi nel tempo. Suo padre, legionario a capo del progetto, è costretto a rivelargli l'esistenza della millenaria organizzazione e portarlo con sé.
2013 - River ha lasciato la Legione Segreta da dodici anni e vive con la figlia Maya in una casa di pietra. Un giorno riceve la visita di un legionario che lo informa del ritrovamento del diario di Garrard, uno degli uomini scomparsi durante la spedizione a Kenorah. River scopre, così, che il suo nome compare su quelle pagine scritte centotrenta anni prima.

Note: La saga di Legione si sviluppa in cinque libri. I primi due sono già pubblicati, i successivi sono attualmente in lavorazione
Ogni episodio ha un diverso protagonista e si svolge in differenti epoche e ambientazioni. Il filo conduttore che lega questi cinque romanzi è la Legione Segreta un'organizzazione mondiale millenaria che si occupa di risolvere misteri naturali e soprannaturali. Ogni avventura, autoconclusiva, tratta temi differenti: River descrive l'ingresso di un ragazzo nella Legione Segreta e l'impatto di questa scelta sulla sua vita; Gabriel è incentrato sul progetto Vespro per i viaggi nel tempo; Susanna tratta del progetto Orizzonte sui viaggi interstellari; Oliver esplorerà il mondo dei sogni e delle cospirazioni; Maya, ultimo libro della saga, segnerà la conclusione di tutte le trame raccontate nei precedenti in un mondo post-apocalittico.

Simona Colombo, scrittrice e viaggiatrice, è nata e cresciuta a Monza.
Appassionata lettrice e divoratrice di documentari, riporta nei suoi libri tracce degli argomenti che predilige spaziando dalla fantascienza alle cronache di esplorazione, dall’horror all’archeologia, dalla magia all’avventura. Notizie e curiosità sui suoi ebook e libri, si trovano sul sito www.scrittiapenna.it
Innamorata della natura, viaggia ogni volta che le è possibile. Condivide foto, video e racconti delle sue esperienze a spasso per il pianeta sul blog Semm de Passacc.
Nel 2013 ha vinto il premio Silver al concorso Go Around the World per racconti di viaggio.




Legione River di Simona Colombo è un progetto molto ambizioso, composto da cinque libri, di cui ognuno è dedicato ad un personaggio che di volta in volta avrà il ruolo principale nella trama generale. Il primo capitolo è dedicato a River, giovane coraggioso e pieno di vita che fin dall’età più innocente, per volere esterno, si avvicina a quello che viene considerato il segreto più grande e più innominabile: l’esistenza di una legione che combatte e difende il mondo da tutti i pericoli che giungono dall’ignoto.

L’autrice fin dalle prime pagine della propria creazione colpisce per due motivi fondamentali: estrema pulizia e correttezza nello stile e nel linguaggio e una padronanza assoluta di ciò che sta narrando.

Ci troviamo di fronte ad un romanzo che abbraccia un lasso di tempo molto ampio e un numero considerevole di personaggi. Una trama principale e una serie di sottotrame che ad essa confluiscono e che vengono intelligentemente dosate e giostrate per giungere in modo preciso ma anche sorprendente al finale.

River è il protagonista e poiché il tempo è suddiviso in tre momenti temporali, conosciamo situazioni diverse della sua vita in relazione agli anni in cui si  dispiega la storia.

1883- Sono gli anni nei quali accade l’inspiegabile. Un evento drammatico e maledetto che porterà alla morte di cinque legionari per motivazioni soprannaturali che però resteranno celate nell’ombra perché non ci sarà nessun sopravvissuto e soprattutto apparentemente, non ci sarà alcuna testimonianza di tale dramma e incommensurabile perdita.

1993- Anno  in cui River entra nella Legione Segreta, con la quale in modo seppur involontario è sempre stato a contatto grazie al lavoro del padre che lo ha per molto tempo tenuto in contatto con il laboratorio dove sperimentava nuovi progetti commissionati dall’organizzazione di difesa.

2013- Data che corrisponde al momento attuale e che vede un River ormai trentenne alle prese con una bambina da crescere e con la scomparsa della moglie Aurora, anch’ella legionaria e rapita inspiegabilmente da un’altra dimensione, definita Aldilà, dove in effetti, ci finiscono le persone morte. Aurora dunque, tecnicamente è un fantasma pur non essendo mai morta.

Gli scarti temporali sono tre e tutti vengono utilizzati per spiegare i vari sviluppi della storia principale attraverso i suoi movimenti e i personaggi che ne sono coinvolti. Non a caso il 1883 diventa il perno principale e costituisce il passato che ha segnato drasticamente il presente ed anche quello che sarà il futuro perché proprio in quel periodo, con la morte dei legionari, si è aperto un misterioso contatto con una dimensione infernale che potrebbe mettere in serio pericolo l’intera umanità.

L’autrice descrive la Legione Segreta come un’organizzazione che si basa su valori molto forti e che arruola soltanto uomini e donne in grado di combattere e di sacrificarsi per un bene superiore. Non è militare e non è gestita da nessun governo, il suo scopo è proteggere il mondo e farlo nel silenzio più assoluto. Uomini speciali che affrontano situazioni speciali. Infatti ognuno di essi ha una particolare predisposizione che deve essere messa assolutamente a disposizione delle forze unitarie della comunità al fine di combattere sotto tutti i fronti le possibili minacce del male.

River era uno dei migliori ma poi a causa degli affetti e dell’amicizia che lo lega a Tim, amico d’infanzia e legionario anche lui, decide di abbandonare l’organizzazione e dedicarsi interamente alla famiglia, a Maya ed Aurora, almeno fino a quando il passato non torna a bussare alla sua porta, portando con sé gli echi mortali ed insanguinati di quella porta dell’inferno, a suo tempo chiusa per miracolo, e che qualcuno minaccia di riaprire.

“Così gli enigmi di Kenorah e la porta dell’inferno rimasero celati all’umanità.”

L’autrice riesce con disinvoltura ad alternare un linguaggio scorrevole ed appetibile nel narrare i momenti più delicati e legati maggiormente alle emozioni affettive e familiari con quello più irruento, potente, drastico e crudo che vede questi uomini, imperturbabili legionari, combattere contro forze dichiaratamente superiori.

Molta attenzione viene data alla psicologia di River, non solo perché è il protagonista ma perché è in lui che si concentra egregiamente il senso più profondo della missione. La sua vita è stata un continuo lottare, conquistare e soprattutto perdere il suo grande amore in un modo assurdo e che sicuramente ha ferito la sua anima e complicato notevolmente il suo modo di relazionarsi con il resto del mondo.

“Sono diventato uno stronzo paranoico che non riesce neanche a prendere un cazzo di caffè.”

River ha ragione, veder scomparire la propria moglie senza un motivo plausibile e sapere che ricomparirà soltanto ogni volta che ci sarà un temporale, è da andare fuori di testa! Come dargli torto?

Ho apprezzato molto la sua figura sia in se stessa che in relazione alla trama e agli altri personaggi. E’ il filo conduttore, la calamita che attrae tutti gli eventi mettendoli in fila e donandoci una visione logica. Ovviamente tutto questo è merito dell’autrice che è stata capace di unire originalità e studio, elementi inventati a quelli già conosciuti, creando una storia molto personale e assolutamente condivisibile.

Il concetto che sta alla base della Legione è ammirabile, spunto di riflessione e occasione per riflettere su numerosi elementi come la guerra, il potere, e i veri valori che danno un significato alla nostra esistenza.

“Tutti sapevano che le persone scelte dalla Legione possedevano speciali qualità e si creava uno spontaneo senso di rispetto. Aiutare o salvare un compagno significava anche preservare qualcuno prezioso per il mondo, che fosse anche un amico o meno."

Insomma una lettura che non mi ha lasciato indifferente, che ho apprezzato per la chiarezza, nonostante la trama sia intricata, la semplicità dell’esposizione ma paradossalmente la complessità della consistenza stessa del romanzo perché la storia non è assolutamente superficiale ma profonda, metaforica, capace di dire molto più di quanto sia immediatamente fruibile.

La scrittura è solida, conforme al testo, priva di scivoloni, essenziale e capace di descrivere tempi e luoghi anche sostanzialmente diversi. Scene inquietanti, minacciose, terribili sono capaci di impressionare e di suggestionare allo stesso modo in cui momenti di profonda e solidale amicizia riescono a commuovere.

Legione River è appassionante, non banale, studiato e pensato in modo intelligente e portato a termine con uno scopo preciso, ravvisabile dall’inizio fino alla fine. Un progetto lineare e meritevole, nel quale non ci sono sciocchezze, ma c’è uno studio dietro, una passione, una conoscenza che valica la semplice e spesso inadeguata scelta di scrivere per rispondere all’impulso di provare la penna nuova.

La metafora del grande Male, la guerra e il concetto di difesa, di protezione mi hanno fatto immaginare che l’autrice deve credere molto in ciò che ha scritto, non solo nel romanzo in sé ma nei valori che ha cercato di trasmettergli. River è l’unico che può salvare il mondo e la sua vita sarà messa in pericolo così come i suoi affetti in nome di qualcosa che va tenuto segreto ma che veglia su ciascuno di noi.

Mi sono commossa alla fine perché non me lo aspettavo eppure quel finale così pieno di emozioni è stata l’ennesima conferma che l’autrice ha creato una storia di eroismo, di sacrificio, di verità e di amore, dove sono il coraggio e la forza a rendere indistruttibili i legami oltre la vita e oltre la morte, oltre perfino il romanzo stesso che diventa molto più di una storia, molto più di un libro.



sabato 24 ottobre 2015

Le solitudini dell'anima di Maurizio De Giovanni Recensione

Buon sabato cari lettori! Oggi vi lascio con la recensione di un autore che non avevo mai letto ma che ero davvero curiosa di recensire e che mi ha conquistato per la sua scrittura e per la sua profondità. Le solitudini dell'anima  sono i racconti scritti da Maurizio De Giovanni, pubblicati da CentoAutori, che ringrazio per la copia.

Una lettura molto emozionante. Leggete!



Titolo: Le solitudini dell'anima
Autore: Maurizio De Giovanni
Editore: CentoAutori
Pagine: 192
Genere: Racconti
Prezzo: € 15,00
Uscita: Ottobre 2015

TRAMA


Storie incisive, misteriose, nere ma anche piene di humour, dove la trama e la maestria nella creazione di personaggi unici si mescola a temi forti di strettissima attualità. Si va dalla riflessione sul potere di Un mestiere come un altro al tema dell'immigrazione in Fastidio; da storie di amore e dolore come Tu, e il nuovo anno e Ti voglio bene passando per racconti più squisitamente legati a Napoli come Respirando in discesa e La Saponata ai Quartieri Spagnoli, fino a vicende decisamente divertenti e umoristiche come Robin Food e Le beffe della cena. Non mancano storie noir e misteriose che sono il marchio di fabbrica dello scrittore napoletano quali Il purificatore e La piazza nascosta. Due racconti sono però i gioielli preziosi di quest'antologia: Dieci centesimi, con protagonista un giovanissimo commissario Ricciardi, e Tutta quell'acqua, omaggio allo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano e alla magia del racconto.

Maurizio de Giovanni è nato a Napoli nel 1958 è autore di bestsellers tra cui la saga del commissario Ricciardi e quella de I Bastardi di Pizzofalcone entrambe edite da Einaudi Stile Libero. I suoi romanzi sono regolarmente in classifica. Per Edizioni Cento Autori ha pubblicato le antologie Le mani insanguinate e L'omicidio Carosino. Le prime indagini del commissario Ricciardi.


Faccio una piccola premessa che però ritengo importante: Maurizio De Giovanni è uno degli autori più seguiti ed apprezzati degli ultimi anni ed io non lo avevo mai letto. La serie che riguarda le vicissitudini del Commissario Ricciardi che lo ha reso famoso non è mai rientrata nella mia sfera di lettura ed è per questo che ho deciso di leggere Le solitudini dell’anima, compendio di piccoli racconti che affrontano tematiche varie e altrettante circostanze, per avvicinarmi a questo autore che non ho mai avuto modo di recensire.

Una mia mancanza che mi conduce a parlarvi direttamente del suo stile e del suo approccio narrativo come di qualcosa che colpisce e che lega a sé. Una scrittura fluida ma che ha qualcosa di tormentato dentro, di troppo consapevole per filare liscio come se nulla fosse mai accaduto.

Il primo racconto, intitolato Dieci centesimi ha come protagonista un giovane Ricciardi, ancor prima di diventare commissario, quando per un motivo estremamente preciso e profondo, decide di iscriversi a Giurisprudenza invece che alla facoltà di Filosofia. La motivazione è un racconto a cavallo tra la realtà e la follia, un pezzo di cuore che si lacera, un sogno che si nega ad occhi aperti. Ricciardi è un personaggio inquieto, è un bel personaggio davvero nella sua giovane età, ed immagino anche nei libri seguenti, dove l’autore lo rende adulto e consapevole della sua scelta di vita, stare dalla parte della legge. 

La sua figura qui è tratteggiata appena, ma basta poco, davvero poco all’autore per tirare fuori la forza evocatrice delle parole. A lui viene naturale e con semplici frasi rende poetico e al contempo oscuro un mondo pieno di significati. Ricciardi è un visionario, ascolta la voce dei morti, li vede e il suo percepire è sempre sull’orlo del baratro. Come dicevo, non conoscevo questo personaggio e leggerlo in questo breve racconto mi ha strappato una nota di commozione e di partecipazione che non mi sarei mai immaginata. Lo stile di Maurizio De Giovanni è intenso, ti avviluppa.

Anche nel secondo racconto, Tu. E il nuovo anno, le parole diventano magia àncorata ai ricordi. Un amore sofferente e sofferto, un richiamo affettivo che non perde la sua vibrazione. La costruzione del senso di quel sentimento è coinvolgente e mai banale. Semplice ma non per questo superficiale, dettato da qualcosa che sembra stabile ma è minacciato dalla forza del cuore e delle emozioni.

“Ricordo l’incanto del tuo alzarti leggera, elastica e vaporosa, come se danzassi. Ricordo il sorriso, ospite fisso del tuo viso. Ricordo gli occhi mai bassi, sempre con un retrogusto d’ironia nello sguardo. Ricordo la tua voce calda, vibrante delle mille emozioni che portavi in petto. Ricordo. Non ha dolore, il mio ricordo. Il dolore se ne va, come la passione. Sopravvivono la tenerezza e la malinconia. Si perdono le tinte forti e rimangono quelle tenui, come se il cuore si scolorasse, un vecchio disegno esposto al sole spietato dell’estate.”

L’amore non è un quando ma un luogo secondo l’autore. Una concezione estremamente affascinante che accarezza ma quel sentimento è pronto anche a colpirti perché come ogni luogo può diventare una prigione dalla quale potresti non fuggire, mai.

“Mentre ti vedo entrare veloce in ufficio penso che l’amore è un luogo, non un quando come invece siamo abituati a credere. Diciamo: sono innamorato. Amo. Quando ero innamorato. E invece amare è un posto, una stanza in cui cambiano le leggi della fisica, dove il sopra diventa sotto e il dentro fuori. Una stanza che può diventare una prigione solitaria e disperata, peggio della morte.”

Quanta introspezione, quanti sguardi piantati dentro, quanta verosimiglianza tra la letteratura e la vita si coglie nei suoi racconti. Passione e consapevolezza. Tempesta e premura. Il suo narrare sembra essere costantemente in balia del vento e delle stelle eppure mai in alto mare.

Non ci sono sbavature, né fremiti eppure la profondità esplode attraverso la scelta di una sola parola o per l’evocazione di una visione.
In Il sogno nella calza, il protagonista mescola la fantasia ed il sogno raccontando di una possibilità che diventa reale grazie ad un pizzico di immaginazione, di credo, di fede. Un racconto che infonde un sorriso e soprattutto calore.
Le solitudini dell’anima raccoglie storie molto diverse tra loro, tutte ambientate a Napoli, la città dell’autore. Una Napoli sporca e vecchia, capace di accogliere ma anche di rifiutare perché il suo popolo è contraddittorio come la sua stessa essenza.

Racconti mortali, macabri, in cui la morte la fa da padrone, altri in cui è la religione, in altri ancora come Fastidio, sono gli extracomunitari a diventare i protagonisti di un contesto in cui l’intolleranza ha raggiunto livelli inimmaginabili.
L’ultimo racconto, Tutta quell’acqua, è dedicato ad Eduardo Galeano, alla sua scrittura e alla magia che è capace di creare con le sue parole. Un insegnamento, una visione, un orizzonte magico oltre il quale continuare a vedere, vedere qualcosa, purchè non si chiudano mai gli occhi. L’acqua è una metafora per comprendere l’importanza della scrittura, il suo potere, la forza intrinseca e salvifica del raccontare. Un racconto poetico, sognante, immerso però nella distruzione della guerra e nell’orrore della morte e della perdita.

In tutte le storie De Giovanni riesce a congiungere il senso di inquietudine del nostro presente, l’incertezza del nostro animo con la sua visione superiore perché capace di infondere una delicatezza, una sfumatura di emozioni che rendono qualsiasi suo scritto assolutamente personale e profondamente suo.
Dalla sua penna risale quella sensibilità che ti coglie dentro e ti convince a seguirlo, senza traumi, senza opposizioni. Le sue parole sembrano mute perché non sono esaltate, apprezzano quell’atmosfera di silenzioso rispetto ma esistono e in quanto tali feriscono nel senso che incidono, lasciando piccole tracce di sé.

Le solitudini dell’anima ha un titolo che mi ha conquistato e riflette molto di ciò che l’autore ci ha regalato, scrivendo. Una solitudine che sa di vita e dei mille aspetti che la contraddistinguono, esaltandola ed abbattendola, privandola ed arricchendola, immergendola in quel lento fluire che si chiama esistenza. Maurizio De Giovanni è struggente e delicato, morbido e accondiscendente, forte e serio, rigoroso e mortale, magico e poetico. Capace di commuovere ma mai di disturbare, in grado di accompagnarti nelle sue storie con fare affabile e di non lasciarti mai solo. Mentre leggi, il senso di familiarità ti protegge, l’autore ti conosce talmente bene da toccare con maestria ogni tasto delle tue emozioni, da quelle più tristi alle più divertenti, dimostrando che la sua scrittura ti è vicina perché è fatta con l’anima, la nostra.