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giovedì 10 novembre 2016

La passeggera di Daniela Frascati Recensione

Buongiorno cari lettori! Grazie a Scrittura&Scritture oggi vi parlo di un romanzo gotico dalle tinte fantasy e gialle! Una storia ambientata su una nave, avvolta da un'atmosfera piena di mistero e di suspence. Una di quelle storie dai colori più scuri e dalle sfumature certamente dark. Innamorata di questa copertina che rappresenta perfettamente il clima che si respira nella storia e quel tocco irresistibile di soprannaturale. 

La passeggera
di Daniela Frascati

Editore: Scrittura&Scritture 
Pagine: 240
Prezzo: 13,50 €
GENERE: Gotico, Fantasy, Giallo
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 2016
Link d'acquisto: QUI

Trama:
1914. Il transatlantico Il Paradiso naviga verso il Nuovo Mondo. A bordo, tra i passeggeri di ogni rango sociale, stipata nella terza classe, spicca da subito Aquilina per gli strani poteri di cui sembra essere dotata. Ma non è lei l’unico pensiero dell’in- tegerrimo capitano Zocalo. Sul piroscafo, infatti, scoppia una improvvisa epidemia dalle cause sco- nosciute persino al medico di bordo, Nerio Ferrer. Inoltre, viene denunciata la scomparsa di un uomo che, dal racconto del suo accompagnatore, aveva fatto espressa richiesta di cenare al tavolo di Marie Verdier, una francese che viaggia in seconda classe con il marito. L’incontro tra il capitano e la francese si rivela potente almeno quanto la tempesta nella cui balìa cade la nave. Nessuno forse aveva colto il presagio di una traversata difficile nelle decine di gabbiani agonizzanti schiantatisi sul ponte della nave durante il passaggio nello stretto di Gibilterra. Quando una cameriera mostrerà al capitano le piume nere disseminate nella cabina di Aquilina, il legame tra i suoi misteriosi poteri e quei fenomeni comincia ad assumere contorni inaspettati. Superstizioni, paure, sogni e passione renderanno il lettore ostaggio di questo intenso romanzo d’atmosfera.

martedì 27 ottobre 2015

Nero Dostoevskij di Antonio Mesisca Recensione

Eccomi con il secondo post della giornata. Grazie alla fiducia della casa editrice Scrittura&Scritture che ringrazio, oggi vi parlo del romanzo Noir di Antonio Mesisca, intitolato Nero Dostoevskij. Un libro che subito mi ha incuriosito soprattutto per il titolo essendo Dostoevskij uno dei miei autori preferiti. Infatti volevo capire cosa c’entrasse esattamente il russo con la storia, e non sono rimasta affatto delusa!


Leggete e lasciatemi un commento, sarò felice di rispondere!


Titolo: Nero Dostoevskij
Autore: Antonio Mesisca
Editore: Scrittura&Scritture
Pagine: 160
Genere: Noir/Commedia
Prezzo: € 13,50
Uscita: 2015

Un demone possiede l’anima di Oscar Peretti: quello del gioco d’azzardo. Ma Oscar, che da un impiego nelle pompe funebri è passato a quello in una gioielleria, non se ne cura. Continua a frequentare sale da gioco e persone poco raccomandabili alle quali deve soldi, tanti soldi, fino a quando una sera il Jack, la Donna e il Re ebbero la faccia tosta di calarsi in tavola, con quegli altri due schifosi dei loro amici, tutti con lo stesso completo nero a fiori: “Eccoci, Peretti, adesso sei fottuto.” Per uscire dai guai, Oscar escogita un piano, ma gli serve una pistola. Il caso lo fa incontrare con il Turco, e il giro di losche amicizie si allarga. Eppure tutto sembra procedere al meglio e la sua vita è sul punto di cambiare, come dalla notte al giorno. Purtroppo, per uno come Peretti i piani non vanno mai come stabilito. E quando fuori dalla sua casa arriva il macinino di un solerte commissario, Oscar capisce che la sua partita più importante non è ancora chiusa. Il ritmo è serrato, le situazioni rocambolesche, il tono ironico e brillante. Tutto questo è Nero Dostoevskij. A proposito, ma cosa c’entra Dostoevskij?




Nero Dostoevskij è una storia che ha dell’incredibile.  Breve, coincisa, dal ritmo fulminante e concreto. Uno stile immediato, una lingua anche abbastanza lunga che rende l’autore un interessante giocoliere di parole, incastrate alla perfezione per fondere serietà e risate, scomodando nientemeno che l’imperturbabile autore russo, dal quale, senza chiedere permesso, prenderà in prestito qualcosa.

L’inizio è folgorante. La morte(a) messa in piazza come un panno steso al sole, piantata lì per irretire e nel contempo rendere sin da subito il racconto una simil-allucinazione degna delle più comprovate storie del mistero, anche se qui di mistero ce n’è davvero poco, perché l’artefice impunito di tutto l’ambaradan è soltanto uno: Oscar Peretti, l’astro nascente dell’antieroismo più convincente, colui che uccide la moglie quasi per caso e da allora inizia una divertente quanto rocambolesca confessione senza prete che conduce il lettore nel tunnel della sua esistenza sulla quale troneggiano due elementi: la moglie-padrona e i soldi.

“Chiusi i conti con il gioco d’azzardo una sera di dicembre, quando, imputato dell’ennesimo ammanco dalle casse della gioielleria, sparai a mia moglie a sangue freddo.”

Oscar è un protagonista irriverente, un uomo che approfitta, un complice irrisolto di loschi figuranti che rappresentano il lato sporco e viscido della vicenda, perché in questa storia non manca proprio nulla. C’è la faccia buona e quella cattiva della legge, ci sono gli uomini di malaffare, il gioco d’azzardo di cui Oscar è la vittima fin troppo consapevole e la presenza-assenza così pesante di Fedor Dostoevskij.

“A ogni modo c’erano libri dell’autore russo ovunque e in principio pensai che per arrivare a comprendere mia moglie sarei dovuto partire dai testi di quel tale. Quando ci provai, avvertii che non avrei mai legato né con l’uno né con l’altro: al cospetto di entrambi mi addormentavo secco.”

I capitoli del libro sono intitolati utilizzando i titoli dei romanzi del russo, ed essi sembrano essere gli intermediari perfetti che traghettano il lettore verso il contenuto, anticipandone con precisione gli effetti.

La trama è un raccoglitore disastrato e confusionario di eventi, creati ad arte per rendere la storia avvincente, e profusamente ironica. Perché c’è ironia da vendere, tutta impacchettata con intelligenza e con savoir faire, insomma non una cosa qualunque. Il linguaggio è colloquiale, veloce, trascendentale e pratico. Nero Dostoevskij è un testo pratico con uno scopo ben preciso: il sorriso. E’ spumeggiante, scoppiettante, travolgente pur mantenendo un certo piglio di orgoglio quasi a voler sottolineare che pur trattandosi di una sorta di commedia, è pur sempre anche un noir e che quindi si pretende, quantomeno, il rispetto.

Alla storia di Oscar si collegano una serie di microstorie che emergono attraverso la comparsa di personaggi minori, come il Vecchio o il Turco, che oltre a rendere ancora più intricata la trama, mettono in evidenza il ruolo di queste figure, incarnazioni perfette di macchiette e stereotipi tipici di racconti simili.
Oscar s’inventerà di tutto pur di salvarsi dall’omicidio commesso e nonostante sembra che tutto gli vada contro, la fortuna, in fin dei conti, non gli volterà mai per davvero le spalle.

“Non potevo andarmene senza dire la mia. Latitante certo, esecutore materiale di un delitto senza dubbio, ma bisognava venissero a galla i come e i perché, quali fossero state le cause scatenanti il mio raptus omicida.”

Mi è piaciuto molto il modo di raccontare dell’autore, così spigliato, pronto, sfacciato. Oscar è un protagonista sbagliato, che compie un delitto. E’ un bugiardo, uno che prende per i fondelli la gente, uno che non sopporta la gente, eppure, non riesci ad avercela con lui, perché il modo e l’intensità, l’arguzia con cui l’autore lo ha creato non ti permette di disprezzarlo, perché è perfetto in quel ruolo e in quella storia. A metà tra la serietà e lo sballo, tra la realtà e l’assurdità di certe scuse, certe invenzioni che però puntualmente riescono a salvarlo. Oscar è un personaggio interessante seppure non sia assolutamente un modello da imitare.

La sua vita, da quando inizia a raccontarcela, è un groviglio di bugie e di battute, di frasi dissacranti e di odi celati, è un uomo che vive tutto al contrario e la sua storia è l’esempio più fulgido di come, alla fine, tutto diventi il contrario di tutto. 

E’ paradossale, spiritoso, con quel velo di giallo che inquieta ed oscura la percezione al punto giusto, che ti permette di gustarti la storia con tranquillità, sapendo che il finale non ti deluderà. Istinto? Direi di sì, perché Mesisca conquista e coinvolge fin dalle prime pagine, sorprende e non lascia dubbi: lui sa scrivere e questo genere di storie rientrano perfettamente nelle sue corde. E allora, a quando la prossima?

sabato 10 ottobre 2015

Nuove uscite Nord, Scrittura&Scritture, Fabbri e Delos Digital!

Buon sabato! Anche oggi tante nuove uscite di Nord, Scrittura&Scritture, Fabbri e Delos Digital! 

Date un’occhiata!



8 Ottobre 2015



16,00 euro - 333 pp
Narrativa
Fabbri Editori 


TRAMA

Latham House e' uno strano posto per incontrarsi. Un tempo era un collegio tra i boschi, ma oggi e' tutta un'altra cosa. Dove una volta si raccoglievano studenti da ogni angolo degli Stati Uniti, ora vivono sotto stretto controllo medico oltre un centinaio di giovani affetti da una forma particolarmente grave di tubercolosi. Qui, lontani dal resto del mondo, i ragazzi trascorrono i giorni in perenne attesa, nella speranza di guarire e tornare dalle loro famiglie, dai loro amici, alle loro vite. E' una specie di vacanza forzata, ma Lane, il nuovo arrivato, proprio non vuole saperne: ha dei progetti per il futuro e la malattia e' solo un ostacolo tra lui e lo studio. Ma quando si accorge che il suo fisico non gli permette di restare la notte piegato sui libri, capisce che ci sono cose piu' importanti. In mensa ha notato un eccentrico gruppo di amici: Marina, una nerd con il pallino del teatro; Charlie, uno scherzoso cantautore in erba; Nick, una miniera di battute taglienti; e infine Sadie, un'aspirante fotografa con la quale condivide un vecchio, imbarazzante ricordo. Lane vuole essere uno di loro. E, soprattutto, vuole ricucire il rapporto con Sadie, incrinatosi un'estate di qualche anno prima. Entrato nel gruppo, Lane scopre una nuova vita, impara a infrangere le regole, a disobbedire in nome dell'amicizia. E insieme a Sadie ci racconta la loro storia, quella di un ragazzo e di una ragazza che giorno dopo giorno si avvicinano, si scoprono e imparano ad amarsi nonostante la malattia... 




15 Ottobre 2015



16,40 euro - 432 pp
Fantasy
Nord Editrice


TRAMA

C’e’ stato un tempo in cui la sua terra era ricca di arte e di cultura. Laia non può ricordarsene, eppure ha sentito spesso i racconti su come fosse la vita prima che l'Impero trasformasse il mondo in un luogo grigio e dominato dalla tirannia, dove la scrittura e’ proibita e in cui una parola di troppo puo’ significare la morte. Laia lo sa fin troppo bene, perché i suoi genitori sono caduti vittima di quel regime oppressivo. Da allora, lei ha imparato a tenere segreto l’amore per i libri, a non protestare, a non lamentarsi. Ma la sua esistenza cambia quando suo fratello Darin viene arrestato con l’accusa di tradimento. Per lui, Laia e’ disposta a tutto, anche a chiedere aiuto ai ribelli, che le propongono un accordo molto pericoloso: libereranno Darin, se lei diventerà una spia infiltrata nell'Accademia, la scuola in cui vengono formati i guerrieri dell'Impero
Da quattordici anni, Elias non conosce una realtà diversa da quella dell'Accademia. Quattordici anni di addestramento durissimo, durante i quali si e’ distinto per forza, coraggio e abilita’. Elias e’ la promessa su cui l'Impero ripone le proprie speranze. Tuttavia, piu’ aumenta la fiducia degli ufficiali nei suoi confronti, piu’ lui vacilla, divorato dai dubbi. Vuole davvero diventare l'ingranaggio di un meccanismo spietato e senza scrupoli? Il giorno in cui conoscera’ Laila, Elias trovera’ la risposta. E il suo destino sara' segnato.





15 Ottobre 2015


13, 50 euro - 160 pp
Noir/Commedia nera
Scrittura&Scritture Editore


 TRAMA

Un demone possiede l’anima di Oscar Peretti: quello del gioco d’azzardo. Ma Oscar, che da un impiego nelle pompe funebri è passato a quello in una gioielleria, non se ne cura. Continua a frequentare sale da gioco e persone poco raccomandabili alle quali deve soldi, tanti soldi, fino a quando una sera il Jack, la Donna e il Re ebbero la faccia tosta di calarsi in tavola, con quegli altri due schifosi dei loro amici, tutti con lo stesso completo nero a fiori: Eccoci, Peretti, adesso sei fottuto.” Per uscire dai guai, Oscar escogita un piano, ma gli serve una pistola. Il caso lo fa incontrare con il Turco, e il giro di losche amicizie si allarga. Eppure tutto sembra procedere al meglio e la sua vita è sul punto di cambiare, come dalla notte al giorno. Purtroppo, per uno come Peretti i piani non vanno mai come stabilito. E quando fuori dalla sua casa arriva il macinino di un solerte commissario, Oscar capisce che la sua partita più importante non è ancora chiusa. Il ritmo è serrato, le situazioni rocambolesche, il tono ironico e brillante. Tutto questo è Nero DostoevskijA proposito, ma cosa c’entra Dostoevskij?





6 Ottobre 2015


3,99 euro - 129 pp
Romanzo rosa
Delos Digital Editore

 TRAMA

Che succede se nella vita di un'eccentrica ventisettenne che lavora a maglia e legge autori russi entra un nerd appassionato di Harry Potter, Star Wars e Il Trono di spade?

Angelica lavora in una libreria da otto anni,
è single da tre e si veste come un albero di Natale. Nonostante l'amica fissata con il fitness, Maura, e suo marito Giacomo, cerchino di farle conoscere qualche ragazzo, lei continua a non trovare nessuno che le interessi davvero. Tutto cambia durante una festa, quando, caduta in una siepe, attaccata dai tafani e tormentata dall'ortica, viene aiutata da Manuele, un nerd tutt'altro che capace di corteggiare una donna. Lui, ingegnere che lavora come commesso in un negozio di elettronica, ci mette un po' a partire, ma quando lo fa tra i due nasce una piccola magia e Angelica inizia a entrare in un mondo fatto di scacchi, film e telefilm che le fanno dimenticare di avere una famiglia strampalata. Tutto fila liscio per un po', ma in una fredda serata invernale Angelica vede qualcosa che non dovrebbe vedere e la magia tra lei e Manuele sembra dissolversi nella nebbia della città. Possibile che non riesca mai a trovare il vero amore? O forse, più semplicemente, ci ha solo visto male?

martedì 15 settembre 2015

Napoli del Book & Tè: il circolo letterario della casa editrice Scrittura&Scritture!

Eccomi di nuovo con voi, con il secondo post di questa giornata dedicato ad un'iniziativa molto interessante ed intrigante per tutti gli amanti della lettura. La casa editrice Scrittura&Scritture sta per avviare i nuovi appuntamenti con il Napoli del Book & Tè, il circolo letterario in cui sarà possibile leggere validi romanzi, conoscere tanti autori e gustare prelibati pasticcini artigianali.
Date un'occhiata!





Ritorna l’appuntamento a Napoli del Book & Tè, il circolo letterario più esclusivo che in un solo anno è giunto alla terza edizione. Iniziativa della giovane e dinamica casa editrice Scrittura & Scritture.

Relax, convivialità, centralità della lettura, con vari tipi di tè e gustosi e diversi pasticcini artigianali. Aperte le prenotazioni. A Napoli, il circolo letterario più esclusivo è quello del Book & Tè di Scrittura &Scritture, giunto in un solo anno alla terza edizione, diventato nel corso del tempo uno degli appuntamenti più attesi. Il circolo è nato con un duplice obiettivo: dare centralità al libro a Napoli, una città in cui, forse a torto, pare si legga poco, offrire un momento di relax, un’occasione per scoprire appassionanti romanzi di vari generi con la compagnia degli scrittori, sorseggiando vari tipi di tè e coccolandosi con deliziosi pasticcini artigianali, diversi per ogni appuntamento. Il tutto in un clima conviviale.

Come le precedenti edizioni anche questa prevede cinque incontri con cadenza bisettimanale (dal 1 ottobre al 26 novembre), con cinque scrittori e i loro relativi libri, nel corso degli appuntamenti giochi letterari, omaggi e un superpremio finale.
Questo il programma:

1 ottobre: appuntamento con il thriller e con lo spionaggio insieme a Massimo Rossi e “La luce nera della paura”. 

15 ottobre: si va in Spagna con l’emozionante storia della regina Giovanna La Pazza e della sua schiava moresca Nura in “Le rose di Cordova” di Adriana Assini, romanzo giunto alla quinta edizione e vincitore di diversi premi letterari.

29 ottobre: si gioca d’azzardo con l’humor e l’ironia nera di Antonio Mesisca e il suo “Nero Dostoevskij”. 

12 novembre: i misteri e gli intrighi alla corte dei Gonzaga insieme all’affascinante capitano di Giustizia Biagio Dell’Orso de “I leoni d’Europa” di Tiziana Silvestrin.

26 novembre: tutti a bordo del piroscafo Paradiso per un viaggio nel romanzo d’atmosfera “La passeggera” di Daniela Frascati.

Tutti gli incontri si terranno presso la redazione della casa Scrittura & Scritture, c.so Vittorio Emanuele, 421 - Napoli, il giovedì pomeriggio dalle 17 alle 19, con cadenza bisettimanale, dal 1 ottobre al 26 novembre 2015.

Per partecipare al circolo occorre prenotarsi telefonando allo 0815449624 o scrivendo a info@scritturascritture.it. Il circolo è a numero chiuso, pertanto si accettano prenotazioni fino a esaurimento posti.

Maggiori info sul sito www.scritturascritture.it oppure telefonando in redazione o inviando una mail.

mercoledì 24 giugno 2015

Un sicario alla corte dei Gonzaga di Tiziana Silvestrin Recensione

Buon mercoledì lettori! Oggi vi propongo la recensione di un romanzo storico immerso nel clima tipico dei gialli, scritto da Tiziana Silvestrin che s’intitola Un sicario alla corte dei Gonzaga, pubblicato dalla giovane casa editrice NoEap Scrittura&Scritture, che ringrazio per la fiducia.

Una storia che non mi ha deluso, realizzata con uno stile impeccabile.

Fatemi sapere come sempre cosa ne pensate!



Titolo: Un sicario alla corte dei Gonzaga
Autore: Tiziana Silvestrin
Editore: Scrittura & Scritture
Pagine: 320
Genere: Giallo Storico
Prezzo: € 14,50
Ebook: € 5,99
Uscita: 2014

Trama

Mantova 1588. Un efferato sicario  si muove sicuro all’interno di palazzo Ducale. Agisce nell’ombra e attenta più volte alla vita del duca Vincenzo Gonzaga, ma al suo posto muoiono degli innocenti. Chi può volere la sua morte e perchè? Forse un antico nemico dei Gonzaga deciso a chiudere un conto in sospeso? O qualcuno determinato a far desistere il duca dal prendere parte alla crociata contro i turchi? Intanto a Costantinopoli nell’harem del sultano la splendida favorita, con la complicità della giovane Neda, trama contro il sultano stesso. Solo il coraggio e l’acume di Biagio dell’Orso possono arrivare alla verità e trovare il mandante del sicario. Ma l’affascinante capitano di giustizia, in balia di un  passato tornato a tormentarlo e oramai stanco dell’arroganza dei potenti e del mondo crudele della corte, è diviso tra il senso del dovere e il desiderio di lasciare l’incarico presso i Gonzaga. Messo a capo della sicurezza del duca, viaggia con lui  tra le corti di Venezia, Praga e Vienna, tra alchimisti, maghi e impostori  e con il sicario sempre in agguato,  mentre la  sua relazione con la bella veneziana Rosa è messa a dura prova. E ciò che all’inizio era solo un sospetto diventa un incubo.

Tiziana Silvestrin: inventare storie le è sempre piaciuto molto.  Intendiamoci, non le solite  favole  che si raccontano ai genitori o agli insegnanti per marinare le scuola, ma  creava personaggi  che vivevano nelle giungle  descritte da Salgari, da Burroughs  o da Kipling. Un giorno queste storie che sognava ha cominciato a scriverle, racconti brevi, da far leggere agli amici, che ovviamente apprezzavano. I complimenti  costano solo la fatica di farli e  chi vuol perdere un amico per così poco? Questo lo sapeva  anche Tiziana che intanto si era messa a recitare. Entrata a far parte di una compagnia di teatro amatoriale  aveva iniziato  a scrivere  commedie. All’università scoprì  di avere un grande   passione per l’arte e   per la  storia  e dato che sui libri compaiono sempre i grandi personaggi, le loro conquiste, i loro delitti e le loro passioni, mentre  mai si descrive la gente qualunque, si è chiesta come Bertold Brecht: quando Giulio Cesare conquistò la Gallia, non aveva con sé neanche un cuoco? Curiosa di quell’umanità che non ha lasciato traccia di sé nei Codici, ha cominciato a fare ricerche  sulla vita quotidiana delle epoche passate. Consultando testi e mangiando polvere, letteralmente, negli archivi, ha scoperto come vivevano, cosa mangiavano, come si vestivano e lavoravano le persone nelle  epoche passate. Quando vinse un premio con un racconto le venne il sospetto che forse poteva cominciare a scrivere sul serio e così iniziò a scrivere gialli storici. Unendo  passione e curiosità, Tiziana nei suoi romanzi parte da fatti realmente accaduti ai potenti delle epoche passate, ma  molti dei personaggi sono persone comuni che hanno con la loro vita fatto la storia, ma dalla storia non sono ricordati.



Un sicario alla corte dei Gonzaga è un romanzo che si giova di uno sfondo storico eccezionalmente ritratto, uno stile pulito e dettagliato e una carrellata di personaggi a metà tra l’inventato e il reale che contribuiscono a renderlo interessante e piacevole, mai noioso o impersonale.

Siamo a Mantova ed è il 1588, anno di guerre, congiure, sfarzi e tradimenti che si avvalgono di una corte, quella del duca Vincenzo Gonzaga, nella quale non solo si mescolano abilmente e sfacciatamente tutti questi elementi ma ad essi si unisce un terzo che dà consistenza e spessore all’intero intreccio: la morte.
Un sicario dalle origini sconosciute attenta alla vita del duca, infilando nel suo letto un serpente velenoso che, per pura casualità o forse per una provvidenziale mano divina, non coglie il bersaglio ma ferisce tragicamente una serva, conducendola direttamente alla morte.

L’evento drammatico porta confusione e delirio a palazzo. Vincenzo è un uomo molto amato ma altrettanto odiato come tutti quelli che detengono un considerevole potere. Rispetto al padre che ha governato precedentemente egli è un uomo generoso, amante dello sfarzo e del lusso, un donnaiolo incallito, che nonostante abbia come moglie Eleonora De Medici, non si lascia sfuggire notti focose con le dame di corte.

“Per corteggiare le donne di cui si invaghiva, Vincenzo si allontanava dai soldati che avrebbero dovuto vegliare sulla sua persona.”

Sembra molto più interessato ad essere apprezzato e a conquistare il cuore dei suoi sudditi grazie alla sua generosità che ad amministrare con fierezza e acume il suo ducato.

“Si preoccupava più di esibire la propria magnanimità che della buona amministrazione del ducato, anche se questo non sempre era un male per i sudditi.”

Intorno alla sua figura si muovono numerosi personaggi, più di tutti emerge quello di Biagio dell’Orso, il capitano di giustizia, uomo ferreo e intransigente, che non ama particolarmente il clima di corte, nel quale si confondono fin troppo spesso le volontà e gli intenti, mettendo in evidenza soprusi e tradimenti.

La presenza degli elementi storici è un dato di fatto ed una garanzia; la stessa autrice ammette di aver creato una storia nella quale si mescolano elementi reali a quelli inventati, assicurando che quasi tutti i personaggi incontrati sono realmente esistiti in quell’epoca. Questo contribuisce a rendere la lettura efficace e coinvolgente; ci si rende presto conto che ci troviamo di fronte un romanzo ben calibrato, studiato e redatto in modo impeccabile. La premura e la cura nel rendere palpabile ogni sottigliezza, ogni dettaglio che partendo dal particolare riesce a dotare l’intera storia di un fascino incastrato nel passato e nell’antico che conferma e fortifica l’intera struttura narrativa, alimenando la fiducia nel lettore che si sente spronato a continuare l’avvincente scoperta.

Si tratta di un giallo e come tale la presenza di fatti inspiegabili legati alla morte è indiscutibile. Vincenzo è la vittima di una serie di attentati che dimostrano la volontà di qualcuno di farlo fuori. Biagio dell’Orso e il consigliere ducale Martino Donati sono le persone che accompagnano il duca in questo viaggio metaforico alla scoperta del misterioso sicario. Sono coloro che analizzano tutti gli indizi e iniziano un’indagine sottile e nascosta nella quale tentano di passare in rassegna chiunque possa essere considerato il mandante di una tale e terribile volontà.

I loro primi pensieri sono rivolti al mondo degli attori e degli alchimisti che incarnano i due interessi principali del duca. Egli ama gli spettacoli ebrei e si contorna di alchimisti credendo fermamente nella loro promessa di poter trasformare il piombo in oro. L’atmosfera si tinge di pozioni magiche, di pietre dalle origini improbabili e di preghiere sussurrate sullo sfondo della guerra contro i turchi, alle cui crociate vorrebbe partecipare lo stesso Vincenzo.

Il mondo rappresentato è multiforme e ricco di contrasti: sgraziato e fascinoso, sporco e lurido così come sfarzoso ed irriverente, prevaricatore e violento seppur avvolto nella discutibile espressione del potere.
E’ netta la contrapposizione tra personaggi puliti e puri contro quelli inquietanti e oscuri, coadiuvata da una narrazione enigmatica capace di condurre il lettore verso strade impervie e sconosciute. 

Biagio dell’Orso è un uomo malinconico e taciturno, è pronto a combattere  e a reagire con la forza per difendere i più deboli. E’ su di lui che cade tutto il peso delle ingiustizie, perché è lui che faticosamente sopporta il ruolo di capitano di quella giustizia che ha un duplice volto: quella per i potenti e quella per i deboli. E’ stanco di raccogliere sangue e morte, di cercare assassini e di archiviare obbligatoriamente vittime fragili e prive di colpa. Nella sua figura si concentra tutto l’odio per quel mondo corrotto e bacato dal quale vorrebbe scappare. L’amore per la bellissima veneziana di nome Rosa, non gli rende facile la sopravvivenza e la sopportazione di quelle ingiustizie, vorrebbe lasciare tutto e stare finalmente con lei, ma la scelta non è facile, perché dentro il suo cuore è un difensore della legge e la sua anima onorevole gli impedisce di tirarsi indietro.

"L'amava? Era sicura che ci tenesse molto a lei, ma era un uomo difficile. Anche lui aveva perso qualcuno che amava, la ragazza che voleva sposare gli era morta tra le braccia di malaria, ma non era solo questo. Taciturno, aveva un temperamento saturnino, incline alla malinconia, come se vivesse un'assenza, o forse era solo l'amarezza che provava quando era costretto a constatare quante nefandezze venissero commesse verso i più deboli. E come capitano di giustizia ne vedeva molte."

Intrighi politici, vendette e gelosie familiari, matrimoni spezzati, tradimenti e mistificazione sono gli elementi clou dell’intreccio che si snoda in un’atmosfera costantemente serrata nella quale non mancano i colpi di scena improntati su personaggi che tramano nell’ombra.

Un giallo velato e sottile, fatto di spie, sussurri, segreti e macchinazioni mentre il sicario si muove indisturbato senza volto né nome, agendo come un fantasma senza luogo né storia.
La storia si confonde con l’inventato portando notizie di sé e sollevando scontri tra ducati vicini fino a raggiungere i motivi della guerra santa. Nulla è lasciato al caso, tutto è ricondotto meticolosamente ai dettagli provati e documentati che conducono verso Costantinopoli, dove si muove il Sultano e la sua Favorita. Gli anni passano, le guerre procedono, e l’azione si sposta tra luoghi lontani, spazi delimitati dal sangue e dai legami amorosi.

Il sicario fantasma è il filo conduttore, la scusa, il motore che spinge i personaggi verso una direzione o un’altra. I loro caratteri, debolezze e potenze, vengono fuori proprio rispetto a questa invisibile minaccia che scatena gli animi buoni e quelli cattivi, spingendoli verso una battaglia metaforica e non dichiarata fatta di viaggi, chiamate, incontri segreti e lettere dannate.
Suore innamorate, duchi ambiziosi ed arroganti, capitani integerrimi, personaggi incastrati tra loro crescono all’interno di un contesto capace di serbare numerose sorprese.

Il fascino della Storia è innegabile, unito alla capacità dell’autrice di descriverla apertamente e coscienziosamente, rendendo fulgide e vivide le rappresentazioni dei luoghi così come degli intrighi fuori e dentro i palazzi.
Il sicario fonte di preoccupazione e di paura, avrà mille volti e mille storie, si penserà a chiunque e a nessuno fino a quando non si capirà che l’odio più profondo, quello che chiama a sé la morte, è generato dall’amore. Un amore che avrà sempre un ruolo fondamentale in tutta la storia, vissuto sotto forme diverse, capace di stregare e comandare azioni e scelte.

Tiziana Silvestrin ci consegna un romanzo dove fino alla fine è difficile cogliere il vero colpevole, perché le strade che ci mostra sono tante eppure arriverete alla fine accorgendovi che sono tutte dannatamente sbarrate. Solo una è quella giusta ed è proprio lì, davanti ai vostri occhi, ma non la vedrete perché la bravura dell’autrice è proprio questa: farvi pensare ad altro per tutto il tempo, grazie anche a quella storicità insita nel contesto capace di mettere a due passi da voi non solo una storia, ma un’intera epoca piena di misteri e inquietudini, nella quale, sono certa non vi rifiuterete di entrare.