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mercoledì 10 febbraio 2021

Recensione: RAGAZZI CHIMICI di Angela Infante e Andrea Mauri

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Ensemble, ho letto Ragazzi Chimici di Angela Infante e Andrea Mauri, una raccolta di esperienze di ragazzi italiani che hanno praticato il Chemsex, un modo di fare sesso che prevede l'uso di droghe per migliorare le prestazioni sessuali in ambito omosessuale.

ragazzi chimici

di Angela Infante e Andrea Mauri
Editore: Ensemble
Pagine: 94
GENERE: Diario
Prezzo: 12,00 €
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 2020
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟

Trama:
I ragazzi chimici prendono cocaina basata, mephedrone, crystal; si fanno di ecstasy, di ketamina, di viagra. Per fare sesso con altri ragazzi chimici. Il chemsex è arrivato nel Belpaese, e i pusher italiani si sono subito attrezzati con droghe che aiutano i ragazzi chimici ad andare avanti tutta la notte. Con una prosa asciutta e un linguaggio iperrealista, la counselor Angela Infante e lo scrittore Andrea Mauri raccontano le confessioni di chemsex di dieci ragazzi chimici italiani. Postfazione di Filippo Maria Nimbi.

giovedì 4 febbraio 2021

Recensione di LO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI di Valerio Cruciani

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Ensemble, ho letto questo libro da cui sono stata incuriosita subito. Lo scioglimento dei ghiacci di Valerio Cruciani che affronta un argomento spinoso e ancora oggi considerato un tabù da molti: il porno.

LO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI
di Valerio Cruciani

Editore: Ensemble
Pagine: 190
GENERE: Romanzo erotico
Prezzo: 15,00€
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 2020
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟  

Trama:
Roberta è una studiosa dello scioglimento dei ghiacciai. Ha un marito, una figlia, una vita serena. Quando le viene proposto di girare un porno, accetta senza esitare. Roberta non parla, non si confida, non cerca consenso né disapprovazione, non fa dichiarazioni politiche, non chiede scusa, non chiede niente. Nei tempi del #metoo e del revenge porn, Roberta sceglie di farsi sbattere da tre uomini davanti a una telecamera. Mentre il mondo intorno a lei frana, e i ghiacciai continuano silenziosi a scivolare.

sabato 14 novembre 2015

Il seme del dubbio di Claudio Sara Recensione

Nonostante siamo nel pieno del weekend vi propongo una nuova recensione, quella al romanzo dell’avvocato Claudio Sara, intitolato Il seme del dubbio, pubblicato da Ensemble, che ringrazio per la fiducia. Una storia che oltre ad essere ambientata all’interno di un tribunale, mette in moto una serie importante di riflessioni che riguardano la famiglia, il senso di giustizia e di verità partendo da una vicenda molto tragica: uno stupro.



Titolo: Il seme del dubbio
Autore: Claudio Sara
Editore: Ensemble
Pagine: 254
Genere: Thriller
Prezzo: € 15,00
Uscita: 2015

TRAMA


Sullo sfondo di un Paese in ricostruzione, l'Italia degli anni Cinquanta, la routine dell'avvocato Renzo Vinsa viene scossa da un processo che lo coinvolge a livello professionale ed emotivo. La presunta violenza subita da una quattordicenne conduce il protagonista alla ricerca della verità tra turbamenti interiori, inquietudini e colpi di scena: un percorso umano e giudiziario i cui risvolti saranno imprevedibili.

Claudio Sara è nato nel 1963 ad Avellino, dove esercita la professione di avvocato civilista. Vincitore della settima edizione(2014) del premio letterario "Antonio Fogazzaro". Un suo racconto è stato inserito nell'antologica In vino litteras (Ensemble, 2014). Suoi componimenti sono apparsi nell'antologia Post Office (New Press Edizioni, 2014).




Il seme del dubbio è un romanzo ambientato negli anni ‘50, nel Sud Italia, incentrato principalmente sui legami familiari e sul senso di giustizia. 

L’atmosfera è quella  tipica dei legal thriller, in quanto l’ambientazione è quella dei tribunali ed il protagonista è l’avvocato Renzo Vinsa che accetta di difendere la famiglia Ranucci, ferita ed oltraggiata da un’ingiustizia avvenuta anni prima ai danni della figlia del capofamiglia: Candida Ranucci.

“L’avvocato Vinsa, infatti, era famosissimo in città per il suo eloquio fluente e ricercato, per la sua retorica chiara e incisiva.”

La storia può far storcere il naso ai lettori più sensibili soprattutto considerando l’epoca che stiamo vivendo nella quale tutti i santi giorni veniamo tempestati di notizie riguardanti la violenza sulle donne e anche in questo libro il perno principale del racconto non si discosta neanche minimamente dal fulcro della questione: stupro.

Candida, all’età di quattordici anni, venne stuprata dal tenente Achilli che allora albergava nella casa della famiglia Ranucci, avendone preso in affitto una stanza.

La vicenda è incentrata sull’avvocato, nonostante i veri protagonisti di quella vera o falsa violenza siano ben altri. Eppure tutta l’attenzione dell’autore sembra concentrarsi sulla dimensione emotiva e sentimentale che coinvolge chi circonda i veri attori di quella terribile storia.

Infatti Achilli parlerà in prima persona soltanto una volta, prendendo in mano la scena mentre di lui sapremo la maggior parte dei dettagli che lo riguardano, solo attraverso il racconto degli altri. Lo stesso avviene per Candida. Certo, lei appare più frequentemente come protagonista che parla in prima persona ma la sua figura resta sempre piuttosto ai margini del palcoscenico reale e pulsante sul quale si destreggiano le vicende.

Claudio Sara è avvocato e con il suo stile diretto, scorrevole, asciutto, privo di tentativi di addolcire una storia e un linguaggio fin troppo realistico, ci conduce all’interno dell’aula di un tribunale alle prese con una vicenda che viene raccontata e vissuta passo dopo passo attraverso la voce dei testimoni e di coloro che l’hanno provata sulla loro stessa pelle.

Il titolo esprime un significato che si ramifica equamente all’interno del romanzo: il dubbio. Ci sono momenti nei quali Vinsa dubita di Candida ma soprattutto della madre e del padre, quasi come se fossero stati quei genitori poveri e disastrati ad indurla a mentire. Addirittura si ipotizza, soprattutto da parte dell’avvocato di Achilli, che Candida, a dispetto della sua giovane e fragile età, abbia circuito il bel tenente, al fine di condurlo a sposarla.

In effetti un matrimonio ci sarà e per noi oggi sembra quasi inammissibile che un padre e una madre accettino che la figlia violentata sposi il proprio violentatore perché soltanto così si può rimediare all'affronto subito. Oggi per noi tutto questo è inaccettabile, orrido e quasi contro natura, contro la morale stessa.

Eppure all’epoca così si agiva e così, in questo modo malato e poco rispettoso, finanche insidioso e pericoloso, si pensava di salvaguardare la vita e la felicità di una ragazzina. Ma di quale felicità stiamo parlando? La povera Candida subisce soltanto atti di violenza a ripetizione e soprattutto si ritrova sempre e costantemente sola per l’egoismo e l’arroganza di un marito che ha semplicemente ordito un piano perfetto per venirne fuori pulito.

L’aria che si respira per tutto il romanzo è triste, malinconica, come se ci fosse alle porte l’arrivo di una disfatta, di una sconfitta ineluttabile.
La memoria dei fatti è messa costantemente a rischio, i giochi della difesa sono estenuanti, la certezza del Vinsa che i suoi clienti dicano la verità a tratti vacilla.

“Se la nostra versione vacilla, sia pure in quei particolari che non riguardano strettamente l’episodio della violenza, viene meno  la nostra credibilità, la nostra capacità di persuasione.”

La forza d’animo dei genitori di Candida barcolla più volte, c’è confusione, le cose dette spesso non corrispondono a verità e troppe sono quelle taciute per far finta di niente e allora ciò che sembrava all’inizio così sicuro, diventa un castello di carta che al minimo soffio di vento può cadere senza possibilità d’appello.

Ho percepito in più passi la disperazione, la rabbia, l’ineluttabile consapevolezza che la giustizia non trionfa eppure il finale riserva una sorpresa e l’andamento della storia, pur basandosi essenzialmente sul riportare dialoghi che avvengono in tribunale, tra deposizioni e arringhe, non annoia, seppur renda il ritmo molto lento e alcune volte ridondante.

Non ho sentito la passione necessaria per far sì che il libro mi incidesse, in altre parole non mi ha travolto completamente, vuoi per la storia, vuoi soprattutto per il modo di raccontarla che si è sempre mantenuto su un tono piuttosto professionale, nondimeno freddo e a tratti scostante.

Nonostante ciò l’autore riesce a costruire una storia precisa, senza sbavature, che circola in modo perfetto in base al tema e alle riflessioni che intende scaturire. Famiglia, legami, moralità, amore ma soprattutto giustizia. Violenza  e morte. Tutti elementi che rendono il romanzo una buona lettura, interessante e soprattutto veritiera, molto immediata senza atmosfere tese ad impolparne la trama, senza colpi di scena stupefacenti ma il tutto molto studiato, ponderato, equamente redatto come se fossimo davvero in un’aula di tribunale e avessimo però la possibilità, non trascurabile, di conoscere cosa avviene nella mente e nel cuore di coloro che vivono direttamente le ingiustizie e soprattutto di coloro che tentano di vendicarle, ossia gli avvocati.

lunedì 2 novembre 2015

Blood & Breakfast di Riccardo De Torrebruna Recensione

Buon inizio settimana! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Ensemble, che ringrazio per la fiducia, ho recentemente letto Blood & Breakfast, un thriller molto interessante scritto da Riccardo De Torrberuna, scrittore e sceneggiatore, che si è occupato di teatro e regia. La storia riesce a coinvolgere in modo diretto e pressante dall’inizio alla fine. Il titolo mi ha subito incuriosito!



Titolo: Blood & Breakfast
Autore: Riccardo De Torrebruna
Editore: Ensemble
Pagine: 180
Genere: Thriller
Prezzo: € 12,00
Uscita: 2014

TRAMA


Carl, studente di medicina fallito, decide di avviare un bed & breakfast nella villetta ricevuta in eredità dalla nonna, una donna cattiva verso la quale non nutre il minimo affetto. L’inaugurazione dell’attività non avviene però nel modo previsto: i primi due ospiti scompaiono nel nulla e Carl sente montare dentro di sé una sempre maggiore attrazione verso la violenza, tanto da cominciare ad architettare il modo migliore per togliere di mezzo anche i clienti successivi. Ma dove sono finiti i primi due ospiti? Qualcuno verrà a chiederne notizie? E come mai l’indole docile di Carl si è trasformata in indifferenza verso la morte? Una scia di sangue invade la casa, mentre l’estate si fa sempre più torrida e la birra doppio malto scorre a fiumi nelle tarde serate adriatiche.

Riccardo de Torrebruna è nato a Roma, dove attualmente vive. Ha lavorato come attore in Italia e all’estero per poi dedicarsi assiduamente alla scrittura (romanziere, drammaturgo, sceneggiatore) e alla regia.
Come attore collabora, tra gli altri, con Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Giuseppe Piccioni, Peter Patzak.
Come regista di teatro ha diretto numerosi lavori in Italia.
E’ autore teatrale. Il suo testo, “Zoo Paradiso”, è andato in scena nel ’96 all’Actors Studio di New York con la regia di Susan Batson, di cui è stato allievo e collaboratore.
In Italia, ha vinto il premio Enrico Maria Salerno per la drammaturgia.
La sua pièce “Gay Panic”, andata in scena al Teatro Belli di Roma nel 2008, vincendo il Premio Oltreparola per la drammaturgia.
Nel 2000 ha esordito nella narrativa con “Tocco Magico Tango”, Minimum Fax.
Nel 2003 ha  pubblicato “Storie di Ordinario Amore” con Fandango Libri.
Nel 2007, con E/O, nella collana Vite Narrate, ha pubblicato insieme a Luigi Turinese, “Hahnemann. Vita del padre dell’Omeopatia.”
E’tra gli scrittori del “Dizionario Affettivo delle Lingua Italiana” edito da Fandango
Nel 2011 ha scritto, diretto e interpretato “Beauty is Difficult” (Una Gabbia per Ezra Pound) al teatro Argot di Roma.
Nel 2012 scrive e dirige al Teatro Spaziouno di Roma, “La Giustizia è un Vento”, Storie di Morte nelle carceri italiane, ispirato al libro inchiesta di Luca Cardinalini .
Nel 2013 mette in scena al Teatro Spaziouno di Roma, “Zoo Paradiso” per la ricorrenza del ventennale dell’assedio di Sarajevo. 
Nel 2014 ha adattato e messo in scena Nella Cattedrale, dal racconto di Raymond Carver.
Specialista del metodo delle “Azioni Fisiche”, dirige a Roma lo Studio Acting dove insegna stabilmente dal ‘98.





Blood & Breakfast è un thriller abilmente scritto e pensato con venature cinematografiche e sbocchi letterari che lo rendono un romanzo a tutto tondo con un protagonista agghiacciante nel suo excursus temporale e psicologico all’interno di una dimensione tra il vago ed il reale, l’incubo ed il sogno, mentre tenta di aggrapparsi agli ultimi brandelli di una logica appesa alla follia.

Carl è un giovane universitario apparentemente in linea con la vita sociale, di cui conosciamo parte dell’esistenza grazie all’intromissione dei ricordi che viaggiano nella sua mente e che lo riconducono fin troppo spesso ai momenti della sua infanzia che lo hanno visto vittima di una presenza alquanto inquietante e strana: la nonna. Una donna fredda, bisbetica, dominante, di cui lui nutriva una paura sterminata, resa evidente dagli approcci mai affettivi che si stabilivano tra i due e che confluivano quasi sempre in un profondo e poco riverente silenzio.

“Il suo turbamento veniva da lontano, come da un’altra vita. Gli sembrava di essere davanti a un fusto tossico  da cui accidentalmente  era uscita una radiazione capace di abbagliarlo.”

Quando Carl eredita la vecchia casa della nonna e decide di aprire un bed & breakfast, la sua indole maniacale e perversa, figlia di una vita carica di esperienze irrisolte e di disagi taciuti, si manifesta in tutta la sua lucidità e malattia.

Lo stile dell’autore è preciso come un bisturi chirurgico, maniacale nei suoi dettagli, lineare nella sua freddezza. Non un errore né un passo falso, la sua narrazione è un escalation verso l’inferno che ci fornisce pezzo dopo pezzo, come se ci stesse dando da mangiare lentamente, molto lentamente, il suo epilogo finale. Il protagonista è un uomo che non ha il controllo di sé, almeno non in modo naturale né spontaneo. Vive in una sorta di confine mentale dove ha bisogno di essere sempre presente a sé stesso, sempre all’erta, senza mai abbassare la guardia. Un confine che non gli dà la possibilità di capire cosa sia vero e cosa invece faccia parte di un sogno.

I primi avventori del suo albergo risveglieranno in lui ricordi sopiti e memorie imbruttite dal tempo. Vergogna, remissione, odio, rabbia  e soprattutto vendetta. Inconsistenza di affettività familiare e presenza disturbante di quella nonna che anche quando è morta, ritorna imperterrita come un fantasma a ricucire le ferite distratte nel cuore malandato del protagonista e le cuce col sangue. Il sangue delle vittime, il sangue del killer che imbratta la curiosità di chi legge, facendogli respirare l’odore malsano dell’attesa e della paura come della sospensione maligna che ad ogni passo trascina la consapevolezza che qualcosa di terribile stia sempre sul punto di accadere.

“E Carl pensò che se le  tappe del piacere e della pienezza ricevessero pari attenzione rispetto a quelle della sofferenza, e la memoria vi si esercitasse con metodo e disciplina, allora ci sarebbe forse una via d’uscita, uno spiraglio di redenzione, un bilancio diverso del proprio destino.”

In alcuni momenti, quando l’autore avvicina anche inconsapevolmente, i fatti narrati al cibo, ho pensato ad Hannibal Lecter, a quella stessa calma, pacatezza, funzionalità del proprio ego al fine di soddisfare le proprie pulsioni malate. Carl è un innocente fino a prova contraria e quella prova, ahimè arriverà, e tutto si sgretolerà.

Arriverà quando tutto è ormai al limite, quando l’autore con maestria e bravura, ti ha portato al confine, quando tu stesso, lettore, arrivi a desiderare che accada il peggio, di leggerlo, sentirlo, provarlo attraverso le parole, pur di guardare in faccia il vero volto del male.

Perché sai che l’autore non vuole spiattellarti tutto subito, vuole che te lo godi il racconto, la scoperta, lo svelamento del mistero, vuole prenderti per la gola e condurti, come un animale ammansito, esattamente dove lui vuole, né un passo prima né uno dopo. E’ lui che comanda, è lui che ti fa desiderare che accada tutto quello che accade esattamente come lui lo vuole e alla fine anche tu.

La violenza è la chiave di un comportamento illogico, il sonnambulismo l’avviso di una mente in cerca di un appiglio per salvarsi prima che sia troppo tardi. Ma quel tardi arriva e con esso quei cadaveri che vengono descritti come opere d’arte in posa, come statue di carne e sangue poetizzate, evanescenti nel loro essere surreali eppure fin troppo reali per il loro puzzo che sa di morte.

“Gli altri parevano opere esposte in una galleria intitolata alla pena di morte.”

Blood & Breakfast, mette in evidenza già nel titolo i fatti di sangue evidentemente collegati all’albergo nei quali ovviamente c’entra la figura drammatica e solitaria di Carl. Il suo è un dolore vecchio ed incastrato nel passato, una mania ossessiva che lo dissocia dal reale e lo catapulta senza volontà nella memoria sfigurata di un’infanzia difficile  e priva di una soluzione ideale.

“Eppure dentro Carl qualcosa di ruppe. Percepì un intenso rumore di vetri che si frantumavano nel suo cervello, accompagnato da una calma irreale.”

La sua vita appare ramificata in un abbandono assoluto nella quale non sembrano esserci spiragli di sollievo se non per la presenza in bilico di Patty, con la quale stabilisce un legame distorto così come la sua mente ormai visiona l’intera esistenza.

L’autore tesse una trama in grado di catturare. Fin dalle prime pagine hai il sentore addosso che la tempesta sia in arrivo e che colpirà anche molto vicino. Insomma, sei nelle sue mani e sai che andrai con lui  fin dove vorrà portarti senza chiederti né quando né dove o come.

Avverti solo che non sarai deluso, che quel viaggio avrà uno scopo e che il finale sarà perfettamente in linea con il personaggio e con quello che è stato raccontato.


Torrebruna inscena un teatro della psiche umana, un susseguirsi di metafore che vanno lette di petto ma con attenzione, vanno sentite con l’istinto e fatte proprie. Un ritmo cadenzato mai troppo veloce, un linguaggio solo in rari casi piuttosto esplicito ed orrorifico, ma in generale ansioso ed intrigante. Una visione completa e brillante di una lunga e nascosta voglia di vendetta che sfavilla nell’oscurità più angusta e più piegata di fronte alla quale arrivi pieno di aspettative che l’autore non tradisce.