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domenica 10 gennaio 2016

Tutto ciò che sappiamo dell'amore di Colleen Hoover Recensione

Buona domenica! Per chi segue il blog sa bene che non inserisco mai una recensione di domenica ma non sto nella pelle! Il libro di cui leggerete oggi non è stato recensito da me, ma da Federica Resta, una dolcissima ragazza che mi ha fatto un bellissimo regalo per questo anno nuovo: collaborare con me! Il romanzo in questione è Tutto ciò che sappiamo dell’amore dell’acclamatissima Colleen Hoover. Sono strafelice che lei abbia deciso di fare parte del blog e di raccontare le sue emozioni ed impressioni dei libri che legge. Vi accorgerete subito che parla con il cuore e arriva direttamente all’anima. Cosa aspettate? Leggete!



Titolo: Tutto ciò che sappiamo dell'amore
Autore: Colleen Hoover
Editore: Fabbri
Genere:  Romance
Pagine: 285
Prezzo: € 15,00
Uscita: 2015


TRAMA


Lake ha vissuto l'anno peggiore della sua vita: la morte del padre, i litigi con la madre, un trasloco in una nuova città e la fatica di reinventarsi una vita. Finché non conosce Will, il vicino di casa. Anche lui è stato costretto dalla vita a crescere in fretta. L'intesa tra di loro è immediata, ma il primo giorno di lezione Lake scopre che il loro è un amore impossibile: Will ha solo qualche anno più di lei, ma è uno dei suoi professori. Eppure quello che c'è tra di loro, a partire da un primo bacio scambiato quando ancora non sapevano di doversi evitare, sembra irresistibile. E così Lake e Will - costretti a restare lontani - si parlano attraverso la poesia, anzi, le poesie, in pubblico ma in segreto, servendosi di uno slam (una gara di versi) per dirsi tutto ciò che devono e vogliono dirsi. Alla fine, è qualcosa di molto semplice ed essenziale: come ha scritto la famosa poetessa Emily Dickinson, tutto ciò che sappiamo dell'amore è che l'amore è tutto. E spesso è l'unica forza che può tenerci a galla quando ogni cosa intorno a noi sembra mandarci a fondo.



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A volte, no. Forse sarebbe meglio dire spesso, succede che quando vuoi raccontare qualcosa a qualcuno c’è una piccola parte di te che vorrebbe saltare la prima e la seconda e anche la terza fase se c’è, e arrivare dritto al punto. Risultato?
Ti ritrovi a passare almeno tre o quattro secondi buoni a dirti “No, dài, respira, e comincia dall’inizio. Ce la puoi fare.”

E’ letteralmente quello che sto facendo io adesso. La colpa è di Colleen Hoover. Che mi prende il cuore, l’anima e il corpo che ci è attaccato e in meno di una frazione di secondo sento che tutto diventa una cosa sola, come l’impasto di una torta ben amalgamato pronto da infornare, niente ha più una vita propria. E mai più ce l’avrà, perché, quando provi tutto questo, ti chiedi “Perché dovrei smettere di sentirmi così? Voglio sentirmi così. Sempre e per sempre.” Il libro di cui sto per parlarvi, fa proprio questo: vi farà desiderare di sentirvi così per sempre. Primo della serie Slammed che da noi ha visto la luce nel 2013, ristampato poi dalla Fabbri nel marzo del 2015, seguito da “Tutto ciò che sappiamo di noi due” e “This girl” ancora inedito in Italia.


"Questo libro è dedicato agli Avett Brothers,
per avermi spinto a “decidere chi sono,
e cominciare a esserlo."


Ed ecco che la magia inizia. Con questa frase, Colleen Hoover ci apre la porta del suo cuore. E mette al tappeto il nostro, di cuore – così, in un battito di ciglia – che perde un battito, poi un altro, e senza rendercene conto lo risentiamo battere nuovamente, ma è come se un battito si mettesse a fare a gomitate per scavalcare l’altro, e quello dopo ancora. Finché non voltiamo pagina e leggiamo PRIMA PARTE. Bene, pensiamo. Questo vuol dire che ci sarà una prima e poi una seconda parte per mettere alla prova quel nostro povero cuore che ce la sta mettendo tutta per prendere fiato e ricominciare a battere più regolarmente. Voltiamo di nuovo pagina e inizia il primo capitolo.

Lake ha diciotto anni quando, in seguito alla morte del padre, sei mesi dopo si ritrova a doversi trasferire dal Texas a Ypsilanti, con sua madre, Julia, e Kel, il suo fratellino di nove anni. Che non fa in tempo a scendere dal furgone dopo che la sorella ha parcheggiato davanti alla porta d’ingresso di quella che sarà la loro nuova casa, che stringe amicizia con un altro bambino, Caulder, il fratello più piccolo di Will.



Colleen Hoover, in queste pagine, è in grado di far capire che cos’è l’amore a chi ancora non l’ha capito, perché, con “amore”, intendo il vero amore, quello famoso che tutti noi chiamiamo con la “a” maiuscola che bramiamo di poter finalmente vivere consolandoci, nel frattempo, tra le pagine dei libri che divoriamo uno dietro l’altro, consumando i polpastrelli delle nostre mani ma che raramente, alla fine, troviamo. 

Io lo ammetto – e se sto avendo il coraggio di metterlo finalmente nero su bianco è perché penso che solo dicendo al mondo intero quello che sei veramente puoi veramente dire di essere te stesso come ha detto la stessa Colleen Hoover – potrei benissimo mettermi in testa a questa – e credo di non sbagliarmi – lunghissima fila di persone. Perché, quanti di noi possono dire di sapere realmente cosa sia l’amore?

Finché non mi sono ritrovata con questo libro tra le mani, non avevo la più pallida idea di cosa fosse l’Amore, e nel cercare di capirlo mi sono fatta male, molto male, ma credo che molti di noi se lo siano fatto nel confondere questo sentimento con delle cose che non hanno per niente a che vedere con qualcosa che invece non si può spegnere così come è sbocciato. Colleen Hoover mi ha sbattuto con dolcezza, con eleganza ma al tempo stesso con impeto davanti a uno specchio. Quello specchio che spesso, tutti noi, preferiamo non guardare, chiudiamo gli occhi o distogliamo lo sguardo e ci giriamo da un’altra parte dove, prima ancora di riaprire gli occhi o di mettere a fuoco quello che vediamo, sappiamo che altro non ci sarà riflesso se non ciò che non siamo realmente, una brutta copia sfocata di quello che vorremmo essere ma che non saremmo mai se prima non troviamo quella forza, quel coraggio dentro di noi che ci fa dire “Okay. Adesso basta. A che serve cercare di salvare quello che ormai non ha più senso salvare?”. In quel preciso momento, tu ancora non lo sai, ma stai crescendo, stai facendo quel piccolo, famoso passo in avanti che sapevi di dover fare, poi ne fai un altro e un altro ancora prima di sentire il tuo cuore e la tua anima – a brandelli, ovviamente – che ti stanno urlando a squarciagola di prendere un bel respiro e di far diventare quei piccoli passi l’inizio di una corsa, di una corsa contro il tempo, con il mondo contro cui vai a sbattere da tutte le parti. E lo fai. Prendi un bel respiro, magari un altro, e asciugandoti tutte quelle dannate lacrime che non smettono di inondarti gli occhi, di solcarti il viso e di farti sentire come l’essere più idiota che si poteva vedere sulla faccia della Terra, corri, corri, allunghi una gamba più in alto dell’altra quando davanti a te trovi qualcosa che ti farebbe cadere e farti ritrovare di nuovo come, se non peggio di prima, e non vuoi più fermarti, senti il sole, il vento, la pioggia sulla faccia, che ti scalda, ti fa rabbrividire, ti stringe in un forte abbraccio, ti fa tornare a respirare e sorridere e piangere tra quelle stramaledette lacrime che vorresti fermare ma che non si fermano.
Si fermeranno solo nel momento in cui smetti di volere che si fermino.
E… ricominci a vivere. A vedere, a sentire davvero tutto ciò che ti circonda rendendoti conto solo in quel momento che quel tutto era lì anche prima, solo che eri troppo cieca, troppo sorda per vederlo, per sentirlo.   

La storia è narrata in prima persona da Layken – chiamata anche Lake – ma io mai, mai come tra queste pagine mi sono ritrovata davanti un personaggio simile, perché è vero che Lake ha solo diciotto anni ma è anche vero che è una giovanissima donna in grado di asciugarsi le lacrime, trovare quella forza e quel coraggio che le serve per dare la forza e il coraggio a Kel e a sua madre che ha il cuore ridotto in frantumi visto che il marito appena venuto a mancare era davvero l’unico uomo che avrebbe mai potuto amare, e prendere in mano le redini. E a rendere, come dire, tutto questo più dolce, più tenero e più vero ecco che come d’incanto, davanti ai suoi occhi compare Will, il vicino di casa che qualsiasi diciottenne di questo pianeta vorrebbe incontrare appena si trasferisce in un posto che diverrà la sua nuova casa ma che casa ancora non la può certo chiamare dato che l’unica per lei era quella in cui era nata e cresciuta e vissuto con il padre cui era molto legata.

Il loro primo appuntamento è a dir poco perfetto. E diverso da tutti i primi, soliti appuntamenti che una ragazza si aspetta. Perché Will è diverso, e non da intendere come banalizzazione di un pensiero di una diciottenne o di una trentenne ecc, ma nel senso che davvero è diverso da tutti gli altri. Ha sì vent’anni, è sì figo, è sì almeno quindici centimetri più alto di lei, ma è anche il ragazzo più dolce e più premuroso che poteva conoscere. E ama la poesia.

Tra i versi di una poesia che recita a memoria durante il loro primo appuntamento sul palco di un club chiamato N9VE dove si esibisce chiunque voglia aprire il proprio cuore al pubblico in una gara di slam, Lake capisce che Will è anche il ragazzo diventato di colpo uomo dopo che i suoi genitori sono morti e che Caulder, il fratellino di appena sette anni, non è semplicemente il fratellino ma la sua vita, che ha scelto di vivere rinunciando al football, a una borsa di studio e alla sua ragazza per prendersi cura dell’unica cosa a cui teneva più di tutto.

Vorrei fare una cosa adesso, ma so che fallirei miseramente all’istante. Vorrei avere la capacità di provare anche solo a mettermi a un gradino dall’altezza, dall’unicità di Colleen Hoover per riuscire a mostrarvi come sia stata in grado di dare vita a queste pagine che oltre a parlare di amore – di quell’amore speciale che provi una sola volta nella vita e che te la cambia la vita prima ancora che tu te ne renda conto – ti insegnano cosa voglia dire essere veramente una famiglia, l’aver bisogno l’uno dell’altro e condividere tutto anche nei momenti più difficili e anche se nelle tue vene scorre un sangue che non è il tuo. E potrei non riuscire più a fermarmi per parlarvi dell’amore che scorre tra Lake e sua madre, una madre che è in grado di fare veramente la madre e essere anche un’amica quando serve. E se c’è un’altra cosa a cui Colleen Hoover riesce alla grande è di farti sorridere, ridere – e quanto! – e farti affezionare anche ai personaggi secondari, come in questo caso a Eddie e Gavin, che si mescolano di pari passo con quelli principali e che non finiscono nel dimenticatoio nel momento in cui richiudi questo libro per l’ultima volta… ricordando che, come dice Will...



E ora, mi fermo qui, ma prima ci terrei non tanto ma tantissimo a farvi leggere questo estratto che non ha davvero più bisogno di una sola parola in più da parte mia:  

"Ci sono tre domande che una donna dovrebbe farsi prima di cominciare a fare sul serio con un uomo. E a tutt’e tre dovrebbe poter rispondere di sì. Se anche a una sola rispondi di no, meglio se scappi a gambe levate. Ma sto solo uscendo con un ragazzo, mamma, le dico ridendo. Non credo che…  faremo sul serio. Lo so, Lake. Ma quello che ti sto dicendo è importante. Se non puoi rispondere di sì alle tre domande, vuol dire che stai perdendo tempo. Faccio per aprire bocca, ma mi rendo conto che così diventiamo di nuovo madre e figlia. Non la interrompo più. Ti tratta con rispetto sempre, in ogni situazione? Questa è la prima domanda. La seconda è: se tra vent’anni sarà esattamente la stessa persona che è adesso, lo sposeresti comunque? Infine, ti fa essere migliore? Se trovi qualcuno che ti fa rispondere di sì a tutte e tre le domande, hai trovato un ragazzo d’oro."



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