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domenica 19 giugno 2016

Segnalazione Made in Italy: Ninni, mio padre di Roberto Sapienza e Vittorio De Agrò e Il mio matador di Lina Giudetti!


In uscita il 22 Giugno




Trama

Credo che ognuno di noi possa raccontare di aver avuto un rapporto complesso, conflittuale o quantomeno faticoso con i propri genitori. E’ raro trovare un modo semplice e diretto per potersi farsi capire, ascoltare da un padre. Se poi il padre in questione è si, un uomo intelligente e buona, ma anche egocentrico, nevrotico e bipolare allora la situazione diventa ardua. Io ho trascorso diciannove anni a discutere con mio padre non trovando mai l’opportunità di un chiarimento di fondo, avendomi lasciato, per un male incurabile, a 19 anni, da solo con la mia rabbia e domande senza risposte.
Un figlio tende a vedere il padre e raramente l’uomo. Io, a vent’anni dalla sua scomparsa, ho deciso di trovare queste risposte. Per due anni ho intervistato amici, colleghi, ex fidanzate e semplici conoscenze di mio padre affinchè potessero aiutarmi nella mia ricerca di risposte.
Né è uscito fuori un romanzo che non è una semplice biografia bensì una chiacchierata tra padre e figlio sulla vita e sulla possibilità di conoscersi durante un’unica e fantastica notte.

Biografia

Vittorio De Agrò è nato in Sicilia, ma vive a Roma da tempo.

Collabora :con il blog letterario “Il Rumore dei libri”ed è redattore cinema e teatro dei sitI”Parole a Colori”,”Nuove Edizioni Bohemien” e “My Genaration Web.”

Da quest’anno è giurato del Festival Internazionale del Cinema Povero di Ispra.

Ha pubblicato nel 2014 con Cavinato Editore International il romanzo autobiografico “Essere Melvin”.

“Amiamoci,nonostante tutto” è il suo secondo romanzo auto pubblicato nel febbraio 2015

Roberto Sapienza è nato a Catania il 10 Maggio 1977, ma si sopporta con la città Roma dall’età di dodici anni.

Nel dicembre del 2012 ha conosciuto Vittorio De Agrò e hanno scelto di fondare il blog Ilritornodimelvinwordpress.com.

Nel 2014 e nel 2015 ha contribuito alla stesura delle raccolte di recensioni “Lo Spettatore Pagante”.

Dall’Aprile 2016 collabora con il sito “Dreaming cinema” come redattore cinema e come opinionista cinematografico con la radio web “Radio Selfie”

“Ninni, mio padre” è il suo primo romanzo.


Prossimamente anche in cartaceo

Contatti:

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Titolo: Il mio Matador 

Autrice: Lina Giudetti 

Genere: Romanzo rosa 

Pubblicato: 10 giugno 2016 

Prezzo ebook: 1.99 
  
  
Trama
  
Dopo aver ritrovato l'affetto del padre, Aura comincia a diventare una ragazza più forte e soprattutto riesce a sconfiggere la bulimia. Sente tuttavia il bisogno di diventare anche indipendente e un giorno decide di trasferirsi in Spagna, a Valencia, dove viene assunta a lavorare come receptionist in un albergo. A causa della delusione d'amore ricevuta dal suo "Angelo" E' ancora diffidente nei confronti degli uomini e pensa che rimanere single sia la cosa migliore finchè il suo percorso di vita non incrocia quello di Ricardo de la Vega, un famoso matador locale che inizialmente le sembra tutto l'opposto di quello che le piace in un uomo poichè lo ritiene rozzo e sboccato per quanto irrimediabilmente sexy, bellissimo e perfino divertente oltre che una continua scoperta e sorpresa vengono entrambi coinvolti in una girandola di emozioni finchè Angelo non si ripresenta nella vita di lei.
  
Un romanzo che sullo sfondo di antiche tradizioni spagnole e del fascino dell'arena, mescola dramma e tenerezza, malinconia e comicità, parlando di amore e di speranza. 
  
  
Estratto
  
Angelo nel bene e nel male mi aveva resa una donna, si era preso la mia innocenza regalandomi istanti indimenticabili e il solo pensiero di farmi toccare e unirmi nel corpo e nell'anima con qualcuno che non fosse lui, mi inibiva in fondo. Avevo solo una gran voglia di piangere in quei momenti perchè anche se era passato più di un anno da quando avevo lasciato l'Italia, il dolore per essere stata la priorità meno importante nella vita del primo e unico uomo che avessi mai amato, era ancora lì, sigillato nel mio cuore e pronto a farmi male ogni volta in cui i ricordi riaffioravano nella mia mente. Lasciai che alcune lacrime mi rigassero il viso, poi di colpo sentii una mano calda sfiorarmi la spalla. Mi voltai e vidi che Ricardo era lì, accanto a me. 
  
  
Autrice
  
Nata a Taranto sotto il segno del leone, ha pubblicato già il Paranormal romance "Anime Eterne" con la casa editrice Lettere Animate e in self ha pubblicato "Il mio Angelo", prequel de' "Il mio Matador". 
  






martedì 2 febbraio 2016

Amedeo, je t'aime di Francesca Diotallevi Recensione

Buongiorno cari lettori! Grazie alla Mondadori ho letto un libro, Amedeo, je t’aime, molto bello e intrigante che racconta l’amore tra Amedeo Modigliani e la giovane Jeanne Hebuterne negli anni della prima guerra mondiale. Un storia intensa ma anche distruttiva realizzata con uno stile, quello di Francesca Diotallevi, capace di ammaliare.




Titolo: Amedeo, je t'aime
Autore: Francesca Diotallevi
Editore: Mondadori
Genere: Romanzo
Pagine: 247
Uscita: 2015
Prezzo: € 17,90


TRAMA


Parigi, 1917. Jeanne Hébuterne ha solo diciannove anni quando, a una festa di carnevale, incontra il pittore Amedeo Modigliani. Soprannominato Maudit, maledetto, Modigliani è conosciuto nel quartiere di Montparnasse per lo stile di vita dissoluto e il carattere impetuoso, oltre che per i malinconici ritratti dagli occhi privi di pupille che nessuno vuole comprare. Lei, timida aspirante pittrice con le ali tarpate da una rigida famiglia cattolica, non può fare a meno di sentirsi fatalmente attratta da quest'uomo bello e povero, che sembra vivere di sogni apparentemente irrealizzabili e affoga dolori e frustrazioni nell'alcol e nella droga. Per lui lascia ogni cosa, mettendo da parte le proprie aspirazioni, e si trasforma in una compagna fedele e devota, pronta a seguirlo ovunque, come un'ombra, anche oltre la soglia del nulla. Struggente e tormentata, la loro storia scardinerà ogni convenzione, indifferente a regole e tabù, obbedendo all'unica legge a cui non ci si può sottrarre: quella del cuore. Amore e morte si mescolano, in questo romanzo, alla passione che anima il cuore di un artista, al desiderio disperato di riuscire ad afferrare una scintilla di infinito.




Amedeo, je t’aime è la storia dell’amore totalizzante e distruttivo tra il pittore Amedeo Modigliani e la giovane francese Jeanne Hebuterne, ambientato negli anni della prima guerra mondiale a Parigi. Una storia dilaniante, arrogante nella sua stilizzazione narrativa, conturbante ed impetuosa, capace di mescolare la realtà con la più ardita fantasia.

Francesca Diotallevi, giovane penna che promette grandi cose, già autrice de Le stanze buie, pubblicato da Mursia, reduce di un notevole successo, in questo romanzo dà vita ad un passato ammaliatore e conquistatore che si adatta perfettamente all’immagine del protagonista: il tormentato Modigliani, meglio conosciuto in quegli anni come Modì o Maudit, ossia il maledetto.

Un uomo presuntuoso, amante dell’alcol e delle belle donne, servo devoto della sua arte, unica grande musa della sua misera vita. Modigliani viene dipinto come un uomo che crede fermamente nel suo genio e che sceglie di vivere esclusivamente in nome di quello.

La voce narrante è tutta al femminile e combacia con quella di Jeanne, capace di raccontare la sua storia e quella del suo amante in modo completo, persino assillante.
Modigliani la conquista fin dal primo sguardo, nonostante sia molto più grande di lei e nonostante abbia una fama di povero e disastrato che lo precede ovunque vada. Jeanne ha diciannove anni ed è alle prime armi, studia pittura e conosce l’uomo soltanto per sentito dire senza averlo mai incontrato. Proviene da una famiglia molto cattolica e la sua vita fino all’incontro, è stata sempre ligia alle regole e rispettosa delle più alte forme di moralità.

Ma complice una festa e una visione quasi magica nella sua oscurità e dannazione di un Modigliani poeta ed incantatore, mezzo ubriaco e consapevole del proprio fascino, conquistano la timidezza e l’inesperienza di Jeanne che fin dalle prime battute si sente completamente trasportata da quell’uomo che diventerà il suo unico universo.

Occhi come i vostri non si possono dimenticare.

Parigi è uno sfondo perfetto per una storia che parla d’amore ma è anche terribilmente tragica, stralunata, forte e distorta. Una donna che si innamora di un uomo che non è in grado di prometterle nulla, che vive esclusivamente per la sua arte e che la tradisce come se nulla fosse. Eppure lei, coraggiosa e temeraria, sceglie sin dal primo momento di stargli accanto, cancellando, come per magia tutte le altre cose della propria vita, ogni difficoltà, ogni preoccupazione per la famiglia e per ciò che concerne la sua esistenza, viene assolutamente spazzata via dal fascino di quel pittore dannato.

Pensai a qualcosa che riassumesse tutto quello che avrei voluto dirgli. L’unica cosa che mi venne in mente fu una frase di Oscar Wilde, lo scrittore che entrambi amavamo. Gliela sussurrai all’orecchio, mentre l’alba faceva capolino dalle tenebre e la cenere si raffreddava intorno a noi. ‘Tutti noi viviamo nel fango, ma alcuni guardano alle stelle.’

Basta un suo tocco per riconciliarla con il mondo. Basta la sua voce così invitante a renderle la giornata accettabile, un unico e complesso sentimento che non le lascia il tempo di respirare.

Jeanne è una donna al di fuori del comune, che mette a repentaglio la sua stessa vita per darla in dono ad un altro. Ella decide di annientarsi, di sottomettersi, di annullarsi in nome di quell’amore che proprio per l’estremismo contenuto nelle anime dei due amanti, non può che essere drammatico e straziante.

Modigliani è un uomo passionale, tormentato, un uomo che rischia, che si espone, e anche insoddisfatto della propria vita, alla ricerca eterna di una pace dell’anima, che essendo un artista vero non troverà mai. Jeanne vorrebbe cullarlo con le proprie emozioni, con la sua assoluta devozione e sarà lei la sua musa ammaliatrice, colei che cercherà di infondergli quella felicità a cui nessuno dei due però è destinato.

C’era, nel modo in cui mi guardava, la promessa dell’impossibile, e avrei mentito a me stessa se avessi negato che avevo sentito quel richiamo fin dal primo momento in cui il suo sguardo si era posato su di me.

Sono entrambi due personaggi estremi, nei quali è difficile identificarsi. L’autrice affabula con morbidezza e delicatezza, con eleganza e sottigliezza rendendo alla perfezione sia le scene più forti e carnali sia quelle spirituali e dell’anima.

E’ un romanzo che parla di ossessioni e terribili meraviglie, quelle del cuore e quelle della rinuncia. Lo stile ti coinvolge, ti senti parte di ciò che viene esposto, perché il linguaggio è lineare, intenso, ammaliante. Non posso negare di amare questo tipo di storie, che turbano, che sconquassano, che ti lasciano anche con l’amaro in bocca ma sono vive e respirano di vita. Un amore contrastato capace di andare contro tutto e tutti, un amore che non ha la benedizione del cielo, ma è una maledizione costante per chi lo coltiva dentro.

Un amore che oggi sarebbe inammissibile come inammissibile sarebbe la consapevolezza che un artista come Modigliani possa decidere di vivere solo per la sua arte, rifiutando qualsiasi altra cosa, rendendola l’unica fonte vitale della propria esistenza, la purezza e la bellezza di un dono divino al quale immolare tutta la propria vita. Modigliani ha un unico amore: l’arte, un’ossessione, una passione macabra e distruttiva come Jeanne ha un’unica emozione capace di farle battere il cuore, quell’emozione si chiama Amedeo.

Modigliani insegue la sua Arte come Jeanne insegue lui, in una storia tortuosa e ambivalente, non priva di ostacoli e di cadute. Una storia che contiene un fascino oscuro perché ciò che racconta è troppo grande, troppo drastico, troppo doloroso per essere accettabile. 

Lo guardi da lontano e te lo senti addosso, senti l’alito di quel legame che ti arriva fino al collo, ne sei attratto come ciò che è pieno di fascino, lo osservi e ne resti ammaliato. Ma quell’amore resterà sempre lì, distaccato, nella sua forma di assoluto universo nel quale specchiarsi  senza rimpianto.

lunedì 3 agosto 2015

Il Creasogni di Simone Toscano Recensione

Buon lunedì! Oggi vi propongo la recensione di un romanzo di cui, probabilmente, avrete letto anche su altri blog. Mi riferisco alla storia scritta dal giornalista Simone Toscano che voi tutti conoscerete come inviato del programma di Rete Quattro, Quarto Grado, intitolata Il Creasogni. Un romanzo pieno di metafore e di riflessioni sulla vita e sui nostri sogni.

Lasciatemi le vostre impressioni se vi va, sarò felice di rispondervi!



Titolo: Il Creasogni
Autore: Simone Toscano
Editore: Castelvecchi
Pagine: 192
Genere: Romanzo
Prezzo: € 16,00
Ebook: -
Uscita: 2015

Trama


Il Signor Ettore è un uomo schivo, di poche parole, con un velo di tristezza negli occhi. Nulla si conosce di lui, se non che possiede un dono speciale: sa di quale materia sono fatti i sogni. Ne conosce l'essenza lieve, che ha imparato a modellare, nella forma e nei colori, nelle sfumature e nei dettagli, riuscendo a creare visioni bellissime e avvolgenti. Nella piccola comunità di Mangiatrecase spetta a lui il compito di esaudire le richieste di chi, pur tra mille difficoltà, non vuole rinunciare a inseguire un sogno. Per tutti costruisce illusioni su misura, tranne che per sé e per la sua particolare "famiglia": una cagnetta che lo segue come un'ombra, e un bambino, spuntato anche lui dal nulla. Dietro questa apparente serenità ribolle però un mondo di speranze infrante, di assenze e rimpianti, di amori perduti. Sarà un evento drammatico come l'improvvisa scomparsa del bambino a risvegliare i cuori dei protagonisti che troveranno la forza di superare le difficoltà della vita e di sognare ancora, con coraggio. Un romanzo lieve e delicato come un sogno, ingenuo e difficile come l'amore, vero come la vita stessa.

Simone Toscano è un giornalista del gruppo Mediaset dal 2005, anno in cui è entrato – come stagista – al Tg5, realizzando il suo sogno di bambino. Dal 2012 ha fatto parte, come conduttore, della squadra del canale all news Tgcom24. Fin dalla prima puntata di messa in onda è uno degli inviati della trasmissione Quarto Grado. Blogger e opinionista per l’«Huffington Post» e il sito Tgcom24.it, sul web è #ungiornalistanellarete.





Il Creasogni di Simone Toscano è un romanzo che non ti aspetteresti da un giornalista e da un uomo che ha visto quello che ha visto, che ha sentito e ha provato sulla propria pelle le storie, le brutture e le terribili sentenze del lato oscuro del nostro mondo. Toscano è dalla prima messa in onda del programma, inviato di Quarto Grado. Il suo lavoro lo tiene costantemente impegnato e coinvolto in un’atmosfera inquietante e rappresa, dove la giustizia è fin troppo spesso appesa ad un filo che chiunque potrebbe recidere.

Ma non parliamo di questo adesso. Parliamo invece di questo romanzo fatto di una materia opposta a quella a cui probabilmente il suo autore è abituato nella sua complicata realtà. Un romanzo che parla di sogni, di aspettative, di speranze, che racconta prima di tutto la storia del SignorEttore (non ho sbagliato a scrivere, il nome è proprio tutto attaccato), e di ciò di cui magicamente si occupa ogni santo giorno: creare sogni per gli altri. E’ importante specificare questo particolare che dettaglio non è, per comprendere quale sia il suo vero ruolo all’interno di una storia che potrebbe apparire semplice ma si riveste di significati profondi e metaforici.

Il SignorEttore, da diverso tempo ormai, non riesce più a sognare. In passato aveva deriso tutti coloro che vivevano di sogni e adesso, per una strana legge del contrappasso, è proprio lui ad essere testimone e creatore dei sogni di tutti coloro che fanno appello al suo dono, così apparentemente prezioso e soprattutto unico.

Mangiatrecase è il paesino nel quale il romanzo è ambientato, popolato da personaggi molto particolari, ognuno dei quali cova dentro di sé desideri inesplorati di cui chiede la realizzazione almeno nei sogni e il SignorEttore non riesce mai a dire di no, si sforza, mette in gioco tutto se stesso pur di realizzare anche il più complicato di essi. E’ l’unico ad avere questo dono immenso, a creare, a modellare e a far arrivare ciascun sogno fin dove desidera.

“I soldi richiesti per i suoi prodigi li valeva eccome, perché nel suo mestiere non aveva rivali, unico com’era al mondo in quell’arte: il solo a essere in grado di dare vita ai sogni e di farli arrivare a chiunque decidesse; di crearli nel vero senso della parola, modellandoli con le mani e con la mente, nello stesso modo in cui un artigiano, seduto al tornio, lavora a un vaso di creta.”

E’ un uomo tormentato, silenzioso, di pochissime parole, non ha nessun legame familiare se non l’affetto per un piccolo cane chiamato Cerino ed un giovane trovatello senza nome che vive con lui da quattro anni e che ha chiamato Catello.
I suoi occhi sono sempre velati di tristezza e nessuno conosce la sua vera storia, come se facesse di tutto per tenere nascosto il suo passato e cercasse di andare avanti nel vano tentativo di non essere mai più ferito. Ma da chi o da che cosa?

Il romanzo procede con delicatezza e leggerezza. E’ una favola moderna nella quale l’amore e i sogni si cedono volentieri il posto, alternandosi nell’importanza e nell’esaltazione della narrazione stessa, fungendo da punti focali per ognuna delle azioni dei personaggi.
Una fiaba metaforica, estremamente educativa, che cela un valore morale molto alto non tanto perché nella sua immediatezza celebra i sogni ma perché il messaggio concreto e reale è quello riguardante l’esistenza stessa dell’uomo e di tutto ciò che riguarda il suo essere nel mondo.

Alcuni passi sono davvero significativi ed è stato molto piacevole leggerli come quelli riguardanti la creazione materiale di un sogno, attraverso i quali l’autore permette al lettore di guardare magicamente da vicino il lavoro del suo protagonista, portandolo ad un passo dalla sua fantasiosa immaginazione. L’ipamide è la sostanza onirica che deve essere modellata per creare un sogno ma non è un procedimento facile, assolutamente. Ci vuole esperienza e pazienza, soprattutto concentrazione per evitare che tutto si risolva in una bolla di sapone.

“Creare un sogno è una delle arti più oscure al mondo. E chi afferma di conoscerne i segreti mente senza dubbio alcuno.”

Ogni sogno ha le sue regole, prima di tutto quella di essere contenitore e riflesso di ciò che il suo sognatore ha dentro di sé, diventando quasi un prolungamento della sua stessa mente, dei suoi ricordi, di tutto ciò che caratterizza e brucia nella sua esistenza. Un sogno deve essere vita e deve battere, essere vivido dall’inizio alla fine.

Il rapporto che intercorre tra Il SignorEttore e Catello non è quello che ci si potrebbe aspettare. Non è il rapporto tra padre e figlio nonostante sia evidente l’affetto seppur nascosto, che l’uomo nutre per il bambino. Eppure qualcosa blocca entrambi. Catello deve aver vissuto un’infanzia complicata, lo si evince dai suoi comportamenti e dal suo modo di essere ironico e pungente, mentre l’altro che dovrebbe essere più paterno e protettivo, sta sempre sulle sue e raramente mostra dolcezza o amore paterno nei confronti del suo protetto.

Insomma un legame davvero strano che avrà la sua ragione di esistere e soprattutto di cambiare andando avanti con la storia, non mancando di riservare numerose sorprese.
Lo stile dell’autore è pulito, chiaro, molto scorrevole. I capitoli sono brevi, con molte frasi ad effetto e attraverso di esse è chiaro l’intento di voler lanciare importanti segnali al lettore, spingendolo a cogliere lezioni fondamentali che dovrebbero ampliare il suo sguardo su ciò che lo circonda.

In primis l’attenzione sembra tutta rivolta, oltre che al sogno stesso, alla lotta. Quando si ama qualcuno e si sta cercando di proteggerlo nulla può e deve fermarci. Nulla può abbatterci o farci considerare vinti. C’è sempre una speranza alla quale aggrapparsi per andare avanti, senza mollare mai.

“Ma non bisogna mai darsi per vinti, c’è sempre qualcosa che si può fare, sempre un’altra carta da giocare, quando stiamo lottando per una persona cara.”

Dopo la lotta è la famiglia il valore supremo al quale bisogna aspirare. Famiglia intesa in molti modi: come nucleo familiare vero e proprio oppure semplicemente come creazione e solidificazione di un legame che va oltre la condivisione del sangue ma si rivela potente e radicato nel profondo dell’animo grazie al senso di appartenenza capace di legare due persone molto di più di una qualsiasi relazione legittimata dalla natura.

“Famiglia, una parola tutta tonda ed avvolgente come un abbraccio affettuoso.”

I sogni di Simone Toscano sono morbidi e soffici, l’uso delle sue descrizioni che cercano, riuscendoci, di farci immaginare la materialità anche di ciò che è per sua stessa definizione immateriale ed intangibile, ci conducono attraverso paesaggi di bellezze sconfinate perché piene di sentimenti ma soprattutto di coraggio.

Perché questa è una storia di sogni ma anche di passione e di forza d’animo. E’ una storia che ha come credo “il crederci” sempre e comunque, lottare per se stessi e per ciò in cui crediamo.

Purtroppo però le difficoltà non mancano e l’autore le raccoglie tutte nella rappresentazione del circo che arriva in paese, portando sulla propria carovana personaggi strani ed inquietanti ma soprattutto diventando l’emblema di una società, la nostra, avida, schiavista e schiavizzata perché capace di strappare a ciascun individuo anche il più piccolo barlume di speranza. Così gli individui vagano soli e disperati senza più sogni. Ma la visione dell’autore volta pagina e dà le spalle a tutta quella tristezza. Il suo mondo è fatto di sorrisi e anima, pertanto è impossibile non lasciarsi contagiare dal suo positivismo e dalla sua voglia di cambiamento che non è altro che la certezza di difendere ciò che siamo a costo di qualsiasi cosa.

Ma come hai fatto, Simone, a vedere tutto questo? A non lasciarti contaminare dalla tua realtà, quella che ogni giorno ti tormenta davanti a quella telecamera, con il microfono in mano, a raccontare di innominabili tragedie, morti e sangue? In questa società dove sembra sia diventato più facile fare del male che accarezzare, tu ci accarezzi tutti con la tua storia, come a volerci mostrare una strada, che quella luce esiste ancora. E noi ci crediamo e sai perché?

Perché il Creasogni è dentro ognuno di noi. Ciascuno lo è per se stesso se conserva inalterata la speranza che senza sogni non ha alcun senso l’esistenza.

“Ora lo so che senza sogni non si vive…”