Ultime recensioni

Visualizzazione post con etichetta tragedia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tragedia. Mostra tutti i post

venerdì 17 giugno 2016

Schiava di Picasso di Osvaldo Guerrieri Recensione

Buon venerdì cari lettori. Grazie alla NeriPozza, ho letto un romanzo che mi attraeva davvero tanto, una storia vera che aveva qualcosa di molto affascinante per me. Questione d'istinto. Schiava di Picasso, di Osvaldo Guerrieri, è la storia d'amore e di tormento tra Dora Maar e Pablo Picasso. Un romanzo in cui oltre alla realtà, emergono arte e follia, accompagnate dalla passione, unico motore dell'amore.



Titolo: Schiava di Picasso
Autore: Osvaldo Guerrieri
Editore: Neri Pozza
Genere: Romanzo
Pagine: 240
Prezzo: 16,00
Uscita: 2016
Link acquisto 


TRAMA


Un gelido gennaio del 1936 a Parigi. Seduta a un tavolino del «Deux Magots», una donna si toglie i guanti, estrae dalla borsetta un coltello e comincia a pugnalare in gran velocità gli spazi tra le dita della mano aperta a ventaglio. A volte sbaglia il colpo e sanguina. Seduti lì accanto, Pablo Picasso e il poeta Paul Éluard osservano il gioco. Il pittore si alza, si avvicina alla donna e le chiede in dono i guanti: vuole collocarli nella vetrinetta dove conserva i ricordi più preziosi. La donna glieli concede levando su di lui due occhi dal colore indefinibile. Non si tratta di una donna qualunque. È la fotografa surrealista Dora MaarScocca da questo incontro uno degli amori più tormentati del Novecento. Quando conosce Picasso, Dora è reduce da un legame devastante con Georges Bataille. Al fianco dello scrittore ha oltrepassato la linea che divide l’erotismo dalla crudeltà. Ma anche con Picasso l’amore è violento. Picasso ama Dora, ma ama soprattutto se stesso. La divide con altre donne, per esempio con Marie-Thérèse, che gli ha dato una figlia quando lui è ancora sposato con Olga; la costringe a fare da spettatrice ai propri tradimenti; la umilia obbligandola ad abbandonare la fotografia. Fra i surrealisti Dora è considerata la rivale di Man Ray, ma per Picasso esiste un solo genio: lui. Sono anni in cui infuria la tempesta. La Spagna è dilaniata dalla guerra civile, l’Europa sta per subire l’assalto di Hitler e Picasso diventa la coscienza critica di quel tempo feroce. Dipinge Guernica e Dora lo fotografa mentre crea il capolavoro. E quando Parigi è occupata dai nazisti, Dora divide con Picasso la fame, il freddo e la paura dell’arresto. Schiava di Picasso è il romanzo di un amore e di un’epoca. Usa il documento per staccarsene e per narrare di un momento irripetibile della storia: della Parigi degli anni Trenta e Quaranta, in cui Paul Éluard, Jacques PrévertBrassaï, Man Ray, Jean Cocteau furono i comprimari e i testimoni di una schiavitù amorosa che con le sue crudeltà portò alla follia Henriette Theodora Markovitch, l’artista che,  portando sul viso «la grazia di una madonna che non sorride», divenne famosa col nome di Dora Maar.

Schiava di Picasso è una storia che mi ha intrigato fin dal titolo, non appena ho letto la trama e ho capito che leggendola, mi avrebbe fatto a pezzi. Sì, proprio così, a pezzi. 
Amo le storie tormentate, quelle in cui il bene e il male si confondono, quelle in cui i sentimenti sanno di temporali e di memorie fuori dal tempo, quelle in cui i protagonisti più che essere condannati all’amore, sono dannati dalla volontà di possedersi, e non parlo soltanto di sesso ma di anima e di cuore. 
Possedere e amare sono due cose diverse, come lo è l’appartenenza, essa è molto più di qualsiasi amore. Bene, sapevo già per istinto e per un profondo senso di attrazione malsana che questa storia fosse quel tipo di storia, in grado di fermare il tempo e di condurti lontano sulle strade che hanno calpestato due personaggi molto forti e pieni di fascino come Pablo Picasso e Dora Maar. 
Nessuna donna potrà essere felice con mio figlio. Pablo non appartiene a nessuno perché appartiene solo alla sua arte. 
Osvaldo Guerrieri raccoglie la testimonianza di questa donna che ama e che pretende amore allo stato più puro della sua consistenza. Una donna di un’intelligenza feroce e di una bellezza elegante e sinuosa. Dora fa la fotografa, è un artista, di quelle un po’ strane che vive a Parigi ed ha alle spalle un amore molto complicato, difficile, aggressivo e petulante con uno dei filosofi più controversi dell’epoca: George Bataille. 
Il romanzo inizia con l’incontro tra Pablo e Dora e poi ci porta attraverso lo scorrere del tempo nel passato, raccontandoci per filo e per segno l’amore della donna per Bataille e tutto il loro legame, estremamente distruttivo, cattivo, sornione, avvilente, nel quale l’uomo aveva altre relazioni e considerava l’erotismo come l’unica fonte di verità imprenscindibileUna filosofia che Dora impara sulla propria pelle, più di una volta disgustata dai comportamenti offensivi dell’uomo che dice di amarla ma contemporaneamente ama altre donne, tra cui persino prostitute. La sopportazione della donna arriva al limite, oltre il quale decide, fedele a se stessa, di lasciarlo, ma non sa cosa il futuro ha in serbo per lei. Picasso l’attende inconsapevole che quella donna sarà un’immensa fonte d’ispirazione per lui, senza volere, un usignolo dalla voce sottile e aggraziata che diventerà la protagonista di molti suoi quadri che parlano secondo lo stile del pittore spagnolo, in modo distorto e sempre più inquietante. 
Dora era soltanto una donna. Lui invece era Picasso. E Picasso era l’uomo dei miracoli, gli bastava schioccare le dita per provocare magie. Da lui si poteva sopportare anche l’inferno, ottenendo in cambio la sublime illusione di vivere al centro dell’universo. 
Il loro primo incontro parla di mani, di sangue e di tagli. Un incontro fortuito in un bar ma eccezionale, che s’imprime nella memoria di entrambi e soprattutto di chi legge. 
Schiava di Picasso è storia reale, ma è anche qualcosa di profondamente triste come è triste la donna che piange, la definizione che Picasso dava di Dora MaarLui considera le donne come macchine per soffrire e la sua Dora non è che l’esempio più fulgido di tutto questo. Un romanzo che è un insieme di tante cose, di approcci filosofici, di squarci di storia, di immense e potenti immagini di arte che si coniuga con la vita e con quello che dovrebbe essere l’amore. Perchè di amore si tratta ma sconclusionato, inconcludente, un soffio di vento aggressivo e fin troppo loquace che impersonifica una voglia che non si placa come una fame senza fine. Picasso è un uomo difficile, appartiene solo alla sua arte e ogni donna, una vera Donna, con lui è destinata solo a soffrire, perché lui è miracoloso, lui è l’artista, lui è tutto, lui è un Dio. Dora è una boccata di vita, di qualcosa di prezioso che però scorre veloce come il sangue nelle vene. Nella sua essenza di femminilità vivace ma con qualcosa di malinconicamente dannato nella sua espressione, si gioca tutto l’amore di Picasso per lei. Un Picasso che sta con lei ma anche con altre, che a volte l’abbandona letteralmente, un Picasso che ha una sua donna, con un figlio e che continua a dilettarsi con l’arte e con il sesso. Picasso che la mette da parte quando ne trova una più giovane. 
Picasso seguiva il solito copione: si metteva in mostra con chiunque, amoreggiava con Francoise sotto gli occhi nauseati della donna che un tempo lo aveva considerato un dio. Ma era il suo stile. 
Questo è, inutile negarlo, inutile nascondersi dietro il velo del grande genio, lo sarà anche stato, ma da questa storia è lui che ne esce un po’ stranito, un po’ esagerato. Dora è una eroina di passione e di follia. Si sottomette a quell’amore che non le promette nulla ma che la fa sentire parte dell’universo, del flusso incantato della vita. La sua figura straccia le pagine, la sua stranezza diventa input per una nuova visione dei sentimenti e delle emozioni che arrivano a superare il cielo e l’inferno pur di raggiungere la loro libertà. Una libertà che Dora conquista solo alla fine, quando si allontana da Picasso e non riesce più a legarsi a nessun uomo. Un amore che finisce per essere sbattuto, bistrattato, scarnificato fino all’osso per capire cosa sia rimasto. Un amore spolpato mentre era ancora vivo, almeno per Dora, perché per Picasso non era mistero che fosse già agonizzante. 
https://i0.wp.com/media-cache-ak0.pinimg.com/736x/e8/92/86/e892861c93268a02c4de9b04baa6951b.jpg

Osvaldo Guerrieri, con uno stile fermo e costretto nella storia, riesce ad evadere da essa e a donare un’immagine poetica e ammaliante di Dora, rendendola come un’icona, una macchia nera che risalta in mezzo a tutto il bianco delle vite raccontate, che si intrecciano tra la pittura e il sangue, tra l’odio e la vendetta, tra la rabbia e la potenza. 
I sentimenti sono forti, il modo di raccontare lo è, e pur non andando apparentemente mai oltre, mantenendosi sempre sul limite irrisorio di un racconto che parla anche di ciò che c’è sotto, intangibile, inafferrabile, l’autore riesce a dare gli indizi giusti per scavalcare il recinto dell’inibizione e leggere i sensi più nascosti soltanto se il lettore vuole. Io l’ho fatto.

martedì 22 marzo 2016

Beautiful di Alyssa Sheinmel Recensione


Buon martedì! Grazie alla Newton Compton ho letto Beautiful di Alyssa Sheinmel. Un romanzo davvero particolare con una storia che non ti aspetti leggere. Non è un romanzo facile ma speciale, dunque se amate le storie drammatiche ma vere e concrete, leggetelo! La cover è meravigliosa.


Titolo: Beautiful
Autore: Alyssa Sheinmel
Editore: Newton Compton
Pagine: 320
Genere: Romanzo
Prezzo: € 10,00
Uscita: Marzo 2016

TRAMA

Maisie è, a detta di tutti, una ragazza carina e fortunata. Ha una vita normale, una famiglia che le vuole bene e un fidanzato. Proprio durante una corsa, il suo sport preferito, la sua esistenza cambia in modo drammatico. Vittima di un incidente, si ritrova con il viso deturpato e, anche se potrà sottoporsi a un trapianto, non sarà per nulla semplice, dopo, riconoscersi e ritrovare se stessa. 



fg


Beautiful è un romanzo che ti affascina e ti conquista sin dalle prime pagine. 
Una storia profonda ed intensa incentrata su un argomento non facile ma che viene attraversato costantemente da una forza e determinazione che ti restano inequivocabilmente addosso.
Maise è una ragazza bella ed intelligente, una sportiva che dedica la sua vita alla corsa, alla famiglia e allo studio. La conosciamo proprio quando il suo fidanzato Chirag le confessa di amarla eppure lei non riesce a pronunciare quelle due fatidiche parole nonostante sia profondamente legata a lui.  
Siamo diametralmente opposti, almeno nel fisico: io ho i capelli rossi, gli occhi azzurri e la carnagione chiara punteggiata da troppe lentiggini, e lui ha la pelle color caramello, senza nessuna macchia. Per Chirag le mie lentiggini sono esotiche, una volta mi ha detto che le trovava sexy, come se fossero centinaia di piccoli tatuaggi. 
Il quadro iniziale mette in evidenza una famiglia molto legata con un padre ed una madre che si preoccupano della figlia appena sedicenne che un giorno come un altro subisce un incidente terribile. Maise rimane sfigurata in volto dopo aver subito ustioni di natura elettrica durante una tempesta. La sua vita apparentemente normale viene completamente stravolta quando apre gli occhi e senza ricordare inizialmente nulla, si ritrova in una stanza di ospedale con i genitori che non sanno trovare le parole giuste per dirle la verità: metà del suo viso non esiste più. 
Ho la vista annebbiata dalle lacrime, ma piangere fa troppo male. 

La carne, i tessuti stessi, il naso, sono stati risucchiati dall'incidente e metà della sua faccia è diventata incorporea. Una scoperta che getterebbe nello sconforto e nella rabbia chiunque, una storia, quella di Maise che è davvero speciale ed estremamente delicata. 
Il tuo naso, la tua guancia sinistra, gran parte del mento. Il tessuto è stato distrutto dalle fiamme. 
La cover di questo romanzo parla da sola. E' sicuramente la prima cosa che colpisce e posso assicurarvi che la lettura non delude. Certo bisogna amare questo tipo di narrazioni, ossia racconti di vita vera, plausibile, realistica che riescono a squarciare il velo delle ipocrisie e delle menzogne per affondare nell'introspezione e nella tragedia esistenziale di un essere umano che vive un dolore simile. Una sofferenza inimmaginabile ma resa palpabile, concreta, grazie alle parole dell'autrice che non si nasconde dietro uno stile malleabile ma anzi molte delle scene e delle emozioni raccontate sono sicuramente crude e sincere fino all'osso. Dunque, se amate le letture frontali, dirette, quelle storie che non se ne vanno per le strade periferiche, ma arrivano dirette e spedite come una foto che vi viene sbattuta in faccia, senza filtri e senza miglioramenti di sorta, allora questo romanzo fa decisamente per voi. 
Maise subirà di tutto, tutte le emozioni, da quelle più negative a quelle positive, passando per le reazioni degli amici a quelle dei genitori, il conforto dell'amica Serena e l'amore per Craig che la farà naturalmente dannare ma non più della stessa situazione che è costretta a vivere. Eppure nonostante la sua giovane età e le problematiche riguardanti i suoi genitori che non sanno bene come comportarsi di fronte ad una tragedia simile, Maise riesce a sopravvivere, combattendo contro le cure, le terapie, le operazioni e le relazioni umane che col tempo cambiano, evolvendosi in un senso o nell'altro in rapporto anche a lei stessa. 
Un romanzo a tutto tondo che ho trovato particolare e davvero ben scritto. L'interiorità della protagonista viene fuori senza mezzi termini, le sue difficoltà e la sua rabbia, la coscienza di essere comunque una persona fortunata perchè miracolosamente continua a vivere.  
L'inizio è agghiacciante. Il modo in cui l'autrice descrive l'incidente e quello che accade subito dopo concentra tutta l'attenzione del lettore sulle dinamiche che stanno per esplodere. Percepisci costantemente addosso la sensazione che sia accaduto l'irreparabile, perchè il tono reale, sfrontato, crudo, feroce spesso, non ammette cedimenti e da un momento all'altro ho creduto di sentire tutta la sofferenza e l'angoscia della presa di coscienza che non ci sarebbe stato più futuro per Maise e che lei avrebbe ceduto. E invece la sua forza ed il suo coraggio sono determinanti per amare questo libro e per riconoscere in esso qualcosa di superiore. Una magia drammatica ma che coinvolge e ti prende dall'inizio alla fine. 

Un libro di amicizia, di affetto e di amore. Un libro che parla di una rinascita, di un miracolo, di una vittoria, di una scelta che equivale a combattere senza mai perdere la speranza. Un percorso fatto di ostacoli e di ripensamenti, di delusioni e di piccoli attimi di serenità, che riescono a comunicare molto più di semplici pagine scritte fatte di parole e di inchiostro. Beautiful esprime la bellezza della vita e il miracolo che in essa è contenuto. Una bellezza nascosta e interiorizzata, qualcosa che risiede non nella stasi e nella banale conservazione della nostra identità, ma in un continuo evolversi, cambiare, maturare, avventurarsi, per volontà o per obbligo, su nuovi sentieri, spesso dal sapore troppo amaro per essere digeriti ma testimoni di quanto possiamo essere forti di fronte anche a ciò che ci sembra inevitabile.