La stanza dei Kimono è un romanzo da cui mi aspettavo qualcosa in più. Una storia che mi
aveva incuriosito molto leggendone la trama e che mi aveva affascinato, proprio
per quell’atmosfera diversa, in qualche modo delicata, legata ad un oggetto
molto particolare e lontano dalla mia cultura: il kimono.
I protagonisti di questa storia sono quattro. Due coppie sposate che
per un caso assolutamente fortuito s’incontrano, relazionandosi in modo
contorto l’uno all’altro.
Il punto d’incontro è naturalmente
il kimono perché grazie ad esso, i primi ad incontrarsi saranno Asako e Masataka,
un donna ed un uomo molto diversi tra loro che all’apparenza non sembrano avere
nulla in comune ma che si avvicinano proprio per la presenza di quegli abiti
così particolari ed eleganti.
Sicuramente era stata anche la
grande quantità ad aver colpito Asako, ma in ogni caso le sembrava che quei
kimono, reduci da tante epoche diverse, fossero dotati di una forza speciale.
Asako ha un negozio di kimono ed è alla ricerca di kimono antichi.
Masataka la contatta per telefono perché nella casa dello zio della moglie Chisa, ormai abbandonata, ci sono molti
abiti di quella fattura e di quella particolarità.
Asako non può rifiutarsi di
incontrare l’uomo ma sin da subito è chiaro che non lo fa solo per quei
semplici oggetti del desiderio. La voce un po’ roca e forte, potente, rigida di
Masataka le incute fin dalla prima volta una strana sensazione di proibito e di
desiderio ancestrale.
A volte suo marito le sembrava un
perfetto estraneo. Da quando si erano conosciuti fino ad allora, forse non
aveva mai, nemmeno una volta, sentito di potersi fidare di lui.
Già dal primo incontro scatta un’attrazione da entrambe le parti che
sarà difficile per loro tenere a freno. Al contempo anche Chisa e Seiji, il marito di Asako, hanno modo
di incontrarsi e a differenza dei loro rispettivi compagni, non si fanno troppi
scrupoli a finire a letto.
Chisa sapeva che erano proprio
quello, che volesse o no, ad accenderle dentro quella rorida e oscura
eccitazione. Eppure non c’era più nessuno che gliela facesse riassaporare.
Lo stile dell’autrice è scorrevole, momenti di assoluto sesso, sempre
in modo elegante e mai volgare che si alterna a scene in cui sono i kimono ad
essere i protagonisti. L’autrice ha intrecciato questo aspetto della cultura
giapponese alla prospettiva di una storia certamente erotica che però non mi ha
coinvolto come avrei desiderato.
Questo credo dipenda fondamentalmente dal modo in cui sono stati
realizzati i personaggi. Quattro protagonisti, tutti con dei caratteri ben
definiti ma nessuno di loro è in grado di bucare le pagine e saltare fuori
dalla storia.
Nessuno degli intrighi amorosi e
sessuali che si vengono a creare sono riusciti a toccarmi eppure di materia ce
n’è. Dalla violenza fisica, al bondage, per poi passare ad un’iniziazione
sessuale alquanto compromettente e piuttosto prematura. L’autrice non si esime
dal raccontare vari aspetti del sesso, permettendo ai suoi personaggi di
incarnare diverse tipologie di amanti ma questo non basta. Almeno non è bastato
a me per farmi sentire pienamente coinvolta dalla storia.
Ho trovato il finale scontatissimo, ma non è questo il problema.
Ripeto, secondo me, sono i personaggi a risultare troppo freddi e stereotipati.
Masataka è il dominatore, Chisa la dominatrice, ecco perché marito e moglie non
possono avere un sesso soddisfacente se vogliono infliggere le stesse cose.
Dall’altro lato Asako è molto remissiva, pura, ingenua mentre il marito Seiji
ama chiaramente la dominazione e l’umiliazione.
Quindi, cosa si fa? Nulla, a meno che i quattro non si scambiano i
partner come in realtà avviene anche se in modo non consapevole.
Asako – Matasako. Lui – Chisa. Se
si fossero abbinati così dall’inizio, entrambe le coppie avrebbero funzionato?
La stanza dei Kimono poteva piacermi molto ma molto di più, perché la
voglia di leggerlo e di lasciarsi prendere c’era tutta da parte mia ma è
mancata la cosa fondamentale: il tocco. Nessuno dei
personaggi mi ha toccato, li ho percepiti come figure messe lì tanto per, a
riempire un ruolo per il quale erano stati creati alla perfezione. Ma nulla di
reale, niente che fosse fatto di carne, oltre qualche scontato sospiro e
gemito.
Ammetto che mi aspettavo fuochi d’artificio, esplosioni, una carica
di erotismo splendente ed esaltante. Una vera
e propria bomba e invece mi sono ritrovata tra le mani, una stellina
tremante che si è bruciata in meno di qualche secondo.
Non mi sento di sconsigliare in
assoluto questo romanzo perché non lo faccio mai, però la sua lettura non mi ha
dato nulla, lasciandomi semplicemente un velo di delusione come poche volte mi
capita, ma evidentemente anche il mio istinto può sbagliare.