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giovedì 20 ottobre 2016

Sei ore e ventitrè minuti di Domitilla Shaula Di Pietro Recensione

Buongiorno! Grazie alla Fanucci, ho letto Sei ore e ventitrè minuti di Domitilla Shaula Di Pietro, un romanzo che è una storia vera e che racconta la terribile esperienza vissuta dall'autrice. Un racconto davanti al quale è impossibile restare indifferenti, dove emerge la brutalità e la crudezza del vissuto in netto contrasto con una flebile speranza, quella che si chiama coraggio.



Titolo: Sei ore e ventitrè minuti
Autore: Domitilla Shaula Di Pietro
Editore: Fanucci
Genere: Romanzo
Pagine: 314
Prezzo: 14,90 eBook 4,99
Uscita:  29 Settembre 2016
Settembre, è notte nella campagna toscana. Frida è irrequieta e ha voglia di camminare. Si sente sicura, conosce quei luoghi e non ha paura. Afferra uno scialle mentre il cellulare le sta squillando, non se ne accorge ed esce. Pochi passi, un rumore di foglie calpestate, e Frida viene afferrata da dietro, trascinata in un casolare, legata a un letto per sei ore e ventitré minuti. Se urla, l’ammazza, se non fa come dice lui, aumenta il dolore. L’unico modo per sopravvivere è isolare la mente e volare lontano dove non c’è traccia di tutto quel sangue... Cosa sarebbe successo se avesse risposto al telefono? Quale destino le avrebbe riservato il futuro? Avrebbe evitato l’orrore di quella notte che l’ha segnata per sempre? Un romanzo che racconta il dolore fisico e la profanazione mentale, la morte del cuore e la sua resurrezione, ipotizzando anche un’altra vita, fatta di sogni e problemi quotidiani; perché non sempre quello che sembra destinato a essere più rassicurante, è ciò che ci rende più forti e profondi. Perché bisogna avere il coraggio di denunciare, sempre.


Sei ore e ventitrè minuti è un romanzo che ti lascia il freddo addosso, che non ha un’aurea di consolazione che puoi guardare e con la quale puoi tentare di scaldarti. In questa storia c’è l’odore macabro della violenza e della pazzia. Quella pazzia che non fa rima con follia che è spesso genialità; è una pazzia rosso sangue, fatta di botte, di stupro e di lividi che sformano la pelle e fanno marcire il corpo dove non si vede.

Frida è la protagonista, alterego chiaro dell’autrice, che vive due versioni della sua vita. Una reale e l’altra possibile.
Una sera come tante, uno squillo del telefono e due possibilità: Frida che non risponde, Frida che risponde.

La verità è che la donna non risponde e da questa scelta inconsapevole, la sua esistenza viene drasticamente segnata. Perché una passeggiata come tante, al buio, nella sua ingenua sicurezza mentre a casa i figli dormono e tutto sembra avvolto dalla pace e dalla tranquillità della vacanza, si trasforma in un delitto del corpo e della mente. Si trasforma in un incubo fatto di allucinazioni e purtroppo anche di realtà. La donna viene aggredita e trascinata in una casa da un uomo, un certo Giovanni, il suo vicino di casa. Un personaggio che ha già avuto il dispiacere di incontrare e che le è sembrato strano, inquietante, temibile, un vero fuori di testa.
A mio parere vivere significa questo, affrontare allo stesso modo gioie e dolori, senza illudersi per le prime, ma nello stesso tempo impedire ai dispiaceri di affogarti. Bisogna affrontare entrambi con la stessa determinazione, ci vuole forza per essere felici. Questo credo.
Senza nulla di attraente, quel Giovanni appare sin da subito come un mostro.
Un uomo senza sensibilità, privo di qualsiasi forma di gentilezza, un vero concentrato ambulante di carne e rabbia. Di odio e razzismo.
La sua indole si manifesta in tutta la sua folle perversione quella notte, quando mette le sue luride mani su Frida. La violenta, la stupra, la picchia e poi la lascia andare, il tutto in sei ore e ventitrè minuti. Una promessa: la donna non deve parlare di ciò che è successo con nessuno, altrimenti ne pagheranno le conseguenze i suoi figli, la sua famiglia.
E’ tutta colpa mia! Sto pagando il fatto di non aver voluto vedere i segnali… Da bambini l’adolescenza è un dono, a trentacinque anni un disastro. Stupida che non sono altro.
Frida ha una nonna che adora, un marito che ama e due figli che sono l’essenza stessa della sua vita, eppure in quel momento si sente più sola e abbandonata di chiunque altro. Una donna violentata è una donna spezzata. E’ una donna a cui gli hanno strappato qualcosa dentro e quella ferita non potrà mai essere ricucita. Soprattutto quando c’è silenzio, introversione e ancora paura. Frida non ne parla con nessuno, Frida diventa un automa, si allontana da tutto e da tutti perché non può e non deve fare diversamente.
Lo fisso negli occhi cercando di reprime la sensazione di disgusto che provo ma è esattamente ciò che si riflette nel suo sguardo. Ride, come solo una persona posseduta dal male può fare, un suono che sa di marcio e in quel momento capisco che è malato. E che per me è finita.
Ma se le cose fossero andate in modo differente? Se quella notte, invece di uscire a camminare, Frida avesse risposto al telefono, cosa sarebbe successo?

Domitilla Shaula Di Pietro ci racconta una storia agghiacciante, cruda, feroce, che non risparmia dettagli, botte e tanto odio. Rabbia senza motivo e vendetta. Frida vorrebbe vendicarsi ma in fondo bisogna nascere senza coscienza per essere capaci di fare e di pensare certe cose. L’importante è non diventare come loro, non perdere l’umanità, mantenere la propria dignità anche quando pensiamo che ci sia stata strappata via.
Tutto può cambiare in un secondo. Un’intera vita può distruggersi in sei ore e ventitrè minuti.
Una versione drammatica e tragica di Sliding Doors si svolge davanti ai nostri occhi. Il lettore assiste inerme a ciò che è realmente successo e a ciò che sarebbe potuto accadere rispondendo semplicemente al cellulare.
Frida non avrebbe subito la violenza ma avrebbe scoperto tante cose, tra cui anche l’amore, quello vero, quello pieno di passione ma non con il marito.

Lo stile dell’autrice è scattante, privo di pause, doloroso e incisivo. Intenso e pieno di emozioni. Scene brutte, davvero brutte, che vanno a lenire la dignità femminile ma che devono essere raccontate perché certi mostri esistono davvero e vanno segnalati, additati, fatti sprofondare nel baratro della vergogna grazie al coraggio.
Il buio cancella i contorni, ammazza i colori, il tempo cessa il suo trascorrere e crea grossi mostri immaginari che mi volteggiano intorno come fantasmi neri della notte. Non sarò mai più la stessa.
Sei ore e ventitrè minuti è una lettura forte ma bella. Quelle letture che sai ti faranno male ma che devi leggere, necessariamente perché tu sai che vuoi provare, vuoi sentire addosso anche il dolore più grande se quello è vita.
Un libro è carta e inchiostro ma è anche un modo meraviglioso di raccontare la propria anima e ciò che ci appartiene. Con un libro possiamo conoscere la fragilità e la forza di qualcuno e possiamo imparare ad apprezzarlo e soprattutto a sostenerlo.

Un libro è un grido, una richiesta, un richiamo. Leggere Sei ore e ventitrè minuti significa cogliere quel dolore e trasformarlo in un abbraccio.

P. S. Non troverete nessuna valutazione di questo romanzo perché mi vergogno solo a pensare una cosa del genere.



mercoledì 19 ottobre 2016

10 Cose che non avresti mai pensato di fare di Nadia Tempest Recensione

Buon mercoledì! Grazie ad un gentile omaggio della Sperling&Kupfer ho letto 10 Cose che non avresti mai pensato di fare di Nadia Tempest, una delle youtuber più seguite. Un libro che appena arrivato mi ha fatto storcere un po' il naso ma che poi, con sorpresa, mi ha fatto sorridere, ricordare e soprattutto riflettere sul mondo dei social e sulla nostra realtà.



Titolo: 10 Cose che non avresti mai pensato di fare
Autore: Nadia Tempest
Editore: Sperling&Kupfer
Genere: Adolescenti
Pagine: 168
Prezzo: 14,90
Uscita:  Settembre 2016
Nadia Tempest sta facendo il pieno di visualizzazioni con i suoi video intitolati "Le 10 cose che ...", dove racconta in chiave umoristica esperienze, incontri e figuracce, e spiega gli errori da evitare. Ora applica il suo format collaudato ai temi che stanno più a cuore alle sue tantissime fan: amore, amicizia, sesso, scuola, rapporto con i genitori, bullismo, ma anche moda e idoli. Tra aneddoti personali e consigli pieni di humour, arriva il libro che le 230.000 iscritte al suo canale YouTube continuano a chiedere.


10 Cose che non avrei mai pensato di fare è un piccolo libricino che mi ha sorpreso come poche cose. Inviatomi come gentile omaggio dalla Sperling&Kupfer, quando l’ho ricevuto mi sono chiesta innanzitutto chi fosse Nadia Tempest e poi mi è subito apparso come un volumetto per ragazzine.

Ma la mia curiosità mi ha spinta decisamente oltre e ho iniziato a leggerlo. Beh… non ci crederete ma sono rimasta subito colpita da una cosa: pensavo che la Tempest fosse più piccola d’età e invece dall’approccio narrativo iniziale ho subito colto argomentazioni che mi riguardavano da vicino e che risalivano ai tempi in cui io ero molto più giovane.

Insomma, il clou della questione è che l’autrice, una vlogger molto famosa, racconta il suo punto di vista sugli aspetti principali della quotidianità che stanno vivendo i giovani in questa nostra epoca, dominata appunto da Facebook, Twitter, Youtube e Whatsapp.

Mi ero immaginata una carrellata di superficialità e di riflessioni inconsistenti troppo lontane dalla mia ormai vecchia maturità e invece mi sono ritrovata più volte a sorridere e a condividere molte delle affermazioni di Nadia.
L’autrice racconta di aver iniziato per gioco, prima come blogger e poi finendo a fare video su youtube che l’hanno resa decisamente famosa.

Il suo stile è scorrevole, fluido, una scrittura certamente semplice, senza particolari elucubrazioni, accompagnata da pagine colorate e vari ammiccanti con diversi disegni e scritte colorate. Le immagini non mancano, come non mancano citazioni, battute, ironia da vendere perché la parola d’ordine è il divertimento senza però mai perdere la cognizione di ciò che si sta facendo e soprattutto di come farlo.
Non ditemi di non essere mai rimasti delusi da una persona conosciuta on line e poi incontrata dal vivo.
Oggi grazie  a Facebook si ha la possibilità di conoscere tante persone, anche quelle più lontane ma secondo l’autrice si perde il fascino della vera conoscenza. Un’immagine su di un social non può trasmetterti tutte quelle sensazioni fondamentali come il fascino, l’intrigo, il coinvolgimento che possono arrivarti addosso, a pelle, soltanto attraverso una conoscenza dal vivo. E allora ecco che i giovani di oggi, abituati esclusivamente a conoscersi on line per la maggior parte e chattare per messaggio, decidono solo in base a qualche foto e al numero di amici di quella determinata persona, se può andare bene o se deve essere relegato a quella che tutti chiamano la friendzone. 


E proprio a proposito di questo argomento ho sorriso parecchio a cominciare dal vecchio detto con cui io e quelli della mia generazione chiamavamo la friendzone: il caro due di picche. Che tempi!
Insomma i social se da un lato hanno velocizzato tutto, hanno unito il mondo, hanno compresso le conoscenze, le amicizie, allo stesso tempo hanno anche fatto perdere il senso del tatto, della vista, del contatto vero fatto di un corpo verso un altro corpo.

Nadia Tempest consiglia a tutti i giovani di arricchirsi e di non privarsi di certe scoperte e piaceri che soltanto la vita vera può darci. Allora va bene anche Facebook ma fino ad un certo punto, non bisogna dimenticare di vivere nella realtà, faccia a faccia con le persone.

Un altro aspetto fondamentale che ho trovato davvero interessante sono gli hater. I classici bulli che oltre a vagare nelle scuole, esistono naturalmente anche su Internet. E’ lì la loro vita è certamente più facile e sapete perché? Perché c’è uno schermo a proteggerli.
Oggi li chiamano hater anche quando non sono sul web. Un termine figo per definire i classici bulli che esistono da quando il Big Ban diede origine all’universo.
Ma a parte gli hater che sono persone insicure che si nutrono della debolezza degli altri perpetrando atti di bullismo, esistono persone che sul web si sentono i re del mondo. Parlano e straparlano, offendono, giudicano, mettono alla gogna, perseguitano soltanto perché possono nascondersi dietro ad uno schermo. Ho visto persone fare la voce grossa solo perché nessuno poteva vederli e so per certo che nessuna di quelle persone che si fanno tanto forti dietro un monitor, sarebbe in grado di guardarti negli occhi e di ripetere esattamente quelle parole, quelle offese, dal vivo, faccia a faccia.


Non me ne vogliate, ma io odio Internet proprio per questo motivo. Per la  falsità che incombe ancor più che nella realtà, perché il web è solo una grande mascherata, dove se non stai attento, a causa di pagliacci senza palle, puoi davvero farti male.

10 Cose che non avresti mai pensato di fare è un libro che consiglio a tutti di leggere ma soprattutto agli adolescenti, quelli che credono che il web sia diventato la loro casa. Quelli che credono che basti una foto per capire una persona o quelli che pensano che cancellare un amico su Facebook equivalga a cancellarlo dalla sua vita. La vita vera va vissuta fuori, fuori da queste pagine bianche, fuori da questa vetrina virtuale. Bisognerebbe avere l’intelligenza di prendere dal web solo ciò che serve, ciò che è utile ed è una bassissima percentuale, perché credetemi, tutto il resto è spazzatura. Corrode la mente e la inebetisce.
Oggi il nostro diario non sta più nel cassetto della biancheria intima. E’on line.
La stessa Nadia Tempest ammette che è vero, Internet gli ha permesso di iniziare, di conoscere un mondo che l'ha accolta con affetto ma è lei stessa a suggerire di non fermarsi, di non arenarsi. Bisogna cambiare, bisogna maturare e crescere, guardare avanti, guardare oltre. Non smetterò mai di ripeterlo, e oggi ne sono ancora più convinta. Ampliate i vostri orizzonti, Internet può essere un punto di partenza, ma è nella vita vera che si costruiscono le basi per realizzare i propri sogni. Non siete virtuali, siete veri, non dimenticatelo.