Buon martedì cari lettori! Grazie a Milena Edizioni ho letto Vodka e Inferno. La morte fidanzata di Penelope Delle Colonne. Un romanzo gotico molto particolare e scritto davvero bene, con uno stile poetico ed evocativo, molto personale. Impossibile non rimanere affascinati dal mondo che l'autrice ha creato!
Titolo: Vodka e Inferno. La morte fidanzata
Autore: Penelope Delle Colonne
Editore: Milena
Genere: Gotico
Pagine: 514
Prezzo: 19,90
Genere: Gotico
Pagine: 514
Prezzo: 19,90
Uscita: Marzo 2016
Vodka&Inferno parla di Frattaglia e Viktor. Entrambi scarti e scartati. Uniti da quell’amor che nulla crea e tutto distrugge. Di come morte e amore si confondono in un leggiadro vortice nella fredda Russia di fine Ottocento. Delle peripezie dei membri della felide famiglia Mickalov che subiscono una macabra trasformazione in upyr (vampiri) scoprendo pian piano le grottesche alchimie del mondo della notte. Di un Dottore della Peste governato e governatore. Viktor dà vita al suo impero di vodka, vendetta e sangue. Frattaglia costruisce burattini a sua immagine e somiglianza imitando l’Altissimo. E infine le loro mani si perderanno tra i baci degli altri, le madonne nere, i bimbi sperduti, i cosacchi di ghiaccio, il dottore d’amor malato, i figli di Caino e gli ululati lontani. Si ritroveranno mai? La morte fidanzata è il primo capitolo della sagaVodka&Inferno.
Vodka e Inferno. La morte fidanzata è un romanzo
gotico, che abbraccia riflessi fantasy e horror e che racconta di vampiri e di
ladri di cadaveri senza alcun tipo di dolcezza, morbidezza o qualsivoglia
ingiunzione romantica, ambientando nel mondo ottocentesco, a cavallo tra
Venezia e la Russia, una strana coppia di creature completamente agli antipodi
che si macchiano di talune follie e altrettante palpitazioni, immergendo il
lettore in un romanzo assolutamente diverso per contenuto e per stile da tutto
il resto.
Impeccabili le
atmosfere dark, certamente dure e coincise senza perdere tempo in inutili
rappresentanze di amori sdolcinati e smielati. Ci sono soltanto Viktor e Frattaglia e tutto ciò che la
pallida autrice ha creato per loro, per i suoi figli di carta.
A tutti capita di buttarsi via sperando di essere raccolti da qualcuno.
Viktor è il
primogenito di un’importante famiglia russa ormai in decadenza mentre
Frattaglia è il ladro di cadaveri che salva il corpo del giovane russo da una
fine piuttosto indegna. Insomma il loro incontro è alquanto lugubre e
terribile: uno vivo e l’altro… beh, decisamente morto. Infatti il suo
cadavere viene ripescato nel Canal Grande e la sua fine dovrebbe essere quella di
essere venduto ma Frattaglia rimane talmente affascinato da quel corpo così
perfetto che cerca in tutti i modi di salvarlo e di allontanarlo da morte
certa.
Per una serie di
coincidenze Frattaglia si troverà a partire per la Russia e riportare il
cadavere di Viktor nel suo paese dove conoscerà tutta la sua stramba ed
inquietante famiglia.
Ma cosa… cosa… cosa ne volete capire voi? Voi che per amare contrattate domande e risposte? Da dove vieni, cosa fai, chi sei, cosa ti piace, cosa non ti piace? Parole, questo lo chiamate amore? Amore e morte hanno solo due lettere di differenza, soltanto due, per questo Frattaglia lo amò subito. A prima vista. Senza chiedere, non poteva rispondere. Senza domandare, non poteva udire. Si amavano: uno da vivo e l’altro da morto. La loro unione era perfetta.
Viktor tornerà in
vita come vampiro ed intende riportare all’antico clamore e successo la sua
famiglia inventandosi una bevanda fatta appunto di Vodka e di altro, in grado
di far impazzire gli uomini e di conquistarli.
La sua indole
maltrattata dal dolore e dall’indifferenza, lo rende un personaggio ambiguo,
crudo, brutale, cattivo, con un cuore freddo come il ghiaccio. La sua decisione
è quella di tramutare tutti i suoi familiari in vampiri…
La morte lo respinse a malincuore. Figlio unico del dolore.
Frattaglia è un
essere qualunque, un povero menestrello che però s’innamora perdutamente di lui e
di tutta quella fantasia macabra e perversa che avvolge la figura del giovane nobile.
Certamente di tutta la storia che non è interamente
originale, ciò che spicca maggiormente è lo stile di scrittura estremamente particolare.
Una prosa fluida che spesso è intaccata ed impreziosita da spunti di eroica
poesia. Riflessioni che diventano versi, frasi da appuntare, sguardi da
osservare e a cui incatenarsi per sentire ancora più a fondo la magia nera e
torbida creata dalla creatrice di queste fantasmagoriche figure.
Ambientazioni
incantevoli che fanno da sfondo a tante azioni, colpi di scena, altrettanti
misteri da risolvere e sorprese che lentamente vanno scoperte.
Vofka e Inferno.
La morte fidanzata è il primo
volume di un progetto molto ampio che però già mette basi solide ad un
consistente sequel attraverso un apprezzamento verso una struttura narrativa
formalmente corretta, che si poggia su personaggi delineati alla perfezione,
molto affascinanti nella loro oscurità e durezza. Una lettura che non è rivolta
a tutti, ma a coloro che elogiano questo tipo di atmosfere, un po’ romantiche
ma senza l’amore languido e dolciastro, bensì quello più doloroso, sofferente
ed inappagato.
Una storia che ha
come sfondo una famiglia molto importante e su di essa si basa in tutto il suo
splendore e terrore.
Toska è una parola solo e soltanto russa. Non esiste altrove. Significa Nostalgia di qualcosa senza sapere bene cosa: inquietudine, agonia dell’anima, noioso mal di vita.
I personaggi sono
enigmatici e capaci di catturare l’attenzione nell’intento assoluto di
lasciarsi scoprire poco a poco, perché l’autrice dimostra di conoscere bene le
proprietà del veleno più letale: la lentezza e la capacità di iniettarsi con
subdola follia all’interno del sangue, fino a corrodere la ragione e ogni sua
logica. Così agisce questa storia, come un veleno, aprendoti le porte di un
paradiso nero e buio, in cui tutto viene stravolto, com’è giusto che sia, ma
allo stesso tempo ti sembrerà anche di assistere a qualcosa di visionario,
evocativo, una lirica insanguinata che fa della morte la sua maschera più
bella. Amore e morte non sono mai andati così d’accordo quanto le parole di
Penelope Delle Colonne raccontano.




