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venerdì 9 ottobre 2015

Donne. Sette racconti, un'unica storia di Alessandra Bucci Recensione

Buon venerdì cari lettori! Alle porte di questo nuovo weekend vi lascio la recensione di Donne, un’antologia di brevi racconti pubblicata dalla scrittrice e poetessa Alessandra Bucci. Sette storie che inscenano l’universo femminile in tutta la sua interezza e complessità, con coraggio e fragilità, attraverso la penna e lo stile delicato e premuroso dell’autrice.

Una lettura che vi consiglio di fare perché non solo in essa potrete riconoscervi ma vi infonderà consapevolezza e perché no, speranza.




Titolo: Donne
Autore: Alessandra Bucci
Editore:Intermedia
Pagine: 120
Genere: Racconti
Prezzo: € 12,00
Uscita: 2015


TRAMA

Sette racconti, un'unica storia. Ogni racconto ha una donna come protagonista e affronta un tema scottante e delicato del nostro tempo: la depressione, l'omosessualità femminile, la crisi di valori, il risveglio dopo il coma, la sterilità, il tradimento. Ogni storia è collegata alla successiva e l'ultima si ricollega alla prima come a chiudere un cerchio ideale e perfetto. Anche il numero sette non è stato scelto a caso, esso rappresenta la completezza, l'universalità, la mediazione tra cielo e terra.

Alessandra Bucci è nata a San Benedetto del Tronto (AP) il 24 aprile 1972. Vive a Martinsicuro lungo la costa adriatica, con la sua famiglia. Ha due figli e una gatta e insegna lettere presso la scuola secondaria di I grado del suo paese. Ama qualsiasi forma di arte e nel tempo libero dipinge, scrive poesie e fa lunghe corse sulla spiaggia. Le sue emozioni si trasformano in immagini e parole e, a volte, prima realizza un quadro e poi da esso trae ispirazione per scrivere poesie.




Un splendida poesia scritta da Alessandra Bucci e dedicata alle donne, introduce il lettore all’interno di questo piccolo mondo al femminile che si pone sin da subito come un luogo a tratti incantato, altri estremamente tragico e crudele, nel quale sono assolutamente le donne, uniche grandi protagoniste di una serie di racconti scritti con delicatezza e rispetto.

Donne è un’antologia di brevi scritti, ognuno dei quali ha un personaggio femminile che occupa il ruolo centrale all’interno di un palcoscenico, che nonostante sia realizzato con l’immaginazione e la vena creativa dell’autrice, è pieno di realismo, di vita e di un esistenzialismo fondato sulla ragione ma anche sulla passione e sull’istinto.

Le donne, anima dell’universo, madri, mogli, amanti dell’umanità, appaiono nella loro grandiosa essenza, piene di forza ma anche di innegabile fragilità. Uniche vere signore di un castello a volte distrutto, altre lezioso, lussureggiante, pieno di luce e di folgore, dame e schiave, contadine e streghe, tanti volti, immagini, visioni di un unico ed acuto impressionismo femminile che incide l’animo di chi legge per la sua sincerità e prontezza.

“Cibo assai prelibato per l’insaziabile uomo, colonna di pietra dalle morbide forme, sorregge i pesi e attutisce i colpi. Figlia, amante  e madre e tanto ancor di più, crede nelle favole e di notte in notte riflette nella luna la faccia ch’ha da mostrar.”

Ho amato questi versi che in poche e ravvedute parole esprimono con pienezza e passione l’essenza della donna in tutta la sua qualità intrinseca di colei che possiede e che è posseduta.
La donna è generatrice di vita, in essa scorrono qualità divine ma nello stesso tempo è preda di debolezze e di presunte inferiorità che nel corso dei secoli hanno segnato il suo cammino verso quella libertà.

Ma Alessandra Bucci è qui per raccogliere i cocci di quella ribellione e di quel desiderio di affermazione. E’ qui per risanare le ferite delle delusioni e degli abbandoni raccontandoci storie di donne nelle quali oltre ad esserci la verità della vita, c’è anche il sapore dolce della speranza.
Sette sono i racconti perché sette sono i significati che si celano all’interno del nostro universo, le improbabili interpretazioni e soprattutto perché sette unisce il quaternario terreno con il ternario divino. Sette perché unisce terra  e cielo e la donna è come una dea che percorre a piedi nudi la terra.

Sette sono le donne che raccontano le loro esperienze, i momenti tristi e quelli felici, il destino legato ai loro nomi e l’inevitabile lotta che contraddistingue la loro insperata sopravvivenza. Dolores è la più debole, colei che abbraccia il suicidio e vorrebbe salvarsi perdendo se stessa.

E’ con lei che inizia un percorso leggero ma non per questo superficiale attraverso altre sei voci, a tratti voraci, altre posate, molte concentrate sulla possibilità di venire fuori dall’incubo dell’insoddisfazione. Nel mentre viaggiamo a braccetto con quelle storie, non mancano momenti di profonde riflessioni e di piccoli consigli che appaiono come visioni ben incastrate tra l’immaginazione e la realtà.

“Qualcuno è condannato a trascinare un grosso macigno, qualcun altro ha solo qualche sassolino da portare con sé. Chi lo fa con fatica, chi con dignità ed eleganza contrapponendo al peso del dolore un fagotto di scampoli di gioia raccolti lungo la strada per restare in equilibrio e non cadere sotto il penso dei propri crucci, delle proprie ansie, dei propri pensieri.”

Nelle parole del’autrice sentiamo premura, dolcezza, intimità. Ella conosce il mondo che sta raccontando, nasce dalla sua stessa esperienza a contatto con donne che conosce. Il suo linguaggio è premuroso, compassionevole, delicato, mai irriverente, sempre giusto e misurato. Elegante, preciso, affabulatorio, cadenzato, capace di donare piccoli momenti di angoscia ma anche di presa di coscienza necessaria per andare avanti e per affrontare persino il più terribile degli ostacoli.

Le donne raccontate sono molto diverse tra loro ed è proprio per questo che è sicuro come la morte che ognuna di voi si riconoscerà in una di esse.
Dolores ha bisogno di aiuto, Giulia ha bisogno di una strada. Ella rappresenta il lato forte della vita, il successo, la caparbietà, la sicurezza, l’intraprendenza, mentre Livia coglie l’aspetto più sensibile e anche deleterio dell’esistenza. Quello che consuma e che stordisce. E’ una sensitiva che nonostante abbia un marito e un figlio, s’innamora di una donna, rappresentando così la parte più selvaggia e indolente dell’animo femminile.

Il passato è uno scoglio pesante da superare e ogni racconto, ogni storia è diretta verso una rivelazione, una sorta di epifania che accompagna tutte le vicende, concludendosi poi come un cerchio nel momento finale. Tutto è percorso da una volontà di consapevolezza, da una sorta di scoperta necessaria per procedere e per non fermarsi davanti a nulla. Ogni donna legata ad un’altra donna è un modo per riannodarsi alla vita, uno scambio di sensazioni, di dolori, di crescita che comporta una riconciliazione con l’esistenza e soprattutto con il proprio essere.

“Giulia, quella famosa sera, aveva dovuto svoltare a sinistra anziché a destra, come faceva abitualmente, per ristabilire contatti con il suo passato, per sciogliere nodi che ostacolavano la sua crescita personale, il suo equilibrio.”

Lo stile di Alessandra Bucci è semplice ma coraggioso, vicino all’animo femminile, capace di sondarlo, di mostrarlo senza ferirlo, di raccontarlo senza denudarlo maliziosamente, evidenziando le tempeste e i momenti di quiete che lo rendono interessante e condivisibile.
La donna in tutte le sue sfumature con ombre ed oscurità. Rigore ed emozione, regole e desideri, ammissioni e colpe. Le voci diventano un unico afflato. Un flauto incantato di sogni e melodie non privo di angolazioni e di spigoli che lasciano intravedere la morte.

La storia di Ottavia è quella che mi ha colpito di più. Intensa, deliberata, passionale e fugace così come può essere l’amore. Ma quello verso non coglie limite, non permette isolamenti. Una bellissima storia che insegna a non smettere di sperare ma soprattutto a non permettere che un atteggiamento sbagliato verso la vita, di pessimismo e di abbattimento, possa impedire di apprezzare e di cercare ancora una possibilità vera di amare.

“L’amore vero lo leggi negli occhi di chi l’ha trovato ed è contagioso. Produce un’energia vorticosa che travolge anche chi ne vede solo il riflesso. Una speranza crebbe improvvisamente in lei. Anche lei lo avrebbe trovato. O, per lo meno, ci avrebbe provato.”

La storia di Carmen è invece rischiosa, vissuta di cuore, di pancia, avvolta nel bozzolo della sensualità e delle emozioni. Mostra il lato diretto della vita, quello che davanti ad un bivio, ti spinge a scegliere la strada che non hai ancora percorso, quella che non conosci, quella che però ti incita a vivere.
Poi ci sono Irma ed Emma che a loro volta mostrano come sia possibile dopo un evento drammatico cambiare prospettiva sulla vita e come da donna sia forte il desiderio di diventare madre, prendendo in esame qualsiasi possibilità di procreare fino all’adozione.

Alessandra Bucci non tralascia nulla e dipinge con maestria e giudizio i volti delle donne con affondi perfetti nella loro riconoscibilità che non lascia indifferenti proprio per la preziosità delle riflessioni che emergono e per la magia che ogni storia ti lascia addosso.
I racconti sono tasselli di un cerchio che nelle ultime pagine è portato a compimento come un disegno maturato e realizzato al fine di rappresentare un importante insegnamento.
La donna come un cristallo che riflette le sue infinite sfaccettature, come un diamante prezioso ed indimenticabile.

Donne che cercano aiuto, che danno aiuto, cura, contatto. Tutte le protagoniste hanno bisogno di sentire e di sentirsi parte di qualcosa.
Un libro che è come una custodia che protegge i sentimenti puri e le emozioni fragili. Qui non ci sono filtri di sorta, non ci sono giri di parole né virtuosisimi per impressionare i più creduloni, qui c’è solo la semplicità di un’autrice che parla con il cuore spoglio da qualsiasi protezione. Lo sguardo aperto e pulito, le mani che offrono amore.

Dopo aver letto senti addosso una strana sensazione di accoglienza e di calore. Come se avessi trovato un bel posto in cui stare, in cui poter stare, senza dare spiegazioni, senza bisogno di presentazioni. Intravedi le tue stesse paure, le ciglia tremanti e le labbra socchiuse, un po’ felice e un po’ impaurita comprendi che da sole non si va da nessuna parte, che bisogna trovare il punto d’incontro per risanare tutte le nostre brutture ed incertezze. Risanare, riconciliare, abbracciare. 

Ecco, questo libro sembra un unico grande abbraccio rivolto a tutte le donne da una donna capace di curare con le parole, come un’amica. Cara e vicina. Ed io sono qui per ricambiarlo quell’abbraccio.


giovedì 10 settembre 2015

Lillian. La vita con parole mie di Alison Jean Lester Recensione

Eccomi di nuovo con voi con la recensione che vi propongo oggi di un romanzo inviatomi gentilmente dalla Frassinelli, scritto da Alison Jean Lester, intitolato Lillian. La vita con parole mie. Un romanzo affascinante, ironico, con un pizzico di romanticismo che non guasta!


Vi aspetto con le vostre impressioni!



Autore: Alison Jean Lester
Titolo: Lillian
Editore: Frassinelli
Pagine: 233
Genere: Romanzo
Prezzo: € 19,00
Ebook: € 9,99
Uscita: 2015
Link acquisto



Lillian ha - in ordine sparso - una gatta di nome Pandora, grande senso dell'umorismo, un portamento elegante, cinquantasette anni. Ama - tra le altre cose - gli uomini, il vino, l'ebbrezza della velocità e la pace di un caffè al mattino. Lillian è ciò che racconta di sé: detesta quando gli altri pretendono di sapere tutto di lei, parlare al posto suo, giudicarla. Lillian è ciò che ha scelto di essere: fuori dagli schemi, estranea alle convenzioni, ai ruoli tradizionali di donna anche quando le donne avevano solo ruoli tradizionali. Nei suoi ricordi, sfumati di nostalgia, Lillian rivive l'infanzia nel Midwest, ripercorre le capitali europee in cui ha conosciuto solitudine e mondanità, torna all'amata New York e all'uomo più importante della sua vita; fino ad affrontare con astuzia e ironia l'età che avanza. Nel suo racconto, appare di volta in volta seduttrice, figlia devota di un padre adorato, amante infedele o amante tradita: ma sempre unica, per come sa essere sempre se stessa, senza tradirsi, senza nutrire rimpianti, nemmeno di fronte alle scelte sbagliate, nemmeno di fronte a sogni a lungo cullati e non realizzati. Perché sa che non sono i successi a definirla, bensì le intenzioni e la passione. La vita, raccontata rigorosamente con parole sue, è il ritratto sincero e brillante di una donna libera e indipendente.

Alison Jean Lester è nata in California, ma ha studiato e lavorato in giro per il mondo: Gran Bretagna, Italia, Cina, Taiwan, Giappone. Laureata in Lingue (mandarino e francese), ha conseguito un Master in Cultura ed Economia cinese alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies. Esperta di comunicazione, tiene corsi di coaching. Vive a Singapore.



Lillian è la storia di una donna oltre la cinquantina che si racconta con ironia, prontezza, dimestichezza nel fluire magnificamente la sua vita attraverso l’uso della parola e della consapevolezza che s’incastra alla perfezione con la visione della sua essenza femminile.
Lillian: un nome pieno di fascino, accogliente, dolce e sofisticato ma che contiene anche qualcosa di fiabesco, di infantile, di fanciullesco.

La sua esistenza, la percorriamo attraverso la penna fluida e scorrevole dell’autrice, che con uno stile sobrio, veloce, incantevole, ci regala l’immagine di una donna alle prese con i pezzi sparsi della propria felicità e del dolore che ha segnato la sua carne ed il suo spirito.

La sua voce è delicata ma anche spregiudicata. Ci parla direttamente, come se fossimo seduti al tavolino di un bar e con schiettezza le chiedessimo di darci frammenti del suo io e ritagli sgualciti ma veri del suo tempo.

E Lillian ci sta, sta con noi che stiamo con lei, dall’inizio alla fine. Il suo abbraccio fatto di parole e storie si trasforma in una fonte di calore e di abbaglio. Intravediamo la luce delle piccole vicende che l’hanno vista crescere e che hanno elemosinato la costruzione del legame naturale con il padre, presenza inossidabile, dotato di una affettività abnorme, il cui senso di protezione e di appartenenza l’accompagnerà fino alla fine.
I suoi viaggi che l’hanno condotta a Parigi, a Londra, a New York e gli uomini, i grandi e perduti amori della sua vita che costituiscono l’andirivieni dei sentimenti, i punti fermi ma tremanti del suo orgoglio e della sua femminilità; la voglia di dare voce ai suoi desideri più carnali e l’impeto costante di respirare l’arte ed il bello della vita.

Lillian è un romanzo intenso e profumato di vita, ti percorre con i suoi aneddoti, le sue pause, le sue visioni sconcertanti e a volte così reali da farti riconoscere l’indipendenza di questo personaggio che sovverte qualsiasi tipo di contratto con la paura e la timidezza, per dare libero sfogo al coraggio.

Prima regola: l’indipendenza. 

Lillian si allontana dalla famiglia per trovare un lavoro e una solitudine piena di soddisfazione e di appagamento del proprio essere. Ma i legami con i familiari, con il fratello e la cognata rimangono saldi e fissi come chiodi perfettamente incastrati nel muro della memoria dell’oggi e del domani.
Gli uomini e i legami stabiliti con essi fungono da cornice agli accadimenti ma sono anche il sentiero principale che conduce sempre ed inevitabilmente ad un unico grande amore: Ted.


“Ogni volta che mi sveglio accanto ad un uomo, prima di riacquistare piena lucidità penso sia Ted. Naturalmente non è mai così.”

Lillian vorrebbe avere una famiglia, dei figli ma alla fine resterà una donna totalmente indipendente, capace di innamorarsi e di lasciarsi toccare e prendere senza mai perdere il suo spirito solitario e anticonvenzionale.
La sua grande passione, nonostante gli amori che lei definisce soltanto dei “passants” , resta un uomo sposato, più grande di lei, che la coinvolge in una dimensione totalmente estraniante, nella quale riconosce la sua dipendenza da quelle sensazioni carnali e fisiche dalle quali non riesce a staccarsi. Ma la vita è cattiva, tragica, presuntuosa, infligge colpi quando meno te lo aspetti, proprio quando tutto sembra andare per il verso giusto e Lillian si ritrova con un vuoto che non saprà mai più colmare.
Non può, l’anima le è stata strappata via e con essa qualsiasi sogno di una vita che abbia il sapore dell’unione e l’odore della condivisione.


“Ted era bellissimo. Un uomo imponente che si mordicchia il labbro ha un che di vulnerabile e seducente. Un uomo piccolo che si mordicchia il labbro è un roditore.”

Lei che ha sempre pensato che con l’amore non esistono convenzioni da rispettare. L’amore è un’altra cosa, risponde ad altre leggi, leggi molto simili a quelle divine e per questo insindacabili.

“Ma le convenzioni? Neanche per idea. Stiamo parlando di amore, non è che puoi metterti a discutere.”

Cara Lillian che hai amato profondamente e che ancora affermi di non avere rimpianti per nulla, ci racconti la tua storia che ti ha vista maturare e cercare il tuo equilibrio attraverso la famiglia, l’amicizia e l’affetto sensuale e fraterno, perché sei una donna completa, una a tutto tondo, una che adesso, a cinquant’anni suonati, sa ancora amare la vita ma sempre con quel sottile senso di nostalgia per ciò che avrebbe potuto provare se non glielo avessero strappato anzitempo.

Il tuo caro Ted, la forza promotrice e prepotente che s’irradia nell’universo e che ti attira come una calamita verso quel qualcuno che ti inchioda a sé come se non esistesse nessun altro, perché tutto sembra essere questione di energia. Tu sei una donna energica, piena di passione e di ironia. Sai prenderti gioco di te stessa e di chi ti ascolta senza però mai perdere la vena riflessiva, profonda ed insita che sottende ogni tuo discorso, anche il più piccolo dettaglio, che si riveste di significati particolari ed apprezzabili.

Lillian si racconta con audacia e schiettezza. L’autrice ha uno stile frizzante e fresco, leggero e capace di far sorridere ma anche di intrattenere con serietà e coscienza.
Il suo personaggio è una scultura perfetta, puoi girarci intorno per quanto è delineato con precisione, puoi osservarlo così da vicino da rimanerne impressionato. E non ci troverai una falla, una scheggiatura, un’ombra. Lillian è luce e verità. E’ come la radiografia della sua esistenza, della sua mente e del suo cuore, messa a disposizione di coloro che vogliono soddisfare la loro curiosità.

Il gioco delle sensazioni e delle emozioni raccontate si concentra nella figura di questo innamoramento folle che anche quando non è citato, resta il fantasma che attraversa le pagine, il cui richiamo è impossibile non udire. Perché la protagonista ce l’ha dentro, ad ogni passo, in ogni minuto della sua maledetta esistenza. Anche dopo, anche quando, anche perché.

“Di certo era destino che io stessi con Ted. Ma che cosa significa 'con'? O anche solo 'stare'? Il fatto è che mi era entrato sottopelle. Dove è sempre rimasto. Il suo alito continua a muovermisi dentro, l’aria sotto il primo strato di cellule è il suo fantasma. Esiste un 'con' più grande? Uno 'stare' più intenso?”

E’ un vento furioso che finge di dormire questo amore che non conosce freni, stasi, respiro. Inchioda e languisce, perdona e ruggisce. Dietro la pacatezza, che morbida finge a tratti noncuranza di Lillian, c’è malinconia, abisso di tenerezza e voglia di pace interiore, di salvezza.

Una storia che non ha bisogno di essere spiegata ma che va sentita e assaporata come un frutto maturo, il cui sapore è intenso, profondo, voluttuoso,  imbevuto di dolcezza e tenacia, di carnalità e assoluta libertà, perché come dice lei stessa, non sono le azioni a definire chi sei ma le intenzioni e i tuoi desideri. La verità di ciascuno di noi è nei nostri sogni e non nella realtà.

“E’ una vita che mi domando perché la gente cerchi così tanto il significato nelle azioni. Se qualcuno ti racconta una storia, qualcosa che gli è successo, qualcosa di importante, non chiedergli subito che cosa ha fatto. Chiedigli che cosa avrebbe voluto fare. Le azioni non sono che sussurri, in confronto ai sogni.”