Ultime recensioni

mercoledì 8 aprile 2026

Recensione: VLADIMIR di Julia May Jonas

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice La nave di Teseo, oggi vi parlo di Vladimir di Julia May Jonas.

vladimir

di Julia May Jonas
Editore: La nave di Teseo
Pagine: 336
GENERE: Romanzo
Prezzo: 11,99€ - 20,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2026
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟

Trama:
Una professoressa di letteratura inglese si trova ad affrontare le denunce rivolte contro il marito, anch’egli insegnante nello stesso college, da parte di ex studentesse che lo accusano di relazioni inappropriate. Una situazione che precipita quando anche lei sviluppa una sua personale ossessione. La coppia è abituata alle relazioni extraconiugali, ma le accuse pubbliche complicano la vita di entrambi. Quando lei si invaghisce di Vladimir, un giovane romanziere appena arrivato nel campus, sposato e di successo, il loro mondo, già pronto a infiammarsi, rischia pericolosamente di esplodere. Con questo esordio audace e provocatorio, Julia May Jonas ci conduce in un territorio carico di tensione, dove i confini della moralità si scontrano con gli impulsi più passionali. Avvincente, sensuale e ironico, Vladimir racconta le ombre del nostro presente, mettendo in luce la zona grigia tra potere e desiderio

RECENSIONE

Vladimir di Julia May Jonas è un libro sorprendente, scritto dal punto di vista di una donna non più tanto giovane alle prese con un fatto moralmente deplorevole: il marito accusato di aver intrattenuto relazioni con studentesse più giovani di lui durante gli anni accademici. Un marito, John, affascinante, dalla cultura elegante e promiscua, sempre affaccendato a mostrarsi irreprensibile, comandante di un esercito di ragazze-cadetto pronte a prostrarsi ai suoi piedi, in un momento in cui NON era considerato illegale che un professore intrattenesse relazioni extra curricolari con i suoi studenti. 

Nonostante ciò, l'uomo viene denunciato da una di loro, chi? Non si sa. (Poi si saprà). Ma non importa, ciò che conta sono i pensieri che vengono fuori a valanghe dalla mente della protagonista, che condivide con lui una figlia ormai grande, omosessuale, che ha la sua carriera di avvocato e la sua compagna di vita. Una donna che ha un rapporto che è impossibile definire con la madre; che non concepisce come una donna possa accettare i tradimenti del marito, eppure la protagonista di questo libro lo fa. Li accetta. E non solo. Non ne fa un dramma. Non è un cruccio e nemmeno una vergogna, è un fatto accaduto, su cui è impossibile mettere mano, e in quanto tale va archiviato. 

La protagonista è una donna molto emancipata, una professoressa dalle tinte ombrose e piccanti, e una scrittrice. Parla di donne, con le donne, alle donne. Insegna a farsi valere, esalta l'indipendenza e si chiede come mai queste studentesse ormai diventate donne, abbiano sentito il bisogno di denunciare un loro professore dei tempi andati, senza ammettere di essere state più che consapevoli e consenzienti accettando il fattaccio. In altre parole, la denuncia presuppone una vittimizzazione che secondo la protagonista non c'era, e vittimizzarsi significa dare un potere alla controparte maschile che non esiste. È necessario, invece, esaltare la capacità cognitiva, di scelta e di consenso delle donne, ed evitare di fare la vittima, a meno che non sia strettamente necessario e soprattutto REALE. 

Un romanzo che pone quesiti molto interessanti sulla figura della donna, su come viene vista, osservata, giudicata; su come il tradimento sia sempre una sorta di deterrente che non fa male tanto all'uomo quanto invece alla donna. Ma in questo caso l'attenzione non è su chi denuncia, ma sull'altra metà della mela di un matrimonio che già era agli sgoccioli e che con questo evento, crolla in modo definitivo. 
Ma è davvero così? 
Per buona parte del libro è ciò che crediamo. 

La nostra protagonista a volte è frivola, altre sembra superficiale, si preoccupa per tutti ma poi al centro mette sempre se stessa. E quando si invaghisce di un nuovo professore di origini russe che si chiama Vladimir, quel poco di perfezione che a tratti emanava il suo guscio luminoso di fard e rossetto, comincia a creparsi. La professoressa sa di essere molto più grande di lui. Sa che è sposato con una donna che insegna e che scrive, sa che ha una figlia, ma subentra un'attrazione irrazionale che ha molto a che vedere con il gioco fatto di controllo e possessione fisica e psicologica. 

Vladimir è un personaggio inafferrabile. Di lui viene detto poco e a sprazzi; è impossibile capire cosa voglia e cosa pensi realmente. È come un manichino gestito dalle sapienti mani della protagonista. Lei è totalmente inaffidabile, e il lettore intelligente lo sa. È divertente leggere gli spettacoli ironici, a volte drammatici, spesso pungenti, che lei mette su per convincerci di avere sempre ragione. Beh, mai fidarsi di lei. Gli uomini di cui parla passano sempre e soltanto attraverso la sua lente d'ingrandimento. E le donne? Nessuna è alla sua altezza, diciamoci pure la verità. E quando finge che è invidiosa di questa o di quell'altra, credetemi, sta mentendo. 

Il problema non è Vladimir, e nemmeno la cotta che la protagonista si prende per lui. Ma è il modo in cui lei gioca con tutti; con il marito, la figlia, Vladimir e sua moglie. Il gioco psicologico che intrattiene con tutti e soprattutto con il lettore. È questa l'arma a doppio taglio di tutto il libro che lo rende una lettura originale, avvincente, con un colpo di scena finale che rende tutto molto pepato. 

Una scrittura senza peli sulla lingua. Diretta, che non si trattiene dal mostrare anche i pensieri più subdoli di una donna, le sue macchinazioni, i suoi desideri più perversi e moralmente inaccettabili. Un racconto di ciò che si cela dietro la patina dorata di una comunissima famiglia di professori universitari che nascondono segreti laddove dovrebbero esserci solo insegnamenti ineccepibili. 
Ma chi ci crede? 
Nessuno, appunto. 

Soprattutto dopo aver letto questo romanzo che stuzzica, sorprende, diverte e ancor di più, fa riflettere su molte dinamiche fuori e dentro le relazioni tra donne e uomini. A me ha fatto sorridere spesso per quei pensieri sporchi ma paradossalmente puliti, per quegli animi spogli di qualsiasi sovrastruttura e per quella voglia di far emergere una storia che non pretende di insegnare ma solo di intrattenere con la nonchalance tipica di chi arriva a una certa età, e fatemelo dire, se ne fotte altamente di tutto. 
Che siano lodate le donne consapevoli di quello che valgono e che se ne fregano, e fanno quello che gli pare. 
O non lo fanno. 
Problemi?

Nessun commento:

Posta un commento