Buon pomeriggio! La seconda recensione di oggi riguarda un romanzo Dark scritto da J D Hurt intitolato Stolen. E' il primo di una duologia che vede come protagonista due personaggi molto particolari uniti prima dall'affetto e poi dalla vendetta.
Titolo: Stolen 1
Autore: J D Hurt
Editore: Selfpublishing
Genere: Romanzo Dark
Pagine: 276
Prezzo: 1,99
Uscita: 2016
E' stato la mia salvezza, il conforto la gioia nel dolore più atroce. Ora è divenuto l'incubo, il buio. Il mostro che cova nell'ombra.
E' stata l'amore dell'infanzia, la bimba che consolavo dalle angherie della mia matrigna. Ora è tutto ciò che odio. Ora voglio solo vederla distrutta.
Andrew e Shiloh. Quando l'amore si trasforma in odio.
Stolen è un romanzo estremamente dark
dove davvero non c’è posto, neanche minimo, per l’amore.
Dunque, mai come adesso, nonostante abbia ormai letto diversi romanzi
appartenenti a questo genere piuttosto oscuro e distruttivo, posso affermare
che in questo caso le anime più romantiche debbono davvero stare alla larga da
una storia del genere dove la parola d’ordine è soltanto una: umiliazione.
La storia di Shiloh è
quella di una giovane ragazza messicana adottata da una famiglia inglese
apparentemente rispettabile dietro la quale però si nascondono le più inaudite
violenze. Shiloh è stata comprata per diventare una schiava di quella famiglia
e ciò che non immagina neanche lontanamente, non è tanto le sevizie che dovrà
subire, come gli insulti, le recriminazioni e le offese, quanto la violenza sessuale
che la costringerà ogni dannata volta ad accogliere nel suo corpo inerme e da
bambina, il viscido corpo e le mani sporche di vergogna e lascivia di quello
che si professa essere suo padre, padre adottivo.
Forse il buio è sul serio un atto
compassionevole che il grande creatore ha donato ai suoi figli più sfortunati.
Eppure lo detesto ugualmente. Perché il suo guanto di velluto, il modo crudele
e allo stesso tempo pietoso con cui avvolge ogni cosa è un’illusione. Una pia,
caritatevole, ipocrita illusione.
Il romanzo inizia con una scena
che mi ha catturato subito. Una scena del passato che vede la protagonista
rinchiusa in uno sgabuzzino, senza luce, senza cibo e lui, Andrew, l’unico
capace di tirarla fuori da quel buio dell’anima in cui l’hanno costretta.
Andrew è il figlio di quei miserabili genitori, il suo fratellastro, colui che
l’ama più di tutti, quello che l’ama veramente e che non riesce ad accettare
che la sua matrigna, possa usarle violenza e abuso senza alcun motivo.
Shiloh è distrutta in modo diverso
da entrambi i genitori adottivi ed è avvolta in un turbine di menzogne,
depravazioni, cattiverie ed inganni.
L’unica soluzione ai suoi occhi di bambina impaurita è la fuga anche
se questa le costa un grande sacrificio: fuggire di notte, all’insaputa di
Andrew, sapendo di perdere lui, il bambino dagli occhi di luce, in grado di
donarle un velo di speranza in mezzo a tutta quella bruttura.
I due si separano e quando si rincontreranno non sarà più l’affetto ad
unirli ma la vendetta.
Devo serrare le palpebre per non
smarrirmi nello sguardo in tempesta. Per non seguirlo, per non aggrapparmi al
pietoso bastimento che troppe volte mi ha salvato dall’oceano nero che ha
ingoiato la mia vita.
Andrew è cresciuto, è diventato un uomo attraente, forte, senza paura.
Shiloh è una ragazza bellissima, dal fascino selvatico, ribelle, che non può
essere addomesticato. Il loro primo incontro non sarà come lei lo ha sempre
sognato. Gli incubi che hanno popolato la sua vita da quella notte sono stati
sempre capaci di tramortirla a causa del senso di colpa, del rimorso, della
sensazione di perdita e di non poter più riavere il suo Andrew.
Dopotutto sono e rimango una
sommersa.
Ma lui è tornato, lui irrompe come un uragano nella fragile e sottile
vita che la donna si è costruita, insinuandosi nelle sue amicizie,
architettando un piano per vendicarsi di lei, della bambina che amava e per la
quale avrebbe fatto di tutto.
Dove non c’è posto neppure per
quel ragazzino coraggioso che appariva invincibile agli occhi di una bambina
disperata. Forse è arrivato il tempo di dimenticare.
J D Hurt scrive una storia non adatta a tutti, dove distruzione e umiliazione,
sofferenza, negazione, odio e violenza sono gli elementi cardine. Il suo stile
è molto accattivante, poetico, capace di sfondare con uno squarcio immediato la
coltre di superficialità per dare sapore ed odore alle immagini, rendendole
recalcitranti e vere.
Ho apprezzato molto il suo stile di scrittura, molto di più della trama
in sé. Con le sue parole è riuscita a colpirmi, a legarmi alla lettura e a
lasciarmi addosso la voglia di conoscere come andrà a finire tra i due
protagonisti.
Non è un mistero che io apprezzi molto le storie di odio e amore anche
se qui si tende un po’ all’esagerazione ma in fondo la passione è sempre dietro
l’angolo ed Andrew non sarà completamente in grado di distruggere Shiloh così
come aveva promesso a se stesso.
Oppure ti odia talmente tanto da
non essere disposto a condividerti neanche con la morte.
Interessante la psicologia approfondita dei personaggi, c’è intenzionalità
da parte dell’autrice di non lasciare nulla in sospeso e di fornire tutti gli
elementi necessari affinchè il lettore abbia un quadro completo di ciò che si
trova davanti.
Lo sguardo di un ragazzo che si è
fatto uomo. Un adulto possente, bello, gelido, così uguale eppure così diverso
dal bimbo che mi amava.
Il mio apprezzamento poteva essere maggiore se non avessi trovato
molti errori. Il testo va sicuramente corretto perché è un vero peccato.
Ho amato la forza, la furia, l’intensità
del rapporto che lega Shiloh ad Andrew, la tempesta sotterranea che si
consumava ogni volta che erano l’uno di fronte all’altra. Momenti di sperduta
tenerezza quelli legati al passato, ad un’infanzia macchiata dal dolore e dall’abuso.
Shiloh è una sopravvissuta, una sommersa, mentre Andrew non è completamente
colpevole delle sue azioni e della sua mente deviata.
La sua mente è libera; non mi
appartiene. E’ ancora lei, la stessa bimba d’acciaio di allora, capace di
scappare da Tijuana nel cuore della notte e attraversare la frontiera. Per
scappare da chi l’amava. Da me.
Stolen è capace certamente di regalare tante emozioni, forse persino troppe; troppe per chi ha timore, per chi vorrebbe ad un certo punto chiudere gli
occhi, ma non per me. Dunque, se non amate il buio e se la solitudine vi fa
troppa paura, lasciate perdere questo romanzo. La sua genesi appartiene a
quelle letture forti, che ti graffiano e ti ammaccano. Quelle che vorresti
scollarti di dosso ma ormai è troppo tardi perché ti hanno catturato senza
chiedere permesso. Perché è così e basta.