Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Fazi, oggi vi parlo di Nate dalla tempesta di Alessia Coppola.
nate dalla tempesta di Alessia Coppola Editore: Fazi Pagine: 432 GENERE: Romanzo Storico Prezzo: 9,99€ - 18,50€ Formato: eBook - Cartaceo Data d'uscita: 2026 LINK D'ACQUISTO: ❤︎ VOTO: 🌟🌟🌟🌟
Trama:
Due famiglie legate al mare e alla terra. Tre donne unite da una maledizione. Salento, primi del Novecento. Alla vigilia dell’Immacolata, Cosma Guadalupi perde il marito in una notte di tempesta. Mesi dopo nasce Minerva, la loro ultima figlia, che tutti chiamano Mina. Fin dal principio, Mina si dimostra diversa dalle sorelle, poiché porta in sé i doni della nonna masciara, Nilde, la strega alla quale il paese si è sempre rivolto per guarigioni e malefici. Ribelle e oscura per natura, Mina è esclusa dalle altre bambine e allontanata da Cosma. Gli anni trascorrono nel casolare dei Guadalupi, che assiste a guerre e tumulti. Mina intanto diventa una giovane donna, e incontra Vincenzo Malerba, con cui avrà dei figli e il cui destino sarà legato al mare. La loro ultimogenita, Rosa, deciderà di non rassegnarsi alla sofferenza che ha segnato tutte le donne Guadalupi, a partire dall’antenata Almuneda. Prenderà in mano la propria vita e lascerà il paese per sottrarsi alla madre e alla miseria. Alessia Coppola, con uno stile ricco e avvolgente, riflette sul legame profondo tra donne diverse ma unite da segreti inconfessabili e ci regala un romanzo impetuoso e viscerale sul destino che sembra già scritto e sul coraggio che a volte ci permette di cambiarlo. Una storia su un’eredità antica che si trasmette di madre in figlia, ambientata in un Salento misterioso e primordiale in cui vita e morte seguono le sempiterne regole della natura.
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RECENSIONE
Nate dalla tempesta di Alessia Coppola è una saga familiare viscerale e malinconica, radicata nella terra aspra e nel mare del Salento. Attraverso la storia delle famiglie Guadalupi e Malerba, il romanzo traccia un affresco lungo decenni — dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri — incentrato su una stirpe di donne indomite, segnate da antiche maledizioni, guerre e segreti taciuti.
Il romanzo si regge su una costellazione di figure femminili complesse, unite dal sangue ma spesso divise dal rancore. La narrazione racconta come il dolore trasformi le persone, rendendole o miti e compassionevoli, oppure sgretolandole in una durezza d'acciaio.
Nilde è la Masciara, matriarca e capostipite della maledizione. È una strega temuta e rispettata, detentrice di arti occulte ereditate dall'antenata gitana Almuneda. Nilde rappresenta l'archetipo della donna selvatica e libera, che suscita paura negli uomini perché indomabile. Tuttavia, i suoi tradimenti e le sue pratiche oscure le alienano l'amore della figlia Cosma.
Cosma e Minerva sono madre e figlia. Cosma, per vari motivi, rifiuta Mina fin dalla nascita, avvenuta durante una tempesta spaventosa. Mina eredita dalla nonna Nilde i poteri divinatori, i capelli nerissimi e lo stigma della "masciara", diventando il capro espiatorio delle tragedie familiari.
Poi c'è Rosa, figlia di Mina e del marinaio Vincenzo Malerba, che nasce il giorno in cui finisce la Seconda Guerra Mondiale, diventando la figlia della pace. Rifiutata brutalmente dalla madre, Rosa subisce le angherie delle sorelle maggiori e la povertà più nera. Tuttavia, a differenza delle donne che l'hanno preceduta, Rosa si rifiuta di soccombere alla rabbia.
Accanto alle figure femminili gravitano uomini che sono spesso vittime del fato o della guerra: Eupremio, un uomo buono devoto alla terra e alla cognata Cosma; Vincenzo Malerba, il marinaio dagli occhi di ghiaccio, che offre a Mina l'unico vero spiraglio di amore prima di essere inghiottito dall'orrore del fronte russo e da una malattia ai polmoni; e Giovanni, il fratello di Rosa, che cerca la libertà in mare.
Il tema principale del romanzo è il peso delle colpe dei padri (e delle madri) che ricade sui figli, come un domino. La narrazione mostra con spietata lucidità come l'anaffettività si tramandi. Cosma, ferita dalla madre Nilde, diventa una madre anaffettiva per Mina. A sua volta, Mina, devastata dalla perdita del marito, si trasforma in un mostro di freddezza per Rosa, imponendole persino di abortire e scacciandola di casa. Eloisa, la zia che fa da madre a Rosa, è l'unica a comprendere che Mina sta infliggendo alla figlia le stesse ferite che ha subito.
Nella famiglia Guadalupi, la magia è presentata in modo ambivalente. Da un lato è una maledizione atavica, dall'altro è una forma di potere femminile in un mondo dominato dagli uomini. Tuttavia, il romanzo suggerisce che la magia non salva. L'unica vera magia che emancipa e spezza le catene della miseria è l'istruzione. Mentre le sue sorelle cercano la fuga attraverso matrimoni sbagliati, Rosa si affida ai libri. Diventano il suo "passaporto per viaggi lontanissimi", la sua difesa contro l'ignoranza. Grazie all'influenza della maestra Liliana e all'aiuto dello zio Eugenio, Rosa riesce a studiare, a sfuggire al destino di sottomissione ("una femmina manco il marito si può scegliere") e a costruirsi una vita libera a Siena e poi a Roma. Nonostante il desiderio disperato di fuggire da un paese avvertito come una trappola di tufo e pettegolezzi, il legame con la Puglia è viscerale. Il paesaggio riflette l'anima dei personaggi: gli ulivi contorti, la terra rossa, e soprattutto il mare, che è tomba, destino e richiamo inestinguibile per i Malerba.
Nate dalla tempesta insegna che il dolore non deve necessariamente trasformarsi in odio, e che il perdono è l'unico strumento per liberarsi dai fantasmi del passato. Rosa capisce di aver ereditato non solo i traumi, ma anche l'ostinazione e la forza della sua stirpe.
Il romanzo ci dice che nessuno muore davvero, tutti finiscono nella terra della memoria e che non possiamo rinnegare le nostre radici, perché esse ci definiscono.
Il vero trionfo non è mai nella fuga, ma nel saper perdonare e nel trasformare un'eredità di "sangue e tempesta" in una benedizione.
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