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venerdì 2 ottobre 2015

Dralon di M.C. Willems Recensione

Buon venerdì! Anche oggi vi lascio una recensione di un romanzo che mi ha totalmente conquistato. Un fantasy per ragazzi e non solo pieno di originalità e di meraviglia. Dralon di M.C. Willems è una storia meritevole e molto interessante!


Leggete!


Autore: M. C. Willems
Titolo: Dralon
Editore: Selfpublishing
Genere: Fantasy per ragazzi
Prezzo: 15,00
PDF: 2,99
Uscita: Settembre 2015

Trama

La famiglia Moffet è una famiglia come tante. Conduce una vita semplice e tranquilla in una graziosa casetta a due piani nei sobborghi di Londra questo, fino a quando non riceve, per mano di uno strano postino, un misterioso pacco che la catapulterà, senza volerlo, in un mondo sconosciuto e fantastico; un mondo al contrario, popolato da bastoni e ciottoli parlanti, scarpe che danno il benvenuto, custodi di sasso, lampade e calderoni magici, indovini burloni e fiammiferi urlanti in grado di svelare strade segrete. Un magico e avventuroso viaggio che porterà i protagonisti a scontrarsi contro malvagie forze oscure e a percorrere gli impervi sentieri del cambiamento e della crescita interiore.




“I magici disobbedienti vagano nel mondo contrario. Il tempo segna per loro sempre lo stesso orario. Le lancette son ferme e per sempre ferme dovran restare. Solo così il segreto del mondo contrario e del suo tesoro all’oscuro potrà rimanere.”


Dralon è un fantasy per ragazzi che mi ha davvero conquistato, fin dalla copertina, che nei suoi colori e nel disegno stilizzato e delicato, lascia intravedere un mondo al quale, poi leggendo, capisci di non poter resistere!

Da dove iniziare?! Questa storia mi ha fatto tornare bambina! In fondo una parte di me lo è sempre stata, ma leggere di una realtà molto originale, nella quale fantasia, magia, immaginazione e creature spettacolari si fondono per dare luce ad un universo irresistibile ed esilarante, mi ha totalmente spiazzato, aprendo tutte le porte della mia anima bambinesca e dandole tanto di quell’aria sognante da averne i polmoni pieni per un’infinità di tempo. Ho carburato tanto di quei sogni da poter sopravvivere ancora per un po’ in questa realtà che zoppica e che mi ospita alternativamente.

Dralon è un connubio di zucchero filato e bolle di sapone, di profumi incontaminati come lo è il mondo dei bambini e di parole magiche e divertenti capaci di creare personaggi perfetti e ruoli altrettanto azzeccati in una trama che non fa una piega.

La famiglia Moffet, composta da Eleonor e Romeo, i genitori dei tre protagonisti, Kate, Peter e Michael, vive a Londra e inaspettatamente si trova coinvolta in una sorta di Apocalisse al contrario nella quale una fine originale e parossistica è alle porte, dove un ruolo fondamentale avrà il tempo.

“Eleonor Moffet non era esattamente la dolce mammina che leggeva favole la sera. Era una corpulenta signora dalla carnagione esangue e con un’abbondante zazzera raccolta in un ordinato chignon che le incorniciava il viso oblungo. Una mamma decisamente vecchio stampo. Severa, autoritaria, ferma sostenitrice degli antichi rimedi e dei buoni castighi del passato. Una vera tiranna, insomma.”

L’incantesimo della pendola di Nobilius è stato spezzato da un'anima mortale e a dispetto di tutte le precauzioni e le attenzioni dovute, inizia un conto alla rovescia che se non fermato in tempo riporterà in vita tutti i maghi che sono stati esiliati compreso Gobler, il malvagio stregone che vuole sottomettere tutti con la sua cattiveria e arroganza.
I tre fratelli Moffet saranno coinvolti in uno strano viaggio che dovrà condurli a Dralon, una terra al contrario dove solitamente non sono ammessi esseri mortali, eppure loro sembrano essere gli unici in grado di salvare l’intera umanità.

“Ancora una volta il giorno è arrivato, accettate con coraggio la vostra missione. Custodite il magico quadrante e con esso il segreto del mondo contrario. L’incanto prosegue finchè il tempo è congelato. Conservare l’ora immobile, questo è il vostro compito. Perché se la lancetta si muove, andrem tutti incontro ad un pericolo mortale.”

Nel frattempo la città di Londra è invasa da strani segni e creature parlanti che hanno preso vita inaspettatamente mentre il tempo scorre al contrario fino a quando le lancette del Big Ben non si fermeranno e allora i maghi potranno tornare indistintamente. Purtroppo però torneranno sia quelli buoni che quelli cattivi e nessuno potrà permettersi un tale affronto soprattutto perché è in pericolo l’intera collettività.

“Tutti i maghi buoni esiliati, fatta eccezione per quelli spazzati dal vento nella zona nera di Dralon, potranno tornare a Shadows Hills. (…) Se Gobler riuscirà a riappropriarsi dei suoi chimerium prima che l’Oval smetta di soffiare… allora potrà uscire dallo specchio che lo imprigiona e lasciare il mondo contrario.”

I personaggi sono fantastici, coinvolgenti e talmente animati da saltare fuori dalle pagine, con la scusa di prenderti per mano, perché per loro è inammissibile che tu te ne stia con le mani in mano a leggere semplicemente mentre loro devono attraversare pericoli, decifrare messaggi, trovare incantesimi e soprattutto affrontare la magia cattiva per salvare tutti. Il fatto che tu sia un lettore non ti esime dal ruolo centrale che comunque loro (tutti!) hanno riservato per te!
No… non sono impazzita, quella era solo una metafora (mica tanto…) per dirvi che nel romanzo ci sono entrata con tutte le scarpe, proprio come se fossi stata inghiottita, quasi risucchiata dall’alone magico che lo riveste, felice naturalmente di prenderne parte!

L’autrice sembra essere un’esperta narratrice di questo tipo di storie. Voglio e devo complimentarmi con lei per essere riuscita a creare una trama fantasy molto originale, divertente al punto giusto e costruita in modo da non annoiare, mai. Il linguaggio è perfetto, privo di errori, scorrevole, assolutamente indicato per questo tipo di storie. Comprensibile, accattivante, intrigante, capace di incuriosire e di non farti fermare.

Un meraviglioso viaggio in luoghi delicatamente incantati con personaggi che diventano compagni, amici, impavidi condottieri della tua felice avventura, perché poi diventa anche tua, inevitabilmente. Smetti di stare a guardare e soffri, aspetti, temi nello stesso modo dei protagonisti. I piccoli fratelli sono descritti egregiamente, dei bambini normali che si ritrovano a dover affrontare una vicenda al di fuori della quotidianità e dimostrano di essere all’altezza forse perché la loro natura è un po’ speciale? Chissà… Magari l’autrice ce lo svelerà nel prossimo libro, poiché il finale di Dralon è assolutamente aperto!

Ho amato l’uso di parole che mi hanno fatto sorridere, le espressioni spassionate ed ironiche, il linguaggio un po’ bambinesco e un po’ adulto, l’uso del latino per rendere più antico il tutto e la presenza disturbante di esseri strabilianti e stralunati, insieme a visioni fantastiche di luoghi conosciuti ma rivisitati in chiave assolutamente “draloniana”.

Un mondo che come si conviene si basa sullo scontro eterno tra bene e male, nel quale il tempo ha un ruolo fondamentale e lo hanno tutte quelle creature che aiutano i protagonisti a districarsi nei meandri di Dralon e di tutto ciò che ad esso conduce. Maghi, gnomi, elfi, esseri parlanti, cimiteri e strane congiunzioni temporali rendono la storia carica di scoperte e di cambiamenti, tenendo sempre il ritmo della narrazione molto alto e conducendolo, in alcuni momenti, alle stelle.

Il romanzo inizia in modo rocambolesco con la consegna di un pacco e termina allo stesso modo, evidenziando un viaggio che si rivela come un cerchio, incastrato a metà tra la realtà ed il sogno, dove tutto diventa magicamente possibile.
Dralon è un romanzo adatto a chiunque, che dovrebbe essere premiato proprio con la diffusione e la lettura da parte di più persone, perché è un peccato che sia stato pubblicato con un banale selfpublishing e sarà un crimine se rimarrà rinchiuso tra le mura di Youcanprint.

Spero che questa recensione possa servire a farlo conoscere e a convincervi a leggerlo e a regalarlo, dargli una possibilità, ne basterebbe una soltanto, da ciascuno di voi. E sarebbe tanto, un inizio col botto, un bello spettacolo, la giusta ricompensa per un romanzo come Dralon!


giovedì 23 aprile 2015

Io ritorno domani di Flavio Girardelli Recensione

Buongiorno! La recensione di Io ritorno domani di Flavio Girardelli è ciò che leggerete oggi. Un romanzo dedicato alla vita e ai suoi imprevedibili risvolti. Una lettura veloce e scorrevole, che vi terrà favorevolmente compagnia se lo vorrete.

Aspetto come sempre le vostre impressioni!


Titolo: Io ritorno domani
Autore: Flavio Girardelli
Editore:Youcanprint
Pubblicazione: 2014
Genere: Romanzo
Pagine: 132
Prezzo: 1,99 Ebook – 9,00 Cartaceo
Trama

Quanti incroci ci sono nella nostra vita. Esperienze, persone, modi di fare. Un gruppo di amici in vacanza dove Lorenzo incontrerà la sua futura moglie. Francesca, ragazza decisa, in carriera e di famiglia benestante che rimette in discussione ciò che è o meglio, pensava di essere, per perdere tutte le sue certezze per un uomo. Per quell’amore che ti arriva, investe e ti travolge. Una vita forse come tante, con alti e bassi, dove si affacciano problemi e un tradimento che non sarà mai consumato. Una famiglia, due figlie che ti portano a capire il senso della vita. Bambine vivaci, dolcissime, che nei loro comportamenti e domande nascondono la loro innocenza e voglia di conoscere. Una vita e una storia dove gli equilibri verranno stravolti, tutto verrà rimescolato in un presente che sarà passato e quel futuro, quel sogno, sarà vivo. Tutto avrà un nuovo significato e sarà inaspettato. Solo alla fine tutto avrà un senso, avrà inizio. Il romanzo è ambientato in Italia, principalmente in Trentino. Da Riva del Garda per spostarsi sulle montagne del Lagorai, dalla Val Campelle al Passo Manghen per toccare altre città italiane come Trieste, Reggio Calabria e Padova. Dove può arrivare l'amore di un marito e padre per la propria famiglia, le proprie figlie?

Biografia

Flavio Girardelli 41 anni Trentino. Dal punto di vista editoriale ha scritto due libri di poesie editi con Libroitaliano World dal titolo "Maudit - Vita tra Sogno e Realtà" 2002 e "Uomini di Sabbia" 2008, dei racconti che fanno parte dell'operac"FAHRENHEIT 38051 Scritture inquinate"editore Silvyedizioni. Dal 2008 inizia a scrivere testi per canzoni che hanno partecipato anche a consorsi Nazionali vincendo nel 2010 il Festival degl Autori di Sanremo con la canzone"domani" cantata da Rosita. A dicembre 2014 pubblica il suo primo romanzo "Io Ritorno Domani" come scrittore indipendente, coinvolgendo professionsiti del settore per l'editing e traduzioni. Il romanzo è disponibile anche in lingua inglese con titolo "The long return home" e in spagnolo "El Regreso".



Io ritorno domani è un romanzo che scivola veloce e la cui lettura ti accompagna in un mondo molto vicino a quello reale, perché Flavio Girardelli prende un pezzo di vita, di quella quotidianità che appartiene a ciascuno di noi, e la racconta, usando la sua personalissima versione della storia.
La narrazione in terza persona si orienta tra passato e presente, dapprima concentrandosi su un gruppo di quattro ragazzi uniti da una sostanziale amicizia e da una gioventù acerba e baldanzosa, da vacanze e da divertimenti sparsi e poi sul presente che concede il primato di protagonista solo ad uno di quei quattro giovani.
Lorenzo, l’animo timido del gruppo, il ragazzo ventenne alto e robusto, con il viso impiantato in un bel sorriso, un paio di occhi verdi e un’espressione di quelli che hanno sempre la testa sulle spalle. E’ lui il personaggio principale, è lui l’uomo che da ragazzino incontra Francesca, la meravigliosa brunetta dalle curve perfette e dagli occhi neri che sembrano di seta.

“Sembrava quasi una medusa, guai a guardarla negli occhi. Due mari neri, profondi, che sprigionavano femminilità, dolcezza, capaci di ammaliare chi, casualmente, si posava su di loro sfiorandone lo sguardo.”

Il riflesso viola del suo sguardo conquista il mondo maschile fin da quando ella stessa decide che le piace divertirsi senza farsi troppi problemi, cambiando uomini e intessendo rapporti senza mai perdere la propria libertà. Una donna il cui cuore viene improvvisamente trafitto dalla gentilezza e dal celato imbarazzo di Lorenzo, quando accade il loro primo incontro. All’apparenza così diversi, saranno loro a ricoprire rigorosamente insieme, il ruolo di protagonisti della storia di Girardelli.

Una storia che lui vuole raccontarci con semplicità ed immediatezza. Un racconto di momenti di vita,  fatti di alti e bassi, di delusioni e di qualche sconfitta. Momenti d’amore e di tentazioni nei quali si misura la personalità e l’identità di ogni individuo.
L’autore dimostra capacità descrittive in grado di infondere la sua personale impronta visiva ed emozionale alle scene classiche di una vita matrimoniale. Una di queste è sicuramente l’incontro amoroso di Lorenzo e Francesca condito, oltre che nella propria naturale essenza, anche con uno stile leggero e intrinsecamente avvinghiato alla carnalità della vita che si va raccontando.

“Quei sussurri, le parole soffocate, i respiri intensi, i gemiti. Quei loro corpi caldi e pieni di passione, le carezze volute, il calore cercato, l’odore della carne che si consuma con foga e illanguidisce nell’abbraccio, si addolcisce, come un bimbo sfamato da seni turgidi che finalmente se ne sta buono, lì, accoccolato fra le braccia di sua madre, in attesa del sonno.”

A ciò si aggiungono le descrizioni ambientali che si trascinano dietro l’odore di quei luoghi, le montagne, il lago, le baite di posti su cui il tempo e la polvere non sembrano essersi poggiati per distruggerli. La natura che prende possesso della penna di chi scrive per diventare tutt’uno con le parole, trasformando le lettere in un’insieme di sensi e di fragori che appartengono alla parte selvaggia di ciò che resta di noi.

“I giorni erano diventati dei granelli di vera vita e insieme formavano quella roccia, tavola di pietra, sulla quale incisero per sempre le loro parole e i sorrisi, sogni ed emozioni. In montagna l’anima e il cuore ritrovano quello che sono, si avvicinano al cielo.”

Questo romanzo è la storia di una famiglia, di come nasce una famiglia, di come due sconosciuti da un solo sguardo, seppur lontano nel tempo, capiscono di appartenersi. E allora potranno passare giorni, mesi o anni, ma il destino li farà incontrare ancora, per un’altra volta, di nuovo uno di fronte all’altra, senza più nessuna possibilità di fuggire davanti all’unica scelta possibile. E’ la storia di un amore dal quale nascono due bambine, la dolcezza del rapporto genitoriale, gli scontri quotidiani tra un uomo e una donna che prima di tutto sanno di amarsi e che combattono per questo sentimento. 

I sentimenti prima di tutto, sembrano volare al di sopra dello spazio bianco della pagina per innalzarsi da una semplice narrazione e diventare motori universali di accadimenti che pur nella loro quotidianità sono essenziali per vivere e per non lasciarsi semplicemente sopravvivere. 
I personaggi sono pericolosamente umani nella loro fragilità, nelle loro tremolanti insicurezze, in quel timore e in quella felicità indescrivibile che ti strappa l’anima quando comprendi che ciò che hai davanti è tutto ciò che vorresti.

“Dentro s’incrociavano veloci un miscuglio di emozioni: fragilità, timore, felicità immensa, insicurezza. Lorenzo, dopo il primo momento di shock, la chiamò vicino a sé e poggiò la mano sul ventre. Fu allora che si rese conto davvero di chi fosse e cosa volesse. Come se fino a quel momento, tutta la sua vita di fronte a quella notizia non fosse nulla di importante.”

Ma è anche la storia di una tragedia, di uno sguardo verso il futuro che purtroppo ferisce quel presente così perfetto in modo irreparabile.

Flavio Girardelli sceglie di raccontarci della vita in tutta la sua totale discrepanza, nel tormento delle proprie contraddizioni, nell’infelicità del caso che sembra sempre decidere per noi. Con un linguaggio scorrevole, senza giri di parole, diretto nella sua esposizione quasi avessimo di fronte uno schermo gigante con delle diapositive con le quali assistiamo, pezzo dopo pezzo, allo svolgersi vitale ed esistenziale di questo spaccato di mondo. Il mondo di Lorenzo e Francesca, delle loro due bambine, Ariel e Carlotta, del loro legame familiare, così forte e tenace. Ciò che affiora principalmente è il senso di vissuto, di qualcosa che emerge dalla fretta della vita e si ferma davanti all’inesorabile calma della scrittura che è in grado di donare anche all’esperienza più straziante la propria dignità e, mi piace credere, anche una forma di riscatto.

Io ritorno domani è un titolo che mi ha subito incuriosito e non a caso si riferisce al futuro, ad una prospettiva che corre veloce oltre i confini umani del tempo, per attraversare  la vita e la morte stessa, echeggiando un ritorno che ha il sapore del miracolo e l’odore familiare della speranza.

Non è un romanzo dalle forme altisonanti, non è la dimostrazione che la scrittura può creare mondi alternativi a quello in cui siamo quotidianamente intrappolati. Questa storia è palpabile, la potete toccare, sentire perché è ammaccata come lo è la vita, è disorientata come lo è l’esperienza, è sporcata dal dramma perché l’esistenza è dolore e perdita. 

Non vi condurrà in nessun altrove che non sia quello del qui e adesso, quello che forse avete vissuto anche voi, quello che ancora vi piange dentro. Non vi porterà da nessuna parte se non dentro lo specchio della vostra vita, regalandovi un messaggio che porta inciso la parola famiglia e con essa l’amore, l’unica strada percorribile per tornare, oggi, domani e per sempre.


martedì 31 marzo 2015

Amiamoci, nonostante tutto di Vittorio De Agrò Recensione

Buongiorno! Oggi la recensione alla raccolta di racconti di Vittorio De Agrò, intitolata Amiamoci, nonostante tutto, vi terrà compagnia e se volete, come sempre, fatemi sapere le vostre impressioni!




Titolo: Amiamoci, nonostante tutto
Autore: Vittorio De Agrò
Editore: Youcanprint
Pubblicazione: Febbraio 2015
Genere: Racconti
Pagine: 111
Prezzo: 0,99
Trama

Si dice che l’amore non abbia età, ed è proprio così per Amiamoci, nonostante tutto. In un panorama rosa, prevalentemente al femminile, ecco emergere storie dal cuore maschile, che però ha sempre bisogno della mano gentile di una donna per trovare la propria strada. Storie diverse, età differenti, sentimenti ricchi di sfumature e modi d’essere che nascono nella purezza di un bambino e si completano nella maturità dell’adulto. Emozioni, commozione, sorrisi; la mente del lettore viaggerà nei ricordi, passeggerà nel presente e magari immaginerà un futuro, sempre all’insegna dell’amore. Sarà Federico a condurci in questo percorso di gioia e ostacoli. Un giovane uomo, forse ancora immaturo e diffidente nei confronti delle relazioni durature, che, grazie ai racconti di un vecchio e saggio libro, riuscirà finalmente ad aprire il suo cuore.


Biografia

Vittorio De Agrò è nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. E’ un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il blog:ilritornodimelvin.wordpress.com che è stato letto da 16 mila persone in 98 paesi nei 5 continenti. “Amiamoci,nonostante tutto” è il suo secondo romanzo. Ha pubblicato nel 2014 con Cavinato Editore International il romanzo autobiografico “Essere Melvin”.



Amiamoci, nonostante tutto, è la seconda prova letteraria di Vittorio De Agrò, autore che ho avuto già modo di recensire, leggendo il suo primo romanzo, intitolato Essere Melvin, di cui vi ho parlato qui.

Ora ci troviamo di fronte un volumetto che contiene una serie di racconti, pochi per l’esattezza, che si leggono velocemente e con partecipazione. Hanno tutti un comune denominatore che equivale all’amore, del resto il titolo non trae assolutamente in inganno. I protagonisti sono diversi e soprattutto sono diverse le età con cui, ognuno di essi, si approccia e si avvicina al grande mistero amoroso. 

Lo stile dell’autore è pieno di ironia, di quella leggera, che scivola delicatamente tra le righe, rendendo ogni pagina non solo una piacevole conoscenza ma anche uno spunto di apprezzabile riflessione. Non ci troviamo di fronte ad un testo mieloso o profondamente inabissato nell’esaltazione delle eccellenze amorose, bensì una lettura accattivante che in più di un momento è in grado di far sorridere, mai di cattiveria ma solo di bonaria consapevolezza.

Vittorio De Agrò è un autore spassionato. Quello che scrive lo decide lui stesso e sembra che abbia sempre il perfetto controllo dei suoi personaggi e delle sue storie. Sarà perché anche qui, nonostante non sia stato dichiaratamente affermato da lui, io ci ho letto altrettanti spunti autobiografici, così come nel precedente lavoro? Non saprei rispondere, posso semplicemente limitarmi a dire che in ogni storia e in ogni piccolo o grande uomo che ho incontrato tra le sue pagine, ci ho visto un po’ di lui. 

Nella parte iniziale, incontriamo Federico e Gloria e sarà proprio a causa della crisi del loro rapporto e della reticenza di Federico a formalizzare la loro storia, che inizierà una sorta di countdown che condurrà il lettore attraverso una serie di micro racconti contenuti nell’ensemble generale del libro. Trattasi quindi di un meta racconto, ossia di un racconto nel racconto che come una spirale, si protende verso un finale nel quale troveremo forse un po’ più di dolcezza ma mai storceremo il naso, perché l’autore, anche quando parla apertamente di amore e quindi di un sentimento che facilmente corrompe l’animo di zucchero filato, non si lascia mai abbindolare e mantiene sempre il suo punto di vista, eccezionalmente critico e immancabilmente diretto. 

L’escursus procede attraverso diversi protagonisti, tra cui Marco, dodicenne innamorato, alle prese con la prima cotta delle scuole medie e la prima esperienza sentimentale. In questo spaccato di prima adolescenza e nella sua storia ancora così delicata e leggermente improntata, ci ho letto dolcezza e affabilità, una costante presenza genitoriale che oggi giorno, nella nostra società così moderna eppure così attaccata a certe tradizioni che della lontana gloria hanno mantenuto solo la polvere, appare ormai dimenticata e superata.

“L’importante è essere se stessi, la sincerità e la naturalezza pagano sempre alla fine, caro Marcolino.” 

Nel secondo racconto il protagonista è Riccardo, un sedicenne alle prese con il sesso. Si definisce il “verginello” del gruppo e non vede l’ora di affrontare la questione per togliersi il pensiero. Un atteggiamento comune a molti giovani, sia ragazze che ragazzi, che considerano la prima esperienza sessuale solo un fastidioso grattacapo da togliersi il più in fretta di torno. 
Del resto… 

“Se non fai sesso, sei uno sfigato. Se non parli di sesso, non sei “cool”. Il sesso è la parola più ricorrente nei dialoghi tra estranei, amici e amanti. Il sesso si vede e vende ovunque.” 

La visione quindi è incentrata sull’altra faccia dell’amore, sull’aspetto fisico e sul coinvolgimento o presunto tale a cui si aspira in una folle notte d’amore. Eppure l’interpretazione di questa dimensione non è per niente addomesticabile. Anche in questo caso l’autore propone la sua visione disillusa della nostra società che vive e sopravvive sempre e soltanto di apparenze e di finti miracoli. 

Tra colpi di fulmine e giovani alle prese con storielle serie e meno serie, giungiamo a quella figura, “il giovane anziano” nella quale io ho ampiamente riconosciuto buona parte dell’identità dell’autore. Questo mi è servito per leggere con attenzione maggiore non tanto i racconti in sé ma il filo conduttore che li univa per poi capire verso cosa lo scrittore mi avrebbe condotto. 
In ogni personaggio, giovane o vecchio, emerge l’incapacità di rapportarsi all’amore, il non sentirsi all’altezza di vivere questo sentimento che viene vissuto e descritto quasi come un nemico, dal quale tenersi accuratamente lontano. E laddove non sia possibile evitare il suo tocco, bruciante e dilaniante, allora la parola d’ordine è scappare. 

Ho notato molti aspetti in comune con l’opera precedente, soprattutto nella caratterizzazione del personaggio di Paolo, nella sua passione per il cinema, per il teatro, nella sua indolenza e pigrizia nel voler, difficile persino scriverlo, fuggire dalla felicità. La sua personalità è tratteggiata chiaramente, dal distacco alla freddezza, passando per un’emotività trattenuta e una gentilezza assolutamente formale. 

“Ho paura della tua solitudine Paolo. La indossi come un vestito logoro. Dovresti concederti la possibilità di essere felice.” 

Eppure la paura della felicità è molto più comune di quanto si possa pensare. Paolo ha i suoi rituali e le sue certezze che lo tengono al caldo e al sicuro nella sua torre d’avorio. Una torre che comincia a tremare nelle sue fondamenta quando giunge Irma Amoroso, l’Aspirante Diva di questo racconto che ricorda inevitabilmente la protagonista femminile del romanzo precedente. Un percorso sentimentale molto simile lega Paolo ad Irma e sembrano ripetersi le medesime difficoltà di approccio e di scoperta del mistero del lasciarsi liberamente andare. La loro relazione, nata come un’amicizia, diventa lo spunto di riflessione per sbattere ancora una volta contro il muro che il nostro “sfigato galantuomo” si è creato intorno pur di non guardare ed essere guardato. 

Ci troviamo di fronte una storia fatta di corteggiamento altalenante e di rifiuti rimbeccati da pseudo dichiarazioni che non sembrano sfondare: perché poi alla fine dei giochi, non è la donna a rifiutarsi ma il nostro protagonista che continua a dimenarsi per non essere fermato. 
Paolo è un mondo tutto suo, fatto di isolamento e di schemi e guai ad interrompere questo sistema con uno scossone. Lui è autoironico, anche cinico purchè la vita non sia una fiction ed è anche vero che non lo è, ma non puoi neanche spezzargli continuamente le gambe, altrimenti cosa resta? 

Non temete, nonostante l’attraversamento di un percorso arduo e a tratti davvero assurdo, per Paolo un lieto fine ci sarà ed io ho pensato che l’autore avesse voglia di riscatto, donando a questo protagonista ciò che a Melvin era stato sottratto. Considero questa seconda opera come il giusto prosieguo della precedente accompagnata da una maggiore maturazione, oltre che stilistica soprattutto di sguardo e di visione del mondo. 
Insomma non c’è alcun dubbio che Vittorio sia in ciascun personaggio ed in nessuno. Ogni storia è parte della sua esperienza ed è così che l’autore diventa tutt’uno con l’anima del romanzo. Egli è un affabulatore, uno che gioca con le parole, con gli incastri delle frasi, creandone occasioni di sorriso ma anche di scene che non ti aspetti. 
E’ sempre piacevole leggerlo, perchè qui viene fuori l’aspetto più speranzoso ed accogliente del suo essere al mondo. 

L’amore che Vittorio De Agrò ci racconta è come un immenso luna park, in cui passerete dalle montagne russe alla casa delle bambole, senza dimenticare il castello di Dracula. Bellezza e terrore, perché l’amore è fatto di attrazione ma anche di tanta paura, ed è proprio di questa paura che l’autore ci parla: proprio lui che sembra così distaccato e lontano da quel mondo, evidentemente possiede la sensibilità per raccontarlo. 

Racconti ironici, a tratti burberi, ma mai antipatici, sempre burloni e riflessivi. Uomini alle prese con la loro interiorità messaggeri di sogni che raramente riescono ad avverarsi. Eppure anche l’uomo ama. Amiamoci, nonostante tutto è un delizioso girotondo intorno all’amore, una giostra emozionale sulla quale l’autore, placido e sicuro, ci fa salire, e con pazienza ci guida e ci mostra cosa si nasconde nel cuore degli uomini.





martedì 10 febbraio 2015

Intervista a Giusy Sorci, autrice di Il ricatto della luna

Buongiorno carissimi lettori! Approfitto di questo post per ringraziare tutti coloro che negli ultimi mesi hanno dimostrato fiducia e affetto nei miei confronti e di questo piccolo spazio nell’immenso mondo dei blog e delle recensioni. Per chi mi conosce davvero sa quanto io tenga ai libri e alla scrittura in generale e questo blog è nato inizialmente con l’idea di avere un occhio di riguardo per gli scrittori emergenti. Posso assicurarvi che il mio proposito iniziale non cambia e non cambierà mai.
Vorrei dire alle persone che mi hanno fatto i complimenti, a tutti coloro che si sono rivolti a me per avere una recensione e anche alle case editrici che mi hanno dimostrato fiducia, affidandomi i loro testi, che sono felice e piena di speranze che questo mio spazio e di tutti coloro che ne sono entrati a far parte e che vi entreranno, possa davvero aiutare e migliorare con il mio ed il vostro sostegno.  

Ma ora passiamo al post di oggi. Vi segnalo un’intervista ad una giovane scrittrice, Giusy Sorci, che ha già all’attivo la pubblicazione di una trilogia intitolata Le catene della notte e di cui ho recensito il primo romanzo, Il ricatto della luna.
Nonostante la sua giovane età, le sue risposte vi sorprenderanno!


Per chi si fosse perso la recensione, può trovarla qui.

     

Ciao Giusy, grazie di aver accettato questa intervista.


1- La prima domanda riguarda la scrittura. Raccontaci cosa significa per te scrivere e quando hai iniziato.

Io ho cominciato a scrivere quando ero molto piccola, e fin da quando ho messo un po’ d’inchiostro in un foglio bianco ho capito che non avrei mai smesso di farlo.  Per me adesso significa fermare il mio vero mondo, liberarmi di tutto ed essere davvero me stessa; perché io mi sento più reale dentro le pagine dei miei libri che nella vita di tutti giorni. Lì non c’è nessuno che mi dica cosa è giusto o cos’è sbagliato. Quel mondo è solo mio e nessuno può privarmene. La scrittura è ciò che resta mentre tutto cambia. Io non decido cosa scrivere, io apro una pagina bianca e faccio scorrere le dita sulla tastiera, tutto il resto viene da sé, ed è una sensazione impagabile. Hai mai provato l’emozione di piangere per qualcosa che hai scritto tu? A me capita spesso di commuovermi per le mie parole, per i miei personaggi, per le loro storie… e sono le lacrime più dolci che ho mai versato.

2- Perché hai scelto di scrivere un Fantasy?

Ho scelto il Fantasy perché avevo bisogno di un genere che non mi desse limiti. Il Fantasy ti permette di scrivere tutto quello che si cela nella tua fantasia, ti permette di vivere in un mondo del tutto tuo, che può essere distante anni luce dalla realtà, ma altrettanto reale.  Il Fantasy può essere però un’arma a doppio taglio: perché, se da un lato ti spiana la strada per creare qualcosa di epico, basti pensare al Signore degli Anelli o a Harry Potter, dall’altro spesso ti induce a cadere nella banalità. Il segreto secondo me è liberarsi da tutto quello che si legge e lasciare che sia la fantasia, non la razionalità, a scrivere. 

3- Quanto tempo hai impiegato per scrivere il tuo romanzo?

Ho impiegato 3 anni per scrivere l’intera trilogia. È stato difficile, soprattutto perché alla mia età lo stile cambia continuamente. Perciò una volta conclusa l’ho dovuta in gran parte riscrivere. Può sembrare quasi una pazzia, ma io credo che la cosa più importante sia compiacere se stessi, e non avrei mai sopportato di pubblicare dei libri di cui non ero fiera.

4- C’è stato un momento in cui hai pensato di abbandonare tutto?

Sì, ce ne sono stati diversi, soprattutto durante il mio primo anno di liceo. È stato difficile superare alcune delusioni, abituarmi a far coincidere gli impegni e trovare non solo il tempo ma anche la voglia di scrivere.  Alcune volte guardavo quei capitoli e mi veniva voglia di cancellare tutto e smettere. Ma si può smettere di respirare? No. E scrivere per me è necessario quasi quanto respirare; smettere mi ucciderebbe.

5- Qual è il personaggio che ami di più e quello che odi di più del tuo romanzo?

Il personaggio che amo di più è senza dubbio il protagonista. Anthony è parte di me, della mia mente e del mio cuore, ed è indescrivibile la sensazione di provare le sue stesse emozioni, di vedere con i suoi occhi, di piangere il suo dolore. Il personaggio più odioso è forse Amyas, perché la sua cattiveria è effimera, la sua personalità povera. Ma era esattamente così che lo volevo: cattivo, impotente, vuoto.

6- La notte esercita un fascino molto intenso su di te e lo si evince chiaramente dalla storia che racconti. Spiegaci i motivi di tale attrazione.

Il fascino che la notte esercita su di me, non è altro che la lontana eco di quanto ho impresso in Sybil. La notte per lei è qualcosa di meraviglioso, è la fonte di ogni suo potere, ma è anche il motivo della sua rovina. La notte è vita e morte insieme: uccide il giorno, ma ti riporta alla vita. È il momento più caotico della giornata, quando non sono i ronzii delle conversazioni a perseguitarti, ma l’affollarsi dei pensieri. Io amo e odio la notte, e volevo che questa coincidentiaoppositorum diventasse il fulcro della storia. 

7- Quale personaggio ti ha creato maggiori difficoltà nella stesura e con quale invece hai trovato maggiore affinità?

Il personaggio a me più affine è Sybil. Mi rivedo nella sua forza e nella sua debolezza, nel suo modo di amare soprattutto. Lei si affeziona alle persone tanto da starci male, il suo amore e il suo affetto sono veri e dolorosi e questo lato del suo carattere esplode nel finale, quando sente di star perdendo una parte di se stessa. Anche io ho vissuto un’esperienza simile, e ho cercato di imprimere in quel dialogo disperato la tristezza che si prova quando un’amica così importante si allontana da te. Ma ho realizzato che non c’è lontananza che possa distruggere l’affetto.
È stato difficile invece soffermarmi su Knight, descriverne le azioni, il comportamento, la personalità, solo con qualche apparizione.

8- Hai mai seguito un corso di scrittura e cosa pensi a riguardo?

No, non ho mai seguito alcun corso. Penso che sarebbe un modo di migliorare, di affinare la tecnica e di impreziosire il proprio stile, ma non è indispensabile. La scrittura è qualcosa che nasce dal cuore, ha bisogno di pratica, non di insegnamenti.  Nessuno può insegnarti a scrivere, nessuno può dirti come far coincidere mente e cuore su una pagina bianca.

9- Il ricatto della luna è il primo di una trilogia dedicata alle creature della notte. Quanto conta per te la scelta del titolo e la cover in un romanzo?

Sono entrambi elementi molto importanti. Il primo, il titolo dei libri e della trilogia, deve provare ad imprimere nei lettori le stesse sensazioni che suscita nello scrittore. La cover del romanzo deve attirare il pubblico, deve essere d’effetto e catturare l’attenzione. Nei miei libri ho curato molto la scelta delle copertine, scegliendone di simili in modo da legare strettamente i tre volumi della trilogia, ma allo stesso tempo desideravo delle immagini che potessero esprimere un carattere importante del libro.

10- Nell’universo che racconti, c’è spazio per tutte le emozioni umane e bestiali. Ma l’amore e la rabbia sembrano essere quelle dominanti e che inchiodano, seppur per motivi diversi, la vita sia di Anthony che di Sybil. Cosa vuoi trasmettere con le tue storie? Cosa vuoi che arrivi ai tuoi lettori?

Volevo porre l’attenzione su quanto sia difficile amare e difendere ciò in cui si crede. È forse questa la cosa più faticosa della vita; ma senza ideali la vita vale ancora qualcosa? Spesso gli ideali ci portano a combattere contro tutti, come Jayden che antepone i propri valori a tutto il resto, senza pensare alle conseguenze. Ormai troppe persone seppelliscono la coscienza per interesse, perché non vedere, non sentire e non parlare è molto più facile che combattere, ma io non voglio essere così. Io sarò diversa, io sarò migliore. Certo, difendere se stessi è difficile, ma non impossibile; è questo che volevo trasmettere. Anthony e Sybil devono combattere contro la cattiveria a cui sono destinati, ma non perderanno mai se stessi.

11- Chi è Giusy Sorci nella vita di tutti i giorni?

Io sono soltanto una diciassettenne la cui vita ruota attorno alla scuola, alla famiglia e agli amici. Amo studiare, e gran parte del mio tempo lo passo tra i libri, forse anche più di quanto vorrei; amo stare con gli amici e trascorrere giornate tranquille, oppure stare sola e scrivere, perché in realtà io non sono mai sola. Non c’è solo il mio libro, la mia testa è costellata di tante altre storie e di persone che non esisteranno mai, forse non verranno mai neanche scritti. Questo lo devo alla mia migliore amica, perché abbiamo passato tutta la nostra vita a creare personaggi, a inventare storie, a renderli veri.

12- Se dovessi dedicare il tuo romanzo a qualcuno, a chi lo dedicheresti?

A dire il vero non lo so. Ci sono tante persone che meriterebbero la mia dedica: la mia famiglia perché non si è mai stancata dei miei sbalzi d’umore e mi ha dato la forza di andare avanti sempre; alla mia migliore amica perché mi sopporta da tutta una vita, e credimi, alcune volte non mi sopporto neanche io; ad alcuni miei amici perché hanno consolato le mie lacrime e mi hanno dato una mano per rialzarmi quando sentivo che da una caduta non mi sarei potuta più riprendere; ad una mia professoressa delle scuole medie perché mi ha aiutato proprio nel momento in cui io avevo bisogno di spiccare il volo e credere in me stessa; alla mia attuale professoressa di lettere classiche perché anche se ho spiccato il volo, ancora volo ad un palmo da terra e lei mi ha sempre aiutato a non schiantarmi al suolo. A chi lo voglio dedicare? A tutti loro, e anche a tutti quelli che mi hanno fatto del male, perché se sono quella che sono è grazie a chi mi porge la mano per rialzarmi, ma anche grazie a chi mi butta giù.

13- Dopo la trilogia Le catene della notte, scriverai ancora o stai già scrivendo?

Sto già scrivendo, perché ho previsto una seconda trilogia strettamente collegata a questa e sono già a lavoro per realizzarla.

14- Donaci una citazione da un romanzo che ha un significato importante per te.

“È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio.”
(Il piccolo principe)