Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Fazi, oggi vi parlo di Lutto di miele di Franck Thilliez.
lutto di miele di Franck Thilliez Editore: Fazi Pagine: 300 GENERE: Thriller psicologico Prezzo: 10,99€ - 19,50€ Formato: eBook - Cartaceo Data d'uscita: 2026 LINK D'ACQUISTO: ❤︎ VOTO: 🌟🌟🌟🌟
Trama:
Il nuovo caso affidato al commissario Franck Sharko si dimostra complesso e inquietante fin dalla scena del crimine: all’interno del confessionale di una chiesa viene ritrovato il corpo di una donna, inginocchiata, nuda, completamente rasata e con alcuni esemplari di falena posati sul capo. L’autopsia rivelerà che è deceduta a causa di una rarissima forma di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non esistono. Gli insetti sono solo il primo di una serie di lugubri elementi che si riveleranno parte del dissennato piano ordito dall’assassino, e Sharko si troverà coinvolto in una macabra caccia al tesoro nella speranza, vana, di evitare ulteriori omicidi. Ma il filo conduttore tracciato dal colpevole arriva a coinvolgere i peccati capitali e le trombe dell’Apocalisse, alla ricerca di una vendetta antica i cui germi si annidano nel cuore delle Alpi.
Sharko dovrà sfidare il passato per riuscire a sventare una carneficina, e la risoluzione del caso assumerà ben presto i contorni di una discesa agli inferi: per riemergere dall’orrore sarà costretto a salvare anche se stesso.
Dopo 1991 e Treno infernale per l’Angelo rosso, una nuova indagine del commissario Sharko, nella sua prima traduzione italiana. Tra squallidi bassifondi parigini e perturbanti abissi di corruzione, anche il lettore verrà intrappolato nell’intricata ragnatela intessuta dalla mente dell’assassino.
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RECENSIONE
Se c'è un autore capace di trascinare il lettore per i capelli fin dentro gli anfratti più bui e disturbanti della psiche umana, quello è Franck Thilliez. Con Lutto di miele, Thilliez scrive una storia nera come la pece, che mescola poliziesco, orrore biologico e dramma psicologico, e che a tratti mi ha davvero turbata.
Il protagonista è il commissario Franck Sharko, di cui impariamo a conoscere qualcosa in più rispetto ai romanzi precedenti. Sconvolto dalla morte della moglie e della figlia, nuota nella sua miseria fatta di ricordi che hanno la forma di pillole di trenini elettrici, unici fragili appigli per non sprofondare nella follia. I suoi blackout, le allucinazioni, le voci della famiglia morta che gli risuonano in testa lo rendono un protagonista di un'umanità straziante. Empatizziamo con lui, soffriamo con lui e tifiamo per la sua disperata resurrezione attraverso l'indagine.
Al suo fianco, la commissaria Del Piero si rivela una figura affascinante: inizialmente fredda, formale e impeccabile nel suo tailleur, finisce per mostrare le sue fragilità e il suo coraggio man mano che l'orrore la contamina, rivelando un'alchimia complessa e realistica con Sharko.
L'assassino è un'ombra invisibile che non sporca le proprie mani di sangue, ma usa la natura come arma. Thilliez costruisce un cattivo che è a sua volta una vittima. Qualcuno che non mostra la minima pietà per nessuno e che non si ferma davanti a niente pur di vendicarsi.
I luoghi sono emblematici e aiutano a costruire la tensione che aleggia in tutto il testo. Da una parte abbiamo la superficie, una Parigi e una Francia oppresse da un'ondata di calore asfissiante (la canicola). Il sole non è fonte di vita, ma una fornace che fa marcire le cose, scioglie la propoli sulle ferite e accelera la decomposizione. Dall'altra parte abbiamo il sottosuolo e i non-luoghi: il confessionale buio di una chiesa, una fossa per immersioni a 30 metri di profondità, la spettrale stazione fantasma e una stiva gelida e orripilante. Thilliez ci fa respirare la polvere, sentire il freddo dell'acciaio e il ronzio mortale degli insetti. L'ambiente è ostile, sporco, un labirinto gotico moderno in cui il predatore aspetta la preda.
Gestire il dolore è uno degli aspetti più psicologici del romanzo. Sharko lo gestisce con le allucinazioni e l'ossessione; l'assassino lo ha rimosso, e questo avrà delle conseguenze terribili. Il passato non muore mai, aspetta solo di presentare il conto.
Non ci sono pistole o coltelli a uccidere le vittime, ma la malaria inoculata da zanzare anofeli, larve di mosche carnivore, ragni letali. È il trionfo dell'infinitamente piccolo sull'arroganza dell'essere umano. L'idea che un insetto, un nemico silenzioso, possa invaderti e distruggerti dall'interno è un terrore biologico che fa accapponare la pelle.
La scrittura di Franck Thilliez ha sempre una doppia faccia. Ed è sempre terribilmente visiva. Da un lato descrive tutto in modo freddo e scientifico senza risparmiare nulla al lettore. Dall'altro, le sue parole sanno diventare profondamente poetiche quando racconta il dolore di Sharko, le sue crisi o si suoi ricordi. Il ritmo è serrato, una corsa contro il tempo scandita dai battiti di un cuore malato e dal ronzio delle ali di una falena.
Questo libro è davvero inquietante come pochi perché mi ha ricordato di quanto siamo fragili. Basterebbe un insetto, un parassita microscopico sfuggito al controllo o manipolato da una mente folle, per annientare la nostra civiltà. Ma, soprattutto, ti rendi conto che i mostri peggiori non nascono tali: vengono creati. Il Male genera il Male. E le conseguenze sono atroci.
Due parole per descriverlo? Commozione e terrore. Non è una lettura per stomaci deboli, ma per chi cerca un thriller psicologico scritto in stato di grazia, capace di guardare fisso nell'abisso della follia umana senza mai distogliere lo sguardo. È doloroso ed è forse una delle letture più incoscientemente crudeli che abbia fatto.
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