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mercoledì 30 dicembre 2015

Darkland di Paolo Grugni Recensione

Buongiorno cari lettori! Dopo aver letto diversi romanzi dello scrittore Paolo Grugni che ho apprezzato molto, oggi vi propongo la recensione all’ultimo suo lavoro pubblicato da Melville, intitolato Darkland. Siamo nel 2015 in Germania e attraverso la storia che vede come protagonisti un criminologo e un poliziotto vedremo lentamente venire alla luce molti segreti riguardanti il nazismo ed Hitler e con essi acquisiremo nuove consapevolezze grazie alle ricerche fatte dall’autore che sono durate quattro anni. Un romanzo davvero interessante, da leggere per capire.



Titolo: Darkland
Autore: Paolo Grugni
Editore: Melville
Pagine: 256
Genere:  Thriller Storico
Prezzo: € 16,50
Uscita: Novembre 2015


TRAMA


Karl Jerzyck, un professore di criminologia di Monaco, scopre in maniera del tutto casuale delle ossa in un bosco vicino a Karlsruhe. I resti appartengono a persone scomparse 25 anni prima in circostanze mai chiarite. Il criminologo e Arno Schulze, l'ispettore della Kripo che aveva seguito il caso all'epoca, decidono di riprendere le ricerche. I due si trovano presto coinvolti nelle trame di gruppi neonazisti collegati a sette esoteriche e occulte. Un percorso che li farà tornare indietro nel tempo ai campi di sterminio nazisti. La ripresa delle indagini coincide però con una serie di nuove sparizioni, questa volta nella città di Friburgo. Che cosa sta succedendo nella Foresta Nera? Perché è stata scelta proprio questa zona della Germania? Jerzyck e Schulze scopriranno che qualcuno ha deciso di riprendere gli esperimenti iniziati da Joseph Mengele, l'angelo della morte, ad Auschwitz e mai conclusi. A quale scopo? Perché il mondo del neonazismo è in fermento? Chi si nasconde dietro agli omicidi? E qual è l'annuncio che una potente organizzazione neonazista si accinge a lanciare il 20 novembre 2015 proprio in occasione del 70° anniversario del processo di Norimberga?


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Darkland è un romanzo frutto di tanti anni di ricerca fatta di storia, politica, elementi sociali e soprattutto culti ed ideologie delle quali, per la maggior parte, come rivelerà lo stesso autore, siamo all’oscuro. Perché sembrerà assurdo dirlo, ma del nazismo, della sua storia, di Hitler e di tutto ciò che concerne questo mondo che dovrebbe essere ormai caduto nel dimenticatoio, non si è ancora detto tutto. E Paolo Grugni, con il suo stile diretto, allergico ai fronzoli, alle presentazioni, alle descrizioni per allungare il brodo, avido di dialoghi serrati, immediati, di domande e pronte risposte, ci fornisce i risultati della sua indagine. Perché egli è uno scrittore ma prima di tutto un uomo che s’interessa degli aspetti più nascosti, soprattutto quelli per i quali vale la pena dedicare i propri anni al fine di avere conferma dei propri sospetti.

Darkland è un thriller a sfondo storico che parla di nazismo, di follia, di storia e di morte. Tanti temi che sono stati affrontati in centinaia di libri prima di questo e che vengono fuori anche qui ma con una luce diversa, quella torbida e cupa della Foresta Nera, il cuore della Germania.

L’avete guardata la copertina?

Nera, piena di nebbia, e rossa come la svastica che risale in primo piano, i tronchi di alberi che diventano fantasmi, protagonisti di una morte che aleggia indisturbata nell’atmosfera che avvolge un’entità che diventa viva e che costituisce il fulcro di tutto il romanzo.

Ho amato molto l’atmosfera pesante, angosciante, piena di inquietudine  che l’autore riesce a farti sentire addosso, a respirare in mezzo a quella foresta. Una dannazione che parla, un’oscurità che sgomenta, che cammina come un’entità metafisica, che perde passo dopo passo la sua spiritualità per acquisire consistenza, ferocia, ma con un tono sempre mellifluo, strisciante, che s’insinua senza scossoni, languidamente nella mente.

“I cani che si intravedevano dai cancelli delle ville sembravano animali fantastici. I loro latrati erano la voce dei dannati.”

La Foresta Nera è il luogo dove il protagonista, il criminologo Karl Jerzyck trova ossa umane che non appartengono ad un solo corpo, bensì a sette cadaveri risalenti ad una serie di omicidi irrisolti di venticinque anni prima. Chi si occupò di quel caso fu il commissario Arno Schulze richiamato a far fronte ai propri demoni proprio dal criminologo che lo coinvolge nuovamente in una ricerca estenuante, probabilmente votata al fallimento, per scoprire quali misteri si celano realmente dietro quelle morti e quelle nefandezze.

“Quelle persone furono uccise. Lo sapevamo tutti  che era così, ma non avevamo le prove. Ora le ho.”

Per chi non conoscesse la storia della Germania di quegli anni è un buon modo per prenderne parte con la dovuta distanza ma anche per chi credesse di conoscere già tutto, beh, il libro di Grugni può rivelarvi delle sorprese inaspettate.

Perché non si tratta soltanto di storia raccontata, ma di angosce, domande, pulsazioni inverosimili di fronte ad una serie di verità che ci sono state celate. Il suo intuito viene premiato dalla fede nella ricerca e il nostro, di lettori, dalla soddisfazione di avere tra le mani un libro che resta, che ti ha dato non qualcosa, ma molto di più.

“Il nazismo non fu solo una delirante e sanguinosa dittatura, ma fu un pensiero strutturato, ammaliante, in grado di radicarsi con forza nell’animo umano.”

Un ringraziamento è doveroso nei confronti di autori, come Paolo Grugni, che non scrivono tanto per scrivere, non scrivono per intrattenere o per divertire, per il prurito vergognoso di dire ci sono anch’io, o per il morbo infettivo della vetrina. Persone come lui scrivono per una ragione ben precisa, la scoperta, la conoscenza, l’apprendimento, l’acquisizione di domande e di risposte che ci diano una ragione, anche soltanto una misera ragione in più, per comprendere meglio ciò che ci circonda, perchè al di là della nostra esistenza di essere umani, del nostro mangiare, bere, ridere e piangere, noi abbiamo il dovere, come dice la filosofia, di porci domande, di allargare le nostre consapevolezze, di fidarci del nostro intuito che ci spinge ad andare oltre, oltre le frasi fatte, le storie già raccontate, i fatti che sembrano essersi conclusi. Oltre. Paolo Grugni ci porta un bel po’ più in là e non resta che ringraziarlo per quello che fa, anche al posto nostro.

I personaggi sono delineati in modo preciso e sostanziale. Due uomini alle prese con una storia che non può avere perdono e davanti alla quale si può soltanto acquisire nuova consapevolezza e magari rimanere anche stupefatti e ancora un volta incapaci di accettare tale lucida follia. Il criminologo è un uomo pratico, con uno sfascio familiare alle spalle, problemi nel suo ruolo di docente, ma è oltre ogni dubbio una persona che vuole capire, che agisce per la comprensione e non per l’ottundimento al quale vorrebbero tristemente abituarci. Il commissario è un uomo triste, quasi abbandonato con le sue sigarette a fargli compagnia e con il peso doloroso di un passato che non è riuscito a risolvere. 

La luce è un elemento fondamentale del libro, la stessa luce che si oppone all’oscurità della Foresta Nera, del nazismo, della stessa Germania che ancora oggi lotta contro quei fantasmi che pur avendo perso la loro forma non hanno perso il loro potere, quello di incutere timore. Luce e ombra, che continuamente lottano alla stregua di una storia che non vede né vincitori e né sconfitti realmente, perché in fondo è come se fosse tutto già scritto, soltanto con in più una importante verità che si scioglie sotto il sole. 

Darkland è la terra delle tenebre, la terra di ciò che è nascosto. Perché le tenebre sono state il nazismo, Auschwitz, la morte, i lagher, Hitler ma c’è anche luce in quella razza ariana che i nazisti credevano superiore e per la quale si è verificato lo sterminio degli ebrei. Nuove domande e stupefacenti  risposte sono pronte ad accogliervi nel romanzo di Grugni, senza dimenticare mai che l’autore gioca molto con le metafore, con la dicitura veget-ariano, e con tutto ciò che concerne e che non va letto ma interpretato nel suo libro e oltre. 

E’ come se lui ci desse tante chiavi di lettura, forse molte di più di quanto noi siamo  in grado di gestire, controllare, archiviare, eppure lo fa perché si fida di noi, si fida dei suoi lettori e con essi vuole condividere il suo proposito. 

La sua scrittura non è mai fine a se stessa, non risponde mai ad un bisogno isolato di autoelogio, non ha forme di esaltazione nello stile né nella forma, non è adulatorio e non è figlia di uno sterile autocompiacimento. La sua è una  missione, un compito, uno scopo ben preciso che si ripete in ogni suo libro, e che qui raggiunge il punto più alto di presa di coscienza collettiva. 

E’ una responsabilità che lui si prende e che di rimando passa a noi. La responsabilità di essere lettori con gli attributi, di avere almeno la metà del suo coraggio e della sua perspicacia. Di essere almeno all’altezza della sua considerazione. Lui condivide, accresce e moltiplica. A noi il peso felice di diffondere. Meno ignoranza, più coscienza. Anche questo è un libro. Soprattutto.


sabato 31 ottobre 2015

L'odore acido di quei giorni di Paolo Grugni Recensione

Buon sabato cari lettori! Il romanzo che vi propongo oggi è una storia che riguarda in primis la nostra politica e gli avvenimenti che toccarono l’Italia in un determinato periodo storico. In più c’è un indagine in corso ed un serial killer che deve essere catturato. Un romanzo politico, storico ed un noir scritto da Paolo Grugni e intitolato L’odore acido di quei giorni.



Titolo: L'odore acido di quei giorni
Autore: Paolo Grugni
Editore: Laurana
Pagine: 284
Genere: Romanzo
Prezzo: € 16,50
Uscita: 2011

TRAMA


Alessandro Bellezza si sveglia tutte le mattine prima dell'alba e percorre per ore la zona tra Persiceto e San Giacomo del Martignone. Il suo mestiere è recuperare dall'asfalto i cadaveri degli animali ammazzati dagli automobilisti ed evitare ulteriori incidenti in una delle tratte più pericolose dell'Emilia. Un mestiere bizzarro. Un tempo però Bellezza era un chirurgo. Poi, suo malgrado, è stato coinvolto dalle Brigate Rosse in un fatto di sangue e ha perso tutto, compresi moglie e figli. Ora vorrebbe solo starsene tranquillo, ma la sera del 15 dicembre 1976, rientrando a casa, ai margini della strada trova una donna apparentemente morta. La raccoglie. E scopre che non è morta. Comincia così la vicenda serrata di "L'odore acido di quei giorni", che porta Bellezza all'inseguimento di un assassino che sembra nascondersi tra le file di Ordine Nuovo. Sullo sfondo c'è l'Italia raccontata da Radio Alice, in cui gli studenti universitari si scontrano con le forze dell'ordine, scoppiano le bombe e la politica perde progressivamente di vista la gente. Paolo Grugni torna al marzo bolognese del 1977 e ci porta con sé. In un atto d'amore per un'idea di paese che avrebbe potuto essere, ma poi non è stato. Alla scoperta di verità che avrebbero dovuto rimanere celate che troveranno compimento vent'anni dopo.

Paolo Grugni (Milano, 1962), germanista, oltre a Darkland, ha pubblicato sette romanzi: Let It Be (Mondadori, 2004), Mondoserpente (Alacrán, 2006), Aiutami (Barbera, 2009), Italian Sharia (Perdisa Pop, 2010), L’odore acido di quei giorni (Laurana, 2012), La geografia delle piogge (Laurana, 2013), L'Antiesorcista (Novecento, 2015).





L’odore acido di quei giorni è un romanzo politico prima di tutto. Una storia nella quale c’è una veridicità storica agghiacciante, senza sconti o mezze misure, né scorciatoie  o gallerie buie. L’autore tenta e riesce a fondere un mix di elementi di tale portata storica e politica da rendere la sua narrazione una vera e propria indagine sulla nostra Italia. 

Il momento sul quale punta i riflettori sono gli anni di piombo, il periodo compreso il 1976 e il 1977 a Bologna quando una vera e propria guerra non dichiarata si svolgeva nelle strade e si ripercuoteva in tutta la nazione, mentre si tentava di tenere chiuse le bocche di tutti. La trama politica viene impreziosita da una venatura di pura fiction, rappresentata dall’atmosfera noir che si respira nel romanzo e che dona quel tocco in più all’intera struttura, permettendo al lettore, anche quello più all’oscuro di tali avvenimenti, di avvicinarsi con curiosità e coinvolgimento ai fatti narrati. Fatti che ci sono talmente vicini da renderci spesso ciechi di fronte all’evidenza.

Ma Paolo Grugni, ancora una volta con il suo stile diretto, scarno, efficiente, ci sbatte in faccia la verità e pretende altrettanta verità da parte nostra, quella della nostra coscienza che non può e non deve nascondersi di fronte a tali espressioni di condanna o di arrendevolezza.

Due sono i temi principali: la politica e l’animalismo, così cari all’autore. Alessandro Bellezza, il protagonista, è un ex chirurgo che ha dovuto abbandonare la propria carriera perché troppo vicino alle brigate rosse e quindi continuamente sospettato di un suo ipotetico coinvolgimento ma mai effettivamente arrestato.

“Per tutti divenni il chirurgo rosso, colui che operava i terroristi e fiancheggiava le Brigate rosse.”

Il suo è un rintanarsi dalla società, una fuga non dichiarata verso una vita silenziosa ed in disparte dove come lavoro, si occupa di raccattare dal ciglio della strada le carcasse degli animali morti. Un lavoro che lascia perplessi e che mette in moto una serie lunga di domande. La morte, il sangue, la lotta sono gli elementi che saltano subito all’occhio, evidenziati ancora di più dalle descrizioni puntuali ed efficaci dei luoghi e dei tempi narrativi. 

Spazi innevati, dove il biancore, le bufere, il richiamo di un senso del dovere mistificato e abbandonato, si riflettono in quella neve che tutto copre, e affonda nel silenzio della vergogna e dell’inefficienza.

I personaggi di Grugni sono sempre un po’ outsider ma mai inetti, sono pronti all’azione, complice quella solidità che li rende forti e pronti ad affrontare anche un serial killer, come in questo caso, dichiarato appartenente ai neofascisti. Bellezza trova quello che crede un cadavere sotto la neve e lo conduce con sé a casa per poi scoprire che si tratta di una donna e che soprattutto è ancora viva. Con ella stabilirà un rapporto piuttosto inquietante, complice qualche bugia di troppo e che lo condurrà a prendere parte effettivamente a quell’indagine che sta mettendo a soqquadro l’interno paese. Più di cinque donne, in varie zone d’Italia, sono state uccise, accoltellate all’inguine. 

Il fatto apparentemente dissociato dagli accadimenti storici italiani, si rivelerà essere altamente collegato agli eventi che stanno sconvolgendo l’Italia. L’atmosfera che fa da sottofondo fornendo realismo è la voce di Radio Alice, la melodia di quella Italia che poi verrà repressa.

“Una radio che mi aveva conquistato sin dalla prima messa in onda, dieci mesi prima. Telefoni aperti e chiunque poteva intervenire in diretta per raccontare a caldo gli avvenimenti. Un mezzo di opposizione culturale che aveva compreso come lo scontro tra capitale, classe operaia e nuovi soggetti sociali si sarebbe spostato sul terreno dell’informazione.”

Bellezza è un uomo che ha avuto problemi con l’alcool, abbandonato dalla moglie e dai figli ma sincero e pronto a combattere per un ideale.

Mentre Radio Alice ci insegna che suono ha la storia, assistiamo ad avvenimenti tragici e terrificanti in cui si avvicendano senza alcuna logica e senza nessun rispetto: rivendicazioni, assalti, omicidi politici,  servizi segreti, terrorismo, morte e sangue. 

Polvere e carne saltata al vento in un’atmosfera che appare a volte surreale per la determinazione e la sottigliezza con cui l’autore descrive senza timore e senza paura. Le piazze sono l’eco di giorni di fuoco e miseria, scontri senza futuro, luoghi che si tingono di bianco e di rosso, sporcati di nero.

In un sfondo recriminatorio, represso, al limite dell’umanità e della sopportazione, dove sconvolgimenti ti prendono per i capelli e ti conducono verso l’ignoto e verso un disastro sconosciuto di cui gli effetti si vedranno soltanto in seguito, emerge una consapevolezza che rende il romanzo una storia che avvince e che convince, per precisione e per riconoscenza. Le paure, le ferite, le contraddizioni, le passioni e le indecenze di un’epoca che ha prospettato il fantasma di una democrazia pronta a crollare sotto il peso del doppio gioco e della vergogna.

L’indagine poliziesca, chiaramente inventata dall’autore, si accompagna con fedeltà e saggezza alla politica denudata e alla storia divenuta finalmente sfacciata.
Gli anni di piombo sono gli anni delle rappresaglie, delle sovversioni, dei fraintendimenti, degli inganni  e dei segreti.

L’odore acido è la puzza della guerra infernale che si respira nelle città, anche in quelle che apparentemente non prendono parte a niente. L’odore riverbera nei luoghi più lontani, la guerra senza nome e senza riconoscimenti si consuma negli angoli e nelle piazze, inventando esistenze e progettando cadaveri che esalano vite che hanno lo stesso odore degli animali morti sui cigli delle strade.

“Non può essere solo questo. Credo ci sia altro. Tu degli animali ami anche la morte.”

L’odore acido di quei giorni è uno studio fatto di storie e di certezze. Certezze mai perfette, sempre un po’ in bilico ma esposte senza filtri né scusanti. L’autore omaggia un momento storico sul quale c’è sempre stata poca chiarezza e lo fa a modo suo, un modo molto lineare e scandito da un tempo che prende sottobraccio la memoria per spolverarla e ridarle la vita. Quella vera.


martedì 13 ottobre 2015

La geografia delle piogge di Paolo Grugni Recensione

Buongiorno! Anche il post di oggi è dedicato ad una recensione di un autore che avevo già avuto modo di conoscere e di leggere. Questa volta però il suo romanzo affronta argomenti completamenti diversi a contatto diretto con il nostro vivere sociale e la nostra quotidianità. La geografia delle piogge di Paolo Grugni è ciò che leggerete, se invece volete sbirciare la recensione dell’altro romanzo dello stesso autore, allora cliccate qui e saprete la mia opinione de L'Antiesorcista.

Buona lettura!



Titolo: La geografia delle piogge
Autore: Paolo Grugni
Editore: Laurana
Pagine: 165
Genere: Romanzo
Prezzo: € 14,50
Uscita: 2012

TRAMA


Mauro Casagrande era un giornalista d'inchiesta, ma a un certo punto s'è tirato indietro: ha capito che, per quanto si possa scavare, la verità resta sempre un miraggio. Adesso vive comprando e vendendo in rete libri usati. Di colpo però la cronaca nera viene a riprenderselo. Federica, la sua fidanzata avvocato, deve difendere Gloria Massari, una madre che ha provocato la morte del figlio appena nato, portatore di handicap. Ma la donna sceglie di non essere difesa, vuole solo poter rilasciare una dichiarazione spontanea con cui motivare la sua tragica decisione. E vuole che sia proprio Mauro a scriverla. Ma non è ancora tutto: lo zio Nino, fratello del padre di Mauro, titolare di un bar a Paderno Dugnano, è taglieggiato dalla 'ndrangheta e non ce la fa più. Contro tutto e tutti, con un senso della giustizia che lo chiama a rispondere in prima persona, Mauro Casagrande è un eroe dei nostri tempi. Tempi ammalati di indifferenza, in cui a nessuno viene in mente di accollarsi i drammi degli altri. Per questo Mauro è un eroe: perché sceglie da che parte stare e non si ferma finché non è andato fino in fondo.

Paolo Grugni (Milano, 1962), oltre a L’Antiesorcista, ha pubblicato sei romanzi: Let It Be (Mondadori, 2004), Mondoserpente (Alacrán, 2006), Aiutami (Barbera, 2009), Italian Sharia (Perdisa Pop, 2010), L’odore acido di quei giorni (Laurana, 2012) e La geografia delle piogge (Laurana, 2013), Darkland (Melville, 2015).




La geografia delle piogge è un romanzo triste, disilluso, con un’aria di sfacciataggine impressa tra le rughe di un volto invisibile: quello dell’autore che si maschera con l’impiastro facciale di Mauro Casagrande, il protagonista, l’ex giornalista di successo che abbandona tutto perché stanco del mondo e della società.

Uno sguardo pesante, accusatorio,  a volte persino disumanizzato è il suo, un approccio fin troppo sintetico, indifferente di fronte allo scorrere del mondo e di quella pioggia sporca che continua a bagnarci la testa e dalla quale è inevitabile tentare il riparo.
Ma non sempre riusciamo a farlo. Come non ci riesce Mauro che si ritrova coinvolto in uno scontro diretto con l’innegabile distorsione che rappresenta la vita, i suoi inganni, le sue mistificazioni, le sue prese in giro e i suoi atti insensati e terribili.

L’autore ha uno stile molto particolare. Una narrazione breve e coincisa, capitoli scattanti, dialoghi diretti senza virgolette né segni di punteggiatura a contenerne l’effluvio di rabbia e consapevolezza.
Una lettura caparbia, tosta, che s’intromette nella tranquilla visione di una semplice narrazione romanzata per cogliere il sentimento che si cela in chi affronta quelle pagine per aprirne ferite malcelate. Non è una storia rilassante, non è quel tipo di vicende che ti risollevano la speranza, non è un languido scivolare tra le pieghe della scoperta. 

La geografia delle piogge è una visione malconcia e strapazzata della nostra società e di chi ci comanda. Un’incursione letale tra i meandri oscuri dell’opinione pubblica, dei fatti di cronaca che scarnificano le nostre giornate, strappandoci il senso di pace. Così ne esci ammaccato e con un senso di ingiustizia appeso al collo, perché quello che l’autore ti lascia vedere è ancora una volta qualcosa di sbagliato, di inappropriato, a cui manca la dignità per stare a questo mondo. Ne esci con le ferite di fuori e le certezze nel baratro. Un lavoro sporco quello di questo romanzo, eppure pulito come la verità che ci scovi nel fondo.

Mauro Casagrande vorrebbe vivere distaccato da tutto, ritirandosi da quella società incapace di rappresentarlo e che lui, con il suo lavoro, non è riuscito a salvaguardare, stanco di piegarsi alle convenienze, deluso di fronte alle occasioni perse, attualmente si occupa di vendere libri usati su internet ed intrattiene una relazione stabile con Federica, avvocato in un importante studio legale. La sua esistenza sembra già morta, una stasi di carta stropicciata, abbandonata nel cestino della disperazione. Eppure Mauro non è disperato, è indifferente a tutta quella umanità che non riesce a coinvolgerlo, farlo sentire parte del mondo e che non ha alcuna possibilità di tenere viva la fiammella della felicità.

E’ un personaggio scuro, ingrigito dall’inconsistenza che sente macchiare il proprio ruolo, non è né vittima né carnefice, semplicemente uno spettatore che aspetta di pagare davanti ad uno spettacolo che volentieri rifiuterebbe di guardare. Eppure qualcosa arriva a turbare la sua diacronia,  il suo equilibrio sfatto, il suo incedere per rimando. La sua apparente insensibilità che lo vede alle prese con una madre morta, un padre che non vede da anni ed uno zio minacciato dalla n’drangheta. 
Ma la follia spara i suoi colpi all’improvviso e anche la vita di uno come Casagrande può essere invischiata nell’odore marcio del male e dell’irrazionalità. Lui, uomo chiuso e imperturbabile nelle sue indifendibili certezze, dovrà affrontare un mistero inconcepibile, talmente deleterio e agonizzante da non avere un solo motivo per essere accettabile. La fidanzata Federica gli chiede di interessarsi con lei ad una donna che ha ucciso il proprio figlio quando ha scoperto che era idrocefalo. 

Gloria Massari è colei che viene incriminata del gesto forse più terribile ed inspiegabile. Colei che dona la vita si arroga il diritto di fermare il battito del cuore del proprio miracolo, senza neanche dargli la possibilità di uno sguardo o di un respiro. Da avvocato, Federica deve difendere l’indifendibile perché Gloria non ha nessuna intenzione di dichiararsi innocente o di accampare le solite scuse psichiatriche che diano uno sorta di ragione al suo gesto. Ella vuole essere condannata per quello che ha fatto, esattamente per quell’omicidio che non ha nessuna intenzione di negare.

La storia procede velocemente, le azioni si susseguono e continuamente l’autore fornisce nuovi elementi al lettore per condurlo con sè in questa corsa sotto la pioggia battente che non ti lascia il tempo di pensare. Mauro accetta di aiutare Federica, entra in relazione con quella donna e nel frattempo il male cambia faccia e rischia di far affondare tutto ciò che lo circonda.

L’ossatura precaria e corrotta su cui si basa la nostra società e soprattutto i rapporti che intercorrono tra gli individui è fonte di riflessione, non è soltanto il semplice contesto, non è l’atmosfera che avvolge la trama, è la carne che brucia sui tizzoni ardenti della denuncia.
Mauro è contrario al vento, è in lotta con se stesso prima che con tutto il resto, è irriducibile, testardo, persino arrogante chiuso nel bozzolo della sua solitudine eppure quella storia di morte e di rassegnazione lo spinge verso un cammino che metterà in gioco molto più di un atteggiamento verso il mondo, molto più di una scelta circostanziale, lo costringerà a rivedere le carte schierate sul tavolo da gioco e perché no, lo inciterà a ribaltarlo se necessario.

Un nastro in raso augura pace in terra agli uomini di buona volontà, la mia è più che buona eppure è da quando sono nato che sto in guerra con il mondo.”

Mauro sembra una pietra, uno scoglio, radici di metallo, dure e così radicate nel terreno che nulla può davvero smuoverle. Sembra odiare tutto ed è talmente convinto da non cercare alcuna strada di riconciliazione col mondo, nessun espediente che lo renda più amichevole.
Un senso di intolleranza dichiarato e sbattuto in faccia come fosse la cosa più naturale del mondo eppure è un personaggio che colpisce, che stana, che non puoi non approvare perché in quella spregiudicata e apparente strafottenza c’è soltanto una sensibilità segnata e provata dal dolore della vita, dall’impossibilità di combattere le cose che non vanno e da quel senso di abbandono che ti convince a metterti da parte di fronte ad un mondo che ha smesso di ascoltare.

“Mi sveglio con qualcosa che mi gratta dentro, alla fine capisco che quello status di quieto vivere che avevo costruito a protezione del mio incedere fragile sta per essere sgretolato e che non so da che parte ricominciare a difendermi.”

Sulla storia di Mauro e di Gloria si distende, come un panno pesante, come una coperta gelata in un inverno che arriva troppo presto, una visione disincantata della nostra società, di noi, uomini e donne, che ci guardiamo intorno e ci vediamo mentre prendiamo a calci i nostri sogni e le speranze. Tematiche quanto mai attuali sbucano fuori dal tessuto narrativo, come fari nella nebbia, come luci tra le nubi, sassolini che ti fanno inciampare mentre tenti di camminare diritto, per la tua strada.

“Dagli angoli spuntano i primi zombi degli avanzi, sono immigrati, pensionati, casalinghe, tutti a testa bassa a cercare fra i rimasugli qualcosa da mangiare. Vergogna e silenzio, ostentazione pubblica di povertà. A tutti manca ancora da vivere, è questo il loro vero dramma. E il mio è che se fossero cani randagi li aiuterei, ma sono umani e li lascio al loro destino.”

Lo stile dell’autore è racconto puro mescolato ad un linguaggio essenzialmente metaforico che riesce a connotare anche la più insignificante delle descrizioni attraverso visioni, suoni ed odori che appartengono alla sua sfera immaginativa. Mentre leggevo, l’uso di parole al posto di altre, l’introduzione di paragoni spesso scarni e crudi, sempre diretti e mai filtrati, rendevano la percezione degli eventi e soprattutto degli stati d’animo, molto forte e intuitiva e sensibilizzava tutta la mia attenzione.

“Ci alziamo. Di fronte a me una donna che si è ripulita da ogni scoria sentimentale, il passato è sangue lavato dalle pareti del macello.”

Questo meccanismo ti conduce verso un’associazione d’idee che non ti lascia scampo. Il tuo status emozionale è legato a quello del libro.

In La geografia delle piogge, Paolo Grugni mette in bella vista i disaccordi del nostro mondo, della nostra umanità, cogliendone anche i lati più disumani, quelli certamente più attaccabili e condannabili. Ma il suo non è un dare una risposta, ma semplicemente il voler sottintendere un messaggio. Un insinuare che non è mai un decretare. Un dubbio, una riflessione, un pensare, una presa di coscienza di fronte all’azione, quella pura e a volte necessariamente drastica.

La storia di Mauro è piena di rabbia, di rancore, di illusione. Anche quella di Gloria è una storia al limite della follia, in cui ciò che è in ballo non è tanto la morte ma la scelta.
Oltre le falsità di chi si propone come il moralista di turno, oltre le prediche della religione e oltre la curiosità malsana delle gente, ciò che resta è la consapevolezza di una propria possibilità d’azione.

La frase che precede la sinossi è fatale: Si può aspettare che le cose accadano. Oppure farle accadere.

Mauro ha scelto di farle accadere, Gloria lo stesso. Al di là della critica dei loro gesti, cosa realmente resta? Il fatto che abbiano agito in nome di qualcosa. E tu puoi dire lo stesso?


mercoledì 7 ottobre 2015

Presentazione Darkland. Il male cerca l'oscurità e odia la luce di Paolo Grugni!

In questo secondo post di oggi vi presento un altro romanzo scritto dall’autore Paolo Grugni, intitolato Darkland e pubblicato da Melville edizioni. Un romanzo che affronta tematiche storiche, affermandosi come thriller ma non solo.

Date un'occhiata e non ve ne pentirete!



Cartaceo 16,50- Ebook 8.90 – 256 pp


Paolo Grugni

DARKLAND

Il male cerca l'oscurità e odia la luce

Melville Edizioni

L'ATTUALITA' DEL MALE. DA NORIMBERGA AI GIORNI NOSTRI.
UN THRILLER RICCO DI RIVELAZIONI


Con 'Darkland' (Melville Edizioni, in libreria ed ebook dal 22 ottobre 2015), Paolo Grugni si conferma autore di grande talento narrativo, nonche' acuto osservatore della storia, della societa', e della natura umana, oltre che sottile conoscitore dell'aspetto irrazionale inscindibilmente legato ad essa. Per lo scrittore milanese, la letteratura e' sempre espressione di impegno etico e politico. Lo conferma la sua nuova opera: un thriller a sfondo storico che affonda le radici nell'atmosfera grigia, cupa e piovosa della Foresta Nera. Da qui il titolo 'Darkland' - terra oscura - che e' non solo un rimando alla Foresta Nera, ma anche al passato notoriamente oscuro e fosco della Germania.


TRAMA

Karl Jerzyck, un professore di criminologia di Monaco, scopre in maniera del tutto casuale delle ossa in un bosco vicino a Karlsruhe. I resti appartengono a persone scomparse 25 anni prima in circostanze mai chiarite. Il criminologo e Arno Schulze, l'ispettore della Kripo che aveva seguito il caso all'epoca, decidono di riprendere le ricerche. I due si trovano presto coinvolti nelle trame di gruppi neonazisti collegati a sette esoteriche e occulte. Un percorso che li fara' tornare indietro nel tempo ai campi di sterminio nazisti. La ripresa delle indagini coincide pero' con una serie di nuove sparizioni, questa volta nella citta' di Friburgo. Che cosa sta succedendo nella Foresta Nera? Perche' e' stata scelta proprio questa zona della Germania? Jerzyck e Schulze scopriranno che qualcuno ha deciso di riprendere gli esperimenti iniziati da Joseph Mengele, l'angelo della morte, ad Auschwitz e mai conclusi. A quale scopo? Perche' il mondo del neonazismo e' in fermento? Chi si nasconde dietro agli omicidi? E qual e' l'annuncio che una potente organizzazione neonazista si accinge a lanciare il 20 novembre 2015 proprio in occasione del 70° anniversario del processo di Norimberga?
Paolo Grugni in 'Darkland' - frutto di una lunga, approfondita, dettagliata ricerca storiografica - propone al lettore una sconvolgente chiave di lettura dell'ideologia nazista e della sua visione del mondo. Fino allo stupefacente, inedito finale: come sarebbe stata l'Europa se Hitler avesse vinto la guerra. 


AUTORE

Paolo Grugni (Milano, 1962), germanista, oltre a Darkland, ha pubblicato sette romanzi: Let It Be (Mondadori, 2004), Mondoserpente (Alacrán, 2006), Aiutami (Barbera, 2009), Italian Sharia (Perdisa Pop, 2010), L’odore acido di quei giorni (Laurana, 2012), La geografia delle piogge (Laurana, 2013), L'Antiesorcista (Novecento, 2015).


giovedì 13 agosto 2015

L'antiesorcista di Paolo Grugni Recensione

Eccomi con il secondo post di oggi riguardante la recensione di un romanzo dalla storia contrastante e molto provocatoria perché tocca un argomento delicato e scandaloso insieme: l’esorcismo e soprattutto la visione di una Chiesa altamente discutibile. Il romanzo s’intitola L’antiesorcista di Paolo Grugni, pubblicato da Novecento.


Ditemi come sempre cose ne pensate!



Titolo: L'antiesorcista
Autore: Paolo Grugni
Editore: Novecento
Pagine: 227
Genere: Thriller
Prezzo: € 9,90
Ebook: € 4,99
Uscita: Marzo 2015

 Trama
Chi è Josh Maine? Un serial killer ossessionato dai prelati? Un angelo sterminatore? L’Anticristo in persona? O, forse, semplicemente un uomo alla ricerca della sua vendetta, consapevole di una verità così poco accettabile da non poter nemmeno essere sussurrata tra le ombre di un confessionale? Contro Maine si erge un misterioso, potentissimo ufficio della Chiesa cattolica demandato alla missione estrema: la lotta contro il Demonio. Una Roma livida, inquietante, oscurantista fa da sfondo alla massacro che Maine conduce come una vendetta. Una massacro che si accompagna a una discesa nei meandri di una cospirazione che scavalca ogni parametro della fede, allargandosi a un progetto di dominio globale delle coscienze che va ben oltre il demoniaco. Il romanzo sfrutta gli stilemi dei noir per indagare nel mondo degli esorcismi (tra l'altro è recente la notizia di un corso per esorcisti organizzato presso l'Università Europea di Roma) e svelare gli inganni, le truffe e i raggiri che vi si nascondono. Un forma di controllo della credulità popolare non dissimile dalle pratiche di maghi e stregoni e guaritori che infestano l’Italia. Partendo dal fenomeno dell’esorcismo, il libro si trasforma in un’accusa contro la Chiesa e le sua malefatte storiche e recenti. “L’Antiesorcista” è un romanzo che non ha paura di puntare il dito contro uno dei grandi mali che attraversano da sempre la storia dell’umanità: la fede in un Dio che non esiste. "L'inferno in Terra ha una porta. Si chiama Vaticano. Da un autore - culto l'opera più eretica di sempre". (Alan D. Altieri)

Paolo Grugni (Milano, 1962), oltre a L’Antiesorcista, ha pubblicato sei romanzi: Let It Be (Mondadori, 2004), Mondoserpente (Alacrán, 2006), Aiutami (Barbera, 2009), Italian Sharia (Perdisa Pop, 2010), L’odore acido di quei giorni (Laurana, 2012) e La geografia delle piogge (Laurana, 2013).




L’antiesorcista è un romanzo denso di riflessioni, di stoccate, di rimproveri sull’operato della Chiesa e su tutti coloro che si considerano messaggeri di Dio in terra. I preti, in primis, come tutti coloro che si occupano di diffondere la parola del Signore, così come se fosse una vera e propria missione, avvantaggiata dalla presenza opprimente del Vaticano, diventano simbolo di un sistema oltraggioso, agli occhi dell’autore, e costruito ad arte per attanagliare la mente e l’anima delle persone affinchè la loro intelligenza e il loro apparente libero arbitrio, in questo caso l’assoluta libertà di scegliere  a cosa credere, diventi merce assoluta e di scambio di un totalitarismo religioso senza eguali. 

Paolo Grugni scrive un giallo molto articolato, nel quale si mescolano omicidi che si susseguono velocemente e una presenza opprimente e dilaniante, costituita dal Vaticano e dai suoi più alti rappresentanti. Ma la sua attenzione si rivolge in particolare ad una speciale categoria di coloro che rappresentano il Signore, ossia gli esorcisti. E’ contro il loro operato che la penna dell’autore si scaglia, creando un intreccio ad arte che tende a evidenziare lentamente, senza mai perdere il tono chiaro e assordante, le falle che si trovano alla base di questa presunta istituzione che dovrebbe difendere i deboli mentre non fa altro che approfittare della speranza e dell’ignoranza di tutti coloro che hanno una fede.

A dispetto di un qualsiasi giallo nel quale l’assassino si conosce solo alla fine, qui sappiamo fin dalle prime pagine chi è l’antiesorcista. Si chiama Josh Maine e lavora all’ambasciata. La sua vita è estremamente complicata, caratterizzata da un passato turbolento nel quale egli stesso ha avuto a che fare da vicino proprio con quella sezione del Vaticano che si occupa dell’esorcismo. Da giovane volle diventare prete e in questo modo potè valutare in prima persona e vedere con i propri occhi quanto di marcio si cela dietro il velo della Chiesa. Ne fu disgustato a tal punto da passare dalla parte opposta, essendo sorretto e guidato in questo cammino di comprensione e conoscenza, da una figura misteriosa ed estremamente inserita all’interno del gruppo più vicino al capo della Rinascita, ossia l’organizzazione che si occupa proprio di lottare contro tutti coloro che vengono considerati sovvertitori dell’ordine stabilito. 

Maine è solo. Su di lui ricade tutta la responsabilità di giustiziare qualsiasi figura che si arroghi il diritto di praticare una qualche forma di esorcismo e che abbia a che vedere con la presunta credenza nel demonio, nella superstizione, persino nella magia.
L’atmosfera che si respira nel romanzo è bianca e nera, tranciata di netto, assolutamente suddivisa in due parti, dominata da due folgori, eccezionalmente significative e tuonanti. Da un lato l’antiesorcista che uccide con un’arma bianca e gira il mondo intero pur di liberarlo dalla presenza malata ed ossessiva di tutte quelle figure che con il loro operato sbagliato e sinistro, si approfittano di chi crede realmente in Dio, e dall’altro gli esorcisti stessi e i preti membri della Rinascita, capeggiata da Padre Throma, un individuo malefico e terribile che apparentemente si comporta come se fosse l’ultimo paladino rimasto in vita di quella giustizia che deve a tutti i costi proteggere la vera fede ma dall’altro, nel suo privato, non è altro che un malato, un semplice e piccolo uomo che si approfitta di coloro che si credono impossessati dal demonio, per usufruire sessualmente delle loro rimostranze senza alcuna remore.

Maine è un uomo ferito da una perdita molto grave, quella che lo ha visto rinunciare alla sorella, scomparsa molti anni prima senza lasciare nessuna traccia. Si teme un coinvolgimento della malavita e soprattutto della Chiesa, che non a caso, per il protagonista, diventa non solo una missione ma anche una sorta di vendetta privata.

“Era una lotta senza fine, un esorcista ucciso veniva immediatamente sostituito da un altro, più cattivo, più maligno, più perverso. Avrebbero dovuto essere in molti a ripulire il mondo dagli esorcisti per sperare di poter, un giorno, cantare vittoria. Ma Maine era solo e tale sarebbe rimasto.”

Il potere ecclesiastico viene denudato e impoverito di qualsiasi concezione religiosa che possa in qualche modo salvarlo. L’autore non perdona e spoglia il Vaticano, con tutta la sua incredibile lotta contro il demonio, di qualsiasi valenza positiva, definendolo soltanto un sistema perverso, sporco e manipolatore. Un potere oscurantista e fuorviante, teso soltanto ad impressionare e a rendere inermi gli uomini per comandarli e per serpeggiare nella loro mente fino ad impadronirsi di ogni volontà.
Gli esorcismi, alta manifestazione della lotta contro il male, vengono definiti messinscene degne dei più famosi teatri, momenti in cui tutto è organizzato alla perfezione per colpire le falle deboli dell’intelligenza dei partecipanti e condurli, inconsapevolmente, dalla parte della Chiesa.

“La cerimonia iniziò con inni e preghiere. I fedeli presero a genuflettersi e a rialzarsi, sollevando e battendo le mani al ritmo degli inni sacri. L’effetto scenico della folla adorante che si muoveva all’unisono era straordinario. La massa aveva un suo potere, un carisma dal quale era difficile rifuggire.”

Attraverso le parole dell’autore non c’è via di scampo: è tutto terribilmente finto, persino l’amore di Dio e verso Dio mostrato dai preti, sembra essere soltanto un gioco, un illusione per giocare e spezzare le credenze più radicate e stravolgerle a loro vantaggio.
Grugni non mostra pietà e mette sotto accusa l’intera categoria ecclesiastica, il mondo dei santi, quello dei papi, senza alcun ripensamento, senza mostrare alcun tipo di debolezza o di accettazione. Il suo antiesorcista agisce per il bene dell’umanità, e attraverso la morte egli libera il mondo da una presenza torbida e sconclusionata.

Il male è il punto centrale dell’intera storia, la sua è una visione distorta che vede continuamente capovolgersi il senso vero della questione. Per la Chiesa il male è il demonio con il quale camuffa tutti i problemi psicologici e psichiatrici dei fedeli, fingendo di curarli ed assoggettando così le loro menti. Per l’antiesorcista e coloro che lo sostengono, Dio non esiste e non esiste neanche il demonio, il vero male si cela nel Vaticano e in tutte quelle pratiche che distruggono l’amor proprio e la dignità delle persone.

Lo stile dell’autore è privo di macchie, essenziale, lucido, mira dritto allo scopo: coinvolgere il lettore senza neanche dargli il tempo di pensare, di fermarsi, di riflettere. E’ pieno di rivelazioni, di scoperte, di sentenze su ciò che riguarda tutto il mondo religioso. Può essere addirittura sconvolgente per chi non è pronto ad affrontare determinate concezioni, visioni della nostra realtà. Bisogna essere pronti a confrontarsi e a valutare senza lasciarsi prendere dalla particolarità di alcuni concetti che potrebbero, se non preparati, mettere su un'altra strada. Una storia che non perde tempo e non ti fa perdere tempo, che si rivela per quello che è, nella sua sanguinaria ed eretica valenza di sdoppiamento del ruolo di chi ne è coinvolto. Una missione rigenerante che dovrebbe ripulire il mondo e che ha come base una lotta antica tra il bene e il male, dimostrando ancora una volta, come le due parti continuamente si cedano il posto. 

Un fascino indiscutibile riveste eternamente il male, da qualsiasi prospettiva lo si guardi. In questo caso non è importante valutare se sia quella giusta o quella sbagliata, ma lasciarsi semplicemente coinvolgere da un giallo scritto bene e a suo modo emozionante.
L’autore concentra tutto il suo romanzo sulla figura del demonio che nonostante sia il grande assente di tutta la storia, quello più nominato e offeso, non è altro che un mezzo per valutare, invece, la presenza consistente delle due opposizioni che si giocano il vero ruolo centrale, tra benedizioni e maledizioni. Il demonio è solo una scusa, una pausa sbagliata, un equivoco, uno sgambetto per darti l’illusione di cadere in un abisso molto più grande di te, contro il quale non puoi lottare, non puoi capire, non puoi venirne fuori se non con le ossa fratturate. Ma in realtà non c’è nulla di tutto questo, non c’è nulla di così intangibile e misterioso. L’antiesorcista è un romanzo pratico, dannatamente materiale, dove il vero male lo fanno gli esseri umani, con le loro mani e le loro teste. Togliete la pellicola di protezione al vostro spirito e lasciatevi macchiare dall’immondo, non farete altro che accorgervi che è più umano di qualunque altra cosa, persino di voi.